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Tra i trattamenti suggeriti per la risoluzione delle problematiche dei bambini tardivi c’è un programma molto efficace denominato INTERACT (acronimo dall’inglese: Interactive, Naturalistic, Tutorial, Empathic, Recoprocal, Active, Communicative, Tuning).

Questo tipo di sistema è centrato sull’interazione genitore-bambino in cui le capacità comunicative e il linguaggio vengono incrementate attraverso gli scambi conversazionali che avvengono quotidianamente tra i genitori e i loro figli e che, con alcuni accorgimenti, possono diventare curativi e riabilitativi di determinate problematicità del bambino.

Quando si applica il programma INTERACT

INTERACT [1] è un programma di prevenzione e d’intervento clinico studiato appositamente per bambini “parlatori tardivi” identificati tra i 24 e i 30 mesi d’età, ma applicabile ad una serie di altre situazioni deficitarie purché sia ritenuto adeguato dal consulente esperto alle esigenze concrete.

Questo tipo di intervento può essere applicato quando:
a) il linguaggio del bambino è emergente;
b) il bambino produce almeno alcuni atti di tipo richiestivo o dichiarativo, usando della gestualità o prendendo degli oggetti;
c) il bambino mostra interesse al linguaggio e ha capacità di mantenere, sebbene per poco tempo, interesse per un’attività;
d) il genitore mostra alcuni atti comunicativi responsivi, in risposta alla richiesta formulata dal figlio. Il genitore è responsivo quando è centrato e condivide il focus di attenzione del bambino, si lascia guidare dal suo interesse, si pone come struttura di sostegno.

Obiettivi del programma INTERACT

Il programma si propone di ottenere i seguenti obiettivi:

  • incrementare la frequenza delle interazioni sociali tra genitore e bambino, migliorando la qualità dell’interazione e della comunicazione;
  • incrementare lo sviluppo del linguaggio espressivo, il lessico e la combinazione di più parole in un enunciato.

Ciò che si vuole ottenere è il concetto di “insegnare al bambino per mezzo del genitore o di chi si prende cura di lui” a imparare attraverso le cose, più che imparare delle cose e basta, aiutarlo a sviluppare strategie d’apprendimento attraverso il genitore.

Alcuni semplici consigli:

  • cercate di stabilire un contatto visivo col bambino articolando le frasi in modo chiaro quando gli parlate,
  • commentate argomentando quello che dice , date un nome alle sue emozioni,
  • riformulate correttamente quello che dice e ampliate le frasi con aggettivi e altre informazioni,
  • non rivolgetegli domande chiuse, quelle per cui si può risponde soltanto con un SI’ o un NO, ma domande aperte che gli permettano di darvi risposte ampie, esempio: quale cosa ti piace di più tra..?, ti sei divertito a..?, cosa ne pensi di..?
  • lasciare parlare il piccolo senza interromperlo anche se sbaglia, mai soffermarsi sull’errore ma lasciare che arrivi a terminare la frase ed esprimere il pensiero, poi si possono fare anche le correzioni,
  • leggere racconti coinvolgendolo attivamente nel dialogo con delle domande.

Non sgridatelo se non riesce a dire correttamente una parola e non invitatelo ossessivamente a ripetere più volte la stessa parola fino a che non la dice correttamente , non serve a nulla.

Atri suggerimenti ai genitori:

  • centrarsi sul bambino: la madre o il padre devono garantire la massima disponibilità a comunicare con il bambino prestando attenzione a tutti i suoi comportamenti, interpretandoli come significativi e comunicativi e rispondendo ad essi con un comportamento altrettanto comunicativo,
  • seguire l’interesse del bambino per condividere l’attenzione di un centro di interesse comune, facendo diventare quel momento una vera e propria condivisione,
  • commentare in diretta: il genitore stimola l’ascolto del linguaggio verbale commentando in modo contingente le azioni del bambino per facilitare l’apprendimento di parole associate a determinate azioni.

Lo scopo del commento in diretta è quello di ridurre le domande chiuse per iniziare a costruire un’interazione dialogica:

— fare domande aperte come incoraggiamento per sollecitare una risposta nel bambino
—  imitare ed espandere in cui si riprende parte o tutto l’enunciato del bambino aggiungendo solo quegli elementi salienti che servono per trasformarlo in una frase semanticamente completa e grammaticalmente ben formata.

Qualora il genitore dovesse notare che anche con questo tipo di stimolazione il bambino superati i due anni e mezzo, non  aumentasse il suo magazzino di “paroline”, sarà utile fare un colloquio con uno specialista del linguaggio, cioè un logopedista, che sicuramente potrà dare delle indicazioni utilissime per aiutare il bambino a sviluppare ed organizzare bene il suo linguaggio.

Spunto riflessivo sui cartoni animati

Fate caso ai cartoni animati che guardano i vostri bambini e state attenti anche al numero di ore che passano a guardarli, nonostante siano a volte disegnati molto bene in relazione alle fasce d’età  molti dei personaggi non parlano ma si esprimono solo attraverso gesti e pochi suoni e dato che i bambini imitano ciò che vedono anch’essi tenderanno a comunicare omettendo il linguaggio verbale.

Se visti per troppo tempo quotidianamente il bambino crederà che quello sia il linguaggio comunicativo per eccellenza, d’altronde  lo assorbe per tanto tempo che non può che scambiarlo per un corretto sistema comunicativo, cosa che in realtà non è.

I cartoni animati possono essere una distrazione divertente quando sono seguiti adeguatamente, per poco tempo, mai oltre una sola trasmissione di una mezz’oretta circa e cercate di non far vedere più episodi consecutivi, ma interrompete ma monotonia diseducativa per dare a loro dei giochi semplici ma più creativi, come delle matite per disegnare o dei lego per fare delle costruzioni o delle bambole per inventarsi dei giochi di fantasia.


[1] Il metodo è descritto nel manuale  “L’intervento precoce nel ritardo di linguaggio. Il modello INTERACT per il bambino parlatore tardivo” di Serena Bonifacio e Loredana Hvastja Stefani, edito da FrancoAngeli 2010, Milano

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