La comparazione tra scritture in Tribunale

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Il metodo più usato per periziare degli scritti è la comparazione, cioè il confronto e la rilevabilità della coincidenza o meno, della scrittura o firma contestata con altre della cui originalità e quindi paternità non si discute.

Sono rari ma non inesistenti i casi in cui non vi è possibilità di fare paragoni con altre grafie o sottoscrizioni autentiche ed originali, quindi l’unico modo certo è quello valutativo della psicologia della scrittura.

In tali casi si fa un’analisi psicologica della scrittura e la si paragona al soggetto in questione per verificare se possa o meno combaciare, cioè si valutano le caratteristiche che emergono dalla scrittura in generale e dai segni in particolare in riferimento all’aspetto caratteriale, emotivo, reattivo, di relazione con gli altri ed il mondo esterno che promanano dallo scritto, e si fa un giudizio di appartenenza o corrispondenza o meno alla persona di cui si tratta.

 

Quando è necessario l’intervento del giudice

 

Vi sono casi in cui la controparte, unica a detenere delle scritture o firme per il confronto, si rifiuta di fornirle per la comparazione, oppure, essendo custoditi in pubblici uffici non possono essere reperite spontaneamente dalle parti, in tal caso è necessario un provvedimento del Giudice.

Nei procedimenti per falsità in atti, il Giudice ha il potere di ordinare la presentazione di scritture di comparizione che si trovano presso pubblici ufficiali o presso incaricati di un pubblico servizio.

Ammette al processo ogni altra scrittura anche con altre metodiche che impongono la forza pubblica, se non vi sono alternative, come per esempio ordinando atti di perquisizione e di sequestro.

Allo stesso modo può provvedere il Pubblico Ministero nel corso delle indagini, come suo atto d’ufficio.

Infine il Giudice può anche disporre che l’imputato, alla presenza dei periti, CTU e i due CTP, dei loro avvocati o se necessario delle parti, rilasci delle scritture di comparazione o diverse firme formulate di seguito e su indicazione del CTU, che nel processo, una volta nominato, è colui che domina e gestisce la conduzione delle indagini grafologiche, facendo eventualmente menzione dell’eventuale rifiuto dell’imputato stesso e di quant’altro interessi per valutare la genuinità della scrittura qualora riscontri delle influenze o tentativi di dirottamento durante lo svolgimento delle acquisizioni degli scritti.

Le scritture di comparazione sono altresì menzionate agli artt. 214-219 c.p.c., ovvero nell’ambito del subprocedimento di verificazione della scrittura privata disconosciuta.

Analizzare gli aspetti salienti che concernono le scritture di comparazione esige, preliminarmente, una breve ricognizione e disamina delle prove documentali.

Ed infatti, la scrittura privata – autenticata e riconosciuta – così come l’atto pubblico, trovano la loro definizione nel del Libro VI, titolo II, capo II del Codice civile, ovvero nell’ambito della regolamentazione del valore probatorio delle prove documentali.

Quelle che vengono in rilievo ai fini che ci interessano sono: l’atto pubblico, la scrittura privata autenticata, riconosciuta (legalmente considerata come riconosciuta, art. 2702 c.c.) e quella non riconosciuta o disconosciuta.

In via di prima approssimazione, può affermarsi che le scritture di comparazione costituiscono mezzi di prova documentali necessari, per espressa disposizione normativa, nell’ambito delle specifiche azioni giudiziali esperibili al fine di contrastare il valore probatorio legale che il disposto di cui agli artt. 2700 e 2702 c.c. conferiscono, rispettivamente, all’atto pubblico e alla scrittura privata riconosciuta e a quella legalmente considerata come riconosciuta.

 

Come si effettua la comparazione

 

Ogni caso oggetto della perizia è un caso a se stante e presenta problematiche e condizioni sempre diverse, rendendo più o meno facile il lavoro del grafologo.

Quando gli scritti a confronto si assomigliano, le ipotesi più probabili sono che i due elaborati appartengano realmente alla stessa mano, oppure che lo scritto contestato sia frutto di un’imitazione quasi perfetta.

Sono rarissimi i casi di bravi falsari, ma possono verificarsi, bisogna però tener presente che un bravo grafologo, con esperienza, riesce sempre a trovare quella difformità, quella variante, quel segno particolare che non appartiene alla persona il cui nome o scritto è stato falsamente usato, ma appartiene soltanto al “falsario”.

La potremo definire la sua firma identificativa che lo diversifica dal soggetto che voleva imitare, quindi abbiamo in tal caso trovato gli elementi per esporre un giudizio di falsità.

Ammetto che vi sono casi impossibili, o talmente dubbi che a volte è meglio consigliare al cliente, se si è consulente di parte, di lasciar perdere una causa di contestazione della veridicità di scritto o firma.

Oppure se si è CTU si dichiara l’impossibilità di arrivare ad una definizione certa, giustificando il perché è impossibile rispondere ai quesiti del giudicante e quindi dichiararne o il forte dubbio o la possibilità che possa trattarsi della stessa persona, senza escludere del tutto la falsità.

Perché se un dubbio vi è rimasto è giusto che un CTU lo dichiari, nonostante l’impossibilità di procedere con un giudizio definitivo ed incontestabile.

Quando gli scritti divergono in maniera chiara o lapalissiana, il lavoro del grafologo è ampiamente facilitato da tali e tanti elementi diversificanti e quindi sarà più facile giustificare e dettagliare un giudizio a favore della dichiarazione di falsità dello scritto analizzato.

 

Come si procede

 

Innanzi tutto, occorre pensare di avere come corrispondente controparte una persona che non è un grafologo, quindi la perizia deve essere redatta in modo chiaro, un’elaborazione semplice ma dettagliata ma soprattutto con un linguaggio comprensibile a chiunque.

Evitate tecnicismi e frasi articolate che creano non solo difficoltà di comprensione ma spesso sono il chiaro segno che chi scrive non ha elementi chiari e semplici da esporre, quindi articolando il linguaggio crea un escamotage per sviare l’impiccio di non saper cosa scrivere e come giustificare o motivare la sua finalità.

 Ricordate inoltre che una perizia chiara e comprensibile sarà letta sicuramente dalla parte che vi ha commissionato il lavoro, apprezzandolo o meno, dall’Avvocato o dal Giudice che dovrà decidere.

Le perizie incomprensibili non vengono mai lette, chi le ha sfogliate va direttamente alle conclusioni senza aver capito nulla o non un granché di ciò che ha letto, quindi in pratica voi avete fatto il vostro lavoro a metà e certamente le parti coinvolte non vi nomineranno più una seconda volta.

Un altro sistema di semplificare la comprensione e soprattutto dimostrare con immagini specifiche il concetto che state esprimendo è quello di ricorrere spessissimo alle immagini esplicative, meglio se puntualizzate da frecce, cerchi, sottolineature che mettono in evidenza il punto che volete evidenziare e porre all’attenzione del lettore, chiunque esso sia.

In tal caso è consigliabile iniziare innanzitutto da una tabella che mette subito a confronto visivo le varie firme distinguendo la firma contestata come falsa da quelle usate come confronto e della cui autenticità non si discute.

Un esempio pratico può essere una tabella come quella sotto riportata.

Distinguete le diverse firme con dei simboli che non creino confusione, per esempio denominata la firma falsa con una “X”, mentre le altre con delle lettere o dei numeri seguenti: “A”, “B” e “C”, oppure “1”, “2” o “3”.

 

 

 

Nel caso vogliate evidenziare dei particolari che dimostrano la difformità, e quindi sostengono la tesi della falsità dello scritto periziato, potete usare degli strumenti che mettono in mostra nel particolare quei segni od elementi a cui vi state riferendo, come per esempio frecce, linee, cerchi di diverso colore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questo modo non solo avrete dato la prova a sostegno della vostra teoria ma l’avrete anche messa in bella mostra in modo che chiunque la possa notare e soprattutto possa concordare con voi.

Fatto questo lavoro per ogni punto di differenziazione, non coincidenza, discordanza, avrete dimostrato la falsità, nel caso questo fosse il vostro intento, rendendo facile la comprensione e la visualizzazione degli elementi che sostengono la vostra tesi.

Alla fine della perizia occorre esporre la chiusa conclusiva, che è poi il vostro giudizio valutativo sostenuto dai vari elementi giustificativi già esposti.

Le conclusioni devono essere anch’esse chiare e non fornire adito a dubbi od incomprensioni, pertanto anche nell’esposizione del vostro esito siate semplici, diretti ma efficaci nel confermare la vostra valutazione finale.

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