Il 5 settembre ancora in Radio per un’altra intervista

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Il 5 settembre ancora in Radio per un’altra intervista

Il 5 settembre sarò presente come ospite nella trasmissione del Dr. Perretti che andrà in onda verso le ore 9:30 in poi sui canali della Stazione Radio Studio Più di Desenzano del Garda (BS)(per la zona di Brescia FM 92.00, per le altre zone d’Italia verificare sul sito della Radio) .

In quest’occasione saranno toccati argomenti che possono interessare soprattutto genitori, insegnati ed educatori e tutti coloro che hanno a che fare con la problematica del DSA.

DSA è un acronimo del Deficit Specifico dell’apprendimento tra cui rientrano difficoltà quali la Dislessia, la Disgrafia, la Disortografia, la Disprassia e la Discalculia.

Recentemente una legge ha riconosciuto il disturbo e ha predisposto una tutela che consente ai genitori di poter fare una diagnosi medica nei centri specializzati al rilascio di tali specifiche certificazioni che poi andranno ad incidere sul programma scolastico della scuola seguita dal bambino o dal ragazzo.

I deficit sono talmente variabili tra loro, si possono cioè manifestare in intensità e modalità diverse da bambino a bambino e spesso vi è anche un problema di comorbità, cioè di coesistenza di più deficit in capo ad uno stesso soggetto sempre rientranti nel DSA oppure altri tipi di deficit, il che comporta diagnosi molto specifiche e terapie valutate ad personam, create in base alle difficoltà dello scolaro, della sua capacità di sopperire con delle modalità integrative, sia innate che con l’aiuto di supporti quali ad esempio il computer.

Ma tutto questo non basta se docenti, assistenti e gli stessi medici non sono più che preparati a riconoscere la particolarità del deficit ed intervenire con trattamenti adeguati ed adatti e proprio perché devono essere tali monitorati sulla loro efficacia e nel caso riadattati per poter rendere al meglio.

 In più non si possono certo dimenticare le grandi carenze scolastiche che con i tagli sempre più impietosi sulla spesa pubblica hanno reso veramente difficoltoso l’insegnamento figuriamoci la possibilità di intervenire su anomalie, difficoltà o particolarità che vanno seguite direttamente e con modalità da decidersi caso per caso.

In tali casi l’aiuto di una grafologa che si occupa di grafoterapia e rieducazione della scrittura sarebbe utilissimo e sarebbe ancora più utile se un professionista del genere collaborasse all’interno della scuola per monitorare il rendimento scolastico di ogni bambino, intervenendo così immediatamente senza perdere tempo o cadere in diagnosi errate o peggio ancora non accorgersi del problema e scambiarlo per capriccio o scarso impegno dello scolaro, come purtroppo succede nella maggior parte dei casi.

E questo è un altro argomento che verrà toccato nell’intervista di martedì 5 settembre.

Grafoterapia e rieducazione della scrittura sono tecniche trattamentali e di recupero del gesto grafo motorio che non si limitano ad aiutare i bambini a scrivere in maniera corretta, fluida e comprensibile.

Esse sono uno strumento importantissimo anche per il trattamento di adulti, persone che per malattie o per traumi subiti hanno perso la capacità dell’uso corretto del braccio e per tanto si ritrovano ad avere delle grosse difficoltà nello scrivere.

In tali casi il gesto va ripreso con dei pregrafismi che preparano i movimenti del braccio a forme più complesso come per esempio la scrittura.

Oppure la grafoterapia può essere utilizzata anche in casi di patologie neurodegenerative (come l’alzheimer) che comportano una disintegrazione delle aree neurologiche preposte non solo alla corretta funzionalità del movimento del braccio e della mano ma anche aree che decodificano il linguaggio sentito e scritto per poter essere tradotto nella scrittura, oppure hanno perso la capacità di una visione spaziale, chiamata appunto funzionalità visuo-spaziale, che rende possibile stendere il tracciato di uno scritto su uno spazio ristretto come quello del foglio e seguendo delle forme lineari seguendo un rigo di base ideale e potendo eseguire altresì le forme corrette della scrittura.

Infatti uno dei metodi per determinare la gravità di una malattia neurodegenerativa è proprio quella di far redigere al paziente qualche riga scritta per verificare a che fase la patologia ha già compromesso le funzionalità che permettono di programmare non solo la scrittura ma anche altre funzioni connesse al linguaggio, alla capacità di utilizzare le mani e compiere determinate operazioni semplici come allacciarsi un bottone o stringare dei lacci, definita disprassia.

Saper scrivere non è un movimento legato unicamente alla finzione della mano ma richiede il collegamento attivo ed efficiente di diverse parti del cervello che, in caso di deficit o patologie cliniche o traumi, devono essere rielaborate, riprese e ristabilite nel modo più consono ed adeguato possibile.

Sarebbe una buona cosa che ogni persona che nota delle difficoltà nello scrivere o le nota nei bambini mentre fanno i compiti scolastici, si attivasse per avere un consulto, perché intervenire presto ed in tempo porta a delle risoluzioni che nella maggior parte dei casi sono ampiamente soddisfacenti.

Prevenire è sempre meglio e più facile che intervenire su una situazione che è già gravemente compromessa.

Vista la mia disponibilità in radio se qualche ascoltatore fosse interessato ad intervenire per fare delle domande o avere dei chiarimenti è sempre ben accetto.

 

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