Giovani, lavoro e la sfiducia nel futuro generata dal sistema.

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Giovani, lavoro e la sfiducia nel futuro generata dal sistema.

Le indagini e le propagande governative sono ormai un insulto alla dignità del cittadino ed al suo sforzo per potersi mantenere a galla in un sistema che sta affondando.

Questa crisi che sta distruggendo ogni passione e creatività professionale, non certo per mancanza di iniziativa, ambizione o capacità nell’invettiva.

La disoccupazione e la sfiducia nel futuro del sistema non è una responsabilità del cittadino ma è il risultato di scelte governative sbagliate e disinteressate.

Da una recente indagine proposta dal Miur su un campione di giovani ragazzi tra i 18 e i 24 anni i sono: “ informati e critici, sfiduciati, ma pronti a reinventarsi perché il lavoro resta lo scopo della propria vita. E la famiglia resta ancora il punto saldo di riferimento.”

Questa ricerca pone l’accento su questioni che devono farci riflettere.

I giovani hanno preparazione e l’informazione che serve per prepararsi al futuro, manca però l’opportunità di portare avanti un’attività o una professione.

La crisi sta costringendo le attività di qualunque settore a chiudere o limitarsi, se non addirittura trasferire all’estero parte dell’azienda per poter rimanere competitivi su un mercato che subisce l’invasione dei prodotti ed indotto di bassissima qualità ma molto economici dall’est e soprattutto dalla Cina.

Le istituzioni e la burocrazia si stanno allontanando sempre di più dal cittadino costringendo quel poco di iniziativa e buona volontà che rimane a fare i conti con quello che costa reinventarsi ed investire nel futuro economico e professionale.

Avviare una qualunque attività impone degli oneri e dei costi che scoraggiano chiunque, le tasse non sono mai state così alte e le pretese di questo Stato non sono come i servizi al cittadino, carenti ed insoddisfacenti, devono essere adempiute subito, ancora prima di intraprendere qualunque impresa imprenditoriale.

Le banche sono diventate un miraggio, e si sa che finanziano soltanto le attività sicure e chi fornisce prova di essere fortemente solvibile.

La crisi del settore edilizio è una conseguenza dell’impossibilità del cittadino medio di permettersi di chiedere un mutuo per acquistare una casa, per poterla ristrutturare ed ampliare, per potersi allargare in vista dell’idea di farsi una propria famiglia.

Le banche per concedere un mutuo con costi da usura (smettiamola di diffondere la falsa informazione che non è mai stato così conveniente chiedere un mutuo, semmai non è mai stato più conveniente da parte delle banche svenare i cittadini) vogliono delle garanzie che in pochi possono concedere, come la sicurezza di una retribuzione di un certo importo ed a tempo indeterminato, oltre che una quota determinante di denaro contante a disposizione.

Perché quello che una volta si riteneva essere il lavoro a tempo indeterminato, che era per tutta la vita, oggi ha il valore dell’indeterminatezza nella durata e soprattutto nell’esistenza.

Nessun lavoro è ormai più certo, nessuna prospettiva offre una garanzia di lunga portata tale da poter essere accolta da chi ha sempre sostenuto il mercato e gli investimenti.

Perché nessuna attività è mai stata realizzata senza il credito e la possibilità di un sostegno bancario.

Non stupisce certo che chi può permetterselo si tenga stretta quella famiglia di origine che può essere di aiuto, che può essere un sostegno anche emotivo per i lunghi periodi di inattività e di disoccupazione.

Il Miur dovrebbe fare una ricerca sul perché tanti giovani, volenterosi ed appassionati, abbandonano gli studi o la formazione per fare qualunque lavoretto possa capitare, perché il potersi permettere anche un lavoro temporaneo, sottopagato e inadeguato alla preparazione è un lusso che non ci si può concedere il beneficio di scartare a priori.

Anche lo studio richiede dei costi che giovani e famiglie non si possono più permettere.

Se c’è tutta questa sfiducia nelle Istituzioni, nel Governo, in uno Stato assente e carente (non certo quando pretende d’incassare) il motivo deve essere ricercato nelle Istituzioni stesse, che hanno reso il futuro dei giovani un argomento che spaventa, che disarma e impedisce di fare progetti e di portare avanti dei sogni.

Se questo Governo volesse stimolare una crescita professionale ed imprenditoriale del giovane italiano come prima cosa dovrebbe abbattere i costi delle iniziative imprenditoriali, perché le idee ai giovani e meno giovani che vogliono costruirsi un futuro nel mondo del lavoro non mancano di certo, quello che crea ostacolo sono i fattori di costi del fisco e della burocrazia che privano di passione ed inventiva anche il più creativo.

Il mondo dei disoccupati sta crescendo sempre di più non perché l’Italiano è mammone e casalingo ma perché non ci si può permettere alcun progetto nemmeno a breve termine, non ci sia può permettere un affitto di un locale anche misero per aprire un’attività, figuriamoci un appartamento dove vivere e dove crearsi una famiglia.

E’ inutile fare una propaganda politica del Fertily day quando a chiunque è impedito l’azzardo impegnativo della possibilità di avere un figlio perché è un costo troppo oneroso.

Pertanto le indagini governative, fatte dal Miur che ben conosce i dati e i motivi dell’abbandono dello studio da parte dei giovani, non certo fatto per mancanza d’impegno o volontà o passione ma perché trovare un lavoretto mal pagato ed incerto è una prerogativa che non può essere scartata per una questione di banale necessità di sopravvivenza.

Con queste campagne lo Stato non fa che svilire ed offendere un cittadino che non ha mai perso la voglia e la creatività nel crearsi un opportunità imprenditoriale e il desiderio di mettersi in gioco e di osare il sogno di una vita che sia di passione e ispirazione, ma che incontra un ostacolo che non lascia scampo ed alternative: quello della burocrazia a dei costi e tempi inaccessibili anche per il più ottimista e volenteroso.

Invece di investire il denaro in inutili ricerche ed indagini di mercato, di cui il cittadino medio ha già consapevolezza, investa il Governo nell’offrire realmente l’opportunità e la convenienza di essere ancora fiduciosi che si possa credere in un futuro.

Questo sogno ed ambizione lo avete tolto voi che fomentate inutili indagini per riversare sui giovani e su tutti coloro che avrebbero 1000 idee per rigenerarsi ma che in concreto non possono permetterselo.

Perciò a questo giudizio inadeguato e inopportuno delle ricerche ministeriali propagandate dal Governo per farci credere che sono i nostri giovani poco propensi a rischiare nel futuro, rispondo asserendo che il futuro per investire ce lo deve garantire questo Governo che invece nella realtà di tutti i giorni ci sta massacrando di tasse, oneri e costi di un sistema che non è mai stato così lontano dal cittadino, dai giovani e dal volenteroso ed ingegnoso professionista o imprenditore di qualunque settore o categoria.

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