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Il valore silenzioso del volontario

Si chiamano volontari e lavorano nel sociale gratuitamente.

Non vengono stipendiati, non vengono ricompensati eppure ci sono soprattutto nelle realtà più estreme.

Là dove dovrebbe arrivare lo Stato con la sanità pubblica, con l’assistenza del cittadino, con le tutele di diritto arrivano loro con un lavoro fatto d’impegno, di dedizione e tanto tempo regalato.

Si occupano di anziani, di malati, di poveri, di bambini, di animali… sono quelli che intervengono nelle zone traumatizzate dai terremoti e dalle alluvioni.

Su di loro si basa una rete di assistenzialismo e di aiuto che arriva in ogni luogo.

Spesso il loro lavoro è gestito da associazioni senza scopo di lucro o cooperative che, a differenza loro, ricevono sovvenzioni statali ed i cui amministratori sono retribuiti a peso d’oro, la struttura societaria permette molte agevolazioni fiscali e la possibilità di gestire finanziamenti che diversamente dovrebbero essere tassati, come tutte le attività imprenditoriali.

È più semplice di quel che si crede, basta soltanto non chiamare l’utile in tal modo e reinserirlo in bilancio come voce di compenso per l’attività amministrativa e gestionale.

Peccato che il compenso non arrivi mai nelle tasche dei volontari, di coloro che in gran numero e volontà fanno il lavoro sporco, quello che non piace a nessuno e senza mai ricevere un soldo.

Ne parlo con cognizione.

Sono stata volontaria, ho fatto pure io il mio banchetto giornate intere al freddo per vedere arance il cui ricavato andava a beneficio di persone malate.

Conosco il sistema legale per far funzionare tali enti benefici, soprattutto conosco il sistema di reclutare volontari facendoli sentire responsabili di un sistema che esenta i reclutatori.

“Abbiamo bisogno di un volontario per… come ben sai il volontario non percepisce nessun compenso, tutti qui lavorano mettendo a disposizione il proprio tempo e impegno”

Peccato che non ti dicano che loro, invece, percepiscono uno stipendio con regolare lavoro da dipendente ad orari prestabiliti e ben stipendiati.

Ma il torto non sta qui, stanno facendo semplicemente il loro lavoro.

Il torto è delle Stato che si agevola del sostegno del volontario, del tempo e del contributo di tantissimi cittadini volonterosi e generosi senza compensarlo come dovrebbe.

 Eppure assistono come dovrebbe assistere lo Stato, intervengono come dovrebbe intervenire lo Stato, operano come dovrebbe fare un efficiente sostegno pubblico.

Qualcuno addirittura pretende determinati requisiti di professionalità per categoria dimenticando che non può pretendere nulla se il lavoro è fatto gratuitamente.

Non si può chiedere costanza e dedizione, disponibilità e professionalità senza un adeguato compenso.

Sicuramente c’è la necessità di gestire un lavoro impegnativo, a diretto contatto con realtà drammatiche per cui la professionalità sarebbe legittimo, ma il primo obbligo sta nella retribuzione.

Il lavoro del volontario è del tutto gratuito dunque non impegnativo per chi lo presta.

Il valore dei volontario dovrebbe essere quella di mero supporto al sistema pubblico, non deve essere il suo sostituto, invece in Italia la rete di intervento capillare si regge su prestazioni nate da puro senso di generosità ed altruismo.

Uno Stato dove il cittadino malato, indigente o bisognoso deve ringraziare la mano che gli serve un pasto, lo aiuta ad alzarsi o gli presta soccorso del volontario, augurandosi di ritrovarlo anche il giorno dopo perché non esiste altro, è uno Stato che ha fallito, che si è dimenticato degli ultimi e dei bisognosi e che ha omesso il suo impegno più sacro.

Per fortuna esiste il lavoro del volontario.

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