Il significato delle omissioni e dei ritocchi nella scrittura

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Capita sovente di dover ritoccare, ridefinire, correggere ed aggiungere qualcosa che è stato omesso o sbagliato nello scritto, e se siamo dei perfezionisti lo rifaremo sino a quando non sarà perfettamente ordinato, corretto ed esatto.

Se invece, come me, badate più alla sostanza delle cose vi dimenticate delle piccole omissioni o quegli errori che non vengono corretti automaticamente dal computer, a cui si demanda ormai la responsabilità della perfezione e si passa ad un altro pensiero, perché essi sono talmente veloci ed accavallati che fermarsi sul particolare significherebbe perdere il filo conduttore che portava ad un concetto eccellente e che piaceva particolarmente.

Se scrivete a penna ed in corsivo, che è la scrittura più veloce, la possibilità di errori ed omissioni diventano maggiori, con rischio di sentirsi un po’ ignoranti quando rileggiamo uno scritto che avremmo potuto fare meglio.

Io mi giustifico in diversi modi, tutti perfettamente adatti alla mia coscienza in fondo un errore non inficia il contenuto e se vogliamo rende più particolare lo scritto, rendendolo unico.

Sembra un’affermazione divertente ed un buon palliativo eppure anche gli errori ed omissioni hanno il loro significato psicologico, allora cerchiamo di comprenderlo.

Incominciamo col fare una distinzione tra le omissioni ed i ritocchi.

Le omissioni

Sigmund Freud sosteneva che gli errori verbali, di scrittura o di lettura, le dimenticanze fossero dei Lapsus che in realtà celassero un messaggio, un significato latente che la nostra mente con un escamotage riporta alla fase cosciente sotto forma di errore, che per tale motivo errore non è ma è ricordo o un richiamo della nostra memoria.

Il più delle volte non ci facciamo caso eppure se dovessimo analizzare l’errore, il contesto in cui è avvenuto e cosa ci ricorda la parola che abbiamo detto al posto di quella che avremmo voluto riferire probabilmente arriveremmo a quel significato simbolico o di riferimento puro che sosteneva Freud.

Nella scrittura si manifesta in modo più latente perché il più delle volte non si tratta di sostituire un’intera parola ma di dimenticare delle sillabe o di sostituirle con altre.

Se la cosa dovesse succedere sporadicamente si tratta sicuramente di distrazione, siamo talmente concentrati sul finale della frase o sull’intero concetto che la nostra mente viaggia più velocemente di quanto può fare la nostra mano.

Proprio per questo motivo tendiamo ad incominciare uno scritto con una scrittura bella, leggibile, riusciamo ad avere più concentrazione ed attenzione sullo scritto, poi, col proseguire delle parole, lo scritto perde importanza rispetto al pensiero ed al concetto originando degli errori, e la grafia tende a stilizzarsi, diventando spesso illeggibile.

Ma se le omissioni si riferiscono più o meno allo stesso tipo di errore, la dimenticanza di una vocale, la parola incompleta nell’ultima sillaba, allora non è più soltanto una dimenticanza ma è segno che qualcosa la nostra mente ci sta comunicando e che quindi dobbiamo interpretare.

Può trattarsi ad esempio di un lapsus freudiani che allude a dei conflitti non risolti, in tal caso il disagio della mancata risoluzione del conflitto, in quanto crea un disagio che la nostra mente vorrebbe risolvere, ci impone di non dimenticarcene attraverso l’errore ripetuto e costante.

Il conflitto interiore non risolto non causa soltanto degli errori verbali o scritti, ma può essere anche di tipo verbale, ad esempio ci dimentichiamo quella determinata parola anche se ci ricordiamo perfettamente il suo senso, oppure la saltiamo completamente omettendola nella frase.

La parola in questione è la chiave di lettura per arrivare al disagio psichico.

Se poi la cosa non sono ci porta il disguido dell’errore ma cambia il nostro stato d’animo allora significa che il disagio è importante e va compreso e risolto al più presto.

Ad esempio se ad un errore ci arrabbiamo, abbiamo delle esplosioni di rabbia, comunque immotivate dal contesto, oppure ci sentiamo in uno stato di particolare imbarazzo o vergogna, allo stesso il lapsus ci sta segnalando qualcosa di grave che compromette addirittura la nostra serenità ed il nostro benessere.

La difesa aggressiva e fuori luogo lascia intendere che il problema è conscio e nella sfera della consapevolezza, ma per vergogna, disagio, paura od ansia il soggetto preferisce far finta di non sentirlo o non percepirlo, ma ogni volta che succede qualcosa che glielo riporta alla memoria la frustrazione si trasforma in rabbia e diventa aggressività.

In tali casi consiglio sempre di affrontare la questione con un professionista, perché il disagio irrisolto ci fa sta male e vivere male i rapporti interrelazionali con gli atri, mentre un disagio risolto porta sicuramente più consapevolezza, serenità e forse la possibilità di prendere serenamente quelle decisioni che con tanta ostinazione continuavamo a rimandare.

Potrebbe rivelarsi utile leggere un capolavoro freudiano, anche se un po’ prolisso (questo è un difetto di tutti i suoi scritti purtroppo che portano l’inevitabile noia e impossibilità di leggere completamente l’opera, ma se siete resistenti sarà un’ottima scoperta perché poi Freud amava fare molti esempi chiarificatori dei suoi concetti, ecco perché la consiglio come lettura) Psicopatologia della vita quotidiana, dove vengono spiegati a livello psicologico i meccanismi degli “scivoloni” (lapsus vuol dire appunto caduta) nel parlare, nello scrivere e nelle dimenticanze.

 Per Freud e la Psicanalisi, tutto ha un significato: basta saperlo cercare nel modo giusto e nel posto giusto.

I ritocchi

Anche i ritocchi hanno il loro significato psicologico.

Vanno innanzitutto distinti i casi in cui i ritocchi sono delle semplici correzioni a degli errori od omissioni fatte nel testo e che quindi si tratta di modifiche di sistemazione e di perfezionamento di uno scritto.

Non si tratta cioè di non si tratta di modifiche e sistemazioni per rendere il testo esatto e corretto dal punto  di vista grammaticale od ortografico, oppure per completarlo in modo da rendere più comprensibile il concetto od il pensiero che si voleva esprimere.

I ritocchi che hanno rilevanza simbolica sono quelle forme di abbellimento e di ornamento che nulla hanno a che vedere col significato del testo.

In un mio articolo avevo già spiegato il significato grafologico e psicologico del fare tanti troppi cuoricini intorno al testo, alla frase o soltanto al nome.

Si tratta inoltre di azioni ed interventi che hanno come finalità quella di abbellire o correggere con aggiunte più confacenti alle forme scolastiche di alcune lettere.

Le lettere sarebbero di per sé sufficientemente comprensibili e di facile lettura, quindi l’ulteriore intervento non ha la finalità di rendere il testo più chiaro ma è la necessità che il soggetto prova nel non riuscire a lascare quella lettera priva di una parte di per se inutile ma importante per il soggetto.

Attenzione! Non stiamo parlando del lavoro di un calligrafo che ha appunto il compito, per un documento formale e che deve avere una certa regalità, di renderlo particolarmente bello ed elaborato, come se fosse scritto da un antico amanuense.

In tal caso il lavoro del calligrafo è appunto quello di abbellire la scrittura, è una professione, non è un modo di scrivere solito ed abitudinario.

È il caso, per fare l’esempio, nel ritornare a mettere il trattino sulle “Z” o sulle “T” quando il testo è terminato, e comunque le forme eseguite corrispondenti a quella lettera sono comunque comprensibili, perché, magari, hanno in esse, anche se in forma embrionale o non chiaramente visibile, i trattini richiesti per la perfezione della lettera così come appresa durante il periodo scolastico.

Se ripetuti con costanza ed ossessione si tratta di comportamenti del disturbo ossessivo compulsivo che possono essere corretti con una adeguata terapia comportamentale.

Altro esempio ricorre quando vengono accuratamente vergate le zampette delle “a”, quando sono solo abbozzate e potrebbero essere confuse con altre lettere; o si tracciano due trattini orizzontali alla sommità di una lettera che potrebbe facilmente essere confusa con una “n” o una “m”, e così via.

Di seguito una scrittura eseguita con molti fronzoli che in grafologia vengono chiamati paraffi.

Quando si tratta di un bisogno ossessivo, coartante, costante e ripetuto troppe volte per rasentare la pura casualità, che costringe ed obbliga lo scrivente a fare quel ritocco se vuole evitare una vera e propria crisi di ansia, abbiamo a che fare con un problema di ansia che va gestito ed affrontato anch’esso nelle sedi opportune con un esperto, che possa prima di tutto farci comprendere l’origine di tale ossessione e poi insegnare delle tecniche dissuasive per correggere il nostro comportamento.

Spesso il comportamento ossessivo è accompagnato da una forma di scarsa autostima: egli non si fida delle sue potenzialità; probabilmente sente il peso delle sue responsabilità e tende ad accusarsi in modo indebito anche di cose che non ha fatto o detto.

Il perfezionamento dei suoi gesti lo rassicura, lo fa sentire al riparo da giudizi negativi, che probabilmente esistono soltanto nella sua mente e non nella realtà, come se fosse un rituale per allontanare l’ansia e la paura di un qualcosa che invece va affrontato.

Lo stesso vale per l’ossessione a rimodellare la scrittura con degli abbellimenti, degli ornamenti che non esprimono nulla ma compensano il desiderio di compiacere della o dello scrivente, come se facendo uno scritto speciale potesse essere ritenuto altrettanto speciale.

Dobbiamo imparare a sentirci speciali per quello che siamo e fare solo le cose che ci fanno star bene e non pensare di compiacere gli altri e farlo soltanto per loro.

Se impariamo ad amarci ed apprezzarci come dovrebbe essere non avremo più bisogno del consenso e del’apprezzamento altrui perché ci basterebbe il nostro.

7 Comments

  1. Luigi ha detto:

    Buongiorno
    ho un problema inerente alla scrittura, quando scrivo, ormai poco ma lo faccio tutte le volte che posso, mi capita spesso di omettere delle lettere. Anche facendo la massima attenzione, rileggendo, almeno una lettera manca. Capita nella parte centrale di una parola, raramente e’ l’ultima lettera. Lo noto sprattutto quando sono di fretta o nei periodi di stress ma comunque anche nei periodi di calma qualche lettera salta. Aggiungo anche CHE non leggo benissimo, ad alta voce leggo lentamente, a volte sopratutto se non leggo da tempo impiego un attimo in più’ per leggere alcune parole. Quando leggo mentalmente a volte mi accorgo che ometto intere parole ad es. “non”, mi accorgo che il senso della frase non mi e’ chiaro e rileggo. A grandi linee si può’ definire il problema? Ed esiste un metodo o esercizio per migliorare o addirittura eliminare il problema? Mi interessa la scrittura tanto quanto la lettura. Ho 39 anni. Grazie

    • Leggendo inizialmnete la sua lettera pensavo che fosse più avanti con l’età e già stavo imputando a quello la lacuna che si crea nella scrittura, che è una lacuna già presente nella mente prima di essere tradotta in scritto con la mano…. poi leggo che ha solo 39 anni.
      Può darsi che non sia nulla di grave, non voglio allarmarla inutilmente, ma io le consiglio di fare una visita da un neurologo, perché quell’omissione indica un deficit di connessione tra i vari neuroni delle aree del cervello preposte alla scrittura, andrebbe indagato cosa provoca tale scompenso.
      Augurandole che no abbia nulla di grave la auguro una buona giornata.
      Marilena

      • Luigi ha detto:

        Grazie Marilena
        sicuramente faro’ una visita, nel frattempo come posso allenare la lettura?
        Grazie

        • E’ probabile che soffra di una leggera disfunzione chiamata Dislessia, l’unico rimedio è quello di tenere allenata la scrittura e la lettura, sono deficit neurologici che non si curano, rimangono innati in noi, ma si possono compensare.
          Essendo lieve nel suo caso l’unico modo di compensarlo è cercare di fare più attenzione nello scrivere e nel leggere, e accettare che avendo questo problema farà sempre degli errori, farà sempre fatica a leggere perfettamente, qualche lettera o parole le sfuggirà o non verrà letta nella maniera giusta e le sconsiglio vivamente di leggere ad alta voce, la concentrazione si raddoppia aumentando il difetto che comporta tale deficit.
          Ciò non significa che è meno intelligente o capace, ha soltanto un difetto neurologico come può essere la miopia, nulla di grave e s’impara a conviverci senza porsi tanti problemi se si fanno degli errori, anzi l’ironia ed il riderci sopra la rendono ancora più simpatico e più facile accettare tale sua limitazione.
          Marilena

  2. alessandra ha detto:

    buongiorno, la mia è curiosità…
    al lavoro quotidianamente mi appunto su un foglio (rigorosamente recuperato da carta non utlizzata e ripiegato in due), determinati compiti da svolgere durante la giornata. appena il lavoro è terminato cancello con la biro in modo ondeggiante e non con righe nette,, è questo mio cancellare che mi incuriosisce.. mi saprebbe dire qualcosa a riguardo?
    grazie
    Alessandra

    • il cancellare un programma eseguito può avere diversi significati, in base al suo carattere ed al modo di modulare i suoi ritmi, cosa che si comprende solo analizzando la sua scrittura nella sua interessa.
      Fare l’analisi grafologica di uno scritto apre un mondo a noi stessi, perché non sempre ci sappiamo comprendere in maniera profonda, e ci da anche l’opportunità di migliorare se stessi e di tirar fuori le doti che non pensavamo di avere o le qualità che non si sono mai usate.
      Se le venisse voglia di farsi fare un’analisi grafologica dei suoi scritti mi contatti, non costa molto ma vale sicuramente la pena perché da inizio a quella consapevolezza di noi stessi che apre un mondo di novità e di cambiamenti.
      Mi scriva a info@marilenacremaschini.it
      Marilena

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