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Aspettare un figlio, soprattutto se è il primo, è già di per sé un evento felice ma devastante, da quel momento le vite dei due partner cambieranno drasticamente, la coppia si trasformerà in un piccolo nucleo multipersonale e questo significa che le priorità e le necessità della famiglia duale composta dalla sola coppia, si sposteranno prevalentemente sui bisogni e sulle esigenze della nuova vita in arrivo.

Questa trasformazione e rivoluzione può spaventare perché i futuri genitori possono essere impreparati, non esperti e quindi pieni di paure e preoccupazioni dall’arrivo di una nuova personcina che per i primi anni non farà che assorbire tutte le loro energie, i ritmi di vita dovranno cambiare, tutto l’ambiente intorno cambia, come pure le decisioni che i genitori si devono assumere con responsabilità e dedizione ogni giorno, dalle cose più semplici alle questioni più impegnative.

Figuriamoci quando i genitori apprendono che invece di un unico figlio stanno aspettando dei gemelli, questo fattore amplifica tutte le preoccupazioni e moltiplica all’infinito i dubbi naturali dei genitori.

Anche quando i genitori sono preparati alla possibilità di un parto gemellare, come nel caso della procreazione medicalmente assistita dove la possibilità di avere parti gemellari o multigemellari è piuttosto elevata, l’incognita di riuscire a gestire più di un figlio rimane sempre una grossa preoccupazione.

Ma cerchiamo di capire come nascono i gemelli e con quali differenzevengono contraddistinti.

 

 

Le differenziazioni dei gemelli

 

 

I gemelli monozigoti (anche detti identici o monovulari) derivano da una singola cellula uovo fecondata da uno spermatozoo.

Durante la moltiplicazione cellulare, lo zigote (così si chiama il primo “mucchietto” di cellule generato dalla fecondazione) si scinde in due parti che formano due embrioni geneticamente identici e ognuno di essi continua il proprio sviluppo separatamente dall’altro dando origine a due feti e quindi a due bambini.

Se la divisione avviene nei primi tre giorni dalla fecondazione, e questo accade in circa un terzo dei casi, ogni gemello avrà la propria placenta e il proprio sacco amniotico (gemelli bicoriali o dicorionici, e biamniotici).

Se la divisione invece avviene tra il terzo e l’ottavo giorno, i gemelli avranno un’unica placenta (monocoriali), ma due sacche o cavità amniotiche separate (biamniotici): questo è il caso che si verifica con maggiore frequenza (circa il 70% delle volte).

Raramente (nell’1% dei casi) la divisione avviene nella seconda settimana dalla fecondazione, i gemelli avranno allora un’unica placenta (monocoriali) e un unico sacco amniotico (monoamniotici).

Quando la divisione avviene dopo il 14° giorno, aumenta il rischio che i gemelli rimangano congiunti (gemelli siamesi).

I gemelli monozigoti sono dunque geneticamente identici, nel senso che hanno il 100% del DNA uguale tra di loro, per cui sono dello stesso sesso, hanno lo stesso colore di occhi e di capelli, lo stesso gruppo sanguigno.

I gemelli dizigoti (detti anche fraterni o biovulari) sono i gemelli più comuni e possono essere dello stesso sesso o di sesso diverso. Essi derivano dalla fecondazione di due cellule uovo da parte di due spermatozoi e, quindi, si somigliano come due fratelli “normali”; hanno circa il 50% del DNA in comune, ma dividono tutta l’esperienza della vita intrauterina e sicuramente dei primi anni di vita come i gemelli monozigoti.

I dizigoti sono sempre bicoriali e biamniotici, anche se, a volte, i gemelli dizigoti si impiantano nell’utero così vicini l’uno all’altro che le placente si fondono e sembra che ce ne sia una sola.

Siccome poi bicoriali e/o biamniotici possono essere pure i monozigoti, basarsi solo sull’esame della placenta e/o delle sacche (una o due) non è sufficiente per decidere se i gemelli sono mono o dizigoti (è un errore che spesso fanno perfino i medici).

 

 

La gravidanza gemellare è ereditaria

 

 

La gemellarità ha sicuramente una componente ereditaria: questo spiegherebbe sia la ricorrenza di nascite gemellari in alcune famiglie, sia la differente frequenza di parti gemellari tra le diverse etnie sappiamo, che il tasso di gemellarità è più alto tra le popolazioni africane e più basso tra quelle asiatiche, mentre le popolazioni caucasiche (a cui appartengono gli europei) stanno nel mezzo.

Recentemente sono stati pubblicati sull’American Journal of Human Genetics (Hamdi Mbarek et al. Identification of Common Genetic Variants Influencing Spontaneous Dizygotic Twinning and Female Fertility. Am J Hum Genet, 2016 May 5;98(5):898-908.) i risultati di una ricerca che ha messo a confronto il DNA di madri di gemelli dizigoti, di madri di gemelli monozigoti (tutti gemelli concepiti senza l’aiuto di trattamenti) e di madri di non gemelli.

La ricerca ha individuato due varianti genetiche che compaiono più spesso nelle madri di gemelli dizigoti e che hanno a che fare con la produzione dell’ormone che stimola la maturazione dei follicoli nelle ovaie femminili e che può determinare il rilascio di più ovociti.

Quindi viene confermata una componente ereditaria che riguarda solo i gemelli dizigoti e che è legata alla genetica della mamma.

Per quanto riguarda il salto generazionale che seguirebbe il parto gemellare, sebbene ci siano stati diversi studi che ne abbiano cercato conferma, non ci sono evidenze, se non aneddotiche, in questo senso.

Le statistiche hanno inoltre rilevato che le gravidanze gemellari sono aumentate negli ultimi 40 anni, e non solo in Europa.

Uno dei motivi è stato l’ampio uso, a partire dagli anni settanta, della stimolazione ormonale per favorire l’ovulazione, e poi il ricorso alle più sofisticate, ma ampiamente accessibili, tecniche di fecondazione assistita.

Abbiamo assistito anche nel nostro paese a un lento e inesorabile spostamento dell’età materna al primo figlio; le donne, per ragioni economiche, sociali, tendono a formare una famiglia sempre più tardi, e proprio dopo i 35 anni che cominciano a presentarsi degli squilibri ormonali che possono favorire nello stesso mese una doppia ovulazione.

Quindi dopo i 35 anni aumenterebbero le probabilità di mettere in cantiere due gemellini.

 

 

Mai considerare i gemelli come un’unica persona

 

 

Anche quando sono praticamente identici, i gemelli devono essere considerati come due persone distinte, anche se è inevitabile rivolgersi a loro nella loro dualità chiamandoli “i gemelli”, cosa che non succede quando i fratelli hanno età diverse.

Nonostante piaccia molto ai genitori vestire ed abbinare i gemelli nello stesso identico modo, rendendoli ancora più simili di quello che già geneticamente sono, occorre fare molta attenzione a non ferire la voglia di individualità e di indipendenza degli stessi gemelli.

Seppur è vero che amano giocare insieme e condividere molte delle loro cose, in fondo sono uniti sin dal loro concepimento, i genitori non devono sottovalutare l’aspetto che i caratteri personali, il temperamento e le particolarità di ognuno di loro li rende diversi, se non addirittura degli opposti.

Se da una parte l’attrattiva verso l’altro è una fonte di sicurezza da una parte tale simbiosi vissuta eccessivamente per le imposizioni esterne può portare a delle vere e proprie conflittualità.

I gemelli sono in continua interazione tra loro e si condizionano a vicenda sia per quanto riguarda lo sviluppo fisico che psichico, proprio per questo motivo possono andare incontro a un difficile processo di identificazione o a difficoltà di socializzazione, per una chiusura eccessiva della coppia gemellare che può rendere difficile affrontare la separazione l’uno dall’altro e lo sviluppo della rispettiva autonomia, ma anche a forme estreme di competitività, perché contemporaneamente possono manifestare identici bisogni da soddisfare e quindi competono tra loro per ottenere l’attenzione dei genitori.

Questa identificazione nell’altro eccessiva non si verifica nel caso dei parti plurigemellari, dove all’interno del gruppo le fazioni si possono dividere in coppia di preferenza, cioè dei legami particolari con uno dei gemelli e non degli altri.

Ma comunque i gemelli tendono sempre a crescere in maniera simbiotica e totalitaria col gemello con cui sentono maggiore affinità.

 

 

Come prepararsi all’arrivo dei gemelli

 

 

La notizia di una gestazione gemellare può mandare nel panico anche i genitori più preparati ad ogni imprevisto.

La preoccupazione maggiore è sentita soprattutto dalla madre che spesso prova dei veri e propri attacchi di ansia se non addirittura di panico, visto il suo ruolo prevalente durante la fase dell’allattamento e della cura dei piccoli.

Il padre, invece, tende a preoccuparsi maggiormente degli aspetti pratici della situazione, come il pensiero dello spazio sufficiente da dedicare ai figli all’interno dell’abitazione, dei maggiori costi di mantenimento dei piccoli che vedono raddoppiarsi determinate spese di gestione.

Innanzitutto qualche rassicurazione.

La madre non deve necessariamente rinunciare all’allattamento congiunto della prole, ben potendo i gemelli alimentarsi contemporaneamente ai seni materni, questa modalità comporta un notevole risparmio di tempo e di energie della madre ed inoltre non crea delle precedenze che potrebbero influenzare negativamente la sicurezza psicologica del sostentamento, la prima ed unica preoccupazione di un neonato.

Il dover attendere il proprio turno può generare delle frustrazioni che è meglio evitare, un aiuto in tal senso potrebbe arrivare dalla collaborazione del padre o dei nonni i quali, mentre la mamma allatta uno dei piccoli, si possono dedicare contemporaneamente all’altro attraverso una poppata precedentemente preparata dalla madre.

Un ulteriore consiglio ai genitori di gemelli, validissimo anche per chi ha un solo figlio, è quello di accettare l’aiuto del partner o dei famigliari nell’accudimento dei figli, per rendere la madre meno stressata e per evitare una dipendenza eccessiva dei piccoli nei soli confronti della mamma.

Per quanto riguarda le modalità di differenziazione dei gemelli, sia nel vestiario che in tutte le altre scelte che li coinvolgono, è meglio seguire le inclinazioni dei piccoli che manifesteranno già nei primi mesi.

E col procedere dell’età il bisogno di distinguersi dal gemello potrebbe essere sentito maggiormente, quindi meglio assecondarlo, viceversa concedere una condivisione simbiotica ma non eccessiva, in fondo entrambi devono imparare a diventare due persone distinte.

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