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Il riccio della vanità, proprio come il termine che lo descrive, esprime la vanità della persona scrivente, il suo eccessivo ed ossessivo senso estetico, la mania di perfezione, il voler apparire perfetti soprattutto in pubblico ed in ogni occasione in cui si mostrano agli altri.

Dentro di sé la persona teme il giudizio degli altri, non tollera le critiche ed è poco tollerante alle frustrazioni che la destabilizzano, la mortificano e la fanno cadere in uno stato di depressione, hanno poca stima di sé se non addirittura il rifiuto di come sono in realtà e di quale sia la loro condizione, personale, famigliare o sociale.

Rinnegando se stesso, lo scrivente persegue un modello perfetto, fatto di bellezza, precisione, avvenenza, eleganza, ma tutto ciò è un paravento per difendere la parte sensibile e delicata che la persona vuole nascondere, per non rivelare le sue debolezze e le sue lacune e frustrazioni.

Come ogni gesto di vanità tende a volgersi verso la parte alta dello scritto, ma non necessariamente.

Pensiamo per un momento al modo di gesticolare di una persona snob, che tiene le braccia vicino al corpo quasi non voglia avere a che fare con lo spazio degli altri, ma tale gesto nasconde un intento protettivo della persona che teme il contatto con gli altri perché teme la condivisione e la conoscenze interiore che porta lo scambio comunicativo attivo e positivo.

Essa gesticola come se fosse legata da una corda fino ai gomiti e questo è il sintomo del suo limite mentale alla socializzazione e alla interrelazione con gli altri.

Gesticola poi e parecchio perché con le mani gioca il ruolo della lusinga e dell’adulazione , il suo gesticolare è però costretto, limitato, studiato, falso ed è una pura maschera di apparenza, un’immagine a cui molti si aggrappano per darsi valore ed importanza non capendo che il valore della persona sta da tutt’altra parte.

Il riccio della vanità, proprio per la similitudine psicologica sottintesa al gesto stesso, potrebbe essere confuso con il riccio dell’ammanieramento, di colui che vuole adulare, incantare, ammaliare solitamente per il fine ultimo dell’inganno di questioni personali o esterne, ma comunque si tratta di un gesto che tende a nascondere un qualcosa cercando di sviare l’attenzione su altro che non corrisponde solitamente al vero.

Si tratta di ricci che si  espandono nella parte superiore, spesso consistenti in svolazzi, paraffi, tratti di penna che di per sé sono del tutto inutile allo scritto ma servono per il contorno che sta al contesto costruito con falsità, subdola ammirazione e affascinazione.

Ovviamente il gesto è interamente fatto per il pubblico, per l’interlocutore che colui che utilizza il riccio dell’ammanieramento ha davanti a sé, per la platea che lo plaude e lo elogia.

I gesti che consistono nei ricci della vanità sono gesti personali, privati, una sorta di maschera di perfezione e bellezza che nasconde spesso un disagio, intimo, interiore, personale, non pienamente soddisfatto o saturato, di una persona che non si ama e non si compiace di come si vede, quindi si trucca e si traveste alla perfezione,  abbellisce se stessa o se stesso come fa con la sua scrittura, che è soltanto un’estensione plateale e chiara della sua personalità, rendendosi piacente e piacevole, superando così la paura di non riuscirci spontaneamente.

Quindi il riccio della vanità a differenza di quello dell’ammanieramento è legato ad un desiderio personale, una necessita insita al proprio essere e fatta puramente per se stesso, per coprire quelle mancanze che teme lo rendano meno attraente od interessante.

Il riccio della vanità inoltre è lo specchio dell’eleganza ricercata, della bellezza il più possibile perfetta, colui che scrive con tali ricci difficilmente lo incontrerete scapigliato o vestito in maniera sciatta o poco curata, anzi sarà l’opposto, perché ogni suo gesto, calibrato, ricercato, ben elaborato è frutto di una intensa preparazione privata e quindi non uscirà mai di casa con qualcosa sulla sua persona che sia fuori posto.

Allo stesso modo prediligerà gli ambienti sociali e le persone che gli assomigliano e che vivono con lo stesso stile, difficilmente saprà adattarsi ad un ambiente diverso o con persone che non hanno la stessa mania del protagonismo e dell’esibizione.

Si distingue poi dal riccio della mitomania perché quest’ultimo si eleva verso l’alto ma solitamente con un gesto dritto, verso destra o sinistra, ma ritto in modo imperioso verso l’alto.

Tale segno nasconde il bisogno della persona di inventarsi un personaggio e mostrarsi come tale in quando si vergogna di se stesso o non si piace, ma in maniera più patologica di colui che realizza un riccio dell’ammanieramento.

La mitomania è la tendenza abituale ad inventare bugie, a cui spesso crede l’autore stesso allo scopo di destare ammirazione negli altri, lusinghe, lodi e plausi, oppure compassione, indulgenza eccessiva, che normalmente non sarebbe concessa, o stimolare nel pubblico o in chiunque incontri un interesse che diversamente l’altro non avrebbe.

Il mitomane finge di essere qualcun altro e vive nella speranza di poter sempre impersonare un individuo con doti eccellenti che richiamano l’attenzione e l’invidia degli altri.

Quindi anche in tale caso abbiamo dei gesti compiuti per mascherare se stessi di fronte al pubblico, agli altri agli eventuali uditori, un gesto fatto puramente per la propria esibizione  pubblica.

Tutto questo non ha nulla a che fare col gesto della vanità che è un sentimento personale, privato insito nella persona e comunicato verso l’esterno con un atteggiamento snob, intollerante e poco adattabile alle situazioni.

Nella scrittura del vanitoso tutto sarà perfetto e bello, fatto con cura e perfezione dei particolari, senza sbavature né eccessi, con estrema pedanteria del gesto e cura dei particolari sino al maniacale.

La scrittura avrà un calibro medio, non eccessivamente grande, che risulterebbe alquanto pacchiano per un esteta, con le lettere ben formate e con una giusta, calibrata e constante distanza tra le parole e tra le righe, con un ossequioso rispetto delle forme scolastiche, come a rimarcare che la perfezione sta nell’attenersi alle impostazioni apprese durante la scuola.

È anche probabile che la scrittura a una prima vista possa sembrare, soprattutto nelle donne, molto aderente alle forme insegnante a scuola come se non si fossero evolute.

Segno questo che la persona tende a nascondere gli eventi negativi che l’hanno fatta soffrire aggrappandosi sempre ad una parvenza di perfezione, sia nella vita così nella sua scrittura.

Nella scrittura di seguito riprodotta [1], sicuramente molto elegante e ricercata, possiamo notare i ricci della vanità che sono stati evidenziati con un cerchietto di colore arancione.

Come si può notare i gesti di vanità pur avendo una prevalenza verso la parte ideativa dello spazio, possono anche espandersi nella zona sottostante se sono sintomo di una voluttà e di una sensualità usata per farsi ammirare.

Inoltre, come tutti i ricci o segni grafologici che sono considerati gesti fuggitivi, se sono diretti verso desta o sinistra si riportano ai significati di tali zone ampiamente descritti in precedenza.

La scrittura ha inoltre uno stile ammaliante e seduttiva di per sé tutta, vuol dire che probabilmente la persona punto molto su tali sue doti per farsi apprezzare ed ammirare dal pubblico.

Anche in questa seconda scrittura [2] estremamente ricercata i ricci sono quegli abbellimenti che fanno delle figure quasi dei simboli estetici, allora le “f” diventano addirittura dei fiori dove l’asola alta rappresenta il fiore e l’asola bassa,che dovrebbe stare sotto il rigo, sporge a lato come una foglia.

La rigida impostazione delle forme grafiche scolastiche qui si sono trasformate in qualcosa di estremamente femminile e sensuale ma in modo diverso, più giocoso, infantile, che richiama ad un’innocenza maliziosa (perché di fatto non esiste innocenza ma solo malizia).

Le lettere “g” sono dei ganci captativi, degli ami a cui agganciare la vittima, la preda, usando quella giocosità fatta di fiorellini, cuoricini, riccioli e nastrini.

Ma sempre all’interno di una grafia che non perde la sua bellezza esteriore, l’eleganza dei gesti e dei movimenti sinuosi fatti con la penna e lasciati con una scrittura che si addensa al centro, verso la concentrazione del sé, con un fare edonistico ed egoistico della persona che ama vedersi al centro di ogni cosa e di ogni pensiero di coloro che le stanno intorno, infatti non perderà mai occasione per mettersi in mostra in un modo o nell’altro.


[1] Tratta dal sito: http://www.grafologiamorettiana.it/psicologia/disposizioni/affettivita.

[2] Tratta dal sito: http://consulenzeingrafologia.it/sesso-e-grafia-iii-parte/

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