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La paura è un sentimento primitivo, potente e molto diffuso, ci anticipa un pericolo, una situazione che non sappiamo gestire o che crediamo di non saper gestire (in realtà ogni cosa può essere gestita a volte non si vedono le modalità ma di sicuro ci sono) ci mette in ansia perché temiamo di subire del dolore, del disagio o del pericolo.

Rientra tra le sensazioni primordiali utili all’uomo preistorico o meno moderno per difendersi dai vari pericoli a cui era esposto.

La paura è in due fasi: biologica ed emozionale. La risposta biologica deriva dalle percezioni esterne ed è un sentimento comune a tutti i soggetti che si trovano in determinate situazioni ambientali, quindi è un sentimento generalizzato ed universale, mentre quella emotiva è altamente soggettiva e individualizzata e dipende dal carattere e dalla persona che la percepisce.

 

 

L’emozione difensiva

 

Gli studiosi la definiscono l’“emozione primaria di difesa, essa è provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla pura fantasia quindi di fatto inesistente ma presente nella mente e nelle aspettative della persona che diventa rispetto alla situazione che teme ansiogena e timorosa.

Come emozione ‘difensiva’ la paura innesca nel corpo umano alcuni cambiamenti ormonali che lo rendono particolarmente adatto ad affrontare situazioni di forte stress, cioè stimolano la mente ad una reazione immediata, tale ormone rilasciato è l’adrenalina che rende i muscoli pronti e acuisce i sensi ed i riflessi oltre che la voglia di agire prontamente, mentre le funzioni di applicazione intellettiva diminuiscono.

Cioè la mente si concentra unicamente sullo stato di pericolo imminente e si focalizza sulla soluzione più utile ed adeguata.

In questo modo, gli individui entrano in uno stato denominato fight or fly’, in cui le possibilità di azione si limitano appunto all’attacco, atto alla neutralizzazione della fonte di pericolo, o alla fuga, ossia l’allontanamento da quest’ultima.

Tuttavia questa descrizione risulterebbe quantomeno riduttiva in quanto la paura può originare una serie vasta e differenziata di sensazioni e di percezioni emotive che sono direttamente collegate ad essa, come l’angoscia, il nervosismo e l’agitazione, o l’aggressività se il soggetto ha come risposta al timore una reazione eccessivamente reattiva e diretta ad aggredire gli altri, verbalmente o fisicamente.

 

 

Le teorie filosofiche

 

 

Per Søren Kierkegaard, filosofo danese padre di una corrente di pensiero che prenderà il nome di Esistenzialismo, l’angoscia rappresenta il sentimento della possibilità, quello stato esistenziale primario in cui l’uomo si trova immerso non appena riesce a rendersi conto del mare sconfinato di possibilità negative in cui naviga a cui si contrappone ogni possibilità positiva e risolutiva che egli dovrebbe ricercare se vuole mutare la sua condizione infelice da egli ricercata o migliorare quella attuale se tale è il suo desiderio.

Un vero e proprio eccesso di libero arbitrio.

La libertà d’azione concessa all’uomo apre uno spiraglio sull’enorme vastità del possibile che schiaccia l’interiorità di ciascuno di noi. Solo il salto irrazionale nella fede può, come suggerisce  Kierkegaard, salvare l’uomo dalla malattia mortale che consiste nella disperazione che non è mortale, poiché non conduce alla morte, ma perché capace di far sperimentare all’uomo la propria incapacità di vivere.

 

 

La paura della paura

 

Un aspetto tipico presente in molti disturbi d’ansia, che ha carattere preventivo e non sempre sostenuto da una condizione oggettiva stessa, per scatenarlo infatti basta la semplice paura che un determinato evento possa realizzarsi, è quello della tendenza a sviluppare una paura della paura, che genera ansia, timore immotivato, panico ed agitazione spesso incontrollabile.

Nei casi in cui la maggior parte delle persone tendono a provare paura solo durante una situazione che viene percepita come realmente o potenzialmente minacciosa, chi soffre di disturbi d’ansia può facilmente diventare vittima di emozioni sgradite vivendo più facilmente sulla propria pelle delle risposte di paura e arrivando poi a delle vere e proprie “sindromi da evitamento” dei possibili luoghi o contesti che possono innescare paure o timori, si verificano così le situazioni di evitamento di situazioni per paura di provare paura.

La conseguenza di tali pensieri è di limitare fortemente la possibilità del soggetto sia di relazionarsi con gli altri in modo adeguato sia di vivere la propria esistenza concedendosi il lusso di vivere e non di sopravvivere alla proprie paure.

 

Paura, Fobia e Panico

 

Una fobia  è una accentuazione di una risposta di abituale o consueta paura.

La paura che è diretta verso un oggetto o una situazione che non presenta un pericolo reale ma nella mente della persona che la prova è come se lo fosse e può trasformarsi e divenire sempre più intensa assumendo caratteristiche di  vera e propria fobia, cioè una paura intensa, eccessiva, depotenziante, irrazionale che innesca la volontà di evitare date situazioni, persone, luoghi o oggetti.

Esiste nell’ambito dell’età evolutiva ed adolescenziale anche la fobia scolastica quando un bambino o un ragazzo teme la scuola, ma non come istituzione in sé per quello che rappresenta: può essere la paura di non essere all’altezza dei compiti assegnati, può essere la paura derivante da un Deficit da DSA (spesso si scoprono col disagio del bambino più che con l’analisi della grafia, che invece permetterebbe una valutazione veloce ed immediata del problema), oppure paura di un insegnate che pretende troppo o perché non riesce ad entrare in empatia col bimbo o paura di un qualche compagno bulletto o gruppo di bulli.

In tal caso la fobia è tale che può scatenare delle malattie somatizzanti il problema e a cui occorre dare ascolto per comprendere il disagio che il bambino o il ragazzo celano dietro la non voglia di andare a scuola o il mal di pancia che guarda caso appare soltanto negli orari scolastici.

Spesso anche se una persona riconosce che una certa paura è irragionevole, non può evitare di provarla o di reagirvi. In questi casi, nel corso del tempo, la presenza di emozioni di paura tendono a peggiorare, e la risposta timore o angoscia può crescere e svilupparsi anche in modo imponente, si parla in tali casi di Panico, cioè una paura molto forte che diviene opprimente tanto da rendere difficoltosa la respirazione o un qualunque movimento, la persona infatti si paralizza per tutto il tempo in cui non riesce a gestire la forte paura che prova, questo perché la percezione può essere paragonata ad un vero e proprio timore della personale incolumità o dell’integrità o della sopravvivenza della persona.

Prima che la pura si trasformi in panico o per evitare che tali situazioni si ripetano è meglio cercare l’origine della condizione che genera paura ed affrontarla, in tal caso l’aiuto di un Counselor può essere utile per affrontare i propri timori, capirne l’origine e scoprire come affrontarli e sconfiggerli.

 

La paura in psicologia è funzionale

 

Tutte le emozioni sono la risposta dell’individuo alla percezione di uno stimolo esterno.

La paura nello specifico si attiva quando i sensi percepiscono uno stimolo dannoso o potenzialmente dannoso per l’organismo, insomma quando incombe una minaccia.

Alla paura segue uno stato di attivazione neurofisiologica che consente all’individuo di rispondere allo stimolo iniziale attraverso attacco, evitamento o fuga, o, nella peggiore delle ipotesi, con un blocco, che è paralisi, inattività, incapacità persino di pensare e quindi di reagire.

La differenza tra paura e fobia risiede proprio nella funzione adattiva della risposta, quando cioè l’istinto emotivo scatta in modo appropriato, allora siamo davanti ad una paura a cui segue una soluzione, o inappropriato,nel qual caso siamo davanti ad una fobia (cioè senza che sia presente una reale minaccia o con un’intensità eccessiva) che si può trasformare in un disagio personale o, nelle peggiori delle ipotesi, in un meccanismo fallato e patologico.

 

Risposte innate e apprese

 

Se una fobia può essere scatenata da un qualunque oggetto significa anche che potenzialmente ogni elemento di realtà, materiale o immateriale, è una possibile fonte di paura.

Si distinguono a tal proposito in paure innate e paure apprese.

Le paure innate sono scatenate da qualunque fenomeno, evento, circostanza oggettiva o persone sconosciute, da stimoli dolorosi o molto dolorosi che in futuro impariamo ad evitare così come accade anche per le situazioni che mettono a rischio la nostra incolumità (freddo, buio, altezza, predatori, ecc.).

Le paure apprese sono quelle che non sono a diretto contatto con la sopravvivenza dell’individuo o della specie e la cui natura è variegata e indefinibile ma vengono acquisite durante la vita a causa di eventi spiacevoli, violenze ed abusi, situazioni di eccezionale gravità o anche non così gravi che però il soggetto non è in grado di gestire e a cui non sa porre una reazione o una risposta.

Qualunque oggetto che abbia recato un danno reale o supposto, fisico o psicologico e che sia anche solo legato, magari inconsciamente, ad uno stimolo nocivo diventa fonte di paura.

In questo caso non si parla ancora di fobia perché l’entità della reazione potrebbe non essere oltremisura.

 

La funzioni sociale della paura

 

La paura non è solo una riposta emotiva individuale, ma può avere anche un risvolto sociale.

La funzione di sopravvivenza, ad esempio, non è solo rivolta al singolo ma può riguardare un gruppo o un’intera collettività oppure un’intera etnia (pensiamo alle persecuzioni di massa contro una determinata popolazione, per cui viene colpito il soggetto solo per le sue origini, tale affronto non viene dallo stesso percepito come un’offesa a se stesso ma alla sua intera genia).

La reazione emotiva diventa una segnalazione d’emergenza rivolta a tutti i conspecifici vicini o lontani e quindi potenzialmente in pericolo per questioni razziali che non hanno confini.

La paura inoltre stimola anche la memoria e l’apprendimento, una brutta esperienza, come può essere un esame non superato o un voto insufficiente a scuola, trasforma la brutta esperienza in un’occasione di crescita e di miglioramento futuro. Infatti sono sempre gli errori, le brutte figure che vengono memorizzati ed impresse nelle mente con più facilità delle cose ben riuscite e superate.

 

La paura nei segni grafologici

 

Nella scrittura vi sono alcuni segni che evidenziato stati confusionali derivanti da timori, fobie e quindi dalla paura, vediamo quali sono i segni che evidenziano il sentimento della paura che genera ansia, confusione, disarmo, incapacità di gestire in maniera autonoma ed indipendente la personale condizione.

Il segno Confusa col segno Addossata, che si riferiscono ad una confusione degli spazi sul foglio, tra lettere e parole ma anche tra le righe, oppure lo spazio delle lettere con quelle sottostanti o sullo stesso rigo con cui tendono a mescolarsi, invadendole o addossandosi ad esse.

In sintesi questo segni tolgono spazio a un vuoto che invece dovrebbe essere lasciato per lasciar respirare lo scritto.

Il togliere spazio laddove sarebbe giusto ci fosse può significare, infatti, paura e timore. L’occupazione può voler dire un rifiuto di viverlo così come dovrebbe e come sarebbe adeguato.

In tali casi si tratta più che altro paura della solitudine, di rimanere da solo o di essere abbandonato, allora lo scrivente si attacca agli spazi riempiendoli come vorrebbe riempire la sua vita della presenza delle persone di cui ha bisogno o che rappresentano per lui un riferimento di solidità e stabilità.

Così le lettere si allungano anche nella parte inferiore invadendo lo spazio delle lettere sottostanti e ad esse agganciandosi e diventando Intricata, un altro gesto di bisogno di attaccarsi a qualcosa o qualcuno che sia un solido e costante riferimento.

Di seguito un esempio di scrittura confusa: [1]

 

Di seguito una scrittura addossata e confusa: [2]

 

Di seguito due grafie di tipo Addossata anche se con stili scrittori diversi:

 

 [3]

 [4]

La seconda scrittura presenta un evidente segno di accartocciamento delle lettere su se stesse, come se lo scritto anziché procedere verso destra, prendendosi il dovuto spazio, ritornasse a sinistra, indietro nel tempo, al passato, alla madre ed alla voglia di protezione da parte di essa.

Accartocciarsi è un modo per difendersi da qualcuno che ci sta venendo addosso e mette in pericolo la nostra integrità fisica.

Un gesto istintivo, che ritroviamo anche nella scrittura, quando alcune lettere, tracciate con un movimento antiorario, finiscono per formare un gomitolo, un involucro protettivo, oppure hanno le zampine che terminano con un gancio rivolto a sinistra.

La mano che ritorna indietro indica la volontà di proteggersi da fattori esterni, di difendere la propria sfera privata da ingerenze esterne.

Spesso ciò è dovuto a esperienze negative del passato, a forti condizionamenti o, addirittura, a soprusi subiti.

È un meccanismo di difesa regressivo, che riporta ad un atteggiamento usato nell’infanzia, quello di proteggersi ritirandosi o nascondendosi dietro a qualcosa o qualcuno, ci si avvolge così interamente in se stessi con una corazza a difesa e senza apertura all’esterno.

Chi presenta questo segno è molto diffidente: verifica tutto quello che gli viene proposto e non ama le novità.

Non ha grande apertura mentale e, tantomeno, si apre ai sentimenti, perché aprirsi significa esporsi ai pericoli o alla possibilità che possano verificarsi.

Può anche ricorrere alla bugia o alla menzogna pur di non esporsi troppo alle critiche e ai giudizi altrui, anche in tal caso la bugia è usata con finalità meramente difensiva.

Se troviamo questo segno nella scrittura di un adolescente è il segnale della volontà di restare ancorato alla famiglia, intesa come un bozzolo che lo protegge dal mondo esterno.

Se, invece, lo ritroviamo in una persona anziana evidenzia il desiderio di trovare calore e protezione da parte dei familiari e, in particolare, il desiderio di proteggere l’io primordiale per rimanere attaccati alla vita.

Di seguito alcuni gesti scrittori che sono sintomo di un accartocciamento, di un avvolgimento su se stessi: [5]

 

Come si nota in tutte le lettere, il tratto invece di proseguire nello spazio verso destra, ritorna indietro, avvolgendosi su se stesso, come nella prima lettera “a”, od ampliando le lettere creando dei rigonfiamenti sempre a sinistra, come nella seconda lettera “m”, o delle evoluzioni in finale di lettera che si voltano a sinistra occupando lo spazio superiore o inferiore, nel caso della lettera la gambetta della “o” fa una evoluzione a sinistra nella parte soprastante la lettera.


[1] Immagine tratta dal sito: http://consulenzeingrafologia.it/simbolismo-del-campo-grafico-ii-parte/

[2] Immagine tratta dal sito: http://www.grafologiamorettiana.it/apprendimento/elearning/lezioni/disuguaglianza_metodica/disordinata

[3] Immagine tratta dal sito: http://grafologiadinamica.blogspot.it/2013/02/lettere-addossate.html

[4] Immagine tratta dal sito: http://vivalamamma.tgcom24.it/2013/05/lansia-si-percepisce-anche-dalla-scrittura-chi-non-vive-con-serenita-addossa-le-lettere/

[5] Immagine tratta dal sito: http://www.businesspeople.it/Le-opinioni/Scrivo-dunque-sono/L-accartocciata

2 Comments

  1. Anto ha detto:

    ho smesso di leggere nel momento in cui viene associata la paura ad un sentimento !

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