La difficoltà di relazionarsi dei bambini

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L’incapacità di un bambino di avere amici, di relazionarsi coi coetanei e di giocare e condividere con loro rientra nei disturbi della socializzazione e del gioco infantile.

Per molti bambini non è facile esprimere le proprie emozioni, soprattutto quando essi non percepiscono la presenza di una dimensione relazionale sicura.

In questi casi non dobbiamo dimenticare che la culla primaria di tale forma di insicurezza, timore, paura ed ansia è la famiglia che non ha saputo dare al proprio figlio un senso di accettazione, amore incondizionato e di essere amato e desiderato nonostante i suoi limiti.

Quando parlo di famiglia disfunzionale non mi riferisco soltanto a quelle problematiche che vivono dei disagi, dove esistono forme di violenza o di abuso, può trattarsi anche di una famiglia normale benestante, agiata ma che per mille motivi non ha saputo amare e donare al figlio ciò di cui aveva veramente bisogno, che di certo non sono i mille regali costosi.

 

 

Le difficoltà percepite dai bambini

 

 

Quando ci sono difficoltà ad esprimere liberamente il proprio mondo emotivo, inevitabilmente le relazioni ne risentono strutturandosi spesso in maniera superficiale e povera.

Nelle relazioni di questi bambini con i loro coetanei è possibile evidenziare quindi una scarsa competenza emotivo e relazionale, una tendenza all’isolamento ed alla costruzione di un mondo parallelo al reale, dove rifugiarsi.

Si tratta di bambini che tendono a isolarsi, a chiudersi in se stessi, e che rimangono passivi e sottomessi nei confronti degli altri.

Si è potuto constatare che la maggior parte dei disturbi emotivi sono influenzati da alcune modalità distorte con cui il bambino (o l’adolescente) rappresenta mentalmente se stesso e il proprio mondo.

E’ possibile notare una tendenza ad ingigantire gli aspetti negativi della realtà, ricorrendo a modalità di pensiero rigide e assolutistiche, ad esempio con un’eccessiva frequenza di termini quali “sempre”, “mai”, “nessuno”; oppure considerazioni del tipo “non me ne va mai bene una”, “tutti ce l’hanno con me”, “nessuno mi vuole bene”, “non ne faccio mai una buona”.

La tendenza a categorizzare in modo estremo influisce negativamente sull’umore e quando si consolida, diventando il modo abituale di considerare se stessi e il proprio mondo, può condurre a disturbi emozionali quali ad esempio ansia e depressione.

Quando non riescono ad esprimersi emotivamente, i bambini potrebbero manifestare difficoltà in famiglia e nel contesto scolastico per esempio:

  • Difficoltà a separarsi dai genitori
  • Difficoltà a socializzare con i coetanei e ricerca di un rapporto esclusivo con l’adulto
  • Difficoltà ad accettare e rispettare le regole
  • Difficoltà nella gestione delle emozioni: inibizione emotiva o eccessiva irrequietezza
  • Sintomi fisici ( nausea e mal di stomaco, giramenti di testa ecc)
  • Prepotenze e prevaricazioni nei confronti dei compagni
  • Oppositività
  • Ansia scolastica e ansia da prestazione
  • Isolamento, mancanza di interesse, chiusura, emarginazione.

Individuare tali vissuti e comportamenti è importante per comprendere, grazie alle informazioni date dai genitori e alla valutazione e osservazione del bambino da parte di un esperto, il suo quadro emotivo attuale.

La strutturazione di un potenziale intervento terrà conto della creazione di un clima facilitante e protettivo che possa garantire al minore, la sicurezza di esporsi e parlare di sé, delle sue esperienze e dei suoi timori.

Aiutando il bambino a correggere gli errori presenti nel suo modo di rappresentarsi la realtà, è possibile metterlo nelle condizioni di superare emozioni spiacevoli, aiutandolo a cambiare gli elementi disfunzionali del suo dialogo interno.

Si è visto che se un bambino viene allenato fin da piccolo con apposite procedure, può essere in grado di ascoltare se stesso e di essere cosciente di quali sono i contenuti mentali che influenzano il suo stato emotivo.

 

 

Il bambino e l’interazione sociale

 

 

Per quanto riguarda l’interazione sociale, cioè la capacità di entrare in relazione con l’altro, questa richiede dei vissuti interiori adeguati.

L’altro non mi deve creare né disagio, né paura, anzi, l’altro, lo devo avvertire come amico, vicino, disponibile, attento e accettante. Ciò mi spingerà ad aprirmi a lui. Ciò mi stimolerà a cercare con lui un confronto ed un dialogo.

Se ciò non avviene, se l’altro è avvertito come distante e freddo, se l’altro viene ravvisato come apportatore di ansie, paure, insicurezze e frustrazioni, l’interazione sociale sarà deficitaria o non avverrà affatto.

Il bambino acquista la possibilità di socializzare con gli estranei, solo se ha vissuto in maniera serena e soddisfacente il rapporto con le figure familiari.

È solo la bontà di questo rapporto ed è la serenità dell’ambiente di vita nel quale è vissuto, che gli permetteranno di aprire il proprio animo, il proprio interesse e la propria attenzione costruttiva anche agli estranei.

Le capacità di interazione sociale possono essere ottime, buone, normali, modeste o scarse e, quindi, patologiche.

Avremo, ad un estremo i bambini che socializzano facilmente con tutti, mentre nella parte opposta troveremo i bambini affetti da gravi forme di autismo, i quali non comunicano o hanno gravi difficoltà a comunicare.

I bambini più vicini alla norma sono quelli che si aprono agli altri, quando e solo se sono certi di potersi fidare.

Vi sono poi i bambini che interagiscono, ma con continui reciproci scontri, ripicche e aggressività, tali reazioni fanno sempre parte di un imprinting acquisito entro le mura familiari e che viene elaborato  come stile comportamentale anche da adulto.

Seguono quelli che riescono ad interagire, in modo pieno e costruttivo, solo con un compagnetto che ha caratteristiche di personalità molto vicine o complementari alle proprie.

Vi sono poi bambini che riescono a dialogare interagire solo con un adulto: di solito la madre, il padre, una zia o un nonno.

I bambini più gravemente disturbati avranno difficoltà a comunicare anche con la propria madre o con il proprio padre.

Le difficoltà nella socializzazione si possono manifestare con inibizione o con disinibizione nel gioco.

 

 

Forme con inibizione

 

 

In queste forma la mimica appare poco vivace, la postura è eccessivamente stabile, il bambino non aderisce alle consegne, o, se lo fa, le attua in maniera passiva; non prende l’iniziativa nello scambio; si limita a rispondere alle domande che gli vengono poste; il linguaggio è coartato e povero sul piano narrativo.

Troviamo queste forme di difficoltà nella socializzazione le nel bambino timido, inibito, nella fobia sociale, nei disturbi d’ansia e dell’umore, nel mutismo selettivo, nel disturbo oppositivo provocatorio, quando è presente una scarsa autostima per inadeguatezza o per malformazioni o disabilità e, naturalmente, nei disturbi pervasivi dello sviluppo.

 

 

Forme con disinibizione

 

 

In queste forme vi sono elevati livelli di attività motoria.

Il bambino familiarizza in maniera eccessiva anche con gli estranei, appare particolarmente curioso, ma distrai bile, si annoia facilmente ed è alla ricerca di continui stimoli e distrazioni.

Risponde alle domane che gli sono poste arricchendo le risposte con frasi poco aderenti al contesto. Fa continui quesiti senza interessarsi alle risposte.

Anche in questa forma, se la quantità della socializzazione è buona, lo stesso non si può dire per la qualità della relazione, in quanto è compromesso il normale fluire degli scambi interpersonali. Questa forma con disinibizione è presente soprattutto nei disturbi dell’umore di tipo maniacale, nei disturbi della condotta e nel disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività.

 

 

Le difficoltà durante il gioco

 

 

È noto come il gioco abbia varie finalità e sia un elemento centrale nella vita del bambino.

Il piccolo essere umano, mediante questo basilare strumento di crescita, sviluppa tutte le potenzialità umane: l’intelligenza, l’emotività, la socialità, l’affettività, le capacità motorie, quelle sensoriali , la capacità di problem solving, la capacità di reazione e di adattamento a nuovi stimoli ed eventi imprevedibili, è più tollerante alle frustrazioni e sa vivere più serenamente.

Poiché il gioco gli è indispensabile per esplorare e conoscere il mondo materiale, affettivo, relazionale e sociale che lo circonda, è attraverso il gioco che egli impara a conoscere, comunicare e socializzare con gli altri.

Il bambino, controllando e modulando le proprie emozioni e i propri impulsi, si rende gradualmente autonomo dai genitori e dagli adulti, rafforza la sua volontà, scopre la necessità delle regole e le modalità con le quali le può utilizzare al meglio, entra in contatto con se stesso e con il mondo della natura.

Il gioco è anche un ottimo strumento per capire le dinamiche relative al mondo interiore del bambino.

Mediante il gioco comprendiamo: la quantità e la qualità dei suoi bisogni; le sue capacità immaginative; le necessità più o meno normali o accentuate di ordine, di metodo, di pulizia; l’armonia o la disarmonia interiore; le sue abilità psicomotorie; la sua tolleranza o intolleranza alle frustrazioni; il maggiore o minore bisogno di comunicare con gli altri, e così via.

Mediante il gioco si rendono evidenti la sua disinibizione o la sua inibizione; la sua serenità interiore o il suo stato di tensione e di eccitamento; il suo stato di benessere e gioia o il suo stato di tristezza e apatia; la sua maggiore o minore reattività; le sue tendenza all’aggressività e alla distruttività. In definitiva la varietà, la ricchezza e la qualità dei giochi del bambino ci permettono di osservare il suo mondo interiore e di conoscere la maggiore o minore gravità delle sue eventuali problematiche psico-affettive.

Quando osserviamo un bambino che gioca, se le sue attività sono ricche e varie, se effettua dei giochi costruttivi e se riesce a giocare sia da solo che con gli adulti ed i suoi coetanei, possiamo essere abbastanza tranquilli che il suo mondo interiore non è molto disturbato.

Al contrario, sono segnali di una realtà interiore alterata:

  • quando il piccolino, durante il primo anno di vita, non partecipa ai giochi semplici, proposti dalla madre e quando, più grande e maturo, non riesce a giocare, o gioca molto poco, con i suoi genitori o con altri adulti, con i quali si è stabilito un legame affettivo e di fiducia;
  • quando verso i tre o quattro anni non riesce ad accettare anche i giochi e le regole proposte dagli altri, per cui prevalgono nettamente nella giornata i giochi solitari rispetto a quelli fatti in due o in gruppo;
  • è un segnale negativo anche la situazione opposta, nella quale il bambino riesce ad effettuare solo giochi di gruppo, ma non riesce e non accetta di giocare, anche per breve tempo, da solo;
  • quando il bambino non utilizza o impiega in maniera impropria e distruttiva i giocattoli adatti alla sua età o adopera solo pochi giochi ed in modo ripetitivo;
  • quando nel gioco solitario, a due o di gruppo, prevalgono nettamente e costantemente attività e fantasie aggressive, distruttive o regressive;
  • quando il gioco o i giochi sono troppo instabili, mutevoli e caotici;

La più grave alterazione la ritroviamo nei bambini con disturbo autistico, i cui giochi sono molto scarsi, ripetitivi, anomali.

In questi minori spesso mancano i giochi di immaginazione, simulazione e imitazione sociale. Essi amano soprattutto i giochi solitari, in quanto spesso si rifiutano di partecipare a quelli proposti dagli altri e non rispettano alcuna regola.

Si è notato però che questi stessi bambini accettano con piacere di effettuare il gioco libero autogestito, in quanto, con questa modalità, si sentono perfettamente liberi.

Da sempre tutto le terapie curative ma anche esplorative di eventuali disagi hanno come elemento di comunicazione con bambino il gioco, fatto con bambole e giocattoli normali o coi disegni che esso elabora durante il giorno.

Per questo in qualunque caso di disagio o sentore che ve ne possa essere è buona cosa tenere da parte i disegni e farli analizzare ad un esperto che possa interpretarli, come appunto la sottoscritta.

Quindi se avete dei dubbi o se riscontrate dei comportamenti strani o anormali, comportamenti per il piccolo, per il ragazzino o per l’adolescente inusuali e differenti dal loro solito modo di fare od atteggiarsi non fatevi scrupoli e nemmeno perdete tempo, far analizzare un disegno non richiede un grosso investimento ma vi può rassicurare se non esistono problemi, in caso contrario sarà l’occasione di approfondire l’eventuale circostanza od anomalia riscontrata.

78 Comments

  1. Tiziana allaria ha detto:

    Mia figlia di 13 anni ha problemi di relazionarsi con i coetanei,Non riesco a capire se è perché è più piccola della sua età anche come testa o perché i suoi coetanei non la considerano perche la reputano noiosa…sfogata…ben pochi argomenti,tende ad isolarsi e leggere o guardare il cellulare passivamente…come posso aiutarla?

    • Può dipendere da mille fattori anche caratteriali, cara Tiziana, ma per poterle dare una risposta precisa, con dei consigli appropriati, avrei bisogno di conoscere meglio le circostanze, in tali casi consiglio sempre di far analizzare sia la scrittura che i disegni, che raccontano più di mille parole, sopratutto rispetto a quei ragazzi/e un po’ chiusi e timidi, o presi di mira da qualche bulletto o bulletta.
      Io le consiglio di approfondire meglio il vissuto quotidiano di sua figlia, se vuole contattarmi via mail potremo approfondire la questione privatamente.
      Questa è la mia mail: info@marilenacremaschini.it
      A presto
      Marilena

  2. Marilena Palmisano ha detto:

    Mia figlia di 5 anni ha grosse difficolta a relazionarsi con i compagni. Le maestre mi hanno riferito che nn ha nessun tipo di problema cognitivo ma nn riesce a giocare con gli altri…tende ad isolarsi… ho provato ad invitare amiche a casa: gioca ma richiede la mia presenza come animatrice di gioco. Adesso sono un po preoccupata; secondo le farebbe bene un trattamento di psicomotricita o meglio farla seguire da un psicologo? La ringrazio .

    • A 5 anni è molto utile anche l’utilizzo dei disegni e l’analisi degli stessi per capire i disagi della bambina, a quell’età parlano poco dei loro problemi, spesso non sanno esprimere i termini appropriati per spiegarsi, usano invece moltissimo i dsegni per trasferire sulle immagini i loro disagi e demonizzare le loro paure, se volesse farmeli vedere per capire cosa non va sono più che disponibile, nel caso accetti mi contatti via mail che le spiego quali disegni far fare e con che modalità:info@marilenacremaschini.it
      A presto
      Marilena

  3. valeria ha detto:

    Buongiorno. Mio figlio (4 anni) con diagnosi recente di osteogenesi imperfetta tipo I (2 fratture in 4 anni). ha difficoltà a relazionarsi con i bambini a scuola materna. L’insegnante riferisce che tende a stare seduto con lei soprattutto nei momenti di gioco in spazi aperti (salone, giardino). Stesso comportamento lo osserviamo noi genitori in occasioni come feste di compleanno. Pensiamo sia legato alla paura di “farsi male” ancora o sensazione di non “essere altezza” di confrontarsi con gli altri. Notiamo che questo comportamento si accentua con la crescita. Come possiamo aiutarlo? È necessario un intervento di un terapeuta? Grazie

    • Direi proprio che sia il caso di farlo aiutare da uno psicologo infantile, non è la paura di farsi male, sicuramente c’è anche quella, ma credo che la circostanza più limitante sia il fatto di sentirsi diverso, non uguale agli altri, non capace di fare le stesse cose che fanno gli altri, quindi prima di sentirsi apertamente escluso o deriso dagli altri, ciò che lo umilierebbe troppo, si auto-esclude da solo, evitando tale umiliazione e privandosi del piacere dell’amicizia.
      Purtropppo molti bambini sarano ostili e forse anche condizionati dall’ignoranza di certi genitori, ma se lui riuscisse a sentirsi a proprio agio con se stesso ed anche con la sua parte deficitaria, l’assenza di disagio e di paura l’avvertirebbero anche gi altri che si avvicinerebbero piano piano a lui creando quella cerchia di amici che lo farebbero sentire accolto e sopratutto uguale agli altri.
      Per questo è necessario l’intervento di una ricostruzione di autostima che solo un intervento terapeutico diretto può realizzare.
      La diversità sta negli occhi di chi guarda, ma ancora prima di chi si vede, e vostro figlio ha bisogno di sentirsi un bambino come tutti gli altri.
      Mailena

  4. Annachiara Eliantonio ha detto:

    Gentile Dottiressa ho una bambina di 5 anni. Le maestre mi dicono che la bambina presenta delle difficoltà relazionali, cioè gioca soltanto con un bambino e fa sempre gli stessi giochi. Con gli altri suoi coetanei non gioca, poi mi hanno detto che nel gioco non fa giochi simbolici o d’immaginazione, preferisce disegnare o giochi di movimento. È figlia unica. Poi mi hanno detto che nelle attività di intersezione con altri bambini presenta delle difficoltà di attenzione cioè la maestra deve avvicinarsi per ripeterle la consegna non perché non l’ha capita ma perché cerca l’attenzione dell’adulto. A casa mi dice che si annoia e i giochi che solitamente fa sono disegnare e giocare con le barbie. Le piace il cellulare e dei video per bambini, mi chiede spesso il cellulare. Noi abbiamo messo la regola soltanto il sabato e la domenica, perché temiamo possa diventare una dipendenza.

    • Credo che la cosa vada discussa in maniera più approfondita e privatamente, le informazioni che mi ha dato sono molto utili ma non sono sufficienti, occorre approfondire tutte le modalità nel modo più adeguato possibile.
      Mi contatti privatamente signora Annachiara, via mail info@marilenacremaschini.it, in modo che possa capire meglio il problema e apprestare la modalità di intervento, oltre a fornirle un preventivo, che le assicuro fin d’ora non essere un salasso, ma la questione va necessariamente compresa anche in altri dettagli che preferisco rimangano privati.
      Augurandomi di sentirla presto
      Marilena

  5. Elisa ha detto:

    Gentile dottoressa io ho un bambino di 6 anni che soffre di autismo associato di disturbo di linguaggio e di comportamento. Diagnosi fatta un anno. fa, per un anno ha fatto logopedia una volta alla settimana con ottimi risultati e psicomotricità una volta a settimana. Adesso il problema è che la psicomotricità glielo vogliono interrompere nonostante il bambino ha ancora molti problemi il bambino ha difficoltà a seguire il gioco e si allontana dal gruppo e preferisce saltare e giocare da solo ha difficoltà a raccontare,rispetta il turno e a volte riparte con discorsi che non c’entrano

    • E’ un comportamento normale e prevedibile quello di allontanarsi da un gruppo che fa giochi che suo figlio non riesce a fare, ma le sedute di psicomotricità perché le sono state tolte?
      Dalla logopedista fa anche esercizi di pregrafismo?, la sua scrittura com’è?
      Marilena

  6. Irene ha detto:

    Buongiorno dottoressa,
    mio figlio di 22 mesi sta iniziando a relazionarsi in modo aggressivo con i pari e talvolta anche i più grandi. È attratto da loro, ma il primo approccio ho visto essere spesso una spinta o un morso. Questo genera in me quell’ ansia che non mi permette di lasciarlo fare , e così cerco sempre di mediare l’interazione in modo da facilitargli “le buone maniere”, riuscendo nell’intento, visto che poi non stuzzica più quel bambino . Anche le dade del nido mi hanno riferito di questi suoi atteggiamenti provocatori e maneschi, e non più solo per una contesa di un gioco(cosa normale, data l età). Ovviamente tutto ciò mi amareggia un po’, xche inevitabilmente penso ad uno sbaglio mio o di mio marito, che però non gli abbiamo mai insegnato questi modi. Premetto che il mio bimbo è sempre stato molto vivace, fisico (capita anche con noi che in un contesto di gioco insieme,lui arrivi a pizzicarci o smordicchiarci), e dinamico, anche se comunque ha modo di giocare tanto fuori( in campagna),al pomeriggio ,dopo l ‘asilo, quando sta con i nonni paterni che lo venerano e (credo) non lo lascino mai un attimo solo. Detto ciò, secondo lei è solo una fase passeggera o dobbiamo iniziare a preoccuparci? In tutti i casi, quale il modo migliore per gestire la cosa (le dade, x esempio, quando fa del male agli amici, ci han detto che lo tengono in braccio contro la sua volonta. Noi, quando capita, lo fermiamo e gli diciamo che non si fa e si vede che lui ci rimane male )

    • Occorre capire cara Irene cosa ha scaturito questo comportamento, l’evento che ha mosso in lui paura e disagio da avere questo atteggiamento aggressivo/difenivo per proteggersi.
      Sarebbe il caso di sentirci per capire come un bimbo così piccolo abbia questi attegiamenti così reattivi che non fanno parte del suo normale bagaglio ma derivano da un evento che sicuramente ha smosso in lui qualcosa.
      Mi contatti al 329.3043027 anche oggi pomeriggio, non si arrenda se non trova subito libero o se non ripondo…
      A presto
      Marilena

  7. Mari ha detto:

    Buongiorno dottoressa le scrivo per un consiglio perché non so più dove sbattere la testa e come comportarmi.
    Mia figlia 9 anni è sempre stata una bambina dolce e introversa. Amici non tantissimi ma pochi e buoni.
    Da quest’ anno ha fatto un grosso cambiamento, è più passiva, molto insicura,sempre a pensare che le persone/amici sparlano di lei.
    Non le si può dire nulla che reagisce in modo troppo esagerato.
    L’ interesse per la scuola e gli amici é calato tanto.nello studio fa il minimo indispensabile e infatti le maestre mi hanno appunto riferito che non s impegna.
    Le ho parlato e le sue risposte anche sono passive .mi dice che si scoccia.(non ha passioni,interessi..)
    Non é vittima di bullismo a parte qualche “scemenza” da ragazzini.
    Non sopporta la competizione Ancor di più col cugino della stessa etá.
    A breve compie gli anni e non vuole invitare nessuno se non una ragazzina conosciuta da un paio di mesi.
    Vorrei aiutarla in un nuovo percorso ma ogni strada non sembra quella giusta.
    Può consigliarmi lei ?

    • Deve essere successo qualcosa che l’ha destabilizzata e le ha messo paura, mi contatti privatamente e se ha già dei disegni fatti spontaneamente di sua figlia me li giri sulla mia mail personale: info@marilenacremaschini.it.
      Le saprò dire qualcosa quando li vedo, ma scelga soltanto quelli che lei ha fatto spontaneamente senza suggerimento
      A presto
      Marilena

  8. Pasquale ha detto:

    Buon pomeriggio Dott.ssa. Mio figlio ha 22 mesi, e premetto che è nato con parto cesario con tre settimane di anticipo. Da 9 mesi circa frequenta l’asilo. A casa gioca tranquillo, anche se con i giochi veri e propri (macchinine, pupazzetti ecc ) non gli sono mai andati molto a genio, ci gioca ma dopo un pò si scoccia e li lascia. Diversamente con i libri per bambini, di cui ne è andato sempre pazzo. Ultimamente però inizia a metterli in fila, come lo steso fa anche con le costruzioni. Se “rompiamo” questo suo ordine però lui non è nè aggressivo nè altro, lui ci guarda e riprende. Quando lo fa, lo fa quasi £”volontariamente” nel senso che mentre mette in ordine guarda anche il risultato che sta raggiungendo e quasi se ne compiace da solo. Ma quello che ci lascia sgomenti, oltre a quello pocanzi detto, è che all’asilo (per questo ho iniziato a scriverLe che sta frequentando l’asilo) non gioca con gli altri bambini, nè li cerca, tende piuttosto ad isolarsi. E’ una cosa che abbiamo notato anche andando a qualche festa per bambini, dove lui, gioca sì ma senza cercare gli altri bambini suoi coetanei. Ci stiamo preoccupando.

    • Caro Pasquale non noto nell’atteggiamento di suo figlio nulla di preoccupante se non il meturarsi dell’uomo che sarà da grande, ora che esce dalla famiglia per incontare gli altri ed il mondo sta semplicemente dimostrando il suo carattere ed le sue peculiarità, pertanto non si allarmi e assecondi il suo modo di essere.
      Siamo tutti diversi e speciali non nello stess modo, lo stesso vale anche per suo figlio.
      Marilena

  9. Ilaria ha detto:

    Buon pomeriggio dottoressa mio figlio 5 anni nn riesce a giocare creando delle storie con pupazzetti o macchinette ma fa solo i rumori delle macchinine oppure incidenti e difficilmente gioca con altro. A scuola mi dicono che gioca e nn ci sono problemi ma a casa anche quando invito dei bambini nn riesce sempre a giocare almeno che nn gli creo io un gioco come nascondino oppure un gioco con il pallone. E poi quando gioca con i bambini difficilmente parla correttamente come fa con noi ma fa lo stupidino facendo versi correndo e buttandosi per terra per fare il buffone.come posso fare?

    • Lo lasci libero di esprimersi come meglio crede, libero anche di sceglere i giochi che preferisce e con cui si realizza meglio la sua creatività; i bambini devono crescere felici di giocare divertendosi, quando il gioco è imposto non è più spontane, divertente ed allora non si insinua soltanto la intolleranza alla modalità ludica imposta ma anche quella relazionale dei compagni di gioco.
      Lo lasci fare, ogni bambino è un mondo a sè e non per forza deve fare le stesse cose che fanno gli altri, sono degli esseri in fase di maturazione e di personalizzazione, non imponiamo loro di essere come tutti gli altri e di fare le cose nello stesso identico modo, sono bambini non automi.
      Marilena

  10. Moni ha detto:

    Buongiorno dottoressa, mio figlio 5 anni, è un bambino molto vivace, è sempre un continuo movimento,e certo non esistono i cinque minuti di silenzio, con gli altri bambini specialmente se di qualche anno più grandi, riesce a relazionarsi benissimo, ma tende a fissarsi specialmente con una bambina che conosce da sempre, in quanto i genitori sono amici di famiglia. Ciò ne deriva il fatto che se la bambina trova interesse a giocare con altri, lui diventa nervoso e entrando in una specie di competizione, non riesce ad integrarsi con gli altri, e tende a fare l’arrabbiato e ad isolarsi. Ovviamente la furba femmina, ha capito benissimo come fare impazzire il maschio innamorato e spesso ,gli fa dei dispetti, come escluderlo nel gioco, spostare la sedia vicino ad un altro/a compagno,
    o respingerlo quando si trovano in gruppo, addirittura se lui la chiama lei potrebbe fare finta di non sentirlo per ore! Ho cercato di diminuire i momenti di ritrovo con lei, ma frequentano la stessa classe alla scuola dell’infanzia, ed essendo un piccolo paese, si ritrovano a fare Grest ed attività spesso insieme. Non so come gestire la cosa perché cmq non vorrei che ciò compromettesse il suo carattere, che cmq è sempre stato marcato, al nido mi dicevano ed anche a scuola che ha un carattere da leader, che cerca di tenere tutto sotto controllo, che ha una propensione a gestire , infatti le maestre gli affidano spesso compiti di direzione,come non fare uscire i compagni dalla porta, gestire l’ordine dei giochini, aiutare le maestre in pratica. Non vorrei che questa sua propensione a tenere tutto sotto controllo, si rifletta anche sulle persone e nello specifico in questa bambina che, conoscendola da sempre, sente come una cosa sua. Vorrei scongiurare ed aiutarlo a capire fin da ora che le persone non sono sotto il nostro controllo, e allo stesso tempo, non vorrei che crescesse insicuro, sentendosi escluso e non apprezzato. C’è da dire anche, che noto anche un cambiamento in lui, è più nervoso e fa spesso monellerie, e può coincidere con il fatto che ho avuto un altra figlia che ha 18 mesi, e sempre per tutte le dinamiche familiari , non vorrei si sentisse messo da parte e che sviluppasse questa gelosia famosa, nei confronti dei fratelli.

    • L’unico modo è comprendere i motivi che sottostanno a tale comportamento, data la giovane età difficilmente ci si riesce con delle domande mirate, in tal caso vengono in aiuto i disegni che spesso parlano dei disagi dei bambini come non riuscirebbero a farlo le parole.
      Io le consiglio caldamente di farmi analizzare dei disegni di suo figlio in modo da capirlo meglio e capire anche i motivi di tale comportamento e le reazioni alle situazioni imposte e dominanti della bambina di cui ha palesemente una cotta e che giustamente vorrebbe tutta per sè.
      Se è decisa in tal senso mi contatti via mail: info@marilenacremaschini.it
      Marilena

  11. Jessica ha detto:

    Buongiorno Dott.ssa,
    mio figlio di 3 anni, tra qualche giorno, è un bambino molto sveglio, parla molto bene e fa un sacco di domande, anche le maestre della materna mi hanno detto che anche con loro non smette mai di chiedere e raccontargli cose.
    E’ inoltre un bambino molto vivace, gli piace parecchio andare in bici, correre e giocare a calcio (per altro con un’ottima cordinazione).
    Ha frequentato il nido da quando aveva un anno ed ha sempre avuto una tata che lo accudiva (e lo fa ancora oggi) dopo l’asilo e che quindi per un paio d’ore è dedicata solo ed esclusivamente a lui.
    Abbiamo tuttavia notato, e confermato anche dalle maestre della materna, che è un pò prepotente con gli altri bambini (ad. es se vede un bambino che sta giocando ad un gioco e lui lo vuole, va a prenderselo senza aspettare il suo turno e se qualche adulto lo ferma spiegandogli che non si fa lui inizia a piangere) e ha difficoltà a giocare in gruppo perchè appunto un pò irruento e quindi i bambini più grandi lo evitano.
    Inoltre quando è a casa con noi genitori ha delle difficoltà a giocare da solo, vuole sempre giocare con noi o aiutarci nelle faccendo domestiche (ad es. cucinare, pulire etc). Noi glielo concediamo, con attività adatte a lui, e che possano comunque sviluppare delle sue abilità e interessi.
    Pensiamo che forse trovando così interessanti le “cose da adulti” ha nel tempo un pò snobbato i suoi giochi.
    Le chiedo quindi se secondo lei è una questione di tempo per cui imparerà crescendo a comportarsi meglio con gli altri bimbi e a diventare più autonomo nel gioco o se è il caso di intervenire in altro modo? Stavamo pensando di coinvolgere in alcuni laboratori di psicomotricità, potrebbero aiutarlo secondo lei?
    Grazie

    • Per poterle dare una risposta precisa cara Jessica ho bisogno di conoscere la vicenda nei particolari ed il compotamento del piccolo nei vari ambienti, cosa che comporta un incarico di consulenza.
      Se è intenzionata a tale prestazione professionale mi contatti privatamente via mail: info@marilenacremaschini.it così possiamo parlare in tutta discrezione
      Marilena

  12. Claudio ha detto:

    Buongiorno Dottoressa,
    Mio figlio compirà a breve otto anni,non vuole nessun amico Al suo compleanno solo zii nonni genitori comunque adulti, indagando un po’ mi dice che a scuola gli stanno tutti antipatici, negli intervalli sempre a scuola gioca da solo ultimamente. In passato giocava esclusivamente con bimbo pari età ma a rotazione cioè un periodo solo con uno successivamente con un altro escludendo il primo. Ora torna a casa spesso teso o arrabbiato ovviamente alle domante risponde a monosillabe. È sempre stato molto poco socievole pensavo che con il tempo è la scuola migliorasse invece ad oggi sembra si chiuda sempre di più. Pratica uno sport collettivo a differenza della scuola quei bambini che trova lì non gli stanno antipatici ma comunque non li vuole a compleanno.
    A scuola è cercato da altri bimbi che attraverso i genitori ci chiamano per farli incontrare post scuola ma lui non vuole assolutamente ne andare né tantomeno ospitare, piange si dispera e dice che sta bene così a casa con il fratello anche se quest ultimo non lo considera mai.
    La mia sensazione quando altri bimbi di scuola gli rivolgono parola lui risponde seccato e risolutivo sembra che sia geloso della non esclusività della relazione con i bambini. Come aiutarlo secondo lei.
    Grazie

    • Potrebbe far parte del suo carattere chiuso e poco socievole con gli estranei, sono aspetti caratteriali che rimangono anche da adulti, in fondo non siamo tutti uguali…
      se però volesse togliersi il dubbio che non vi sia un motivo scatenante esterno possiamo analizare alcuni suoi disegni in modo da comrendere se questo suo bisogno di chiusura deriva da un’eccessiva riservatezza o è stato indotto da situazioni che non tollera dall’ambiente che lo circonda.
      Mi faccia sapere via mail se è intenzionata a fare questo tipo di indagine.
      Marilena

  13. Silvia ha detto:

    Buona sera Dottoressa,
    mio figlio di 4 anni e mezzo presenta difficoltà relazionali con i coetanei molto simili alla forma con disinibizione che lei ha descritto sopra. Soprattutto quando i coetanei sono molti tutti assieme lui tende a fare dispetti per giocare. Purtroppo non ama disegnare, fa proprio fatica e tende al perfezionismo. Ha iniziato a mostrare qualche disagio l’ultimo anno del nido e poi ha avuto un inserimento alla materna catastrofico. L’abbiamo anche portato dallo psicologo tutto lo scorso anno, poi non vedendo particolari risultati in ambito scolastico, lo abbiamo portato in neuropsichiatria infantile, dove gli hanno fatto parecchi test dove lui ha brillato e ci hanno detto che era tutto legato ad un eccessivo stato d’ansia in contesti non strutturati. Abbiamo strutturato tutto a casa ed in effetti lui è migliorato molto. Quest’anno l’abbiamo cambiato di scuola e sembra che vada molto meglio. A parte disegnare, non ama i mezzi di locomozione e adora la musica, i giochi di fantasia, di movimento in genere, di ruolo e di lotta. Vuole l’esclusiva dell’adulto nei giochi. Stiamo cercando di abituarlo a giocare per più tempo da solo.
    Durante le sue crisi non tollera il contenimento. E’ difficile farlo rientrare in genere con le maniere dolci, di più con quelle dure (alzata di voce, sculaccione) ma cerchiamo di evitarle il più possibile. Come possiamo aiutarlo di più nella socializzazione?

    • Credo che il caso di suo figlio vada studiato con maggiore approfondimento per capire l’origine del suo disagio, non mi sentirei serena di darle un consiglio tanto per cercare di rassicurarla, le chiederei inceve di aprire un breve percorso di counseling in modo da conoscer meglio la storia del bambino
      mi contatti se desidera provare questo metodo al mio indirizzo mail: info@marilenacremaschini.it, dove le darò tutte le istruzioni
      Marilena

  14. Ila ha detto:

    Buonasera dottoressa, ho un bambino di quasi 4 anni che frequenta il secondo anno di asilo e a scuola mi dicono che non sta a sentire e che non partecipa alle attività se non quelle di suo interesse.. tende ad isolarsi.. da un anno ho deciso di fargli fare qualche seduta di Logopedia e devo ammettere che è nel linguaggio.. quando parla con me sé è un argomento di suo interesse partecipa e mi risponde con entusiasmo, ma se non prova interesse potrebbe tacere per ore. Gli ho prenotato le visite presso foniatra e neuropsichiatra e oltre a consigliarmi psicomotricità per il rispetto delle regole non hanno fatto altro. Vorrei un suo parere ed un suo prezioso consiglio..grazie

    • L’atteggiamento del suo bambino mi sembra più dettato dalla compiacimento di una determinata materia o dalla noia di tutte le altre, con tutta probabilità ha una capacità cognitiva più svilppata degli altri e quindi tende ad annoiarsi più facilmente.
      Non ha bisogno di visite mediche, ha bisogno di un insegnamento più stimolante e creativo.
      Pertanto eviti di farlo analizzare come se avesse dei problemi, i bambini di questo ne risentono, provi invece a fargli una semplice domanda: ma quando fai silenzio è perché la materia o l’insegnante ti stanno annnoiando?
      scommetto che la risposta le darà la soluzione del dilemma.
      Se permane il suo dubbio io proverei a fargli fare dei disegni da analizzare, un modo semplice e non invasivo per capire cosa pensa e cosa non riesce a dire, mi contatti in tal caso via mail: info@marilenacremaschini.it
      Marilena

  15. Simona ha detto:

    Buongiorno, ho una figlia di quasi 8 anni che dimostra problemi di relazione con i compagni in classe mentre al di fuori sembra un’altra persona: non ha nessuna reticenza, è spigliata e simpatica, parla con tutti e si diverte. Spesso invece torna a casa da scuola imbronciata, riferisce di litigi, di essere stata accusata di “comandare”, di essere stata esclusa o di autoescludersi per evitare conflitti o perché vede le compagne parlare male di lei, quindi spesso preferisce stare da sola. Frequenta anche attività extra scolastiche, alcune con delle compagne, ma in questo contesto non si palesano le difficoltà relazionali, sembra divertirsi…siamo arrivati al punto di non considerare più nessuno come amico, di non voler giocare più con nessuno, di non volere nemmeno una festa di compleanno, cosa a cui fino a 15 giorni fa teneva moltissimo e che preparava da un anno! Secondo le maestre non è accaduto nulla, ma io non riesco a spiegarmi come mai a scuola mia figlia diventi timida e insicura. La ringrazio anticipatamente per l’aiuto che vorrà darmi.

    • E’ chiaro Cara Simona che è soltanto l’ambiente scolastico ad influire negativamente sullo stato di serenità di sua figlia, potrebbero essere i compagni che la infastidiscono, potrebbe essere vittima di bullismo anche da parte di altre ragazzine, oppure se ci sono degli insegnanti con cui non si è creato un buon feeling se non di peggio ed agiscono, forse anche inconsapevolmente mettendola a disagio o non tenendo conto della sua sensibilità.
      E’ ovvio che le maestre, prime responsabili di tutto anche di quello che non vogliono vedere o sentire, scaricano la responsabilità con un “non è accaduto nulla”, altrimenti sarebbero le prime a rimentterci, invece ho idea che in quella scuola ci sia qualcosa che non va, ma va capito chi è l’elemento disturbatore.
      Con bambini così piccoli, poco disposti a parlare di ciò che li mette a disagio o li fa vergognare, l’unico sistema è la valutazione di determinati disegni che esprimono ciò che le parole non dicono.
      Solo in tal modo si può risalire al problema e risolverlo.
      Cosa ne dice di far fare a sua figlia dei disegni, seguiti anche da una narrazione sul suo comportamento e le dinamiche delle varianti, in modo da approndire la cosa?
      Se è interessata mi contatti privatamente, così potremo parlare di come agire ed anticiparle anche un preventivo in base al tipo di indagine a cui lei consentirà: info@marilenacremaschini.it
      Mi faccia sapere
      Marilena

  16. Ramona Andrasiu ha detto:

    Buongiorno,
    Mio figlio appena compiuti 2 anni, frequenta il nido dai 10 mesi con orario fino alle 13. Lui è nato prematuro a 30 settimane e con un emiparesi destra (poco evidente) in seguito a un ictus subito alla nascita, camina autonomo, ha solo la mano destra che utilizza meno e parla pochissimo per la sua età (dovuto anche al fatto che parliamo due lingue). Al nido si è ambientato benissimo anche se le maestre da subito non l’hanno sostenuto un gran che. Ci siamo sentiti dire che lui su due piedi non ci starà mai, che soffre come un cane quando guarda i bambini normali, cosa vuoi che giochi con una mano … Lui è stato bravissimo ed ha dimostrato il contrario. Premetto che il bambino è seguito da fisiatra,fisioterapista, npi che non vedono in lui tutti questi problemi, anzi vedono un bambino di 2 anni normale. Ultimamente il bimbo manifesta un attaccamento fortissimo alla mamma, a casa vorrebbe stare solo in braccio, non accetta neanche il papà che poco prima venerava, ha un sonno disturbato la notte, si sveglia spesso urlando, ha sempre dormito da solo adesso non dorme solo nel lettone, al nido non vuole più entrare se non trova una maestra che lui preferisce. È stato anche spostato in un gruppo di bambini di età media 1 anno, che fanno i primi passi adesso, quindi pochi stimoli ma le maestre insistano dire che lui non è capace di stare con i bambini della stessa sua età. Oggi una maestra mi ha detto che lo vede molto destabilizzato, frustrato e arrabbiato. Al contrario invece quando va a fare fisioterapia, 5 volte a settimana, va volenteroso. Potrebbe essere un rifiuto di andare al nido, un atteggiamento normale per la sua eta, una fase passeggera, oppure siamo noi a sbagliare qualcosa?
    Siccome non riesco cambiare il nido per vari motivi, il mio dubbio è se continuare a farlo frequentare. Al inizio pensavo li facesse bene stare insieme ai bambini, socializzare ultimamente però sorgono un sacco di dubbi. La ringrazio, spero di essermi spiegata bene. Saluti

    • Ovviamente vedere altri bambini che fanno movimenti più facilmente e velocemente lo fa sicuramente sentire a disagio, ma è un deficit con cui dovrà imparare a convivere, sperando che le terapie facciano anche miracoli è possibile che un piccolo deficit rimanga sempre, pertanto deve imparare ad accettarsi e accettare i propri limiti, così si superano le difficoltà che esistono anche a quella tenera età.
      CAmiare amiente è traumatico per tutti im bambini perché si ritrovano intorno persone nuove con cui ricominciare un percorso di conoscenza e condivisione.
      Lo lasci fare e gli dia del tempo, solitamente sono cose che con un po’ di pazienza si sistemano, l’adattamento ad un nuovo ambiente è una fase che ha il suo percorso e il suo tempo non uguale per tutti i bambini.
      In bocca al lupo
      Marilena

  17. Davide ha detto:

    Salve D.ssa
    Mio figlio di quasi 4 anni nato prematuro (parto gemellare a 30+4 settimane) presenta da più di 1 anno frequenti “capricci” soprattutto quando viene contrariato o ripreso x far qualcosa : lavarsi , cambiarsi, sedersi su un seggiolino auto anzichè un altro, restituire giocattolo, fine di un gioco, etc… Spesso lo fa urlando o piangendo molto nervosamente. SI arrabbia molto facilmente (strillando) se fratello lo contraddice anche per cose banali. Presenta spesso tic vocali. In casa predilige giochi tipo cucina o di pulizie ma sembra non sappia organizzarsi da solo. Capita vada spesso a dar noia al gemello che gioca a macchinine tranquillo. All’asilo nido ci dicevano si comportava sempre bene, seppur a volte tendeva a isolarsi e andava riportato in gruppo dove poi stava tranquillamente. Situazione identica sembra anche a materna (a breve avremo colloqui di routine). Lo psicomotricista, dal quale va molto volentieri, (in gruppo con altri 2 bimbi) dice che si comporta bene ma deve essere incentivato a interagire (lo definisce piuttosto timido e introverso). In casa parla molto seppur ancora non correttamente (ma questo anche il fratello). Va volentieri anche alla scuola di gioco-musica dove fa tutto quello che l’insegnante dice di fare anche con altri bimbi (il mio dubbio però è che sia + interessato a materia che a interazione!). Tende a evitare sguardo e approcci verbali con estranei , mentre va oltre (eccitazione/iperattività) quando è a suo agio con qualcuno che conosce o ci si trova bene. Non nego che, soprattutto io, più di una volta ho perso le staffe trattandolo molto male. Infine segnalo, purtroppo, a 2,5 anni un intervento x ipospadia molto importante e successiva complicazione (con ulteriore cateterismo) e vari prelievi (alcuni non andati a buon fine perchè non gli trovano subito le vene) x controllo ipotiroidismo da prematurità (che però ora fortunatamente sembra ok) . A volte mi sento disperato. Cosa mi può dire ? Grazie 1000

    • Spesso i bambini hanno un carattere difficile derivante dalle tante avversità che sono costretti ad affrontare, il loro unico modo di reagire, non comprendendone altri, è quello di fare capricci o di non seguire le indicazioni degli adulti.
      Provi ad avere pazienza, caro Davide, e a stimolare il più possibile le attività ludiche durante la giornata, in modo da farlo stancare e rendere più docile.
      Probabilmente a scuola si annoia molto, da qui la sua insofferenza, mentre quando fa attività più creative riesce a concentrarsi meglio perché più coinvolto, sono queste ultime per l’appunto le attività che dovrebbe aumentare, nella speranza che maturando tenda a ridimensionare i suoi aspetti caratteriali più fastidiosi.
      In bocca al lupo
      Marilena

  18. Antonia ha detto:

    Buongiorno,
    3 anni non partecipa a nulla …gioca solo con oggetti o animali e li fa parlare spesso con forme di aggressività.All asilo male ..legge e basta…anche se con attenzione e partecipazione…non ama impastare né dipingere..non sa disegnare o colorare o pedalare … è oppositivo su tutto.È passato da Disibizione a inibizione , c’è da dirsi che ho vissuto e sto vivendo da quando aveva 3 mesi la.paura che ci sia qualcosa che nn va e fatico ad accettare i suoi limiti

    • Occorre capire se si tratta del carattere di suo figlio, che è più schivo delgi altri e che non comporta nessuna patologia (i più grandi geni della storia erano persone schive e poco relazionabili col prossimo), oppure se ha un disagio interiore.
      Perché non mi scrive via mail spiegandomi quando hanno avuto origine tali comportamenti, se li ha avuti da sempre e se ci sono comportamenti che lei ritiene inadeguati o negativi, la mail mail è info@marilenacremaschini.it
      Spero dipoterla aiutare con un semplice consiglio che la rassicuri
      Marilena

  19. Camilla ha detto:

    Salve, dott.ssa, mia figlia di 5 anni non ama i giochi di movimento, dove bisogna correre (calcio, acchiappare, la corsa ecc). La sua corsa è più lenta e cauta dei suoi coetanei poiché ha paura di cadere. (ha imparato a camminare in autonomia solo a 18 mesi, cercava la mia mano per sentirsi sicura) .Nel gioco di gruppo si mortifica se non vince o non riesce a fare qualcosa come gli altri, quindi propone giochi dove si sente più sicura. In questo tipo di giochi, cerca sempre l’appoggio di un adulto, o di un bambino più grande. Di fronte a scelte di gioco diverse dalle sue preferenze piange e cerca l’appoggio di un genitore.
    Vorrei capire se a questa età è un problema o una fase di crescita.
    Grazie

    • E’ semplicemente il suo modo di essere ora, che è bambina, col tempo maturando diventerà più sicura, per ora non la forzi a fare ciò che la mette in competizione e quindi in crisi o in imbarazzo per il risultato, la lasci scegliere, sarà lei peiano piano ad acquistare più sicurezza ampliando così i suoi orizzonti.
      Spesso i genitori vogliono il meglio per i loro figli non comprendendo che il meglio già glielo stanno dando.
      Lei è una madre preoccupata e attenta, ce ne fossero così, ma sua figlia è meno forte di lei, le lasci il tempo di sviluppare più stima in se stessa senza forzature, è il modo migliore per aiutarla a provare senza avere paura.
      Spero di averla aiutata, le auguro una buona domenica
      Marilena

  20. Isabella ha detto:

    Salve dottoressa, ho un bimbo di 4 anni che da sempre è stato introverso però da quando ha cominciato la scuola a 2,5 ho visto un peggioramento sia nella relazione coi coetanei ma anche con gli adulti. Non risponde quasi quando gli viene fatta una domanda da estranei ma anche da conoscerti adulti, comprese le maestre. Io penso abbia il mutismo selettivo perché a casa e con alcune persone parla normalmente. Quando incontriamo qualcuno o andiamo a casa di amici si nasconde e per un bel po di tempo rimane attaccato a me poi se incoraggiato si apre un po’. Ho fatto diverse visite ma tutti mi hanno escluso il ms, credono sia una forte timidezza. Sta di fatto che a scuola non parla se no qualche volta e non si rifiuta di fare qualsiasi attività motoria.

    • Anch’io la penso come lei, si tratta di mutismo selettivo, ovviamente va capito come risolverlo e come affrontarlo per eliminarlo.
      Ha provato a rivolgersi ai consultori dell’asl del suo paese o di uno più vicino? che a volte offrono assistenza psichiatrica infantile gratuita, tanto per provare l’ennesimo consulto, non si sa mai che incontri la persona giusta che capisca qualcosa
      In bocca al lupo
      Marilena

  21. Teresa Bove ha detto:

    Cara dottoressa, ho un bambino di 9 anni moltoTimido e insicuro e fa molte scemenze quando sta a casa , ha pochissimi amici e non ama quasi niente e sempre infelice di tutto , ama solo giocare alla PlayStation Non gli piace andare alle giostre, mare zoo niente di niente , con gli amici fa tutto quello che gli dicono xke ha pure vergogna di dire no e ha paura che non lo vogliono più come amico ,è molto sensibile non reagisce se vieni per così dire spinto o quant’altro ,A noi genitori non Ubbidisce e se noi tocchiamo qualcosa di suo, lui non lo tocca più , ad esempio se ci sediamo sulla sedia della cameretta lui non la usa più sta in piedi , ed è un periodo che non sta proprio mangiando, non Lo so se è il caso di farlo vedere da uno specialista … Grazie anticipatamente

    • Buongiorno Teresa, da quello che racconta suo figlio soffre sicuramente di un disagio interiore che va analizzato e risolto, non potendolo fare io le consiglio di rivolgersi al Consultorio dell’ASL della sua zona dove ci sono psicologhe con esperienza nell’età infantile e che dovrebbero essere gratuite o col pagamento di un tiket minimo.
      Ma sicuramente ha colto nel segno, il disagio di suo figlio non è una cosa normale e non va sottovalutato.
      Lo faccia quanto prima e vedrà che le cose si risolveranno.
      TAnti auguri di cuore
      Marilena

  22. Ilaria ha detto:

    Mio figlio ha 3 anni e mezzo e ha problemi a relazionarsi con gli altri compagni, o per lo meno a condividere le emozioni con gli altri. Preferisce la compagnia degli adulti (vedi l’attaccamento alle maestre sia del nido che della materna), cerca gli altri bimbi, ma poi non ci sa giocare insieme. Inoltre nel gruppo, tende a non seguire le istruzioni, si arrabbia, scappa, non ascolta e ultimamente se ripreso si chiude le orecchie come a non voler ascoltare. Sicuramente il periodo covid e un periodo difficile che abbiamo passato non ha aiutato. Come aiutarlo ad esprimersi e a fare entrare anche i coetanei nel suo mondo?

    • Per farlo dovrei valutarlo meglio attraverso il comportamento che può riferirmi lei e facendogli fare dei disegni specifici, mi mandi via mail qualche disegno, magari accomapgnato da una sua descrizione e mi raconti quali sono le modalità di reazione alla presenza dei coetanei, in modo da carpire qualche informazione, se poi lei è disposta a valutalo in maniera adeguata e completa le preparerò un preventivo
      La mia mail è info@marilenacremaschini.it
      Marilena

  23. Jenny ha detto:

    Buongiorno dott.ssa. Mio figlio di 4 anni e mezzo non si relaziona molto con i suoi coetanei e i bambini più grandi. Io lo incoraggio sempre di andare a giocare con loro ma una volta che scende nel giardino condominiale non si butta nella mischia, non va a salutarli ma li osserva da lontano. Se lo chiamano loro corre tutto felice a giocare ma se non lo chiamano sta da solo. Non gli piace il caos e i rumori forti. Mi dice che non gli piace giocare quando ci sono tanti bambini che fanno caos. La maestra dell’asilo mi disse che sceglieva compagni più piccoli e tranquilli per giocare (i soliti 2-3 bimbi) ed evita quelli più movimentati. Ma anche lì preferisce stare con la maestra o da solo piuttosto che giocare con i bambini. È un bambino intelligente, sa già leggere e scrivere. Nel gioco si arrabbia molto se perde. Fino ai 3 anni non è stato molto in contatto con i bambini perché è figlio unico e stava con i nonni. Il primo anno di asilo ha frequentato poco per i malanni del primo anno. Il secondo anno è andato meglio, è un bimbo che ascolta sempre la maestra e partecipa nei giochi che propone lei. Ma non prende mai l’iniziativa, non va mai per primo a chiedere ad un bimbo se vuole giocare con lui, mi dice di andare a chiederglielo io. Vorrei tanto aiutarlo a sbloccarsi ma non so come fare. Io ne soffro tanto perché vorrei che fosse più estroverso (per il suo bene) ma mio marito dice che va bene cosi, anche lui da piccolo non era per niente socievole. Pensa che è il caso di portarlo da uno psicologo infantile? Grazie

    • Come ho già precisato in una richiesta simile da parte della madre, le do i medesimi consigli.
      Per valutarlo meglio, attraverso il comportamento che può raccontarmi soltanto lei e facendogli fare dei disegni specifici, mi mandi via mail qualche disegno, magari accomapgnato da una sua descrizione e mi raconti quali sono le modalità di reazione alla presenza dei coetanei, in modo da carpire qualche informazione, se poi lei è disposta a valutalo in maniera adeguata e completa le preparerò un preventivo per fargli fare dei disegni specifici e rivelatori del disagio
      La mia mail è info@marilenacremaschini.it
      Marilena

  24. Micol ha detto:

    Buona sera dottoressa, ho tanto bisogno di aiuto, mi chiamo Micol e sono mamma di una femmina di 3 e un maschietto di 5, è un anno che mio figlio nn lo riconosco e più passa il tempo e più ho la sensazione che nn sappia gestire le emozioni e che gli manchino alcuni tipi di emozioni.. (premetto che è un bambino molto sensibile, curioso, sa fare a scrivere e leggere in italiano e spagnolo, somma e sottrae ecc ed è molto attaccato ad alcuni foglietti dove scrive ciò che nn vuole scordarsi e che tiene sempre con se, quando è molto emozionato per qualche secondo guarda in alto e saltella) ultimamente a casa è una continúa discussione, lui dice che vuole comandare e che è stufo di seguire delle regole, dice che siamo cattivi ecc ma la cosa che mi sta stressando è che è un continuo “mettere” alla prova la mia pazienza, a volte sono esplosa perché è dura con entrambi a casa. Lo vedo infelice e anche se ho letto un sacco di libri e ho messo in atto alcuni “trucchi” in modo da semplificare la vita dei bimbi e i genitori, mi sento che sto fallendo, vorrei aiutarlo ma nn so come fare e percepire questa sua sofferenza mi fa stare male. Pensavamo fosse perché gli avessimo dato l’ipad Durante la quarantenana, sempre con allarme e con anche noi lì con loro a giocare, ma adesso che l’abbiamo tolto continua questo atteggiamento e in più è nato una nuova tortura cinese.. chiedere a raffica il tablet.. sto esaurendo..
    Come posso aiutarlo, come posso capire se sono io che sbaglio modalità? Ho letto in alcuni commenti che attraverso i disegni, i bimbi tendono ad esprimersi meglio, mi potrebbe consigliare qualcosa?
    Sono davvero disperata perché mantenere la calma alcuni giorni è molto difficile..
    grazie per l’attenzione

    • Assolutamente sì, i disegni parlano sostituendo le parole nei bambini così piccoli, che non si sentono frustrati e a disagio a causa del racconto stesso,
      Il disegno li pone a distanza del loro problema perhé viene trasmesso su un foglio senza doverne parlare apertamente.
      Mi mandiper ora qualche disegno via mail, le farò sapere poi come dovremo lavorare e su quali basi, oltre a farle un preventivo, che sarà sicuramente basso, la mia mail è: info@marilenacremaschini.it
      Marilena

  25. Monica ha detto:

    Mio figlio di 6 anni, ha problemi con i coetanei, non si isola non è timido ma, a causa di un carattere che sin da piccolissimo è stato sempre da leader chiamiamolo così, non riesce a scendere a compromessi nei giochi. Nel senso, qui comando io, e nel momento in cui non viene seguito, tende a piangere e a dimenarsi! Credevo che col tempo frequentando l’asilo, ciò si sarebbe attenuato, ma in realtà ad oggi non è così. Ho tentato di spiegargli varie volte che lui non può avere il predominio sugli altri bambini, a volte sono stata pure dura nel farglielo capire, ma niente! È molto orgoglioso, tende a mostrare cosa sa fare e a volte mi sembra che riesci di sembrare antipatico. All asilo, le maestre lo chiamavano il segretario, perché praticamente aiutava loro con mansioni di responsabilità in confronto agli altri. Lui era quello che usciva per far fare fotocopie, o che teneva la porta chiusa per non far uscire i più piccoli, sistema a i giochi e in un certo qual modo, impartita gli ordini come fosse un vice. In realtà è molto maturo, ed apprende facilmente, sa già leggere scrivere a volte credo di avere in casa un matematico! Ma questa parte che riguarda la socialità mi preoccupa parecchio e non vorrei che fosse un riflesso di tutto ciò, ossia del fatto che si senta superiore agli altri e che voglia un predominio, che ovviamente non può avere nei giochi. Ciò finisce per venire isolato, perché se si lamenta e crea problemi agli altri, i bambini tendono a non giocarci più.

    • Capisco i suoi dubbi e la sua preoccupazione.
      Se vuole si può provare a studiare qualche suo disegno, perché i bambini, sopratutto così giovani, non si esprimono direttamente ma per interposizione che si realizza attraverso i giochi e i disegni.
      Se vuole provare questa via per capire cosa mette in crisi suo figlio mi contatti via mail: info@marilenacremaschini.it
      Marilena

  26. Alessia ha detto:

    Gentile dottoressa,
    Mio figlio di 3 anni e mezzo non riesce a socializzare come gli altri bambini della sua età. Ha frequentato il nido e le maestre non mi hanno mai riportato nessun problema, anche se io l’ho sempre visto un po’ in difficoltà (purtroppo spesso facendo paragoni con bambini molto socievoli) . Settembre scorso inserimento alla materna, si è affezionato tantissimo ad una maestra in particolare, quando c’era lei neanche mi salutava mentre quando c’era l’altra aveva difficoltà, per un periodo ha dovuto prenderlo di forza mentre io me ne andavo perché non mi mollava. Io giravo l’angolo e piangevo. Comunque, ha difficoltà ad inserirsi nel gruppo mentre gli altri giocano, ad esempio se lo porto al parco o alle feste di compleanno, ci vuole moltissimo tempo perché si stacchi da me. Io provo a dargli tempo anche se mi dispiace vedere gli altri che corrono e giocano e lui seduto affianco a me. Alla fine si sblocca, quasi a festa finita, ma lo vedo sempre teso, come se si sentisse in soggezione… Inoltre ha avuto difficoltà quest anno nell’attività di gruppo a scuola cioè psicomotricità e teatro, a detta delle maestre, spesso non voleva partecipare; da quello che ho notato nel tempo ha timore delle cose sconosciute, dell’ignoto, quindi credo la sua difficoltà sia proprio lasciare la classe per andare in un’altra sala, con un altro maestro con cui non ha confidenza (considerando che ha comunque frequentato la nuova scuola per soli 6 mesi, entrando a neanche 3 anni). Qualche mattina che c’era la supplente sconosciuta, una tragedia, allora chiedevo a lui quale amichetto volesse per aiutarlo ad entrare, mi diceva sempre 2/3 bambine piu grandi (5anni) , che ho notato che sono molto dolci e carine con lui; allora lo prendevano per mano e lui si rasserenava ed entrava. Ha un amichetto che frequenta assiduamente dal nido e con lui non ha nessun problema, giocano ridono scherzano si abbracciano… Ultima cosa e poi concludo, non saluta o non risponde se qualche adulto gli domanda qualcosa, o meglio risponde solo se qualcuno gli sta particolarmente simpatico. Non so come insegnarli almeno a rispondere al saluto, che per me è forma di educazione, quando gli dico “ma perché non rispondi quando ti salutano?” Mi dice “mamma io non ho risposto perché mi stavo grattando!” O scuse simili. Non so come aiutarlo in questi piccoli disagi che noto, io ero molto simile a lui da piccola, quindi a volte so cosa prova. Sono preoccupata per settembre, il rientro a scuola dopo tutti questi mesi con me…come posso aiutarlo a socializzare e ad andare a scuola più sereno? Grazie mille e scusi se mi sono dilungata.

    • SE questo comportamento di suo figlio dura da poco tempo è probabile che sparisca con l’età, se invece perdura da troppo tempo allora va esaminato.
      Se vuole io sono as ua disposizione per esaminare i disegni di suo figlio, anche se è così piccolo.
      I disegno sono lo strumento che i bambini usano per esprimere gioia o disagio, per questo motivo, se vorrà, le consiglio di farmi analizzare alcuni disegni di suo figlio, nel caso mi ricontatti via mail: info@marilenacremaschini.it
      Marilena

  27. Gianna ha detto:

    Buongiorno, bimbo di 4 anni che si relaziona bene con i bambini e risulta anche essere molto simpatico (pari età ma anche più grandi di lui) e invece mostra timidezza con gli adulti non della famiglia (non sempre risponde, saluta soprattutto in fase di “andare via” dai posti, quando arriviamo invece saluta con la manina, ma non riesce a dire ciao), parla poco con la maestra, con poche paroline, come appunto se fosse inibito, quando andiamo dai medici (es. oculista) risponde con poche parole, soprattutto guardando in faccia me o il papà e poco l’interlocutore. Al campo estivo l’educatrice (che conosce solo da 2 settimane) riferisce che il bimbo parla tanto con i compagni ma quando vede che lei lo guarda lui smette. Molto spigliato nelle attività fisiche e nei giochi con gli altri. Ama molto ballare e esibirsi anche davanti agli adulti. Con gli amici di famiglia che vede spesso parla in loro presenza, a volte ma raramente interagisce non solo nelle risposte alle domande ma anche iniziando lui un piccolo dialogo, ma per lo più parla ad alta voce in modo generico, cioè non rivolgendosi propriamente a loro. Ho pensato ad un leggero MS. Lei che ne dice? Come potremmo affrontarlo?
    grazie.

    • A me sembra tutto nella norma.
      Deve capire, cara Gianna, che ogni bambino ha il suo modo molto personale di relazionarsi con gli altri, accettandoli o rifiutandoli secondo le preferenze, così come deve essere alla sua età, e quindi non vedo nulla di allarmante, anche perché con l’avanzare dell’età tale comportamento tenderà a modificarsi.
      Quindi non si alllarmi, queste creature sono piccoli uomini in continua evoluzione e crescita.
      Marilena

  28. Gessica ha detto:

    Buongiorno dottoressa mi chiamo gessica ho bisogno di un consiglio
    Ho 2 gemelli da una settimana un gemello quando usciamo e incontra degli adulti..(Anche solo 1) anche adulto che conosce..si chiude in sé stesso…non parla si isola..trattiene la saliva…con i bambini se non ci sono adulti non ha problemi…come mai.??..appena arriva a casa ..tutto normale…

    • Forse suo figlio è più riservato e timido dell’altro e si sente a disagio con le persone nuove, se non riscontra altri comportamenti impropri vedrà che col tempo passerà, anche se rimarrà sempre la sua manifesta riservatezza.
      Se diversamente riscontrasse altri comportamenti anomali mi ricontatti privatamente via mail.
      Marilena

  29. Alessandro ha detto:

    Buongiorno Dottoressa, mio figlio di 8 anni è sempre stato un bambino che ha mostrato curiosità verso il mondo animale (dinosauri prima, insetti poi) e la natura in genere, ha un linguaggio sicuro e variegato , a scuola non mi riferiscono di particolari problemi di apprendimento ma fondamentalmente presenta le seguenti problematiche : non riesce a relazionarsi Con gli altri bambini della sua età in quanto appare molto meno maturo rispetto alla sua età, cioè i suoi discorsi sono estremamente infantili e incentrati quasi esclusivamente su un video game, tale fatto suscita quasi sempre l’isolamento rispetto ai coetanei oppure la loro presa in giro, che lui fra l’altro neanche comprende con risultati, evidentemente, catastrofici ; non ha un amico “del cuore”, non è mai invitato da qualcuno a casa e, per adesso, non è gradito alle varie feste di compleanno ma credo che a breve non sarà neanche più invitato a queste, sia per la pochezza di argomenti relazionali sia perché in situazioni di tensione, tende ad alzare le mani ed essendo già alto 140 cm e pesando 40kg lascio immaginare le conseguenze, a livello motorio risulta molto impacciato negli sport con la palla, nella corsa, non riesce ad andare in bici (dice che ha paura di cadere e farsi male), non riesce ad allacciarsi le scarpe; i compiti a casa sono una tortura x noi genitori, si alza continuamente dal tavolo, ha crisi nervose e di pianto, arrivato al limite tende ad alzare le mani anche a noi genitori; da un anno possiede un tablet (dal quale ha avuto accesso al video game di cui sopra) che è il centro del suo mondo : è sempre nei suoi pensieri, ad ogni ora del giorno e della notte, in ogni situazione o contesto, l’ora di gioco quotidiana concessagli è l’unico momento nel quale noi genitori possiamo smettere di essere in ansia per lui (oltre a quando dorme). A me, (padre) preoccupa principalmente il fatto che, a livello relazionale dimostra la metà dei suoi anni, non comprende neanche il fatto che non sia desiderato all’interno di gruppi di suoi pari età che, quando se lo trovano in mezzo, magari obbligati dai genitori, se lo rigirano come vogliono, facendolo passare (quando va bene) x il colpevole di ogni fatto non consono agli occhi dei grandi e considerandolo, fondamentalmente uno “scemo”. Gli è stato diagnosticato il disturbo dell’attenzione ed Ha fatto 4 anni di terapie x psicomotricità presso la nostra ASL, ma a dispetto dei giudizi positivi delle terapiste io non ho visto miglioramenti dovuti a quello e credo che mai ce ne siano. Un altro aspetto che non comprendo è : da noi genitori non accetta regole, non recepisce neanche i comportamenti più elementari (a tavola, al supermercato, ecc…) è sempre restio, refrattario a tutto, mentre dai coetanei basta un “tu non giochi” per metterlo all’angolo dove lui va senza problemi, senza astio nei confronti di chi, anche ingiustamente, non vuole giocare con lui, anzi lui è pronto a ricercare tali bambini e farsi trattare nuovamente male, senza problemi. La disperazione non mi vincerà ma non sono più felice quando penso a lui. Grazie dell’eventuale risposta e scusi la lunghezza del post

  30. Daniela ha detto:

    Buongiorno Dottoressa, sono la mamma di una bambina di 5 anni molto timida e riservata. Non riesce proprio a giocare con gli altri bambini nemmeno con la sorella gioca molto soltanto da sola. A scuola mi dicono che si isola, osserva gli altri bimbi ma poi devono spronarla a eseguire i giochi di gruppo. Lei capisce tutto, impara canzoni poesie ed è sempre attenta a tutto quello che la circonda a volte anche troppo e infatti è una bimba ansiosa che deve avere tutto sotto controllo. Da un po’ di tempo una volta a settimana va da una psicologa ma io volevo provare la psicomotricità proprio per aiutarla a socializzare e magari anche a essere meno ansiosa.
    Lei cosa dice potrebbe aiutarla la psicomotricita?
    Grazie

    • Cosa centra la psicomotricità col carattere e l’indole riservata e timida della sua bambina?
      Questa è la cosa che deve capire sopratutto, i bambini non hanno tutti lo stesso carattere e la stessa modalità di rapportarsi con gli altri, sono tutti individui a se stanti e come tali devono essere trattati.
      Forse è proprio il suo atteggiamento diretto a volerle fare quello che fanno gli altri che le mette ansia e disagio, ci pensi prima di trattare sua figlia come se fosse l’estensione di se stessa, e quindi un essere che deve comportarsi come si comporta lei, sua figlia è un individuo diverso da lei, questo dovrebbe comprendere da buona madre.
      Marilena

  31. Yenni ha detto:

    Buongiorno dottoressa, avrei veramente bisogno di un suo consiglio perché sono in ansia. Mio figlio ha 7 anni e figlio unico. Ha cominciato a parlare tardi e abbiamo fatto 3 anni di logopedia e molto dolce, e obbediente le maestre mi dicono che è educato e molto socievole si fa voler bene da tutti. Io sono una mamma fissata ho sempre paura che si fa male e lo tengo sempre d’occhio anche quando gioca con i suoi amici ho paura di portarlo a nuoto perché mi fisso che può sucerderli qualcosa. Ho notato ultimamente che è diventato più insicuro del solito ha sempre paura che gli altri parlano male di lui, poi ha poco interesse per le cose dice sempre decidi tu mamma non si ribella per niente. Questa cosa ma fa sentire male. Io sono una mamma fissata lo so ma non capisco se è colpa mia che lo seguo troppo e devo lasciarlo più libero o e mio figlio che ha queste difficoltà. Cosa devo fare per aiutare lui e me stessa?
    Grazie

    • Temo che sia la madre troppo ansiosa e paurosa a rendere ansioso anche il figlio…..
      Lo lasci andare a giocare con più sicurezza, stia ovviamente attenta a che non si faccia male ma non sia troppo invadente, anche se cadono i bambini imparano a gestire le forze del loro corpo e ad acquisire maggiore destrezza.
      Inoltre le metta a disposizione dei giochi creativi ma non gli dica cosa e come deve fare, altrimenti non sarà in grado un domani di sapersi arrangiare da solo, la creatività e l’originalità servono a questo e le si impara giocando da soli e usando la fantasia.
      Pertanto le consiglio di essere meno ansiosa e di lasciare suo figlio libero di esprimenrsi al meglio, così come si sente di fare.
      Marilena

    • Daniela ha detto:

      Buonasera Dottoressa ho letto la sua risposta e mi fa piacere sentirle dire che la bimba non ha nulla e che è solo lacsua indole ma forse non mi sono spiegata bene e lo fatto per non prolungarsi troppo.
      Vede mia figlia non si relaziona proprio con i bambini e se le fanno delle domande o scappa da loro o risponde a bassissima voce.
      Io sono in ansia perché mi chiedo come potrà affrontare la scuola elementare e anche la sua vita da ragazza in futuro.
      Cerchi di capire io amo mia figlia così com’è ma è per lei che mi dispiace pensare che forse un domani sarà in difficoltà con i coetani.
      Grazie ancora

  32. Laura ha detto:

    Buongiorno Dottoressa, ho una figlia di 9 anni. E sempre stata una bambina un po’ timida ma ha sempre saputo giocare con gli altri ma anche da sola. A scuola va bene ma dice sempre che la ricreazione non le piace tanto. Negli ultimi anni fa piu’ difficolta a relazionarsi con i suoi coetanei, vuole stare con gli altri ma poi e’ rigida, parla poco e ovviamente anche gli altri bambini dopo un po’ tendono ad escluderla. Preferisce stare con massimo 1o 2 bambini. Va detto che io sono tutto il gg impegnata al lavoro e mio marito e’ via da casa tutta la settimana . Quindi anche noi facciamo poca vita mondana solitamente il week end stiamo in famiglia x recuperare il tempo perso. Cosa mi consiglia? Grazie

  33. caterina ha detto:

    Buongiorno Dott.ssa sono una mamma di un bambino di 7 anni . Mio figlio è sempre stato un bimbo molto sensibile e rispettoso delle regole ( forse anche troppo ) . Noi siamo due genitori presenti nella sua via io molto accondiscendente mio marito rigido. Non è mai stato molto espansivo con i suoi amici prima di lanciarsi deve prendere confidenza con l’ambiente ( lo potrei definire timido ? !) Con l’ inizio della scuola e dello sport di squadra abbiamo notato che pur avendo le qualità per emergere lui non riesce . Nello sport pur essendo molto bravo a dire degli allenatori non partecipa attivamente al gioco di squadra ( calcio ) durante la partita aspetta che siano i compagni a passargli la palla e se ne sta in disparte a scuola si impegna e riesce senza difficolta a carpire le difficoltà … ma quando si trova in un contesto di gruppo sparisce non riuscendo ad esprimere il appieno il suo potenziale … non è un bambino che non ama stare con gli altri .. anzi alcune volte pur di giocare accetta la compagnia che a suo dire non li sono particolarmente simpatici . Forse non riesce a tirare fuori le proprie emozioni e questo gli provoca disagi … Noi abbiamo cercato a parlargli ma senza nessun risultato i nostri messaggi non passano . Forse sbagliamo modo . Cosa mi consiglia ? come possiamo aiutarlo ?
    la ringrazio del suo suggerimento
    Caterina

    • Come consiglio le direi innanzitutto di capire se è solo una ritrosia derivante da un carattere schivo o un disagio mai risolto, in tale caso oltre che a aprlare coi genitori faccio fare dei disegni, il preventivo non è alto, ma quantomeno si arriva ad avere una risposta al riguardo.
      Se è interessata ad un tale percorso mi contatti via mail: info@marilenacremaschini.it
      Marilena

  34. Alma ha detto:

    Buonasera dottoressa, leggevo il suo post e in alcune cose rivedo mio figlio…lui ha 4 anni non si relaziona con i suoi pari (seppur al parco ultimamente anche se spinto da mio marito giocava con altri bambini) però ha iniziato il calcetto ma non sta nello
    Schema deve essere sempre richiamato per fare le cose va un po’ a testa sua come svogliato…lui fa logopedia da un anno e mezzo
    Perché ha iniziato tardi a parlare ora si fa capire bene in tutto ma non racconta, es quando torna dall asilo chiedo cosa ha fatto e mi risponde non voglio raccontare…devo “minacciarlo” per poter avere un “ ho giocato con gli animali” o se gli faccio io domande del tipo la maestra ha raccontato una storia, ha cantato mi risponde a monosillaba o poco più…siamo stati da due neuropsichiatri per uno a tre anni solo perché non parlava era nello spettro…per un altro assolutamente no…non ha stereotipie…non ha problemi con rumori suoni o altro…ha una memoria incredibile impara a memoria tutto quello che vede e che gli interessa ed è proprio su questo che le chiedo perché sa imparare perfettamente i cartoni o film che gli piacciono e non imita i suoi coetanei? Ha un carattere molto forte e prepotente figlio unico, nipote unico può immaginare…mi piacerebbe poter approfondire con lei.

  35. Clara Veronoli ha detto:

    Buongiorno,
    sono Clara mamma di due gemelli, Alessandro e Lorenzo di cinque anni, due caratteri completamente diversi, Lorenzo più dipendente e “mammone” Alessandro più indipendente. Stiamo portando entrambi a una scuola calcio, Alessandro è subito entrato in campo senza problemi mentre Lorenzo il primo giorno solo al momento in cui hanno fatto la partitella e il secondo giorno era già preoccupato mentre andavamo agli allenamenti, una volta arrivati non è entrato in campo e davanti alla porta d’ingresso del campo si irrigidiva e innervosiva e diceva perché non riesco ad entrare, insomma mi è sembrata una reazione forte e non saprei come considerarla.
    inoltre sta avendo problemi anche con il ritorno a scuola, non vuole andarci e piange al momento del distacco, poi la maestra dice che gioca tranquillamente.
    Vorrei chiederle un consiglio su come intervenire con Lorenzo.

  36. Federica ha detto:

    Buongiorno, sono un po’ preoccupata per la mia bimba di 13 mesi che sta avendo problemi di interazione con gli altri bimbi.
    Fin dalla nascita le ho sempre fatto vedere gente ed altri bimbi, fatto attività per neonati tipo nuoto, yoga con altre mamme e bebe… non ha mai avuto problemi ed è sempre stata una bimba serena ed allegra!
    Poi c’è stato il lockdown (lei aveva 7 mesi) quindi siamo stati in casa nello stretto nucleo famigliare, e credo questo non l’abbia aiutata!
    È una bimba che ha bisogno di tempo ma poi interagisce bene con gli adulti, sciogliendosi piano piano. Una volta sciolta gioca, fa la pagliaccia, ride, balla ecc ma con i bimbi è un disastro sopratutto ultimamente!
    Le piace guardarli da lontano, li indica, sorride quasi li chiama, ma se si avvicinano troppo o provano ad interagire inizia a piangere, anche se dall’altra parte ha dei bimbi tranquilli e delicati, poco invadenti!
    È cresciuta in casa con 2 gatti che adora e con cui è coccolona, ma con altri gatti e cani fa uguale ai bimbi, se sono lontani sorride, lo chiama, li indica ma se si avvicinano e la sfiorano piange!
    Vorrei aiutarla a superare questa problematica… cosa posso fare?
    Grazie

  37. Valeria ha detto:

    Buongiorno, le scrivo per mio figlio che ha compiuto 3 anni a settembre ed ora frequenta il primo anno alla scuola dell’infanzia. Mio figlio ha frequentato dai suoi 8 mesi un piccolo nido (con circa 7/8 bambini) con età differenti, dai pochi mesi, ai 3/4 anni (essendo un privato era frequentato anche da bambini di genitori lavoratori), fin da subito ho notato che quando lo lasciavo o lo andavo a riprendere non giocava mai con gli altri bambini, ma lo trovavo sempre un po’ isolato, chiedendo alle suore che gestivano il nido però mi hanno sempre rassicurata dicendo che interagiva con gli altri. Purtroppo i miei amici non hanno bambini e i suoi cuginetti sono un po’ più grandi lui (frequentano le elementari), quindi a parte il nido prima ed ora l’Infanzia non ha avuto altro modo per relazionarsi con suoi coetanei. Ieri ho parlato con la maestra, che ha confermato quello che vedevo anche al nido, cioè che ama giocare in solitaria. Oltre a questo suo “essere solitario” la cosa che mi preoccupa è il suo modo di giocare, si fissa su pochi e determinati giochi, che ripete e ripete all’infinito. E’ letteralmente fissato con le lavatrici, ogni volta che ne avvio una lui deve partecipare, inserisce i vestiti nel cestello, mi aiuta a versare il detersivo e preme il pulsante di avvio (sempre queste fasi e guai a saltarne una). Lo scorso Natale gli abbiamo regalato una lavatrice giocattolo e da allora ci gioca ogni giorno, ha anche altri giochi (puzzle, costruzioni, macchinine, colori) che finiscono però per essere inseriti nel cestello giocattolo per vederli girare. Ora oltre la lavatrice ha la fissa per la storia di Cappuccetto Rosso, abbiamo un piccolo teatro e lui vuole sentire sempre e solo questa fiaba, appena proponiamo altri personaggi ed altre storie inizia ad urlare, oppure prende i personaggi e da solo si racconta la storia, anche nel momento del gioco con noi (senza teatrino o libro) ripete frasi della storia per giocare ad essere il cacciatore o il lupo.
    Questo suo modo di giocare ripetitivo ed ossessivo mi preoccupa ed associato al suo essere “solitario” mi fa pensare che forse ha bisogno di aiuto. Secondo lei?
    La ringrazio anticipatamente.

    • Così su due piedi e senza conoscere la situazione nel dettaglio è difficile poterle dare una risposta, se è interessata potremmo lavorare in questo modo: un paio di telefonate tanto per chiarire il problema e l’esecuzione di alcuni disegni da analizzare.
      Mi ricontatti via mail se è interessata: info@marilenacremaschini.it
      Marilena

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