Il riccio del soggettivismo – significato

Tanti cuoricini nella scrittura – significato
11/01/2017
La narrativa non è solo svago ma anche emozione e pensiero
11/01/2017

Il riccio del soggettivismo – significato

In grafologia viene definito come riccio del soggettivismo quell’allungamento del tratto in finale di parola in orizzontale, specialmente della “a” e delle “e”, tanto da creare un segmento d’inchiostro lineare verso destra.

La destra, grafologicamente parlando, rappresenta, tra le altre cose, la predisposizione verso il mondo esterno e verso gli altri.

Lo spazio tra una parola e l’altra può rappresentare la necessità di approfondire il proprio pensiero interiore e quando questo è occupato dall’estensione della finale di una parola, in orizzontale e in prospettiva seguendo il rigo di base significa che c’è nella persona la necessità di preponderare ad ogni passo o decisione la propria condizione e considerazione nel sociale, soprattutto quando ha a che vedere col giudizio e le critiche che gli altri possono esprimere.

Rappresenta la necessità del soggetto di limitare lo spazio tra sé e gli altri per motivi che possono riguardare il bisogno di riservatezza o discrezione nei propri ambiti, oppure può essere una diffidenza verso chi ancora non si conosce e di cui non ci si può fidare.

Può rappresentare la necessità di essere ascoltato con maggiore attenzione, lo spazio in più che richiede lo scritto è infatti una richiesta di maggiore considerazione.

Può infine essere il timore della critica esterna che si teme possa essere eccessiva od offensiva, in tal modo la persona non concede lo spazio evitando di dover sentire delle considerazioni che possono ferire l’amor proprio, inclinando la stima e la valutazione di se stesso.

Sono forme di insicurezza interiore che necessitano di spazio e di tempo per poter essere spianate, questa remora è rappresentato nella scrittura attraverso un segmento lineare che occupa parte del rigo.

Nel caso si tratti di diffidenza verso il prossimo, la conoscenza protratta nel tempo e l’affidabilità possono limitare tale distanza, così come la conoscenza delle situazioni concrete porta a maggior rassicurazione del proprio stato e delle proprie funzioni.

Non sempre viene eseguito il riccio e non sempre con la stessa intensità.

Se vi sono per lo scrivente periodi di maggiore tensione emotiva, ad esempio nei rapporti personali o professionali, il riccio diventa più vistoso e rilevante, cioè il tratto finale della lettera si fa più lungo e più appuntito.

Nei momenti di minor disagio o se lo scritto è rivolto ad una persona di fiducia e conosciuta il riccio si riduce sino quasi a scomparire.

Per questo motivo quando si fanno delle valutazioni grafologiche della persona sarebbe opportuno poter confrontare gli scritti eseguiti in momenti diversi e quando rivolti a persone diverse.

Il confronto infatti permette di notare quelle differenza di atteggiamento che sono la risposta ai comportamenti ed agli atti tenuti da un soggetto.

La scrittura essendo l’espressione più fine del pensiero e delle emozioni rivela tali stati di animo in maniera molto esplicita e palese e può rilevare anche il cambiamento dell’atteggiamento mentale col variare delle situazioni che coinvolgono lo scrivente.

Altra differenza rilevabile nel riccio del soggettivismo è quella tra la finale appuntita del tratto e quella invece fatta con punta arrotondata.

Più la finale è accuminata ed appuntita con maggiore tensione e nervosismo viene sentito il sentimento di rafforzamento dell’Io soggettivo e la distanza con prossimo.

Non tutti reagiamo nello stesso modo ad un bisogno interiore, c’è chi lo fa garbatamente ma fermamente e chi lo fa in maniera più aggressiva, dipende dalla sensibilità della persona e dalla sua particolare o meno fragilità nel modo di porsi agli altri.

In tutti tali casi la tensione può essere ridotta attraverso un rafforzamento dell’autostima e della propria sicurezza interiore che portano il soggetto ad essere meno timoroso e diffidente degli altri perché più sicuro in se stesso e più consapevole delle proprie capacità e potenzialità.

Inoltre il giudizio degli altri, quando c’è un Sé più consapevole e sicuro, e percepito in modo meno influente e determinate sul proprio comportamento ed atteggiamento.

Conoscersi in maniera approfondita permette di superare le limitazioni e le diffidenza che ci poniamo spesso inconsapevolmente ed immotivatamente.

La scrittura attraverso l’analisi grafologica è un ottimo strumento di conoscenza della persona, e permette di valutare e verificare sia le inclinazioni che i timori, diffidenze e difficoltà esaminando come vengono redatte le lettere e le parole, come viene occupato lo spazio e quali sono i segni che emergono con maggiore intensità.

Lo spazio del foglio rappresenta lo spazio intorno a noi e la scrittura è il modo con cui ci muoviamo in esso.

Avere la consapevolezza di come siamo e come agiamo ci rende non solo più consapevoli ma anche maggiormente capaci di affrontare quelle difficoltà che possono emergere ogni giorno dalla convivenza con gli altri e con altri ambienti, siano essi riservati come la famiglia ed i gruppi di amici, siano professionali come i luoghi di lavori e siano sconosciuti e forestieri come, si auspica in maniera sempre più numerosa, le novità e le nuove opportunità di relazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *