Il parossismo erotico e l’invenzione del vibratore

Le critiche al Network Marketing non piacciono a chi ci lucra
27/09/2017
Cosa sono le fantasie sessuali
01/10/2017

Il parossismo erotico e l’invenzione del vibratore

Per Parossismo si deve intendere una fase all’apice di un procedimento mentale, libidico, emotivo nella sua massima intensità, un momento di esasperazione culminante di uno stato d’animo, se tale stato d’amino riguarda gli stati di eccitamento sessuale e libidici, il parossismo erotico non può che coincidere con l’Orgasmo.

Nel concetto di erotismo (dal latino tardo eroticus, a sua volta da ἔρος, “amore”) si compendia ciò che attiene alla vita amorosa degli esseri umani.

In senso specifico, il termine si riferisce alle manifestazioni comportamentali inerenti alla vita sessuale, prescindendo dalla componente funzionale della riproduzione, alle tecniche atte a conseguire il piacere connesso con l’attività sessuale, alla sua origine e alle sue fonti.

Come forma espressiva elementare, l’erotismo ha un ruolo di rilievo in tutte le società, tuttavia assume connotazioni differenti a seconda delle epoche storiche, dei contesti sociali, delle diverse culture del corpo.

L’erotismo concerne essenzialmente l’esperienza d’amore e le forme che essa può assumere che l’uomo è in grado di sperimentare al di là degli schemi istintuali.

Gli studi storici e comparati hanno distinto concezioni differenti nelle diverse epoche culturali dell’Occidente.

Per Sigmund Freud tutte le forme d’amore, per quanto indipendenti possano sembrare, hanno in realtà un’unica origine sessuale.

L’amore erotico deriva da pulsioni sessuali risvegliate nell’infanzia e dirette ai propri oggetti, e in seguito distolte dalla meta o represse.

Il sentimento dell’amicizia e dell’amore parentale e fraterno è una derivazione della pulsione sessuale di attaccamento, inibita alla meta od ostacolata dalle barriere del divieto dell’incesto.

L’inclinazione e l’attaccamento agli ideali, siano essi concreti o astratti, sono il prodotto della sublimazione delle pulsioni sessuali, che vengono deviate verso mete non sessuali.

Scoperta basilare di Freud è che “tra pulsione e oggetto sessuale non vi è che una saldatura” (Freud 1905, trad. it., p. 462).

La pulsione sessuale è, in qualche modo e per qualche tempo, indipendente dall’oggetto sessuale, può cioè volgersi a oggetti diversi.

L’opinione comune si fonda su idee precise riguardo alla natura e alle proprietà della pulsione sessuale: dovrebbe mancare all’epoca dell’infanzia, subentrare intorno alla pubertà, esprimersi in fenomeni di attrazione irresistibile esercitata da un sesso sull’altro, e la sua meta dovrebbe essere l’unione sessuale.

Questa opinione, osserva Freud, è assai distante dalla realtà e risente di errori, inesattezze e conclusioni affrettate.

Anzitutto, esistono numerose deviazioni relative sia alla scelta d’oggetto sia alla meta sessuale, l’oggetto essendo “la persona dalla quale parte l’attrazione sessuale” e la meta “l’azione verso la quale la pulsione spinge”, mentre la nozione di pulsione integra il concetto di rappresentanza psichica dello stimolo e quello di brama e di piacere (Lust) o di attrazione, che solo il soddisfacimento può estinguere, almeno temporaneamente (Freud 1905, trad. it., p. 450).

Pertanto, in un primo momento, il soggetto che è sollecitato dalla pulsione assume una posizione passiva; è cioè sottoposto alle sollecitazioni dell’oggetto che risveglia l’attrattiva.

In un secondo momento, diventa parte attiva e desidera appropriarsi dell’oggetto da cui è partito lo stimolo ed estinguere l’eccitamento che ne è conseguito.

Tra le deviazioni rispetto all’oggetto, Freud indica l’inversione od omosessualità, l’inclinazione per oggetti sessuali inadeguati, come bambini, animali, cose inanimate.

Contrariamente all’opinione comune, gli esseri umani devono trovare un oggetto che soddisfi il loro desiderio sessuale, e trovare un oggetto appropriato è qualcosa che si apprende.

In secondo luogo, la pulsione sessuale non è un’entità semplice, bensì composta di vari elementi che si disgiungono nelle perversioni.

Essa si rivolge a diverse mete, come toccare, guardare, trarre piacere dalla sofferenza, nella duplice forma dell’infliggerla (sadismo) e del subirla (masochismo): il sadismo e il masochismo costituiscono una coppia di perversioni complementarmente opposte.

Comune ad alcune di queste mete è, infine, la polarità attiva e passiva, che spesso viene associata al tratto maschile o a quello femminile della condotta sessuale.

Numerose parti o zone del corpo si comportano come organi sessuali: la pelle, le mucose e alcune sedi in cui l’eccitabilità è elettiva, che hanno predominato in certe fasi dello sviluppo infantile e che permangono nelle condotte adulte come mete preliminari o provvisorie.

Tali sedi sono le zone erogene della bocca e degli sfinteri, anale e uretrale, questi ultimi contigui ai genitali, ai quali poi cedono il primato come sede elettiva e finale.

Esse fungono da organizzatori per specifiche modalità e tratti della vita amorosa, che possono persistere anche per l’intera esistenza e imprimere stili peculiari alle tecniche della condotta amorosa, come l’erotismo orale, sadico-anale, fallico-uretrale e genitale.

L’esperienza di una pulsione così complessa e indipendente nelle sue componenti non può che avvenire per stadi e secondo una costruzione diretta dalle scelte più antiche.

La forma che la vita sessuale assume dalla pubertà in poi è determinata in larga misura dalle particolari vicissitudini che si sviluppano al suo interno nella prima e seconda infanzia.

Non si comprende la vita amorosa degli adulti se non risalendo alle fasi del loro sviluppo psicosessuale nell’infanzia, non è un paradosso pertanto affermare che è il bambino a determinare i modi di amare dell’adulto.

Accanto a questa fonte della scelta oggettuale, come dire ‘per appoggio’, la ricerca analitica ha portato alla scoperta che alcuni individui pongono la propria persona come oggetto di scelta o come modello per esso: è il tipo narcisistico.

Secondo Freud, un essere umano può amare, secondo il tipo narcisistico, quello che egli stesso è, quello che era, quello che vorrebbe essere (in questo caso viene amato l’oggetto dotato delle prerogative che mancano al soggetto per raggiungere il suo ideale), e infine la persona che fu una parte del proprio sé (come i propri figli); oppure può amare secondo il modo di scelta per appoggio, vale a dire la donna nutrice, l’uomo protettivo, e la serie delle persone che ne fanno le veci.

Se l’erotismo è essenzialmente un processo comunicativo e una forma d’interazione che prende forma nell’immaginario e nell’interpretazione, il corpo ne costituisce però il fondamento. L’erotismo è certamente il ‘trionfo del senso’, ma è soprattutto un’esperienza dei sensi.

Guardare l’altro o sentire l’altro costituisce l’acme dell’erotismo che è percepito dal soggetto anzitutto come la dilatazione di un senso.

Lo sguardo di chi si sente erotizzato acquista forza, vigore e lucidità, capacità di percepire sfumature e particolari non visibili a un occhio eroticamente indifferente.

Non solo un senso o una parte del proprio corpo si dilata a dismisura sino a divenire quasi un’estensione degli organi sessuali, ma anche un particolare del corpo dell’altro assume una rilevanza e una visibilità totalizzanti, capaci di oscurare il resto.

Ciò avviene soprattutto nella forma di erotismo rappresentata dal feticismo; è innegabile, tuttavia, che sia sempre il particolare, un gesto, uno sguardo, un modo di toccarsi, il timbro di una voce ad accendere il desiderio.

L’oggetto della passione erotica viene guardato e osservato con un’attenzione che si concentra tutta ora su questo e ora su quell’altro particolare: l’erotismo dunque può essere visto anche come il trionfo del particolare sul tutto, dell’esasperazione di un dettaglio sull’interezza del corpo. Proprio grazie a questa dilatazione sensoriale esso può vivere anche attraverso la distanza fisica, attraverso lo sguardo o il gioco degli sguardi.

Può essere vissuto anche come un piacere che l’occhio assorbe per poi distribuirlo generosamente a tutti gli altri sensi e si può giungere a un pieno appagamento sensuale pur senza che il corpo si sia affatto spostato.

Teso verso il visibile e attratto irresistibilmente da esso, l’erotismo va anche oltre di esso e nasce da quella possibilità di stabilire un contatto a distanza.

L’oggetto del paradosso e l’utilizzo dei sex-toy sono raccontati in un film molto divertente che con molta delicatezza tratta la visione di quell’epoca del piacere femminile, definita Isteria perché non poteva che essere patologica quando ricercata o desiderata.

Hysteria è un film inglese del 2011: è una commedia sentimentale leggera e spiritosa, in costume, che si svolge intorno alla versione romanzata dell’invenzione, da parte del giovane medico Mortimer Granville, del primo vibratore elettromeccanico.

In realtà non è facile determinare storicamente chi sia stato il primo a inventare un oggetto del genere.

La masturbazione femminile fu teorizzata nell’Inghilterra dell’epoca vittoriana come cura per quell’insieme di disagi fisici, psicologici e psichiatrici raccolti sotto la definizione di isteria, ritenuta allora una patologia tipica delle donne: considerate inferiori agli uomini sul piano fisico ed emotivo, più deboli e disposte alla malattia, la maggior parte delle patologie di cui soffrivano veniva ricondotta a qualche forma di malfunzionamento degli organi genitali o dell’utero.

Il “massaggio pelvico” veniva praticato da alcuni medici “specialisti” sulla paziente e poiché non c’era penetrazione non veniva in alcun modo associato a una pratica sessuale, benché l’obiettivo fosse quello di portare la paziente al “parossismo isterico”, definizione vittoriana dell’orgasmo.

L’origine del termine “isteria” è riconducibile alla parola che nella Grecia antica indicava l’utero, Hustéra: anche gli egizi riconducevano all’utero la ragione di alcuni disturbi femminili, e nel corso dei secoli diagnosi e cure hanno continuato a intrecciarsi con ipotesi e credenze religiose.

Solo nel Settecento fu introdotta una lettura neurologica degli attacchi isterici: fu un medico scozzese, Robert Whytt, a ipotizzare un collegamento tra “mente e anima” e a descrivere tra le manifestazioni della patologia parossismi, senso di soffocamento, tremore, paralisi locali, fames canina.

Ma praticamente qualunque disturbo, nella rudimentale psichiatria dell’epoca, veniva ricondotto a una forma di isteria. Alle donne malate veniva consigliato come cura l’oppio o, in molti casi, il matrimonio (alle donne già sposate veniva consigliato di fare più sesso).

Oggetti di forma fallica erano usati per pratiche sessuali almeno dall’antica Grecia, ma il primo oggetto vibrante per la stimolazione genitale femminile fu usato in Francia nel 1734: venne chiamato “tremoussoir”, funzionava tramite un meccanismo a molla e veniva usato per trattare le pazienti affette da isteria, senza alcuna connessione dichiarata con il sesso.

Nonostante l’invenzione del tremoussoir, però, i medici continuarono a effettuare i “massaggi pelvici” manualmente ancora per decenni: una pratica lunga e stancante che, a causa dell’abbondanza delle pazienti, poteva causare dolori alle mani e ai polsi di chi eseguiva il trattamento.

Nel 1869 George Taylor, fisico statunitense, mise a punto il manipulator, apparentemente il primo vibratore a vapore, un aggeggio molto particolare che riusciva però a offrire supporto ai medici durante il trattamento: aveva la forma di un tavolo a cui era collegata una sfera, oggetto che esercitava la stimolazione, avviata da un macchinario a vapore solitamente posizionato in una stanza adiacente.

Non era l’unico strumento usato per la stimolazione genitale: altro sistema piuttosto comune era la “doccia pelvica”, un forte getto d’acqua indirizzato verso l’area genitale delle pazienti.

Il macchinario che si vede nel film, inventato da Granville nel 1883, è ritenuto il primo vibratore elettromeccanico.

Qualche anno dopo, nel 1899, fu inventato il primo vibratore a batteria. In quel periodo furono inventati e commercializzati circa un centinaio di oggetti del genere, solitamente acquistati da medici per la cura delle pazienti.

Un vibratore elettrico, brevettato nel 1902 dall’azienda statunitense Hamilton Beach, fu il primo pensato per la vendita al grande pubblico: i vibratori domestici venivano pubblicizzati come massaggiatori, utili a sciogliere la tensione muscolare, e rivolti sia agli uomini che alle donne. Furono il quinto “elettrodomestico” a entrare nelle case.

Negli anni Venti i vibratori cominciarono a essere usati nell’industria pornografica e a essere pubblicamente associati a pratiche sessuali, quindi diventò impossibile, per la moralità dell’epoca, continuare a pubblicizzarli come strumenti medici.

L’oggetto che conosciamo noi come vibratore nasce negli anni Sessanta, in pieno periodo di rivoluzione sessuale: è del 1968 il brevetto del primo vibratore senza fili.

Nel frattempo le diagnosi di isteria venivano rimosse dalla psicoanalisi e sostituite con interpretazioni più dettagliate legate a stati di depressione o crisi psicologiche, con conseguenti terapie.

Ora finalmente le donne sono libere di fare e desiderare del sesso senza essere clinicamente considerate isteriche ed il tabù dei vibratori sta piano piano scomparendo come altri tabù legati agli ideali di una società che ormai non ci appartiene più e nemmeno ci rappresenta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *