Il testamento: come va redatto e quali condizioni deve avere.

Grafologia e psicologia
25/01/2017
Grafologia forense e grafologia giudiziaria
26/01/2017

Il testamento: come va redatto e quali condizioni deve avere.

Il testamento è l’atto che solitamente viene analizzato dal grafologo, sia in sede processuale che privata, per verificarne l’originalità e la paternità dello scritto alla persona del testatore.

Data l’importanza che riveste sia in termini economici, patrimoniali ma soprattutto affettivi, è buona cosa, in caso di dubbi o contestazioni, fare una valutazione grafologica che elimina velocemente ogni motivo di perplessità ed incertezza.

Per prima cosa occorre comprende l’importanza ed il valore del testamento soprattutto in termini legali.

Il testamento rappresenta l’ultima volontà del de cuius, cioè del testatore, in merito alla gestione dei suoi beni ed averi e, sulle condizioni con cui essi devono essere goduti e chi ha diritto ad usufruirne in maniera universale, come unico erede, o in termini di quota del patrimonio, o per disposizione particolare di uno o più beni specificatamente indicati.

Fare testamento non permette soltanto di gestire il proprio patrimonio ma consente anche di esprimere delle volontà anche non a carattere economico e dirette a chi non sarà coinvolto dalla successione ereditaria.

Si tratta in pratica di uno scritto in cui il testatore può esprimere liberamente ciò che vuole sia divulgato al tempo successivo della sua morte.

Anzi, può addirittura anche non contenere disposizioni patrimoniali ma semplici pensieri rivolti agli affetti più cari, sarà sempre e comunque un testamento.

La legge prevede delle ripartizioni legali nel caso non vi sia testamento o questo risulti incompleto, pertanto alla lacuna testamentaria la legge può ben sopperire con delle assegnazioni in quote proporzionali per gli eredi legittimi e le assegnazioni sino al 6° grado di parentela, dopodiché, se non esistono eredi parentali noti e che siano in grado di poter ricevere le disposizioni, queste verranno acquisite dal demanio dello Stato, diventando beni pubblici.

È bene quindi, se si desidera gestire personalmente i propri averi, disporre un testamento, affinché vi siano delle volontà da seguire.

Inoltre il testamento consente anche notevoli risparmi in termini fiscali e di tasse ereditarie per gli eredi al momento della denuncia di successione.

Se il vostro intento è anche quello di non gravare chi rimane con delle tasse esorbitanti il modo per evitarne alcune, di incidenza però rilevante, è quello di lasciare un testamento, che possa considerarsi tale nella sua minima essenza.

Tener conto di alcuni accorgimenti permette anche di evitare delle costosissime cause legali di riconoscimento o disconoscimento della disposizione testamentaria, dove l’opera del grafologo è chiamato per attestare o meno la paternità delle ultime volontà al testatore.

Non essendo più in vita colui che ha disposto dei suoi averi, l’unico modo per avere conferma della validità e legittimità del testamento è una perizia grafologica che accerta la corrispondenza dello scritto come appartenente al de cuius e quindi la validità ed efficacia dello stesso.

Ecco alcune condizioni che l’atto di ultima volontà deve avere per essere efficace.

Innanzitutto va premesso che l’atto non può escludere gli eredi legittimi (coniuge e figli, se alla morte già defunti i rispettivi rappresentanti) nelle quote riconosciute dalla legge, se non attivando un procedimento di disconoscimento di paternità, che va intrapreso solo se esistono dei reali motivi per voler escludere un figlio dall’asse ereditario.

Il testamento per essere valido deve avere almeno la data e la firma, la prima necessaria per fissare nel tempo l’efficacia dell’atto rispetto ad altre disposizioni, in quanto varrà per la legge sempre l’ultima, cioè quella recante la data più prossima al decesso e successiva per tempo.

La firma ovviamente non può mancare perché è l’unico elemento che garantisce la paternità dello scritto al defunto.

Il testo può essere redatto in qualunque modo, anche con una stampa meccanografica, ma è preferibile che l’intero testo sia redatto a mano per togliere ogni dubbio sul fatto che ogni frase o pensiero appartenga effettivamente al testatore.

La parte meccanografica o scritta da terze persone quando il testatore è nella impossibilità pratica, per motivi fisici, di eseguire lo scritto di per sè non fa venir meno la validità della disposizione, ma può mettere in dubbio che il testo ed il contenuto di volontà che esso rappresenta possa essere non corrispondente alla volontà del sottoscrittore firmante.

Non vi sono problemi se la parte eseguita non a mano del de cuius sia relativa a parti non rilevanti e non contenenti delle vere e proprie disposizioni, purché su di esse non insorgano contestazioni da parte degli altri eredi o di coloro che si ritengono tali.

Onde evitare contestazioni e cause legali infinite è buona cosa che anche l’intero testo sia redatto dal testatore, in caso di impossibilità pratica le ultime volontà possono essere dichiarate davanti ad un Notaio alla presenza di due testimoni, tale formalità compensa la mancanza di una redazione a mao del testatore e trasforma il testamento da olografo (cioè fatto di proprio pugno) da testamento legale ma redatto da pubblico ufficiale.

Per un approfondimento sulle condizioni necessrie per poter far valere in Tribunale il testamento olografo rimando all’articolo specifico su tale aspetto che evidenzia le condizioni ormai ritenute essenziali per una validità certa e la sua opponibilità ad eventuali contestazioni.

Per quanto riguarda la redazione del testamento olografo, vanno evitati spazi vuoti o righe saltate o lasciate a metà, per evitare che del testo venga aggiunto successivamente è meglio barrare gli spazi gli spazi e tirare delle linee sulle righe non interamente occupate.

Al di fuori delle quote riservate per legge agli eredi legittimi, coniuge e figli, il testatore può disporre come meglio crede dei suoi beni e far sì che vengano usati nel modo che ritiene opportuni.

Le disposizioni testamentarie possono essere condizionate, cioè indicato il criterio da seguire per gestirli, sempre che tali condizioni rientrino nella legalità e nella possibilità di essere adempiute.

Per poter redarre un testamento basta un semplice foglio o un pezzo di carta, quello che conta è la volontà che deve essere letta chiaramente, su cosa sia redatta la disposizione non ha alcuna importanza.

Sarebbe sufficiente anche un pezzo di carta, un biglietto usato, un ritaglio di un foglio purché si possa leggere chiaramente la data, la volontà e la firma.

Se volete essere certi che il testamento emerga alla vostra successione senza essere distrutto o nascosto prima l’ideale sarebbe lasciarlo in custodia in una cassetta di sicurezza nella Banca in cui avete anche il conto corrente, questo vi assicurerà che l’Istituto dichiari tutto ciò che vi era nella sede a vostro nome.

Altra soluzione è lasciare la busta chiusa ad un notaio o un legale di fiducia, che pubblicherà, cioè lo renderà noto, appena sarà a conoscenza del vostro decesso.

Questi metodi, la cassetta di sicurezza o la custodia presso un ufficio, sono però molto costosi, perché il servizio di custodia ha purtroppo degli oneri non indifferenti che il testatore deve sostenere di solito annualmente.

Un modo per evitare tali costi è quello di affidare la disposizione, meglio se in una busta bianca chiusa, ad un amico, conoscente o l’erede che avete nominato, sperando che tale fiducia riposta non venga disattesa.

Nel caso vi siano dubbi meglio redarre più copie e fare riferimento nell’atto la volontà di avere prodotte più di una in modo da poter essere consegnate ed affidate a persone diverse, con maggiore garanzia che l’uso abbia un buon esito.

Non dovete preoccuparvi di redigere l’atto con una grafia bella, quello che conta è che la volontà sia chiaramente leggibile.

Un buon grafologo chiamato ad esprimersi sull’originalità e sulla paternità dello scritto deve verificare che la grafia appartenga al testatore, perché è solo questa la circostanza che rileva.

Per poter fare una perizia grafologica occorre avere delle scritture del testatore da poter confrontare.

Se vi sono quindi dei dubbi sulla effettiva provenienza dell’atto di ultima volontà è condizione essenziale munirsi di altre grafie in originale, meglio se fatte nel periodo prossimo al decesso.

La scrittura tende a variare nel tempo, anche se i segni grafologici individuali e personali rimangono gli stessi, non solo a causa dell’età ma anche per malattia o per dei deficit neurologici che compromettono l’uso degli arti o della mano in particolare.

Le grafie recenti permettono dunque il confronto tenendo conto anche di tali condizioni personali.

Meglio avere più grafie perché il numero maggiore consente un paragone più efficace, ma è assolutamente essenziale che siano tutte grafie in originale.

Le scritture fotocopiate, fotografate non possono essere utilizzate come test di confronto in una valutazione peritale grafologica perché la copia non permette di leggere il tratto nel suo particolare.

Se la copia consente una valutazione ampia e generica nella sua prima prospettazione visiva, non permette di notare i dettagli ed i particolari attraverso l’ingrandimento, tali particolari identificano una scrittura e la rendono unica e diversa dalla scrittura di qualunque altra persona.

Nel caso della contestazione testamentaria è assolutamente prioritario avere una base di partenza certa e che permetta il confronto con la scrittura rinvenuta o prodotta successivamente alla morte del de cuius.

Un ultimo consiglio che posso dare è quello di non attendere un’età matura per fare testamento, anche i giovani lo possono fare perché non esiste un limite minimo di età per pensare a cosa vorremmo che sia fatto dopo.

Tale strumento non solo responsabilizza ma permette agli altri di avere una traccia scritta delle vostre volontà postume, siano esse di carattere patrimoniale che non.

Tra le disposizioni che possiamo inserire rientrano ad esempio le donazioni degli organi affinché possano essere utilizzate per i trapianti di persone malate o in fin di vita.

In questo modo si salva una o più vite, ed è un dono che non rende felice solo chi lo riceve direttamente ma tutti coloro che fanno parte affettivamente di chi dona e di chi riceve.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *