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Voglio in questo articolo pubblicare un estratto del mio libro VIOLENZA CONTRO LE DONNE – Crimine e psicopatologia del maltrattamento e del femminicidio che sarà a breve pubblicato, perchè possa essere utile a comprendere il devastante trauma che una violenza fisica o psicologica comporta per un essere umano, sia esso donnna o uomo, perché non dobbiamo dimenticare che tra le tante, troppe, donne vittima di un carnefice ci sono anche uomini che sono anch’essi vittime di una donna violenta.

Il testo di questo articolo e la materia in esso trattata fa parte anche della didattica dei mei corsi, visibile dalla pagina “Corsi & Formazione” in particolare del corso in CRIMINOLOGIA DEI REATI PASSSIONALI E DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE, anche se il programma specifico non è ancora stato inserito, per questioni puramente tecniche (ma assicuro l’aggiornamento a breve), e del “Corsi Fast!!!” che tratta dello STALKING, VIOLENZA FAMILGIARE E RELAZIONALE – VITTIMA E CARNEFICE.

Credo che sia utile, per ognuno di noi, comprendere le conseguenze devastanti della violenza, non solo di quella ripetuta e prolungata per anni, il cui trauma è devastante in modo inconmensurabile per qualunque essere umano, ma anche della violenza limitata ad un solo episodio, ad un solo fatto, o puramente psicologica.

La violenza è tale, sempre. e così deve essere sempre valutata.

Gli effetti sulla salute psico-fisica

La condizione di violenza esperita nell’ambito delle relazioni affettive significative, determina una particolare condizione di fragilità interna che espone le donne alla malattia, a cui si aggiunge una difficoltà persistente ad occuparsi di sé, sia dal punto di vista fisico che mentale.

Una ricerca svolta nell’ambito del progetto VeRSO del 2006 all’interno del Programma Comunitario Dsphne II nel Comune di Pescara, rileva un percentuale la percezione che le donne hanno del loro stato di salute psico-fisica correlato alla situazione di violenza vissuta nella relazione, emerge complessivamente un malessere fisico e psichico diffuso e comune a tutte le donne intervistate.

La sofferenza che le donne vittime di violenza vivono, spesso si traduce in veri e propri sintomi psichici o psicosomatici, molti disturbi di attacchi di panico, molte manifestazioni ansiose con fobie associate, specialmente claustro e agorafobia, sintomi ossessivi-compulsivi, quali un controllo ossessivo delle proprie azioni, somatizzazioni, nervosismo, attacchi d’ira o crisi di pianto, palpitazioni, percezioni di inutilità, sensazione di solitudine, perdita dell’interesse sessuale, mancanza di interessi, trovano tutti la loro origine in rapporti protratti di maltrattamento.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha lanciato un allarme sulla violenza come fattore eziologico e di rischio in una serie di patologie di rilevanza per la popolazione femminile, ha evidenziato che le donne vittime di violenza coniugale, rispetto ad altre donne, sono più a rischio di contrarre patologie mediche quali patologie ginecologiche, gastroenteriche e mentali, in particolare depressione, disturbi alimentari e disturbi d’ansia.

Inoltre l’OMS rileva che la presa in carico ambulatoriale di una donna vittima di violenza ha un costo doppio rispetto alla presa in carico di altre pazienti, il prezzo sulla sanità pubblica dei ripetuti ricoveri a causa degli effetti diretti o indiretti della violenza subita rappresenta un dato ineludibile nell’ottica di contrasto alla violenza, essa deve essere quindi considerata un problema che riguarda la salute, cioè quell’insieme di componenti che definiscono il concetto di benessere psico-fisico.

Secondo le ultime ricerche la violenza del partner nell’ultimo anno è associata con il dormire male, emicrania, forme di alcolismo, dolori cronici, vomitare, abbuffarsi, avere un serio problema alimentare ed altri disturbi generali, anche se la violenza del partner non provoca ferite perché non è di tipo fisico l’impatto sulla salute generale della donna è sicuramente più deleterio.

Gli effetti della violenza possono abbracciare diverse aree.

  1. Nell’ area corporea, oltre ai traumi dagli esisti reversibili, cioè i danni fisici dovuti alle percosse e problemi ginecologici conseguenti agli stupri, possono insorgere disturbi del sonno (insonnia, ipersonnia, incubi), cefalee, dolori cronici, svenimenti, disturbi alimentari (aumento o perdita di peso rilevante) ed alla tiroide, irregolarità mestruali, vaginismo, disturbi pressori, mialgie, ipoacusie, alopecia, disturbi su base auto-immune, facilità ad ammalarsi (ad esempio prendersi di frequente l’influenza), disturbi psicosomatici (parestesie, formicolii, intorpidimenti, palpitazioni, difficoltà respiratorie, dolori muscolari, tensione cervicale, vertigini e tremore, disturbi dell’apparato gastro-intestinale come gastrite ed ulcera).

“I disturbi psicosomatici non sono effetto diretto dell’aggressione, ma del fatto che il soggetto non è in condizione di reagire, Qualunque cosa faccia ha torto, qualunque cosa faccia è colpevole” (Hirigoyen, 1998).

  1. Nell’ area cognitiva la violenza subita determina una difficoltà di concentrazione e di attenzione, perdita della memoria (amnesia anterograda in cui sono presenti delle lacune mestiche), o al contrario fissazione su eventi traumatici ed impossibilità ad elaborarli sul piano affettivo-cognitivo, afonia transitoria, incapacità critico-razionale, stati di confusione, incubi.

Se il sonno è turbato la donna finisce per faticare a dormire, e se dorme lo fa male, si sveglia di frequente nella notte, ha incubi ricorrenti ed alla mattina si sveglia ancora più stanza di quando si era coricata, faticherà di conseguenza a svolgere quelle attività che prima le erano normali.

Tutti questi effetti sopra elencati sono reazioni prevalentemente inibitorie, in cui le funzioni sensoriali, motorie e cognitive subiscono una riduzione o un annullamento transitorio.

  1. Nell’ area sociale troviamo situazioni come la perdita del lavoro, l’isolamento sociale e famigliare, assenza di comunicazione e di relazioni con l’esterno, perdita di relazioni amicali anche significative, difficoltà a mantenere una relazione con un nuovo partner, rappresentazione negativa del maschile (la rappresentazione maschile interna è stata oggetto di trasformazione, l’imprinting violento nella relazione ha segnato la lettura del mondo e delle relazioni tra i generi della donna).
  2. Nell’ area psichica riscontriamo fobie, attacchi di panico, perdita dell’autostima, instabilità emotiva, difficoltà della comunicazione, auto-colpevolizzazione, sentimenti di vulnerabilità e ideazione suicidi aria (le donne vittime di violenza tenterebbero il suicidio dalle 5 alle 8 volte in più rispetto alla popolazione generale).

I disturbi psichici evidenziati dall’OMS come conseguenze della violenza sono:

  • Depressione e tendenza al suicidio
  • Paura, senso di vergogna e colpa
  • Ansia e attacchi di panico
  • Bassa autostima
  • Disfunzioni sessuali
  • Problemi alimentari
  • Disturbi ossessivi-compulsivi
  • Disturbo post-traumatico da stress
  • Abuso di farmaci, alcol e drghe.

In particolare si parla di:

Stato di ansia generalizzato

La tensione della violenza subita genera stress, di fronte ad una situazione stressante l’organismo reagisce mettendosi in uno stato di allerta, produce sostanze ormonali, deprime il sistema immunitario e modifica i neurotrasmettitori cerebrali.

All’inizio si tratta di un fenomeno di adattamento che consente di far fronte ad un’aggressione qualunque ne sia l’origine, quando lo stress è circoscritto e l’individuo riesce a gestirlo, tutto rientra nella normalità rapidamente, se invece la situazione si protrae e si ripete ad intervalli ravvicinati, e quindi va oltre la capacità di adattamento del soggetto, i sistemi neuroendocrini rimangono in attività e questo provoca disturbi che possono diventare cronici.

Questa situazione di stress cronico può determinare l’insorgere di un disturbo d’ansia generalizzato, accompagnato da uno stato di apprensione e di permanente allerta, di rimugina menti ansiosi difficili da tenere sotto controllo, di tensione costante e di ipervigilanza.

L’ansia è vista come una risposta alla situazione di terrore e pericolo costanti che la vittima vive.

Freud descrive l’ansia come la reazione alla percezione di un possibile pericolo, essa è “una condizione di tensione psichica interiore generata dal timore e dal dubbio circa eventi futuri” (Fulcheri, 2005), Freud distingue inoltre l’ansia normale, quella che promuove, di fronte a situazioni obiettivamente difficili, iniziative e comportamenti utili all’organismo per rispondere adeguatamente, dall’ansia patologica che, invece, compromette il funzionamento psichico e mette in atto meccanismi difensivi disadattavi generando sofferenza.

Disturbi alimentari

Il vissuto di violenza può portare la donna a trascurare se stessa, finendo per cadere in disturbi alimentari quali l’anoressia e la bulimia, tra le vittime “alcune dimagriscono, si indeboliscono, esprimendo così attraverso il proprio corpo un’aggressione psichica di cui non prendono coscienza e che può arrivare fino alla distruzione della propria identità” (Hirigoyen, 1998).

Questo non fa altro che peggiorare lo stato della donna che, vedendo un peggioramento della propria immagine, precipita sempre di più verso il baratro della depressione.

Risposta depressiva

La risposta depressiva può essere letta come la conseguenza di una situazione in cui la donna si sente o è realmente nell’impossibilità di sfuggire al controllo ed al dominio del partner, ovvero come una risposta emotiva alla violenza psicologica e verbale, un’esteriorizzazione della collera, una risposta all’incertezza sul suo futuro e quello dei figli.

La reazione depressiva può inoltre essere associata al lutto legato al vissuto di fallimento della relazione affettiva, “all’esperienza della sconfitta e dell’impotenza, la sensazione di essere stati umiliati e presi in trappola” (Hirigoyen, 1998).

Un recente studio incentrato su 181 donne americane ha dimostrato l’aumento degli stati depressivi in caso di violenza coniugale, con una sorta di rapporto di “reazione al dosaggio” in quanto le atmosfere famigliari più violente sfociavano nelle forme depressive più gravi.

Gli stati depressivi sono caratterizzati da abbassamento generalizzato della vitalità, abbassamento grave del tono dell’umore, pessimismo e tristezza vitale (intesa come abbattimento deprimente del corpo), inadeguatezza della reazione affettiva, autolesività (pensieri di morte e desideri suicidi), anedonia (incapacità a provare priacere, mancanza di interesse), astenia (mancanza di energie), perdita della stima di sé e chiusura relazionale.

Abuso di sostanze

L’abuso di sostanze, quali droghe, alcol, tabacco, analgesici o psicotropici (ansiolitici, antidepressivi, ipnotici, sedativi), è un disperato e maldestro tentativo della vittima di nascondere o meglio gestire l’ansia, la depressione e la violenza.

Disturbi dissociativi

Le donne vittime di violenza, nelle forme più gravi, possono presentare un quadro clinico simile ai disturbi psicotici con stati di depersonalizzazione o di confusione mentale, alterazioni del livello di coscienza e presenza di pensieri deliranti o paranoici.

In particolare, conseguenza del trauma è la dissociazione (Spiegel, 1993) intesa come disgregazione della personalità.

Nel DSM-IV essa viene definita come l’avvento di una crisi che tocca funzioni normalmente integrate, come la coscienza, la memoria, l’identità o la percezione del mondo circostante, è un fenomeno difensivo contro la paura, il dolore o l’impotenza di fronte ad un evento traumatico.

  1. Nella sfera sessuale numerose donne hanno turbe del desiderio, reazioni di disgusto o di rigetto ed alcune addirittura rifiutano, per molto tempo, qualsiasi rapporto intimo.
  2. Nella funzione genitoriale, l’aver subito ripetutamente violenza all’interno della relazione ha ripercussioni notevoli sulla funzione materna sia in direzione della riproduzione del comportamento violento sui figli, sia in tutta una serie di deficit nei comportamenti di cura, si parla a tal proposito di incuria (mancanza di cure) o ipercuria (accadimento ansioso).

Secondo l’indagine Istat “la violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia”  del 2007 è risultato che la metà delle donne vittime di violenza afferma di avere problemi nei rapporti interpersonali, soprattutto nel modo di relazionarsi con gli altri.

Più analiticamente le vittime dichiarano di stare più attente quando escono di casa (soprattutto le vittime di molestie sessuali e di stalking), di essere diventate più diffidenti e fredde, di aver perso la fiducia negli uomini o di aver riscontrato dei cambiamenti nel rapporto con l’ambiente ovvero di porre maggiore attenzione nel modo di agire e di vivere la quotidianità, l’ambiente circostante e gli spazi comuni, come ad esempio la tendenza ad evitare le strade isolate, poco illuminate o di uscire la sera.

I problemi comportamentali e relazionali sono più rilevanti ed invalidanti nei casi di stupro o di tentato stupro, inoltre la violenza subita da un partner risulta avere più conseguenze rispetto a qualsiasi forma di violenza subita da un uomo non partner.

6 Comments

  1. Lory ha detto:

    Io sono stata vittima del mio compagno durante 10 anni di convivenza, quando ho capito ciò che stavo subendo e mi sono fatta forza per lasciarlo, le violenze sono aumentate… e mi ha fratturato le costole. Nessuno ha fatto nulla, le istituzioni della zona hanno protetto lui in quanto ben conosciuto e ricco…
    Lui mi ha cercato di far passare per pazza con falsa documentazione e strumentalizzandone altra ed è riuscito provvisoriamente anche a togliermi i figli di 2 e 9 anni. Provvisorio per modo di dire perché è durato quasi tre anni finché data la mancanza di patologie hanno dovuto dare il condiviso con tutte le ovvie conseguenze del caso nella condivisione con l’uomo che mi ha sempre maltrattata… emesso il decreto mi ha aggredita davanti al bimbo ed ho subito altre fratture e un intervento chirurgico!
    DONNE NON FIDATEVI A DENUNCIARE PERCHÉ SE SIETE SFORTUNATE A SALVARVI COME È SUCCESSO A ME FIRMATE LA
    VOSTRA CONDANNA!
    Sono passati altri 3 anni e solo ora avremo una prima udienza al limite della prescrizione dei reati ma dal giudice di pace, i giorni ridotti a 10 e 5 anziché 30 e due anni… procedimenti persi è scomparsi… e sono certa che al massimo prenderà una multa perché qui tutti vogliono coprire per non incombere in responsabilità di avere affidato due figli piccoli a un padre
    Violento …. che schifo di paese

    • Hai ragione, Lory, questo è un paese che non tutela abbastanza le sue vittime, però puoi sempre esercitare un’azione civile di risarcmento del danno, e visto che sei una vittima di violenza familiare hai diritto al gratuito patrocinio, cioè non devi pagare nemmeno un centesimo e per nessun titolo, e non dovresti aver pagato nulla nemmeno adesso, nel caso il tuo avvocato sia stato disonesto fatti ridare i soldi o denuncialo e fagli un esposto all’Ordine degli avvocati.
      Spero almeno che con un’azione civile per danni tu possa avere quella soddisfazione che fino ad ora non hai ottenuto, è poca cosa rispetto a quello che hai subito, ma comincia da lì, a fargliela pagare, e poi chiudi questo penoso capitolo della tua vita e datti la possibilità di rinascere.
      Con mille auguri di cuore
      Marilena

  2. N ha detto:

    Sono vittima di violenze domestiche fin da piccola. Soffro di bulimia, anoressia e attacchi di panico. Non possiedo denaro per scappare o iniziare una nuova vita. Avevo trovato un compagno nonostante sia lesbica che mi tutelava e mi aiutava di recente mi ha picchiata pure lui ora sono dovuta tornare dentro la mia casa e ho istinti suicidari perché non vedo nessun tipo di uscita da questo inferno. Spesso sono stata in ospedale per lesioni ma nessuno ha fatto niente hanno solo minacciato di chiudermi in psichiatria e spesso ci sono riusciti li ho sviluppato una dipendenza da valium. La vita è così ingiusta. Voi che avete famiglie normali godetevele e vogliate bene al prossimo, ad alcuni di noi non è permesso nemmeno sognare un mondo migliore.

    • Provi a rivolgersi al consultorio dell’ASL, le daranno l’assistenza gratuita di cui ha bisogno, e per le angherie che ha subito si rivolga ai carabinieri, hanno sempre un numero da contattare ed un’associazione che aiutano persona come lei.
      Non si disperi, uscire si può, dia fiducia alle persone giuste e non si perda d’animo
      In bocca al lupo
      Marilena

  3. C ha detto:

    Io, donna coraggio.
    Sono uscita dalla violenza da sola grazie ad una amica che mi ha detto: cosa vuol dire hai paura?
    Sono stata 7 mesi con un narcisista manipolatore e l’ho scoperto dopo 2 anni. Da lì la scelta della terapia fatta male. Sono diventata dipendente e nel mentre sono stata sotto violenza psicologica. labbro spaccato,urla, minacce e chiavi addosdo.dpazzatura in camera, dottrazione soldi.Ho giustificato tutto per la prima volta. Notti insonni e gravi difficoltà. Minacce di percosse e tso. Ero troppo debole. Sono passati due anni e i crolli continuano. Mio padre era il manipolatore e violento. Il distacco è stato fortissimo,come in preda ad una sindrome di Stoccolma e per molti mesi non ho dormito serenA. Saltavo per qualsiasi cosa e la mia autostima è a pezzi. La donna sicura di sé in 2 anni fa è stata smantellata. Sono stata sotto stalking a lavoro appena ripresa dal lock down e alla fine mi sono presa una vacanza. Preso un aereo e trasferita in germania.anche lì un altro familiare mi sbraitava addosso se stavo poco bene e dormivo (questo è nulla). Ho scelto me stessa e sono andata via.
    Ho chiesto invio degli effetti personali e mi sono arrivati 4 stracci con tanto di : c’è la Caritas.
    hnono subito un abuso sessuale e nel mentre ho chiesto tregua al mondo.
    È un continuo di mazzate emotive ed esperienze limite. Credo sia umano crollare, credo sia umano che io abbia attacchi di panico,bruxismo.
    Eppure cammino,eppure mi do da fare eppure i pensieri suicidi ogni tanto ci sono. Ho logorrea, rimuginio ed indecisione.mi psicanalizzo continuamente e
    Chiedo scusa in continuazione, mi giustifico in continuazione e ho sbalzi emotivi. Non Facci o in tempo a mettermi in piedi che ne arriva una.
    Alcune persone mi dicono che tutto ciò avrebbe ucciso un cavallo
    Ma sotto shock non ho pensato a molte cose. Forse devo accettare di essere umana.

    • Sei veramente una donna coraggiosa, ma anche molto fragile, non sottovalutare la tua fragilità.
      Parla di quello che senti dentro con amici e persone care, o con me se non vuoi farlo con altri, ma non tenerti tutto dentro, non soffocare il tuo dolore, fallo uscire in modo che non ti soffochi un’altra volta.
      Se hai bisogno di me mi trovi a questo indirizzo: info@marilenacremaschini.it
      Marilena

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