I bambini e l’autostima
23/05/2018
Quando si sviluppa la maturità sessuale
28/05/2018

Va fatta una doverosa premessa: per amori infantili non si intendono delle attrazioni sessuali equivalenti e dello stesso tenore di quelle provate dagli adolescenziali o dalle persone adulte.

L’istinto attrattivo verso l’altro sesso si palesa già nei primi anni di vita, se non addirittura prima, quando il maschietto prova gelosia e possesso nei confronti della madre e la femminuccia gli stessi sentimenti verso il padre con la corrispettiva gelosia per la madre.

Freud ne fece oggetto di studio quando arrivò a formulare la tesi del complesso di Edipo, con la relativa attrazione verso la madre e gelosia per il padre, ed il complesso di Edipo castrato o di Elettra nel caso delle femmine che adorano il padre.

Si tratta di istinti basici, innati, derivanti da sensitive percezioni biologiche, nulla a che vedere col sesso, ed il piacere che lo circonda, che si sviluppa solo alla maturità sessuale dell’adolescente.

I primi amori possono accadere anche intorno ai tre anni, nei confronti dei coetanei dell’altro sesso, e nonostante i piccoli tendano a copiare gli atteggiamenti affettuosi dei grandi si tratta di puro attaccamento affettivo.

Il sentimento provato dal bambino in questa tenera età è simile all’affetto provato verso i propri genitori e familiari, parenti ed amici con cui il piccolo instaura un particolare legame relazionale.

In tali casi il desiderio del piccolo è di possedere la persona amata nel senso di volerlo nella propria vita, proprio come gli stanno vicino i genitori, per condividere con lui o lei ogni aspetto della giornata.

Per manifestarlo, come sopra detto, i bambini utilizzano gli stessi comportamenti degli adulti in quanto l’adulto è sempre un costante punto di riferimento da copiare, sia perché in tal modo il bambino si sente più grande, sia perché i familiari sono le persone che col loro esempio pratico e quotidiano offrono degli spunti comportamentali che il bambino apprende inconsapevolmente e senza valutarli.

Ripete le azioni dei grandi dando alle azioni lo stesso significato simbolico degli adulti ma senza il medesimo contenuto concettuale.

Per esempio in una famiglia dove i genitori si scambiano spesso gesti come baci, carezze e coccole, senza vergognarsene anche quando sono in pubblico, i loro figli saranno allo stesso modo parimenti affettuosi con i coetanei, senza che per questo il bacio abbia la stessa componente affettiva od erotica che ha per gli adulti.

Diversamente se in famiglia i gesti affettuosi sono rari e contornati da ritrosie e senso del pudore eccessivo, anche i figli eviteranno i medesimi gesti verso gli altri.

In entrambi i casi i gesti acquisiti da piccoli saranno anche i gesti dell’adulto, più o meno liberi e svincolati dal pregiudizio e dalla vergogna così come elargiti in famiglia.

L’attrazione dunque dei bambini dai tre anni in su è puro piacere dell’amicizia e della condivisione dei giochi, dello stare insieme e del creare situazioni giocose in coppia o in gruppo.

 

 

Il senso di esclusività

 

 

Insieme al sentimento di affetto il piccolo prova anche della gelosia, e, diversamente dal primo, tale emozione è pari al desiderio di possessività e di esclusività percepito dall’adulto con una sola variante: il bambino vuole per sé l’amico come desidera il possesso di un giocattolo o l’amore dei genitori, non per nulla la nascita di un fratellino investe il primogenito del senso della privazione di ciò che prima era suo ed esclusivo, cioè l’amore e l’attenzione e di genitori, e quindi di gelosia e frustrazione per quanto il nuovo arrivato gli ha tolto.

Egli ha una visione egocentrica ed egoistica del suo essere e del suo modo di fare, che vanno attenuandosi con l’età e con la comprensione dei diversi ruoli e funzioni che competono alle persone che fanno parte della sua vita.

Pertanto il senso del possesso e della gelosia sono sentimenti del tutto normali e sani nei bambini piccoli, l’importante è calmierare il tenore delle manifestazioni di tali sentimenti con una buona educazione fatta soprattutto di spiegazioni e di chiarimenti.

 

 

Il senso del pudore

 

 

Dopo i tre anni i bambini imparano anche il senso del pudore, che sarà determinato come intensità e modalità di esternazione, dalla cultura della famiglia e dall’educazione ricevuta.

Le prime manifestazione di pudore si notano con il non volersi mostrare nudo, se poco prima la nudità del bambino era una manifestazione del tutto spontanea e naturale, ad un certo punto, più o meno repentinamente, scatta in lui il senso della vergogna nel mostrare il proprio corpo o delle parti di esso.

Da qui si avvia anche il processo che porta ad un maggiore senso di riservatezza e desiderio di non rivelare tutto ai genitori, proprio per la necessità di non mettersi a nudo nemmeno coi pensieri.

Tale atteggiamento a volte spiazza i genitori i quali si vedono opporre dei comportamenti nuovi a  cui non erano preparati, spesso accompagnati da reazioni eccessive e a volte anche aggressive.

L’atteggiamento rude del bambino in tali casi non deve essere scambiato come ostilità ma soltanto come un bisogno che finalmente un giorno trova espressione verbale esterna, se fino ad allora era un desiderio covato nell’intimo tutt’ad un tratto diviene manifesto e la manifestazione della pretesa di un diritto o di un comportamento disorienta un po’ i genitori in quanto inaspettato.

Alla riservatezza può associarsi anche il desiderio della compagnia e della vicinanza di un amichetto o amichetta che il piccolo, sempre su imitazione dei grandi, chiama già fidanzato o fidanzata.

Verso i 7 anni il senso del pudore è ben radicato e il bambino desidera discrezione per tutto ciò che riguarda la sua intimità, che va dunque rispettata.

In tale fase si sviluppano anche le emozioni che accompagnano la socializzazione e si sviluppa in maniera più o meno accentuata, a seconda del carattere del bambino e dell’educazione ricevuta, il senso della timidezza con i rossori e le palpitazioni che seguono ogni azione o pensiero rivolto all’amato o all’amata.

Dai 7 anni si sviluppa anche un senso diverso dell’amicizia, che non è solo il relazionarsi per condividere giochi e fantasie, ma diventa qualcosa di più intimo e privato, come i segreti con l’amico e l’amica del cuore.

Sentimenti di amore, passione, riservatezza, esclusività con l’amica del cuore si sviluppano prima nelle femmine rispetto ai maschi per la naturale maturazione sessuale che è più precoce nelle femmine.

 

 

I bambini possono soffrire per amore?

 

 

Ebbene sì, come ogni altra manifestazione anche i rapporti sentimentali ed affettivi, coi loro alti e bassi, fatti di guerre e di riappacificazione, procurano sofferenza e dolore alternata a gioia e felicità.

In tali momenti la vicinanza e la comprensione da parte dei genitori diventa essenziale, non solo per ridurre il tempo della sofferenza ma per permettere al bambino di vivere e percepire tale sensazione negativa senza troppo turbamento, in modo da non trasformarsi in un disagio che crea ansia, paura dell’abbandono che tendono a complicare ulteriormente le emozioni.

Imparare che la sofferenza ed il dolore fanno parte della vita li aiuta a crescere e ad assorbire meglio le frustrazioni anche da grande.

Come sostiene Giuseppe Maiolo, psicoterapeuta e docente di Educazione alla sessualità all’Università di Bolzano, “la prima cotta è un colpo di fulmine, ovvero un’esplosiva attrazione per l’altro che può scattare durante l’infanzia, come in adolescenza e in età adulta, senza un perché.

Si può trattare di attrazione per il modo di fare di un coetaneo, per come parla, come gioca e per alcune caratteristiche fisiche. La sua caratteristica è l’esagerazione e, del resto, come tutti gli amori infantili, ha la funzione di dare un senso di sazietà e di gioia.

Appartiene al processo evolutivo, quello che conduce piano piano a sciogliere i legami affettivi con le figure più importanti che ci sono state nella vita, i genitori. Per questo le prime cotte dei bambini sono amori asessuati.

Ciò non esclude che a sei-otto anni si possa soffrire per amore.

 I bambini soffrono quando sono delusi da un comportamento e si sentono traditi, perché gli amori durante l’infanzia sono fortemente idealizzati”.

 

 

L’attrazione verso gli adulti o personaggi mitizzati

 

 

Può anche darsi che il bambino sia attratto non da un coetaneo, ma da una persona più grande di lui, soltanto perché in lui esercita attrazione e curiosità.

Ma può anche capitare che questa persona più grande sia rappresentata da una persona adulta, come un parente, un insegnante o semplicemente un conoscente, oppure può trattarsi di un personaggio famoso come un cantante o un divo.

È del tutto normale per un giovane adulto che sta maturando ma che è ancora molto legato al mondo della fantasia e della creatività come è giusto che sia per un bambino non ancora adolescente.

Anche in tal caso i genitori non devono preoccuparsi né deridere l’attaccamento del figlio o figlia, soprattutto quando è rivolto ad un personaggio visto anche soltanto una volta in tivù.

In fondo l’attrazione sessuale è soprattutto istinto e basta anche un solo pensiero a farla scatenare, la lontananza e l’impossibilità di concretizzare la relazione fanno il resto rendendo la favola ancora più magica e l’amore ancora più intenso ed ossessivo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *