Il pensiero analogico e la comunicazione analogica

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Il pensiero analogico e la comunicazione analogica

La comunicazione analogica è quel tipo di comunicazione attiva che si avvale della Psicologia Analogia e che permette di instaurare un rapporto immediato e gratificante con coloro che ci circondano e ci ascoltano, creando quella corrente empatica che è la radice di ogni buon rapporto, sia sentimentale, che professionale o privato.

La Psicologia Analogica studia le leggi e le regole che governano le dinamiche emotive dell’individuo e le espressioni che ne derivano.

Classifica inoltre gli individui in vere e proprie categorie di appartenenza denominate tipologie, rivelandone le caratteristiche comportamentali.

Essa utilizza la comunicazione come stimoli – risposte – rafforzi di tipo verbale e non verbale, trasformando una semplice comunicazione informativa in una più efficace comunicazione interattiva e stimolante facendola diventare non soltanto un semplice scambio di informazioni fini a se stesse,  ma di servizi emotivi che inducono ad un cambiamento emotivo e psichico nel pubblico ascoltatore, per poter così creare le condizioni analogiche necessarie all’ottenimento del consenso, al miglioramento della relazione, in qualsiasi ambito essa si instauri, e alla risoluzione di problemi e disagi emotivi o comportamentali.

Per accedere all’interno dei sistemi emotivi e psichici dell’uomo, la Psicologia Analogica utilizza la Comunicazione Analogica sotto una particolare angolatura. Essa viene intesa come comunicazione emozionale integrale che ottimizza il proprio effetto per comunicare con la parte più profonda dell’essere umano, integrando tre linguaggi interattivi:

  • La Comunicazione Non Verbale;
  • La Comunicazione Simbolica;
  • La Comunicazione Verbale.

Lo studio sintattico dei linguaggi interattivi permette alla Psicologia Analogica di sistematizzare e di classificare i più significativi segni, gesti, parole e comportamenti espressi dall’individuo, definendone le diverse possibili interpretazioni.
Lo studio semantico dei linguaggi interattivi, o emotivi, permette di scoprire l’origine delle analogie e con essa le tappe evolutive più significative della vita dell’individuo, decifrandone le mappe cognitive.
Lo studio delle leggi e dei comportamenti globali all’interno della comunicazione emotiva o interattiva permette di evidenziare l’importanza che le diverse tappe evolutive hanno per l’individuo; la comunicazione stessa sarà per tutta la sua vita condizionata dalle “relazioni significative” subite nella fase infantile o adolescenziale all’interno della famiglia di origine (costituita dal padre, dalla madre e dagli eventuali fratelli) ad  altre famiglie consistenti nei gruppi sociali e culturali di appartenenza o di aggregazione.

Il meccanismo notoriamente definito come “coazione a ripetere”, porta l’individuo a rivivere gli eventi emotivi del passato identificando come significative idee, cose, persone e relazioni in base alla duplicazione di questi nel presente.

I suoi rapporti relazionali e sentimentali saranno la riproposizione di quegli schemi acquisiti durante l’infanzia e facenti parte del suo vissuto, quindi rassicuranti anche se non sempre sono schemi di relazione positiva e basata sul rispetto e sull’equa condivisione e sul medesimo piano di rilevanza.

Ma cosa si intende per pensiero analogico e pensiero emotivo?

Il pensiero analogico

Per comprendere il significato del pensiero analogico occorre preliminarmente distinguerlo dal pensiero logico e dal pensiero sintetico.

Il pensiero logico è deduttivo, se da un’idea come caso generale se ne deduce un caso particolare facendo una semplice deduzione mentale, ad esempio: chi è iscritto all’ACI sa guidare, Arturo è iscritto pertanto ha la patente.

Il pensiero logico è anche induttivo, cioè da un caso particolare si può fare una pensiero generalizzante, per esempio: Franz è norvegese ed è biondo con gli occhi azzurri, si può dire che tutti i norvegesi sono biondi con gli occhi chiari.

Il pensiero logico è molto utile per ognaizzare, gestire, mettere ordine, sistemare, definire, catalogare, tutte attività che sono utili sia nel privato che nell’ambito lavorativo.

Il pensiero sintetico è in grado di sintetizzare più fattori dando una visione d’insieme generale e distaccata, riuscendo a ricercare le eventuali somiglianze o discordanze negli elementi considerati.

Il pensiero analitico è la capacità di comprendere una situazione, un problema, un evento mediante l’analisi, cioè scomponendo in parti più piccole il problema, la questione, il fatto, e la capacità di valutare le conseguenze puntuali di specifiche catene causali.

Esso comporta una comprensione degli elementi costitutivi del problema in modo sistematico, la conoscenza successiva dei diversi aspetti, l’individuazione di priorità su basi logico-razionali e infine la definizione chiara delle relazioni di causa-effetto.

Si tratta di avere la capacità di entrare nella complessità del pensiero causale in atto, in altre parole conoscendo le diverse ragioni, conseguenze o passaggi inclusi nell’analisi.

Il pensiero analogico è l’attuazione di un processo di riconoscimento di somiglianze tra oggetti e relazioni che li collegano collocati in situazioni diverse, spesso riferite a contesti esperienziali anche distanti tra loro.

Nel caso in cui questo processo di riconoscimento avviene si dice che le situazioni sono analoghe.

Quello che emerge come effetto del riconoscimento di un’analogia è l’oggettivazione di una sorta di identità delle relazioni intercorrenti tra gli oggetti nelle due situazioni, con l’azzeramento delle differenze tra i caratteri degli oggetti stessi.

Un semplice esempio dell’attivazione del pensiero analogico si ha quando un alunno attiva processi come dare mezzo panino o dare mezza barretta di cioccolata ad un compagno e riconosce che, in fondo, sta facendo la stessa cosa.

Ciò che conta non è tanto che si sta dimezzando un panino o una barretta di cioccolato, quanto il fatto di riconoscere che la relazione intercorrente tra le parti che si costituiscono ogni volta è la medesima, però il ragazzo sa rappresentarsi cosa comporta per sé la privazione di un panino o del cioccolato, e sceglierà in base alle sue condizioni personali del momento ed alla soddisfazione maggiore che ottiene anche con mezza porzione, se quindi ha fame sceglierà di dividere la cioccolata tenendosi l’intero panino, se invece è goloso si terrà l’intera cioccolata.

Ma il bambino con capacità analogica è in grado anche di valutare il bisogno del compagno e di adattare la sua scelta anche alle esigenze altri.

Il pensiero emotivo

Per capire il pensiero emotivo occorre distinguerlo dal pensiero razionale.

Il pensiero razionale è un pensiero che analizza, valuta, calcola ed esamina razionalmente e con logica le varie questioni sottoposte alla sua attenzione.

È un pensiero legato dalla rigidità dei suoi schemi valutativi che devono essere pratici, pragmaticied è adatto a compiti esecutivi, di organizzazione e di gestione che debba essere fatta con dei criteri di precisione, di bilancio, di parificazione dei pro e dei contro, delle uscite e delle entrate.

Il pensiero emotivo è frutto di un’attività cerebrale più primitiva che risponde ai bisogni essenziali dell’uomo, e tra questi bisogni si può annoverare quello di conoscere, ed il punto di partenza di un’attività conoscitiva è sempre un’attività emotiva.

Il pensiero emotivo è un pensiero creativo, rivoluzionario degli schemi, innovativo,

La particolarità delle discipline della Psicologia Analogica è da ricercare infatti proprio nella “gestione” della emotività: studio – analisi – valutazione – azione, permettono a chi applica le nostre metodologie di penetrare profondamente nell’architettura mentale degli interlocutori e rendere loro il “servizio emotivo” di cui hanno bisogno.

Sappiamo tutti che è l’inconscio a governarci: riuscire a nostra volta ad interferire in qualche modo in questa azione di governo può certamente essere considerato un grosso successo.

Se prendiamo per esempio il contesto dell’insegnamento “tradizionale” il docente o educatore, anche ben motivato, riesce con fatica e non sempre a superare gli ostacoli che incontra nel suo percorso proprio perché la sua analisi interpretativa è basata sulla sola lettura dei modelli comunicativi logici, dai quali raccoglie le informazioni che determinano la strategia di approccio personale.

Il problema ovviamente si amplifica quando la scolaresca presenta delle problematiche che costringono l’insegnante ad uscire dal mero raziocino e dalla sola logica, come nel caso vi siano degli  alunni con necessità “particolari”, la cui capacità comunicativa è ridotta o è resa difficile da una diversa lingua o cultura.

Avere un’apertura anche di tipo emotivo permette all’insegnante di adeguare l’insegnamento alle nuove e particolari necessità, creando approcci e metodi più efficaci per il caso da trattare.

Riuscire con l’empatia a conoscere la realtà interiore profonda ed i disagi che sono tipici degli alunni con difficoltà permette di comprendere meglio le difficoltà e saperle risolvere adeguatamente.

La stessa tecnica della comunicazione analogica può essere applicata in ogni contesto lavorativo o relazionale, famigliare o semplicemente di condivisione con persone sconosciute, in quando consente di mettersi su una linea d’onda che non è la nostra solita, non è il nostro metro di misura, ma permette di adattarci ad altre forme di pensiero deduttivo o pratico con creatività, empatia ed innovazione, studiando un nuovo metodo comunicativo da adattare al caso singolarmente.

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