La Didattica Rovesciata o l’Apprendimento rovesciato

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Da qualche anno sta prendendo piede una tecnica d’insegnamento scolastico importata dagli USA, tale metodo ha infinite denominazioni ma si tratta del medesimo sistema, esso viene chiamato: Flipped classroom, Flipped learning, Flipped-mastery classroom, in Italia è noto col termine di Didattica rovesciata, Insegnamento invertito, Istruzione al contrario oppure “Apprendimento rovesciato“.

Tanti nomi per definire lo stesso metodo che ora andrò a descrivere.

A differenza del modello tradizionale dove le lezioni venivano impartite soltanto in aula e dall’insegnante, il quale poteva poi consegnare delle verifiche del lavoro svolto a casa in modo tale da avere un allenamento sui concetti insegnati ed una verifica della reale comprensione da parte dello studente.

Il modello di cui tratto invece parte da dei presupposti completamente diversi strutturando l’insegnamento in due momenti e mettendo al centro dell’insegnamento l’apprendimento fatto a casa da solo dello studente, seguendo soltanto alcune indicazioni sul lavoro che andrà a svolgere, ed una seconda fase di consultazione con l’insegnante dei concetti da elaborare, trattare ed acquisire.

Secondo questo modello, il lavoro scolastico viene dunqu diviso in due tempi e in due ambienti differenti, un lavoro indicativo del lavoro da sviluppare  a casa, presso la propria abitazione, come homework, fare un lavoro preparatorio:

  • Studiare i materiali didattici preparati e/o scelti dal docente, che possono essere: video, risorse multimediali, libri o ebook. L’importante è che siano in grado di trattare adeguatamente ed esaustivamente il contenuto proposto.
  • Visionare e consultare i materiali dati ed utilizzarli più volte, rispondendo a test o compilando dei formulari appositamente preparati dal docente, ma rispettando i propri modi e ritmi di apprendimento, fino a quando i concetti non risultino sufficientemente chiari e posseduti.
  • Preparare una o più domande da formulare al docente o ai compagni per chiarire eventuali concetti scientifici o analizzare idee che risultano non chiare.

Ed una seconda fase del lavoro didattico avviene, invece, in classe, dove il docente si troverà, secondo quanto afferma teoricamente questa modalità didattica, un gruppo di allievi in parte già preparato, documentato e, a detta dei sostenitori, finalmente omogeneo e sufficientemente allineato con il resto degli allievi e della loro preparazione.

La Classe diventa il luogo di lavoro come confronto, analisi e approfondimento dei problemi affrontati dagli studenti a casa, verranno in classe valutate le proposte di concetti fatte dagli alunni, il tutto diretto ad un apprendimento collaborativo.

Nel contesto dell’aula scolastica il docente si dovrà preoccupare quindi di articolare gli studenti in gruppi di lavoro per affrontare attività guidate e di proporre e seguire le attività applicative: esercitazioni, compiti, risoluzione di problemi, studio di casi, attività di approfondimento, ecc., diventando così una guida, un tutor o un coach, secondo i casi, per far comprendere, piuttosto che un dispensatore di fatti. Gli studenti, a loro volta, diventano, in questa situazione, discenti attivi anziché ricettori di informazioni.

Il sistema è estremamente coinvolgente ed accattivante per uno studente che non deve subire passivamente una lezione ma partecipa attivamente e con maggior dedizione alla sua creazione.

Il rovesciamento, quindi, non consiste solamente nel metodo di insegnamento utilizzato, ma nel diverso modo di proporre i contenuti agli studenti e di articolare i tempi di apprendimento.

Soprattutto, nel proporre agli studenti dei contenuti didattici, predisposti e confezionati opportunamente, che si basano prevalentemente sull’utilizzo delle tecnologie digitali, in particolare su video didattici appositamente modulati per l’apprendimento.

Per esempio, se si è trovato o realizzato un video adatto, si possono costruire una serie di domande a scelta multipla lungo tutta la timeline del video per far riflettere gli studenti sui contenuti proposti.

L’attrattiva offerta dall’apprendimento rovesciato sta proprio in questo, in quanto permette al docente di allontanarsi dal tradizionale ruolo di insegnante-trasmettitore per diventare, nella fase in classe, più un allenatore (azione di coaching) passando da allievo ad allievo e fornendo un supporto, un sostegno o un orientamento quando e dove è necessario.

L’insegnante perde quel ruolo di rigidità e di puro oratore degli insegnamenti, un metodo che oltre che ad essere piuttosto noioso finisce col diventare antipatico o poco assimilativo in base alle capacità d’insegnamento dell’istruttore, che spesso e volentieri non eccellono in doti oratorie o captative dell’attenzione.

Con questa pratica il docente viene in buona parte liberato dalla presentazione della lezione trasmissiva frontale in classe e può così dedicare un tempo, notevolmente più ampio, per affrontare questioni specifiche e per dare opportunità di maggiori capacità di espansione di pensiero, di arricchimento, di approfondimento, di dialogo e di attenzione costante e personalizzata ai propri allievi (zona di sviluppo prossimale, scaffolding), meglio se organizzati in gruppi di lavoro cooperativo.

A loro volta anche le apposite video-lezioni didattiche di appoggio per la presentazione degli argomenti da trattare e in sostituzione dell’insegnamento cattedratico, se ben scelte e realizzate, permettono di articolare e personalizzare i tempi di acquisizione degli studenti, integrandoli però in un approccio globale.

Possono, inoltre, diventare anche per i docenti un’occasione e un potente strumento per creare i contenuti, condividere le risorse e migliorare anche la propria pratica didattica.

I video didattici, le simulazioni interattive e gli strumenti online, spesso ancora in fase progettuale, continueranno sicuramente a moltiplicarsi e migliorarsi.

Oltre a tutto, la creazione di una lezione in video, in genere da quattro a sei minuti, se poi viene realizzata dallo stesso docente, pone una sfida didattica impegnativa: spiegare un concetto in modo chiaro, conciso, suddividendolo in più piccole parti significative.

Pertanto il docente, nel creare i propri video didattici, è costretto a prestare molta attenzione ai dettagli e alle sfumature della propria comunicazione, a curare il ritmo, a proporre esempi auto-esplicativi, a curare la rappresentazione multimediale (visiva, sonora, operativa) e lo sviluppo di pratiche di valutazione o di autovalutazione dell’apprendimento.

Tutto ciò comporta necessariamente e costantemente il miglioramento delle proprie competenze didattiche e professionali.

In una “Flipped classroom” la responsabilità e la titolarità dell’apprendimento vengono trasferiti in modo “rovesciato”, cioè passano dal docente agli studenti, e la “classe rovesciata” diventa il luogo in cui viene stimolato lo sviluppo di nuove conoscenze e la capacità di acquisire nuove competenze.

Potrebbe pertanto in parte essere classificato come un nuovo approccio pedagogico che si sforza di soddisfare le necessità e le esigenze degli studenti nelle nostre scuole e nelle singole comunità.

L’organizzazione dell’attività didattica

Normalmente la ragione principale per cui si sceglie di effettuare l’apprendimento rovesciato è legato al fatto che spesso la tradizionale didattica trasmissiva non è oggi sufficientemente efficace e, spesso, è necessario sbloccare lo stato di passività degli studenti tramite l’incoraggiamento con un approccio didattico spiazzante, in grado di sconcertare, spronare e coinvolgere gli alunni.

Per migliorare gli apprendimenti diventa pertanto fondamentale anche l’organizzazione dell’attività didattica che il docente è chiamato a predisporre per un suo svolgimento efficace.

Sul piano operativo, l’insegnante è chiamato a preparare i diversi materiali didattici su cui far studiare gli allievi a casa ed il suo ruolo in classe consiste nell’animare la discussione e svolgere altre attività di apprendimento.

Gli elementi che devono preventivamente caratterizzare e strutturare una lezione dovrebbero essere:

  • preparare una premessa sull’argomento da trattare,
  • individuare i prerequisiti necessari all’uso corretto delle risorse,
  • rendere evidenti e raggiungibili gli obiettivi che la lezione si prefigge di raggiungere,
  • facilitare l’acquisizione delle conoscenze necessarie,
  • prevedere la verifica e l’autoverifica delle conoscenze acquisite,
  • favorire e facilitare la formulazione di domande pertinenti,
  • sviluppare in classe la discussione e il pensiero creativo.

Gli insegnanti che preparano per lo studente il “compito a casa” sono consapevoli che sarà prevalentemente la visione di un video didattico, possibilmente da loro predisposto.

Naturalmente si dovrà preventivamente insegnare agli studenti ad essere proattivi durante la visualizzazione dei video assegnati, in modo che possano comprendere meglio i concetti presentati.

In genere, l’insegnante che ha preparato o scelto il video didattico istruisce gli studenti su come mettere in pausa o riavviare nuovamente il video, se hanno bisogno di sentire un’altra volta le informazioni.

Al termine della visione gli studenti potranno o dovranno prendere appunti oppure rispondere alle domande di un breve questionario per auto-verificare il loro grado di comprensione.

Pertanto gli studenti nella propria abitazione, esercitandosi in autonomia, ma su indicazione del docente, iniziano il loro percorso di ricerca dei contenuti, visionando dei video, navigando nel Web e ricercando le fonti suggerite.

In tal modo aumenteranno e svilupperanno le capacità di utilizzo dei motori di ricerca, di controllo delle fonti per quanto riguarda l’autorevolezza, la rilevanza, l’accuratezza e l’oggettività: ad esempio allenandosi alla comprensione dei testi, riconoscendo e classificando le differenti tipologie testuali, impiegando le diverse tecniche di lettura tramite la scansione e la scelta, elaborando e sintetizzando quei contenuti ritenuti pertinenti tramite la “messa a punto” di base e sottoponendo poi, in classe quanto prodotto.

In tal modo si sviluppa anche la collaborazione del docente, l’attitudine al confronto, alla condivisione, alle opinioni diverse e provando a concretizzare quanto appreso in modo che possa essere condiviso ed utilizzato anche da altri studenti o anche in contesti differenti.

La nota dolente di questo metodo è l’attrezzatura sia scolastica sia personale di cui ogni studente si deve dotare.

Tenendo conto che ormai in ogni casa c’è un computer, altrettanto non si può dire per la scuola che spesso è carente anche nel materiale strettamente necessario.

Pertanto tale metodo innovativo sarà attuabile soltanto in quegli Istituti privati che possono sostenere la spesa di tale dotazione.

Per un approfondimento di altri metodi innovativi lascio il riferimento ai link degli articoli specifici:

la comunicazione persuasiva

Didattica Persuasiva

Mastery Learning

Mood Meter

Metodo RULER

Apprendimento Cooperativo

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