La robustezza psicologica – Hardiness
30/03/2017
I fondamentali dell’insegnamento
01/04/2017

Si intende persuasiva quella comunicazione in grado di raggiungere non solo il suo obiettivo principale di esprimere un messaggio o un concetto che sia comprensibile ma di essere altresì convincente al pubblico a cui è rivolta.

Convincere significa indurre l’ascoltatore a modificare la sua originaria idea o posizione.

La persuasione è dunque l’arte di modificare l’atteggiamento o il comportamento altrui attraverso un’opera di convincimento attuata attraverso un scambio di idee.

Il grande filosofo Aristotele definiva la persuasione come: “l’arte di indurre le persone a compiere azioni che normalmente non compierebbero se non lo chiedessimo loro.”

La capacità di persuadere riveste un’importanza notevole nella vita quotidiana, sia nella sfera personale che nell’ambito professionale, determinando molto spesso il successo delle nostre iniziative.

Tale capacità per alcuni è già acquisita in quanto per la loro personalità che viene definita da leader hanno la facoltà di fare dei proseliti, di acquisire facilmente dei seguaci e di essere convincenti con le persone con cui hanno a che fare tutti i giorni, amici, conoscenti, famigliari o collaboratori nella loro attività professionale.

È una capacità che si può sviluppare anche per le persone che non sono abituate a persuadere gli altri, migliorando la loro capacità comunicativa all’interno delle loro relazioni e riuscendo ad essere efficacemente assertivi e sufficientemente empatici con gli altri.

Per comprendere cosa sia l’assertività e l’empatia rimando ai link dei miei articoli sull’argomento.

Per aumentare o sviluppare la vostra capacità di persuasione di seguito vi indico alcuni fattori essenziali che non devono mancare.

Empatia e Assertività

Le doti dell’empatia e dell’assertività devono coesistere nella persona che vuole diventare un buon  persuasore, se non sono pienamente sviluppate come potenzialità è sicuramente il primo aspetto da coltivare ed amplificare.

Tali doti sono necessarie per capire in fondo se stessi e gli altri, senza queste basi fondamentali della piena comprensione interiore ed esteriore non si può pensare di essere convincenti.

Il famoso pathos aristotelico teorizzato più di 2000 anni fa, e modernamente noto con il nome di empatia, oggi rappresenta una fattore cruciale nei rapporti sociali.

Essere empatici significa mettersi sullo stesso piano dell’interlocutore per comprendere il modo in cui vede e vive una determinata situazione, o più in generale, il mondo che gli sta attorno.

Per esercitare l’empatia è necessario ascoltare con il cuore oltre che con la mente, imparare a leggere le emozioni degli altri, mettersi nei loro panni.

Alcune persone sono naturalmente portate a provare empatia e pertanto abili nell’utilizzarla con efficacia; esse prevedono come si comporteranno gli altri in una certa circostanza ponendosi sulla loro lunghezza d’onda, e di conseguenza sanno come esprimersi.

Nel momento in cui ci sarà empatia, inevitabilmente si farà strada anche un sentimento spontaneo di fiducia.

La capacità di trasmettere fiducia è un fattore da non sottovalutare per la sua grande importanza a livello psicologico.

Chi si dimostra realmente sincero, dando prova di avere a cuore i problemi del prossimo, imprime un tono diverso alla conversazione, stimola la ricettività dell’interlocutore e lo induce ad aprirsi. Ecco perché il mix empatia e sincerità ti aiuterà a sviluppare al meglio la tua comunicazione persuasiva.

 Saper ascoltare

L’ascolto attivo è uno degli aspetti più importati della comunicazione: la persuasione efficace nasce proprio dalla capacità di ascoltare e comprendere ciò che l’altro o gli altri ci stanno dicendo, che ovviamente non significa soltanto restare in silenzio mentre gli altri parlano.

L’ascolto attivo genera buone relazioni private e lavorative, migliorandole nel tempo, ci aiuta a comprendere i pensieri e le emozioni dei nostri interlocutori, e mantiene alta l’attenzione reciproca.

Ascoltare attivamente è un compito molto complesso che richiede concentrazione e allenamento, ma allo stesso tempo rappresenta una condizione necessaria per l’apprendimento.

L’ascolto attivo, inoltre, è un gesto di conferma che accresce l’autostima di chi ascolta ma anche di chi sta parlando, la mancanza di ascolto, invece, genera proprio l’effetto opposto togliendo importanza e valore ad entrambi gli interlocutori.

Per fare un buon ascolto occorre permettere al prossimo di iniziare e terminare un discorso, senza interruzioni e senza concludere al suo posto il pensiero che sta formulando, senza voler essere maleducati potremmo dare all’interlocutore l’impressione di essere arroganti, invadenti e comunque non rendiamo certo un buon ascolto.

Solo quando l’altro a terminato possiamo offrire il nostro punto di vista, che sicuramente l’altro ascolterà rendendoci la cortesia di lasciarci parlare sino alla conclusione del nostro discorso.

Offrire attenzione

Prestare attenzione al discorso dell’altro non è un semplice ascolto passivo ma diventa attivo quando non forniamo la prova di aver compreso il discorso dell’altra parte, e non c’è miglior prova tangibile dell’offrire un feedback di conferma e di coerenza con l’ascolto.

Il feedback è la risposta emotiva alle parole di un’altra persona, il coinvolgimento psichico al pensiero altri.

Se per esempio l’altro ci sta raccontando di un suo problema od evento triste la tristezza deve diventare compartecipativa, se l’altra persona ci racconta un fatto lieto dobbiamo dimostrare di essere contenti per lui e per la sua fortuna, senza apparire invidiosi.

Tutto questo è possibile sono quando c’è vero e sincero interesse in quello che l’altro sta dicendo.

Allo stesso modo quando siamo noi a parlare ci deve essere sempre l’attenzione degli ascoltatori, condizione non facile da conquistare soprattutto se il nostro discorso è abbastanza lungo o con contenuti importanti e di non facile comprensione.

Per catturare la massima attenzione e trattenerla ci sono delle tecniche oratorie che vanno applicate.

Dobbiamo innanzitutto considerare che l’attenzione mentale ha una breve durata e più il discorso è complicato con più tale concentrazione mentale tende a ridursi e scemare.

Occorre in tal caso variare il tono della voce, frammentare il discorso con delle domande o delle questioni divertenti, fare battute, coinvolgere direttamente il pubblico, costringerlo a fornire delle risposte o delle soluzioni a degli interrogativi, raccontare degli aneddoti per descrivere determinate circostanze meglio se coerenti con la vita di tutti i giorni e divertenti.

Altro strumento che non deve mai mancare è l’ausilio di immagini con un certo effetto rappresentativo, che siano varie nel colore e con poche didascalie perché siano noi i descrittori delle immagini e delle frasi potrebbero distrarre l’attenzione del pubblico da voi che state parlando.

Queste sono alcune delle tecniche di un buon oratore che non deve mai annoiare il suo pubblico.

Attenzione al linguaggio corporale

Il nostro corpo comunica prima e più velocemente delle nostre parole, perciò la postura è essenziale, ed è un fattore fortemente condizionante.

Se ci troviamo dietro ad un banco sarebbe buona cosa alzarsi e parlare stando in piedi, è una cortesia che il pubblico apprezzerà sicuramente e con il vostro movimento, anche andando avanti ed indietro o comunque spostandovi è un ottimo metodo che può incantare.

Il busto del vostro corpo deve essere rivolto al pubblico, così come le braccia e le mani, evitate di nasconderle in tasca o dietro la schiena, sono un segnale di nascondimento che la mentre registra anche se non ne è consapevole, inoltre dimostrerebbe del disagio che non dovete certo dare a vedere anche se parlare al pubblico vi terrorizza.

Altro consiglio è quello di non incrociare le braccia, sarebbe come mettere una barriera e distanza tra voi e chi vi deve ascoltare che percepirà lo sbarramento corporale.

Per superare tali paure ci sono delle tecniche del Counseling specifiche, quindi meglio fare una seduta preparatoria che andare sul palco impreparati.

Se non potete alzarvi, state comunque eretti sulla poltrona, non afflosciatevi nel tentativo di nascondervi sotto il tavolo perché sarà del tutto inutile, e nemmeno appoggiatevi su di un fianco per poi passare all’altro, darete l’impressione di annoiarvi, e questo non sarà certo gradito, o di essere stanchi, e se lo siete voi perché gli altri dovrebbero rimanere attenti?

Quindi fate sempre in modo di essere il primo protagonista della scena.

Sorridete, fate battute, siate cortesi, guardate negli occhi i vostri interlocutori e coinvolgeteli.

Usate il potere delle parole

Le parole hanno forza, sono potenti traghettatori del messaggio ed alcune lo sono più di altre, quindi usate le parole giuste adatte al messaggio che dovete comunicare.

Sarebbe opportuno scrivere il vostro discorso con un esperto della comunicazione e poi memorizzarlo, si può dare un’occhiata agli appunti ma non leggete direttamente perché ciò sminuisce fortemente l’oratore.

Se non riuscite a fare un discorso senza suggerimenti dal foglio come potete pensare che siano parole convincenti che anche gli altri devono memorizzare e ricordare anche successivamente.

Rendete lo stile comunicativo aperto, date la possibilità agli altri di intervenire e di partecipare attivamente.

Personalmente non sopporto quegli oratori che partono con l’imposizione di obbligare le persone a fare le domande alla fine del discorso, perché spesso le domande si dimenticano e qualcuno può anche perdere la voglia di farle pensando che siano inutili o sciocche, ma nessuna domanda è sciocca quindi il massimo rispetto per ogni osservazione od interlocuzione.

Altra circostanza che detesto più della precedente sono quelli che dopo aver parlato, spesso noiosamente e in maniera prolissa, pretendono di essere gratificati dalle domande intelligenti del pubblico chiedendo: “avete delle domande da fare?”.

A meno che uno sia un giornalista, abituato a situazioni simili, e si sia preso degli appunti, nessuno verrà stimolato, con un fare tanto antipatico ed arrogante, delle domande, ed il vostro pubblico se già non vi adora per altri motivi ve lo siete giocato.

Le domande del pubblico sono un ottimo intercalare per mantenere l’attenzione, certo vanno controllate e gestite con intelligenza e delicatezza altrimenti gli oratori diventeranno gli altri e voi vi siete nuovamente giocato il vostro pubblico.

Una presentazione soprattutto se a carattere promozionale deve essere efficace al massimo dei criteri possibili, quindi meglio pianificare un discorso per tempo e con un esperto che fare un lavoro discreto o addirittura mediocre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *