La Psicologia Pratica col Coaching personale
05/11/2017
Cos’è la Disgrafia
06/11/2017

Il lavoro deve essere un piacere altrimenti che lavoro è?

 

L’ambiente di lavoro è il contesto dove è maggiormente importante una gestione organizzata delle risorse umane, finalizzata al raggiungimento di un determinato scopo produttivo attraverso la cooperazione di più persone, una simbiosi che deve creare un’intelligenza armonica di diverse capacità, non solo intellettive, ma anche e soprattutto emotive, tutte perfettamente coordinate per favorire non solo il risultato imprenditoriale ma anche il benessere psicofisico del lavoratore.

É indubbia la circostanza che chi si trova bene nel suo ambiente lavorativo renderà al meglio delle proprie possibilità, si sentirà meno stressato e nervoso quindi renderà in termini pratici molto di più e così tutti gli altri sino a raggiungere il pieno sviluppo potenziale che l’individuo mette a disposizione con la sua attività ed eseguendo i compiti per cui è stato incaricato.

Il counseling è il metodo solitamente utilizzato per favorisce lo sviluppo delle potenzialità del cliente per la soluzione di un problema che crea un disagio un individuo, in qualunque ambiente, compreso quello lavorativo.

Anzi, è proprio sul lavoro che il servizio del Counselor dovrebbe concentrarsi perché in altri ambienti, come per esempio quello famigliare, è più facile raggiungere condizioni personali di benessere, serenità, propositività, ma è soprattutto l’ambiente lavorativo che invece diventa critico per lo sviluppo di tali sensazioni che hanno dei risvolti inevitabili sulla resa pratica

In ambito aziendale esiste una forma specialistica di counseling che consiste nell’offerta di un servizio interno o esterno all’azienda che prevede uno spazio di ascolto ai dipendenti che hanno un problema correlato al lavoro oppure di natura personale, a seconda che la richiesta venga dal singolo soggetto oppure dall’impresa stessa.

In pratica si parte dal presupposto che il benessere dei dipendenti e la qualità della loro vita, lavorativa e non, si rifletta sulle loro motivazioni professionali e sulle loro prestazioni specifiche, incidendo senza dubbio sulla produttività.

È importante tenere a mente che il lavoro e la vita privata non possono essere considerarti separatamente in quanto i disagi di un ambiente inevitabilmente vengono trasmessi all’altro, i problemi personali si riflettono sull’ambiente lavorativo incidendo pesantemente sul lavoro e sulle relazioni interpersonali, soprattutto se non è un luogo sereno e non permette lo scarico dello stress che quindi continua ad accumularsi da un settore ad un altro.

A tal fine la figura di un counselor all’interno di una azienda potrebbe rivelarsi importante per offrire accoglienza e sostegno al singolo e per ristabilire gli equilibri all’interno del proprio ambiente lavorativo.

La promozione del benessere del singolo favorisce un aumento della qualità del lavoro e della qualità di vita dell’ambiente del lavoro e di conseguenza un più facile raggiungimento dell’obiettivo lavorativo.

In questo senso il benessere aziendale è equiparato a quello personale.

Utilizzando una metafora, l’azienda sana è quella che si guarda intorno, che punta sulle proprie risorse umane avendo uno sguardo verso il futuro, proprio come una persona che se “sdraiata” non può guardare l’orizzonte, così è l’azienda.

Cercando di schematizzare, il counselor all’interno delle aziende potrebbe lavorare su diversi ambiti:

  • Aumentare il benessere nei contesti lavorativi;
  • Agevolare la comunicazione all’interno dell’azienda;
  • Far crescere la motivazione al lavoro;
  • Migliorare la qualità del lavoro in termini di efficacia e di efficienza;
  • Offrire sostegno in situazioni conflittuali e di disagio;
  • Ridurre l’assenteismo;
  • Aumentare la produttività.

 

Gli strumenti del Counselor in azienda

 

Per prima cosa il consulente che vuole operare con una organizzazione aziendale, deve innanzitutto cercare di conoscere la mission della stessa e chi sono gli Stakeholder (i portatori di interesse) di riferimento, solo così potrebbe supportarla nell’individuazione degli strumenti più idonei affinché le relazioni e le comunicazioni strategiche verso l’esterno siano non solo finalizzate a creare o rafforzare i rapporti dell’organizzazione aziendale con i suoi interlocutori, ma anche a preservare, anticipando le possibili criticità, il benessere psico-fisico dei propri dipendenti che si relazionano per suo conto con ’esterno.

Il passo subito successivo, come per ogni intervento di counseling, è l’analisi della domanda .

L’analisi della domanda si deve focalizzare sulle aspettative del cliente e si attua ascoltando quanto l’”organizzazione” dice, ma anche raccogliendo una serie di dati che permettano di conoscere la storia del soggetto e cogliendo gli eventuali collegamenti tra il contesto e il problema così da reinterpretarle.

A livello di analisi della domanda il counselor deve sospendere qualsiasi piano d’intervento (l’azione) per riflettere e far riflettere su ipotesi di cambiamento adeguate dell’organizzazione basandosi in prima istanza anche dei vissuti emotivi inconsci del cliente.

Nell’ottica di promozione del benessere all’interno di un’organizzazione, ben si colloca il concetto di empowerment.

Con il termine empowerment si indica un processo di crescita, sia dell’individuo sia del gruppo, basato sull’incremento della stima di sé, dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione per far emergere risorse fino a quel punto inutilizzate e aiutare l’individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale.

L’empowerment rappresenta una proposta all’interno di un’organizzazione al fine di promuovere il benessere dei dipendenti valorizzando da un lato le potenzialità dell’individuo e dall’altro favorendo la crescita ed il cambiamento dell’organizzazione.

Le tecniche di intervento pratiche possono essere di diverso tipo.

La prima e fondamentale è senza dubbio l’osservazione, di questo processo fanno parte tutti i comportamenti, le verbalizzazioni, le emozioni e sensazioni che la persona riporta.

Un intervento efficace è dato innanzitutto dalla capacità dello psicologo di saper accogliere la domanda del cliente con un atteggiamento caldo e accogliente in grado di facilitare un ambiente di fiducia e uno spazio dove poter osservare e analizzare i bisogni che emergono nella esplicitazione del problema.

Gli altri strumenti classici a disposizione dello psicologo sono l’ascolto attivo e l’empatia.

Attraverso questi strumenti il counselor si mette a completa disposizione della persona, accogliendone dubbi, problematiche, emozioni e disagi.

Un aspetto importante del counseling aziendale è che spesso ci si potrebbe trovare a dover lavorare, oltre che con i singoli, anche con i gruppi, lavorare con i gruppi per poter raggiungere il benessere del singolo.

Infatti, il lavoro in team è ciò che spesso le aziende si attendono per migliorare l’efficacia e la produttività del gruppo di lavoro rispetto al lavoro solo sui singoli.

Nonostante ciò non è così scontato né facile da programmare l’intervento di counseling al fine di rendere autosufficiente ed efficace un gruppo di persone che lavorano insieme, i motivi possono essere vari.

Il primo passo da affrontare, prima di sensibilizzare un team di persone verso la collaborazione, è quello di andare ad incidere sulle relazioni interpersonali che ci sono trai vari membri.

Il consulente per valutare e migliorare il team, può intervenire inizialmente verificando le capacità dei partecipanti di lavorare in gruppo, lo scenario consente di classificare ciascuno in base alle capacità, motivazioni e competenze individuali, confrontandole poi con quelle compiute dal gruppo come collettivo.

 Una strategia d’intervento di counseling per corroborare le competenze degli individui per può essere riassunta in alcune capacità individuali:

  • capacità di stringere legami e alimentare relazioni utili;
  • capacità a collaborare e cooperare con gli altri per il conseguimento degli obiettivi comuni;
  • capacità di fare gruppo, ossia saper creare sinergie nel lavorare al raggiungimento degli obiettivi del gruppo.

Per quanto riguarda le competenze emotive invece è importante:

  • l’empatia
  • la cooperazione e la capacità di indirizzare gli sforzi verso obiettivi comuni;
  • una comunicazione aperta, la capacità di stabilire norme e aspettative esplicite e di affrontare i membri del gruppo con uno scarso rendimento;
  • la spinta a migliorare.

In conclusione si può dire che il counseling ben si sposa all’ambiente aziendale e può trovare un suo ambito di sviluppo in risposta a diverse problematiche.

La sostanza di fondo è che l’azienda dovrebbe essere ben disposta ad investire nel counseling per i propri dipendenti dato che è ampiamente dimostrato che persone che vivono una situazione di benessere personale lo trasporteranno anche in azienda, diminuendo così l’assenteismo, gli errori, i problemi di interazione e comunicazione e soprattutto producendo maggiormente.

A differenza del settore privato, in azienda gli attori del percorso di counseling sono tre: l’impresa committente, il cliente, e il counselor. Perché il lavoro dia un buon esito, occorre rispettare 3 valori chiave:

VOLONTARIETA’
L’adesione deve essere del tutto volontaria. L’azienda propone un incontro non impegnativo tra counselor e propri dipendenti, che hanno piena libertà di decidere se avvalersi del supporto offerto, senza conseguenze penalizzanti in caso di rifiuto.

RISERVATEZZA
Trattando di aspetti personali, per sua natura il lavoro di counseling è riservato. La riservatezza è necessaria per lasciare al cliente completa libertà nell’analizzare il problema o la situazione su cui ha scelto di lavorare. Al termine del percorso, counselor e cliente si accordano su cosa riportare all’azienda del lavoro svolto; il resto resta riservato.

RESPONSABILITA’
Il counselor è un facilitatore, è responsabile del metodo di lavoro e della conduzione del percorso. Il cliente è, ovviamente, responsabile della propria vita professionale e delle soluzioni al problema presentato. Entrambi sono corresponsabili del buon andamento del lavoro e della qualità del risultato finale. L’azienda è responsabile del clima interno e della massima coerenza possibile tra l’orientamento al business e lo sviluppo delle persone.

Allora, il servizio di counseling viene messo a disposizione dall’azienda come uno degli strumenti utili per il miglioramento individuale, all’interno di un modello di sostegno per lo sviluppo ed il miglioramento professionale complessivo.

Partendo da una problematica precisa o da una difficoltà relazionale e per aumentare la performance professionale, le tre parti definiscono il contratto iniziale per il raggiungimento di un determinato obbiettivo o un miglioramento aziendale che sino ad ora la società, la ditta individuale o il manager a capo del suo gruppo non era riuscito ad ottenere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *