La società liquida, il consumismo e la precarietà.
04/01/2017
Le Poste Italiane pensano di poter diventare dei “volti umani”
07/01/2017

La desolazione dei centri commerciali

Non è più una guerra tra piccoli negozietti e grandi centri commerciali, ma tra questi ultimi e quelli di nuova generazione, i cosiddetti “centri 2.0”.

Oggi, mentre rientravo a casa, mi è venuto alla mente che dovevo prendere qualcosa per cena, unica risorsa aperta nel giorno dell’epifania poteva essere soltanto un supermercato.

Momento sbagliato sicuramente, pensavo tra me, visto che ero nell’orario di maggior affluenza ed in una giornata festiva.

Ma mi sono dovuta ricredere: ho trovato soltanto desolazione.

Nessuna moltitudine di persone, solo pochi esseri umani che vagavano probabilmente perché come me avevano una qualche necessità.

La maggior parte dei negozi all’interno del centro erano chiusi, definitivamente, nei pochi rimasti aperti le commesse scrutavano i solitari passanti come se fossero degli alieni.

Le scansie davano l’impressione di essere abbandonate da tempo, i prodotti erano abbastanza allineati ma se guardavi meglio ti accorgevi che erano lì da troppo tempo.

Non ho visto né acquisti né una caccia all’offerta, eppure è il primo giorno dei saldi.

Ma ormai agli sconti (anche eccessivi, da farti sospettare che il prodotto sia ormai una rimanenza pluriennale) ed alle promozioni ci siamo ormai abituati tutto l’anno, i negozianti sanno benissimo che senza un incentivo all’acquisto non si vende, l’epifania non è più, come un tempo, l’attesissimo primo giorno dei saldi per la caccia allo sconto vero.

E forse la ressa oggi si poteva notare soltanto nei centri di ultima creazione, quelli più recenti, attrezzati per il ristoro “mordi e fuggi e paghi pure pochissimo” e con qualche area riservata ai giochi per i bambini.

Perché ormai i centri commerciali sono la risorsa dello svago festivo per le quasi tutte le famiglie, che non sanno cosa fare nelle giornate non lavorative, conciliando così il desiderio delle mamme che vogliono fare due passi tra i negozi di moda ed i piccoli che non vedono l’ora di farsi comprare un nuovo giocattolo.

Ma non esistono più nemmeno i negozi di moda, né i giocattoli adatti ai bambini, i primi sono stati sostituiti da una miriade di vetrine tutte uguali e tutte riempite di prodotti provenienti dalla onnipresente Cina, ed i giocattoli adatti ai piccoli non sono certo quelli che trovate nei centri commerciali.

Certo, con pochi euro mangiate, regalate un gioco al figlio e portate pure a spasso la moglie, che nel budget risicato si porta pure a casa una nuova maglietta, ma dubito che in tutto questo qualcuno porti a casa qualcosa che possa essere considerato di valore.

Mi è capitato pure di visitare questi ambitissimi centri 2.0, quelli recentissimi dove la curiosità della gente si percepisce dal come la gente si guarda attorno, ma sinceramente ho notato soltanto due cose: una grande zone riservata ai pasti veloci, tutti uguali ma con nomi e colore delle poltrone diverse, tanto per marcare il territorio, e poi tanti, tanti, negozi di abbigliamento.

Sembra che la gente non pensi ad altro che a vestirsi, e con abiti che non hanno la qualità per superare la stagione, meglio così perché ormai questa è la società del metti e scarta presto.

Non esistono più le librerie, se si trovano sono soltanto l’ombra di ciò che dovrebbero essere, perché trovi i pochi libri molto commerciali che noti in tutti i supermercati, se vuoi trovare qualcosa di più istruttivo devi armarti di pazienza e buttarti nelle grandi città, nelle rare librerie degne di tale nome, oppure rimani comodamente a casa e ti basta un click.

Ma in questo modo non si trova più il piacere di far scorrere sotto gli occhi i tanti volumi, variegati se non interessanti, ed il piacere di prenderli in mano, sfogliare qualche pagina, sbirciare l’introduzione e la foto e la storia dello scrittore, di uno che sia un vero scrittore.

Non esistono più le cartolerie, perché i prodotti di cancelleria li trovi nel supermercato.

Fuori, nelle gallerie, al massimo trovi delle specie di bazar dove trovi tutti ad 1 o 2 euro, dai gioielli agli accessori, ai cd di film che ormai sono stati rivisti una miriade di volte in tv.

Sopravvivono i negozi di parrucchiera dove devi sederti in vetrina e dove i capelli te li fanno ragazzini che non sanno nemmeno usare una spazzola perché con tutta probabilità non rimarranno dipendenti tanto a lungo da imparare il mestiere.

Ma anche in questi centri super-attrezzati dove trovi tutto sotto una galleria di 200 metri a due piani non vedo da tempo la gente che affolla i negozi per acquistare.

Tante luci, troppe, borsoni di cartone enormi con il logo bene in vista anche se hai acquistato un paio di orecchini (ma il marketing ha bisogno anche di questo), ma la gente che spende proprio non la vedo.

Non sono stata a Milano in via Montenapoleone, dove si vendono pochette a qualche migliaia di euro (e quelli che possono permetterselo ci sono sempre e non hanno nemmeno bisogno di aspettare i saldi), dove posso concedermi soltanto il lusso di una passeggiata, ma negli altri centri commerciali lussuosi la gente non compera, né grazie all’epifania né grazie ai black Friday, né altre inventive per spingere la gente a fare acquisti.

Forse perché la gente non ha più soldi per concedersi il lusso di spendere la domenica e nelle festività consacrate allo shopping.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *