Il riccio della materialità o del materialismo

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Il riccio della materialità o del materialismo o, come altre scuole intendono chiamarlo, della fissazione materialistica è un segno grafologico che evidenzia nello scrivente l’importanza della materialità degli aspetti della vita e di ciò che ne consegue, come il possesso delle cose, dei beni voluttuosi e lussuosi, i possedimenti, i denari, la possibilità di guadagno, l’interesse che ne può conseguire, e tutti gli aspetti che rendono la vita agiata, comoda, di prestigio, sicurezza per il futuro, investimenti e possedimenti, desiderio di averne di più, di creare sempre maggiori guadagni.

Direi che è il segno tipico dell’investitore, dell’ambizioso in termini pratici, colui che ambisce ad un certo livello sociale ed ad uno status simbol fatto di agiatezza e di benessere economico.

Il Riccio della Fissazione Materialistica è un filetto collocato sotto la base del corpo generalmente per dare inizio a una lettera o parte di lettera, indica appunto la fissazione materialistica, il pensiero si ferma spesso su questioni economiche, materiali, il corpo e la salute, disprezza i problemi ideali.

Può trovarsi all’inizio della parola anche all’interno del testo oppure in alcune lettere che si trovano dentro la stessa parola realizzata con uno scacco, un fermo, nel riprendere la parola per concluderla lo scrivente non può fare a meno di iniziarla con il ricco che prende l’avvio dal basso.

Spesso quando è molto presente nel testo è molto probabile che anche la firma sia avviata con un riccio simile che, nel caso della firma, può essere realizzato in maniera ancora più vistosa.

I ricci in questione sono dei filetti che precedono il realizzarsi della lettera cha inizia la parola ma possono essere anche dei segmenti aggiunti appositamente per incominciare dal fondo.

Sottoil rigo si trova la nostra parte istintuale che abbisogna dei beni primari per il sostentamento, così può essere nei paesi poveri, nei paesi abbastanza agiati come il nostro denota uno stile di vita diretto all’accumulo del denaro e dei beni di lusso, non solo per il puro piacere personale e per la propria sicurezza ma anche per dare all’esterno un’immagine di sé di agiatezza.

E quando questi ricci corrispondono all’avvio di quasi tutte le parole o della maggioranza di esse denota qualcosa di più della semplice necessità, il bisogno di accumulare diventa maniacale ed ossessivo ed il pensiero costante e prevalente per la persona che mette la materialità come esigenza al di sopra di ogni altra questione o necessità.

Sono proiezione di una costante ansietà, di un diffuso bisogno di porre le basi del proprio essere e del proprio agire ben radicate nel campo della sussistenza materiale, fisiologica ed economica, che può assumere carattere ossessivo in relazione a frequenza, lunghezza e pressione.

Può avere carattere di transitorietà, in corrispondenza di situazioni contingenti, allora in tali casi sarà rilevato con minore quantità ed intensità dello stesso, e se è davvero corrispondenza ad una condizione temporanea, esaurito il problema ad esso collegato il riccio tende a scomparire.

Quindi è strettamente collegato all’esistenza del pensiero diretto alla cosa materiale.

Quando invece il segno diventa invece permanente, costante, un segno caratteristico e distintivo del personaggio scrivente allora si può tranquillamente affermare che la fissazione materialistica ha origini consolidate nella mente dello scrivente o per un suo fine personale o per una educazione diretta all’accumulo oltre il bisogno che si è trasferita dalla generazione precedente a quella successiva come un passaggio di testimone.

Il riccio della materialità nasconde delle insicurezze personali che sono quelle primordiali del rimanere senza ciò che può essere essenziale per la vita, per sentirsi sicuri e protetti (il denaro è indubbiamente un fattore di sicurezza e benessere ineguagliabile, anche per chi è malato o vive delle difficoltà perché potersi permettere delle cure o dei sostegni esterni sappiamo tutti essere diventato un bene di lusso che soltanto i ricchi benestanti si possono permettere).

Il segno grafologico in questione diventa quindi un elemento di sostegno necessario all’esistenza ed alla tranquillità del soggetto, un punto di ancoraggio che garantisce solidità, possibilità di agire e di operare anche in campo professionale non soltanto in quello personale, esclude ogni timore collegato alla mancanza di disponibilità economica.

La persona che scrive con ricci di tal tipo prevalenti è una persona molto pratica anche nel modo di agire e di pensare e quindi anche poco propensa agli idealismi ed ai sogni illusori ma soltanto a quelli che si possono concretamente realizzare.

Di fronte alle difficoltà e i problemi il soggetto ricorre a surrogati: alla componente emotiva, pulsionale, istintuale, cioè si lascia trasportare dalla spinte emotive e dalle pulsioni.

Può indicare la tendenza all’accaparramento affettivo o economico, significa che non sapendo separare la sfera meramente affettiva da quella materialistica anche la scelta del partner ne viene inevitabilmente condizionata, così come la professione ed il lavoro scelto.

Tutto ciò che sta intorno a lui gli deve garantire quel prestigio e quella sicurezza economica di cui ha tanto bisogno per sentirsi al sicuro, sereno e senza angosce e timori.

Il soggetto quindi solitamente un insicuro pensa che per stare tranquillo la scorciatoia da seguire sia quella o dell’accaparramento dell’affetto altrui o la via economica e materiale, che diviene una vera e propria idea fissa, un falso bisogno, una costante preoccupazione, una fissazione materialistica, appunto.

Di seguito alcune scritture che evidenziano il segno di cui stiamo trattando.

 

Il ricci della materialità o del materialismo vengono redatti con un tratto di avvio, di inizio di parola che trova la sua origine sotto il rigo e risale sino a formare la lettera.

L’avvio sotto il rigo è determinante per la qualifica del riccio della materialità, e la profondità dello stesso è indizio dell’intensità del pensiero e della sua dominanza e prevalenza per il soggetto scrivente.

Entrambe le scrittura sopra riportate riportano un numero consistente di ricci che eccedono nello scritto in maniera vistosa, diventando una vera e propria ossessione per lo scrivente.

Infatti, la quantità, la qualità (l’essere il segno più o meno vistoso e lungo), l’intensità sono indizi che dimostrano che non vi è soltanto una normale e comune propensione all’avere ed al possedere ma diventa una mania, un pensiero ossessivo e per taluni (come dimostra la seconda grafia) anche un’ossessione di tipo patologica.

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