Il trattamento imposto per i casi di DAP

Il Disturbo Antisociale della Personalità – DAP
09/04/2017
La gelosia è il sentimento che misura il legame
09/04/2017

Il trattamento imposto per i casi di DAP

Ho definito il trattamento come imposto perché i soggetti che soffrono del Disturbo Antisociale della Personalità non si sottoporrebbero mai spontaneamente ad una terapia, solitamente viene loro imposta attraverso un TSO, un trattamento sanitario obbligatorio disposto con atto giudiziario o perché finiscono in carcere o in un istituto di cura psichiatrica che in tal caso, riscontrata la malattia mentale da parte della loro equipe, applica la terapia più adeguata al soggetto tenendo conto dell’eventuale condizione di tossicomane.

La terapia cognitivo comportamentale ha gli stessi presupposti descritti in quella prevista per il caso di Disturbo della Condotta, con alcune varianti imposte dalla maggiore gravità del disturbo e della sua incidenza negativa sia sulla personalità, sulle condizioni psichiche ed emotive e sul comportamento spesso deviante se non addirittura classificabile come criminale ed antisociale.

Tali ultimi termini presuppongono che il soggetto sia socialmente pericoloso, cioè i suoi comportamenti e le sue azioni volutamente irresponsabili e rischiose pongono in serio pericolo di vita non solo coloro che vivono stabilmente con il soggetto o hanno a che fare per vari motivi, ma è pericoloso anche per tutti coloro che occasionalmente e momentaneamente si trovano ad incrociare la sua strada.

Pensiamo per un attimo alla guida pericolosa, incauta e sconsiderata di tali soggetti che mette in repentaglio la vita di tutti coloro che si trovano a dover circolare sul medesimo tragitto o percorso.

Il in ospedali psichiatrici è spesso la condizione necessaria per valutare ed applicare una terapia che necessariamente dovrà prevedere oltre al supporto psichiatrico anche l’ausilio di psicofarmaci che sedano e riducono gli atteggiamenti antisociali e pericolosi.

Il grande rischio è che il ricovero ha una durata limitata nel tempo e fuori da detta sede, e dal controllo costante di medici, infermieri e persone qualificate, il soggetto affetto da DAP rifiuterà di continuare ogni supporto medico o clinico, regredendo nella condizione precedente.

La Terapia Cognitivo Comportamentale si basa sul presupposto che il cambiamento degli stati emotivi e dei comportamenti possa avvenire attraverso la ristrutturazione delle distorsioni cognitive specifiche del DAP.

Alcuni degli errori di ragionamento più frequenti nei soggetti che soffrono di tale disturbo sono, ad esempio, le giustificazioni “Volere qualcosa o voler evitare qualcosa giustifica le mie azioni”; l’infallibilità personale “Faccio sempre la scelta giusta”; i sentimenti fanno i fatti “So che ho ragione perché mi sento apposto rispetto a quello che ho fatto’; l’impotenza degli altri ” I punti di vista degli altri sono irrilevanti per le mie decisioni”.

Nelle fasi avanzate del trattamento gli sforzi sono diretti a individuare quelle situazioni di vita che tendono a scatenare nel paziente cattive condotte ed errori di ragionamento e per promuovere lo sviluppo di strategie di fronteggiamento funzionali innanzi alle inevitabili ed imprevedibili pressioni della vita.

Il trattamento farmacologico

Le terapie farmacologiche di solito prescritte per il trattamento dei sintomi secondari alla struttura patologia, ad esempio verso l’ansia, il panico, la vergogna, gli sbalzi umorali, l’umore basso, l’ossessione di essere perseguitato dalla sfortuna o da una persona in particolare, non sono di grande efficacia in presenza di un DAP, dato che in questi soggetti tali sintomi risultano rari, oppure pressochè momentanei o addirittura assenti.

Importante sembra essere invece l’assunzione degli SSRI e degli stabilizzatori dell’umore (come il carbonato di litio) per la riduzione della frequenza e dell’intensità sia dei comportamenti impulsivi che delle esplosioni di aggressività.

Altri farmaci che mostrano efficacia sono le sostanze volte alla soppressione degli ormoni sessuali, che sono legati alla manifestazione dell’aggressività.

Nonostante il DAP abbia un decorso cronico, alcuni comportamenti antisociali come gli acting-out, cioè il passaggio impulsivo all’azione senza riflessione, e gli atteggiamenti aggressivi tendono a diminuire man mano che l’individuo diventa più adulto, in particolare dai 40 anni di età in su, proprio per il decremento degli ormoni e della forza fisica.

Di solito questi pazienti si oppongono al trattamento farmacologico a causa della perdita della propria potenza sessuale e della riduzione dell’impulsività che vengono interpretate come incremento della propria vulnerabilità personale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *