La paura dell’abbandono
05/05/2018
La tristezza vissuta nell’infanzia
09/05/2018

Il sentimento della tristezza è l’emozione che sviluppa sensazioni negative e frustranti, solitamente è collegata ad una perdita.

Essa può riguardare la perdita di una persona per lutto, in tal caso il sentimento della tristezza è quello che subentra in una seconda fase, dopo il sentimento di dolore puro più forte ed intenso immediato rispetto alla perdita, quando ci si rende conto del vuoto lasciato dalla persona che se n’è andata.

Oppure è la sensazione che segue l’abbandono per la rottura di una relazione sentimentale, oppure perché semplicemente il rapporto non è andato secondo le nostre aspettative e quindi ne siamo rimasti o delusi o sconvolti dalle decisioni altrui di porvi fine.

La tristezza può anche seguire ad un fallimento professionale, un progetto su cui contavamo mai decollato, o una meta non raggiunta nonostante il nostro impegno.

Tutte queste mancanze o privazioni ci lasciano un vuoto amaro che abbassa il nostro umore, ci rende più pessimisti, ci demoralizza e ci svilisce, così subentra la tristezza e tutte le sfumature che ne conseguono a seconda della circostanza o del rifermento che la indotta.

La tristezza dunque è la sensazione di patimento collegata a mille sensazioni e motivazioni ma sempre collegati ad una privazione di un qualcosa o ad un cambiamento per noi negativo, il disegno qui di seguito riproduce le tante circostanze che ci possono far sentire tristi.

 

 

 

La tristezza come stimolo a migliorare

 

La tristezza ci porta a prendere consapevolezza della perdita e delle sue conseguenze sia quelle che si sviluppano dentro di noi (come il lutto, la mancanza di un riferimento, di un aiuto, la solitudine), sia dei cambiamenti esterni anche quotidiani della vita o delle decisioni che devono essere prese per compensare o sopperire alla deprivazione.

Durante la fase della tristezza si verifica un vero e proprio isolamento della persona da tutto il resto del mondo, come se il pensiero tornasse costantemente ed ossessivamente a ciò che si è perso o non c’è più, al fallimento del nostro progetto, alle cose che non si possono più avere, al vecchio stile che per forza maggiore dobbiamo abbandonare.

Solo se si supera tale fase interviene, con una tempistica che varia da persona a persona in base al carattere, alla resistenza ed alla resilienza del soggetto, si comincia a pensare al dopo, alle nuove scelte da prendere per adattare la nuova vita al cambiamento.

Più alta è la nostra capacità di adattamento e più velocemente e con meno risvolti negativi riusciremo a superare la frustrazione e tutti i disagi ad essa connessi.

La tristezza inoltre ci offre l’opportunità di riflettere su questioni che davamo per scontate e a cui non abbiamo mai dato importanza, costringendoci a rivalutare valori e giudizi, a rivedere il nostro precedente comportamento ed apportare anche delle modifiche nella nostra vita in quanto il dolore spesso ci cambia, cambia le nostre prospettive ed i punti di vista, inevitabilmente ci trasforma, e se questa trasformazione ci rende migliori vuol dire che il punto di partenza negativo è stato trasformato in qualcosa di positivo e migliorativo per la nostra esistenza.

Come tutte le situazioni negative con conseguenze emotive ci aiuta anche a sviluppare le modalità di recupero e di problem solving che altrimenti non avremmo mai attivato.

La tristezza permette alla persona di conoscersi meglio, di capire ciò che prova nei confronti degli altri e del mondo che gli sta intorno.

L’intensità della tristezza dipende dal valore che l’individuo assegna a ciò che gli manca e agli scopi che la perdita subita viene a compromettere. Quanto più viene ritenuto irrinunciabile, irrecuperabile e insostituibile ciò che manca, tanto più intensa e prolungata sarà la risposta emotiva della tristezza.

La tristezza talvolta è accompagnata dalla rabbia: questo accade quando ciò che manca o che si è perduto era qualcosa o qualcuno sul quale si riteneva di avere dei diritti.

Infine la tristezza comporta un invito alla riflessione, alla valutazione o rivalutazione degli eventi o delle persone, molto spesso consente il distacco dalla banalità e dalla mediocrità per cercare valori più concreti e reali.

Nel momento del dolore e della sofferenza riusciamo anche a capire chi sono i veri amici, quali sono le persone che tengono a noi e si preoccupano per noi ed anche per riconoscere i falsi amici che da noi prendono subito le distanze e si allontanano.

Superata la tristezza avvertiamo che dentro di noi qualcosa è cambiato, in ogni caso si tratta di una crescita evolutiva, che amplia le nostre capacità di percezione, di valutazione e di empatia, infatti solo se abbiamo sofferto realmente riusciamo a comprendere e sentire la sofferenza altrui.

Se non si riesce da soli a trovare il modo di uscire dalla tristezza e trasformarla in forza positiva e migliorativa allora potrebbe essere necessario l’aiuto e l’intervento di un Counselor motivazionale.

 

 

I segni della tristezza nella scrittura

 

Anche la nostra scrittura risente dei momenti di tristezza, sia che essi siano leggeri e passeggeri sia che essi siano più devastanti perché collegati ad eventi più gravi e spiacevoli.

In tutti questi casi la nostra scrittura cambia, come cambia il nostro umore e ne riflette l’andamento come un sismografo registra la potenzialità delle scorre telluriche.

Così se la tristezza è soltanto un fattore momentaneo, passeggero e facilmente superabile, lo scritto varierà in maniera lieve, rilevabile soltanto se scriviamo durante il momento di frustrazione.

Diversamente, per le tristezze importanti e che incidono in maniera grave sull’umore e sulla stabilità emotiva, i segni grafologici saranno più evidenti ed emergeranno con più chiarezza, deformando la nostra scrittura e trasformandola, proprio come la tristezza cambia la nostra condizione psicologica ed emotiva.

I segni più facilmente reperibili in caso di calo dell’umore sono:

 

Di seguito un esempio di scrittura discendente [1]

 

 

La discendenza è il primo segno, se non addirittura il principale, che in grafologia indica uno stato di umore basso, negativo, depressivo, sconfortante, scoraggiante e deprimente.

Quando la scrittura scende verso il basso è come se cedesse alla sua regolarità data dal rigo, come se mancassero le forze e la persona scrivente percepisce solo il senso negativo del sentimento della tristezza e del dolore, quindi non avendo altri pensieri positivi trascina le sue emozioni e la sua psiche in uno stadio che è solo dolore e sofferenza.

Se è solo una fase momentanea la discendenza rileva soltanto in alcune righe, mentre la scrittura che precede dimostra una condizione costante e quotidiana da cui la persona non è ancora riuscita ad affrancarsi.

 

Di seguito una scrittura disomogenea [2]

 

La disomogeneità di pressione di una scrittura nasce dalla disarmonia interiore dello scrivente, dalla sua incapacità a risolvere la sua condizione o il problema che lo affligge, denota una difficoltà nel trovare una via d’uscita e nel riuscire a gestire il proprio disagio, che nella scrittura soprastante appare con estrema chiarezza.

Se i sentimenti che proviamo ci disarmano tanto da non riuscire a proteggere noi stessi da quello che proviamo o che ci travolgono senza fine e senza trovare soluzione è il caso di chiedere aiuto.

A volte soltanto parlare con qualcuno che ci ascolti può essere d’aiuto, uno sfogo è sempre un modo di affrontare il problema, di parlarne e quindi di riconoscerlo e trovare poi una soluzione per risolverlo, i Couselor motivazionali conoscono perfettamente la forza della consapevolezza che fa comprendere le circostanze e l’origine del dolore e della sofferenza per poi aiutare a trovare una strada per uscire dal vortice depressivo e recessivo.

 

Di seguito una scrittura disordinata [3]

Il disordine nasce dal caos, ci sono persone che normalmente vivono in costante condizione di caos mentale e fisico, perché nel baratro della loro incapacità ad uscire non vedono la via della salvezza la via che porta a delle regolarità che sono gli strumenti per programmare e gestire una vita con cognizione e consapevolezza.

Senza un mente logica ed ordinata non si possono prendere decisioni e non si possono gestire i propri sentimenti che quindi prendono il soppravvento, diventando sempre più complicati e contorti proprio come la scrittura che notiamo sopra.

Oltre ad essere discendente la scrittura mostra una incapacità nel formare le lettere, nell’avere una costanza di tratto e di regolarità nella costruzione complessiva dello scritto, in tal modo si sente la persona che non sa che fare e non sa come uscire dai suoi problemi che sembrano insormontabili.

Nulla è irrisolvibile, però un metodo risolutivo va certamente ricercato per porre fine ad una condizione psicologica ed emotiva tanto caotica e disordinata perché il risultato è uno stato di sofferenza ed insoddisfazione costante.

 

Di seguito una scrittura sciatta [4]

 

La sciatteria è indice di una personale incapacità di gestire la propria vita e tutto ciò che ne deriva.

Sciatta è la persona disordinata , caotica, incapace di organizzarsi e di gestire le proprie cose, può essere una condizione abituale oppure può trattarsi di un momento di difficoltà nella vita della persona che porta disagio e frustrazione tanto che la persona non riesce più a badare a se stessa come prima o se ne disinteressa completamente, e questo modo di fare inevitabilmente si riversa anche nell’ambiente in cui vive, in cui lavora ed in tutto ciò che fa o che non fa più.

Si può parlare della difficoltà a perseguire un obiettivo, a portare avanti un progetto o semplicemente a terminare ogni cosa che si è iniziata, atteggiamento proprio di chi inizia attività e cose diverse per poi abbandonandole dopo poco.

Anche tale situazione è dovuta ad un momento caotico che non si riesce a risolvere, e come la scrittura si vive con la sensazione di non avere più le redini della propria vita ma di farsi trascinare, male e verso direzioni sbagliate, dagli eventi esterni che non si riescono a controllare.

Il controllo della propria esistenza è fondamentale, per questo insito molto nel fatto che le persone dovrebbero chiedere aiuto, alle persone care, agli amici e se questi non dovessero bastare ad un esperto.

Avere una vita serena è possibili ma richiede impegno e soprattutto richiede un cambiamento che comincia proprio dal chiedere aiuto se non si è in grado di trovare una soluzione da soli.

Chiedere aiuto non è un fallimento ma è prova di forza e coraggio.

 

Di seguito una scrittura confusa [5]

 

La scrittura che vediamo sopra mostra evidenti ricci della confusione degli spazi, ricci che creano delle evoluzioni che ritornano a sinistra, la zona che rappresenta il passato, la madre, una remissione di tipo protettivo per chiedere protezione ed affetto che abbiamo ottenuto durante la fase infantile e che ora può servire per soffrire di meno e per non cadere nella dolorosa sensazione della solitudine e dell’abbandono.

Il gesto o tratto di ritornare a sinistra è pertanto il bisogno di protezione, di potersi sentire riparati e protetti da ogni avversità, da ogni problematicità.

Il gesto che si eleva, nella parte dei pensieri e delle idee, ma che dolcemente avvolge nella parte superiore della parola e si dirige alla sinistra è un gesto di interiorità, di profondità, di animo sensibile, verso se stesso ma anche verso le persone che gli sono care, ed il racchiuderle da sopra come un cappello rappresenta la forma di protezione e di riparo più primitiva, semplice ma efficace.

 

Di seguito alcuni esempi di “t” col trattino od elsa discendente

    

 

I tagli delle “t” discendenti sono indice di un certo pessimismo nell’affrontare la vita, chi li verga tende ad arrendersi facilmente e ad avvilirsi di fronte alle situazioni impegnative, hanno la tendenza a sottovalutarsi e a deprimersi molto facilmente.

Sono di umore instabile ed ogni piccola avversità diventa un evento nefasto che li fa sprofondare nella malinconia e nello sconforto, infatti hanno bisogno di avere accanto a loro persone molto forti e stabili a cui appoggiarsi e fare riferimento per ogni questione.

Il loro bisogno di attenzione può portarli ad essere indifferenti a ciò che li circonda in quanto desiderano essere gli unici a cui tutti gli altri devono prestare attenzione.

Nei rapporti sentimentali hanno bisogno di costante approvazione e conferme dell’interesse dell’altro, mancando in essi un equilibrio in tal senso.


[1] Immagine tratta dal sito: http://gestografico.tumblr.com/post/27485591181/la-scrittura-sciatta

[2] Immagine tratta dal sito: http://grafologiapplicata.it/analisi%20grafologica%20della%20personalita%27.html

[3] Immagine tratta dal sito: http://consulenzeingrafologia.it/stress-come-si-innesca-i/#post/0

[4] Immagine tratta dal sito: http://gestografico.tumblr.com/post/124416356034/i-segni-grafologici-dell-accidia

[5] Immagine tratta dal sito: http://www.businesspeople.it/Le-opinioni/Scrivo-dunque-sono/Riccio-della-confusione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *