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I genitori permissivi, o con un termine più moderno definiti democratico – permissivi hanno dato vita ad un ruolo genitoriale diverso da quello assunto dalle generazioni precedenti, meno rigido ed imperioso, più tollerante, più lassista, con l’inclinazione a considerare l’educazione come un’esperienza che il figlio, bambino o adolescente deve fare da sé, concedendo loro ampio potere e spazio di decisione.

La convivenza coi figli è più impostata sul dialogo, sulla gestione del ruolo da un punto di vista puramente amicale e senza creare conflitti, le decisioni sono prese da tutti i membri assumendo un pari grado e valore, ognuno è responsabile per se stesso.

Ma così non va e nemmeno si forma l’educazione e la maturità necessaria di un figlio.

Posizione che mi permetto di contestare per due ordine di fattori, il primo è che necessariamente i figli devono avere come riferimento dei genitori, comprensivi ma anche rigidi quando serve, perché i piccoli devono imparare le regole anche se non le condividono.

I genitori devono rappresentare l’autorità da seguire, con autorevolezza se basta o con pura autorità quando serve, per approfondimento sulla differenza rimando ad un mio articolo specifico.

Il secondo fattore è che in tal modo non si instaura nessun tipo di educazione lasciando al figlio ogni responsabilità.

Se l’intento di tale permissivismo è quello di creare degli adulti responsabili ed autonomi, questo stile di vita non è per nulla adeguato in quanto crea degli adulti incapaci di gestire le regole, di assumersi delle responsabilità e di diventare veramente autonomi.

Ad una prima analisi superficiale la condizione di una famiglia permissiva e tollerante sembra idilliaca per ogni bambino o adolescente che mal sopporta ogni tipo di regola o imposizione, ma se approfondiamo la situazione noteremo che nella generalità dei casi è il caos ad imperare in totale situazione di anarchia e anomia, cioè senza che vi siano delle persone a capo della famiglia e senza che vi siano delle regole da seguire.

E il caos non genera democrazia ma altrettanto caos, ed aggiungo anche tante forme di maleducazione, inciviltà, scortesia ed indifferenza che caratterizzano molti adolescenti.

Ed ora cercherò di spiegare le diverse problematiche che derivano da tale sistema genitoriale

 

 

Impossibilità dei figli di diventare autonomi

 

 

Quando non esiste una dualità rigida e rigorosa all’interno della famiglia, ma un semplice gruppo, un aggregato di pari grado, dove tutti amici, non esiste chiarezza di ruoli, chiarezza di regole e chiarezza di abitudini, stili di vita, non vi sono delle idee e pensieri e nemmeno si possono formare.

Un gruppo può essere formato da persone in pari grado quando tutte queste hanno la stessa maturità, più o meno la stessa età e la stessa consapevolezza di se stessi e di cosa vogliono dalla vita, altrimenti avremo necessariamente l’imposizione di uno o più elementi che per la loro forza, dominanza ed autorità si impongono al gruppo, così stabilendo dei ruoli.

Sia che siano imposti o formati naturalmente all’interno di un gruppo formato da più di una persona c’è sempre una persona dominante ed una persona che soggiace, compensandolo, a tale potere.

Se non si definiscono i ruoli i soggetti tenderanno ad escludersi, anche con l’uso della forza, ed a separarsi per sopravvivere, diversamente il gruppo non avrà durata.

Si tratta di pura sociologia applicata con le regole della psicologia.

Inoltre ogni elemento del gruppo deve avere dei propri compiti e delle responsabilità per esse, diversamente ognuno farà per sé danneggiando l’altro, ulteriore motivo che porta alla rottura del gruppo.

Assumersi dei compiti anche per gli altri presuppone che tutti i soggetti siano abbastanza autocritici e formati, in senso maturativo, da sapere ciò che è bene distinguendolo da ciò che è male e dunque non va fatto, devono avere dei valori, e devono avere un bagaglio di esperienza tale da permettere loro di fare delle scelte.

Condizioni che non hanno né i bambini né gli adolescenti, infatti essi hanno bisogno di un adulto che insegni loro la vita, che li indirizzi verso il cammino giusto e che gli imponga di seguire le regole della società, altrimenti si troverà ad essere incapace di adattarsi alle leggi da adulto diventando deviante, cioè colui che non segue le norme ma vive nella loro violazione.

Sono situazioni quelle delle devianza che lasciano il segno e che difficilmente possono essere dimenticate o cancellate, quindi è buona cosa evitare che succedano.

I genitori amici e non educatori inoltre creano un’altra condizione patologica del gruppo, cioè portano i loro figli che non hanno la maturità emotiva e cognitiva di prendersi delle responsabilità nelle scelte di azioni o degli stili di vita a cui i giovani non sono preparati.

Non mi sto riferendo certo al dissentire dei figli che, alla ricerca di un po’ di contestazione, si vestono in modo diverso o si conciano in modo strano i capelli, si fanno tatuaggi per esprimere la loro appartenenza al gruppo amicale o al gruppo culturale che frequentano, questo è un modo normale di cercare la propria autonomia personale con delle particolarità che fanno sentire speciali ed unici, situazioni che spesso hanno una durata limitata nel tempo perché il giovane ha solo il bisogno di fare nuove esperienze.

L’eccessiva responsabilizzazione che traumatizza il bambino o l’adolescente è la mancanza di indicazioni da seguire e la responsabilizzazione per scelte che spettano ai grandi e che sarebbero inadeguate e premature per un giovane.

Mettere il fanciullo davanti a delle responsabilità inappropriate per la sua maturità non vuol dire responsabilizzarlo prima e meglio degli altri, ma all’opposto privarlo della possibilità di diventarlo a suo tempo e coi suoi ritmi quando sarà pronto per farlo.

Si rischia quindi di frustrare i figli costringendoli a sensazioni e sentimenti che non sono in grado di gestire né di portare avanti.

Non possono esserci i consigli famigliari per prendere delle decisioni dove tutti hanno un pari diritto di vista e di veto, perché non tutti gli appartenenti alla famiglia sono uguali, certe decisioni spettano agli adulti ed ai figli che facciamo i bambini fin che possono perché il tempo per crescere verrà sicuramente anche per loro, inevitabilmente.

 

 

Assenza di una gerarchia

 

 

Ogni sistema, per potersi regolare e gestire, ha bisogno dell’assegnazione dei ruoli dei partecipanti in base ad una gerarchia, che stabilirà chi deve comandare, a quali condizioni, quali possono essere le contestazioni ed in che maniera possono essere esposte.

Identificare chi stabilisce le regole serve ance a chiarire chi deve attivarsi per farle seguire e quali punizioni o limitazioni imporre in caso di inosservanza.

Se non ci sono punizioni non possono esistere le regole perché non avranno potere imperativo, cioè il valore di norma a cui attenersi ed il fatto di richiedere una sanzione in caso della loro violazione.

La famiglia, come ogni altra comunità, è una società dove ci sono dei soggetti che hanno dei compiti prestabiliti, delle norme da seguire e delle punizioni o sanzioni in caso di violazioni.

Se questa forma sociale non ha una gerarchica normativa, che si impone con le modalità sopra esposte, la società non può esistere e non può sopravvivere al caos all’anomia ed all’anarchia.

In tale condizioni i genitori subiranno quella che è da considerarsi una fase iniziale dei figli che diventeranno abili ricattatori dei genitori per dar sfogo ai loro capricci e desideri dell’età, che sono limitati alla loro visione delle vita a breve termine, senza investimento alcuno sul futuro.

Considero tale idillio dei figli soltanto iniziale perché prima o poi viene meno drasticamente, pensiamo soltanto alla soddisfazione delle spese di vestiario e della tecnologia che piace tanto ai giovani e che costa anche parecchio, senza i soldi dei genitori come farebbero a procurarsi tali beni di lusso, dovrebbero andare a lavorare, visto che sono soggetti di pari grado, altrimenti la società si sbilancerebbe a favore di chi pretende senza averne le possibilità a danno di chi può ma che ha perso diritto di parola e di imposizione.

La gerarchia non serve soltanto per far sentire qualcuno un capo e l’altro un suddito, ma serve per fissare dei ruoli in base alle capacità ed alla maturità degli elementi di cui è composta.

 

 

Incapacità di gestire regole e relazioni

 

 

E questo è un altro grave aspetto che può verificarsi in una famiglia troppo permissiva e lassiva.

Il giovane che ha troppa libertà in casa se la prenderà, come a lui dovuta, anche altrove, in casa di altri, a scuola, negli ambienti di svago o d’incontro coi coetanei.

Non ascolterà alcun rimproverò fatto dagli insegnanti, dai datori di lavoro, dai colleghi e da coloro con cui deve condividere i vari ambiti, non avendo mai ricevuto un’educazione in tal senso non comprenderà termini come il rispetto, l’osservazione, l’adeguamento e l’adattamento di sé agli altri o al luogo in cui si trova.

Lo stesso metodo verrà applicato in tutte le relazioni sociali, diventando impossibile ascoltare e tener conto delle necessità altri, delle esigenze sia dei partner che degli estranei, non fornendo una comunicazione veramente efficace e costruttiva per un rapporto.

Anzi sarà del tutto incapace a creare un rapporto impostato sul rispetto dell’altro che ha esigenze pari alle sue che non saprà come gestire.

È proprio questa mancanza assoluta di rigore e di regole da seguire che condurrà il figlio a non sapersi relazionare con persone che, per il ruolo sociale (insegnanti, allenatori, futuri datori di lavoro), gli imporranno la loro autorità.

Naturalmente, ogni volta che il potere e la libertà del figlio verrà minacciata i genitori si “immoleranno” in difesa di ciò per cui hanno combattuto tutta la vita: la democrazia, e così voleranno denunce contro professori troppo rigidi o che hanno preso di punta il loro malcapitato figlio.

Pensando di far del bene al proprio figlio continueranno a danneggiare la sua educazione e maturità che non risulterà né formata né adeguata, non permettendogli di fatto di diventare un uomo od una donna adulta.

La situazione non cambia molto nemmeno nelle relazioni fra pari, in quanto il giovane abituato ad averle tutte vinte si troverà prima o dopo nella condizione in cui gli altri non accetteranno il suo punto di vista.

Quando ciò accade i genitori intraprendono animate discussioni con gli altri genitori e cambiano il gruppo di amicizie del figlio, senza ottenere però risultati differenti.

I genitori saranno sempre i sostenitori ed i paladini dei loro figli, che difenderanno sino all’esasperazione, ma soprattutto di se stessi perché rendersi conto, ed ammettere, di aver sbagliato nel crescere i figli senza assumere il loro ruolo necessario, naturale ed obbligatorio li porta a fare dell’autocritica che dispiace, fa star male, penalizza l’autostima e le scelte di una vita, ma è il primo punto di partenza per riassettare l’esistenza sui dei giusti canoni e criteri, per l’educazione e la crescita di tutti, non solo dei figli.

 

 

Incapacità di vivere la propria libertà

 

 

Il bambino che è diventato adulto troppo presto senza avere una adeguata formazione sarà un ragazzo ed un adulto incapace di sviluppare da solo delle scelte, di avere dei pensieri ed idee personali, di fare un cammino verso una meta precisa e di avere dei progetti concreti.

In parole povere sarà incapace di fare delle libere scelte di vita, sentimentali, relazionali e professionali.

Se non si da modo ad una persona ancora in formazione e crescita, come un bambino, tutti gli elementi per costruirsi le basi, solide, del suo futuro, sarà incapace di organizzare tale suo futuro, di poterlo gestire, decidere, dare delle svolte significative al suo percorso di vita se non gli piace, o di prendere delle decisioni risolutive, determinanti ed impegnative.

Di sicuro non avrà la forza, la capacità e l’autorità di diventare a sua volta un buon genitore.

4 Comments

  1. Lea ha detto:

    Un articolo molto interessante per me che ho sempre definito i miei tre figli “Little person” cercando di farli sentire pari.
    Oggi pago un prezzo per questo mio stile di vita democratico in cui credevo ciecamente.
    24, 20 e 17 anni non riconoscono nè la mia autorevolezza nè la mia autorità .
    Fa eccezione il ragazzo di 17 anni che per motivo di studio si è allontanato da casa almeno in parte.
    Gli altri due, sono incapaci Di essere leali, non riescono ad avere i risultati a scuola/università e quello di 20 non ha mai avuto una relazione nascondendosi dietro ad un amore impossibile ma, di fatto, evitando l’impegno Che, pure a questa età, una relazione comporta…
    Fossi stata più severa forse sarebbbero diversi…ma oggi posso ancora fare il loro bene?

    • Cara Lea le ho risposto privatamente, ma qui posso precisare che i suoi figli sono ora degli adolescenti con tutte le complicanze che quest’età comporta, per quanto riguarda il recuperare autorità su di loro solitamente c’è un solo modo: concedergli meno e pretendere da loro di più.
      Ci sentiamo se vorrà via mail privatamente
      A presto
      Marilena

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