La dipendenza da internet per i bambini e adolescenti

La dipendenza da internet
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La dipendenza da internet per i bambini e adolescenti

Nei miei precedenti articoli ho messo in evidenza quali sono le varie forme di dipendenza da internet e come esse si manifestano, le varie tipologie di cyberbullismo, il grooming dello cyber predatore, il lato oscuro della navigazione online e la cyber pedofilia.

In Cina l’80% dei bambini già alle elementari naviga sul web per oltre 3 ore al giorno e il 7% mostra sintomi di dipendenza.

In Europa, secondo una indagine Istat del 2010, gli utenti di internet costituirebbero una media del 70%.

In Italia, secondo la stessa indagine, l’utilizzo di internet scende sotto la media europea al 48,9% della popolazione, ma solo il 26,4% si collega quotidianamente.

Gli italiani, però, viaggerebbero su Internet con il freno a mano tirato anche e soprattutto a causa della lentezza delle reti informatiche, altrimenti i risultati sarebbero leggermente diversi.

A soffrire maggiormente di Dipendenza da Internet sono gli adolescenti dai 13 ai 20 anni. Si tratta molto spesso di soggetti intelligenti e razionalmente più maturi di altri, tendenti all’isolamento e con evidenti alterazioni nell’ambito dell’emotività.

In Giappone ed in Corea gli adolescenti che si auto recludono in casa, tagliando ogni rapporto con la realtà, se non quello con il web, sono chiamati “hikikomori” e costituirebbero il 20% (oltre in milione) degli adolescenti maschi giapponesi.

Tale atteggiamento si è diffuso ormai anche nell’occidente e nelle nostre case italiane.

Qualora genitori, caregiver, amici o insegnanti, vi siate accorti che qualcosa non va non rimandate il problema e rivolgetevi ad un esperto, un Counselor motivazionale può aiutare giovani ed adulti ad uscire da questo tunnel di dipendenza, pertanto se avete dubbi o rilevate dei sintomi non tardate e chiedete pure il mio aiuto o un mio consiglio.

 

I sintomi della dipendenza da internet

 

Un problema di dipendenza da internet, non è legato necessariamente al tempo di permanenza su internet, ma all’inversione del rapporto tra quanto si viveva fuori dal web e quanto invece ora si vive all’interno del web.

Per cui, se c’è un decremento significativo di tutte quelle attività precedentemente praticate fuori dalla rete, quindi relazionali, (amici, sport, lavoro…), se non c’e’ più interesse per la propria vita reale, è il segno che qualcosa si sta modificando.

È questo il momento di chiedersi cosa non va e di interpellare una persona esperta.

Nel 1995 lo psichiatra americano Ivan Goldberg ha definito il concetto di Internet Addiction Disorder (IAD), individuandone sette principali sintomi caratteristici quali:
– il bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore “in rete” per ottenere soddisfazione;
– la marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano internet;
– lo sviluppo, dopo una diminuzione o sospensione dell’uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line;
– la necessità di accedere alla rete con più frequenza o per più tempo rispetto all’inizio;
– l’impossibilità di interrompere o di tenere sotto controllo l’uso di internet;
– il dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete;
– il perdurare dell’uso di internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici recati dalla rete stessa.

Ai sintomi della dipendenza si associano schematicamente le seguenti conseguenze:
– perdita delle relazioni interpersonali;
– modificazioni dell’umore;
– alterazione del vissuto temporale (non riesce più a rendersi conto dello scorrere del tempo e non distingue più tra il giorno e la notte);
– l’utilizzo compulsivo (cioè l’uso meccanico e ripetuto) del mezzo;
– “feticismo tecnologico”, cioè la tendenza a sostituire il mondo reale con un oggetto artificioso con il quale si riesce a costruire un proprio mondo personale e in questo caso virtuale;
– la deprivazione del sonno;
– problemi fisici di varia natura come il mal di schiena, l’affaticamento oculare, la sindrome del tunnel carpale.

In particolare nei bambini e negli adolescenti la dipendenza da tecnologia può essere sviluppata con sintomi come scarsa attenzione allo studio, mancanza di slancio nelle relazioni interpersonali, ma può anche provocare disturbi fisici e psicologici.

Cefalea, disturbi visivi, alterazioni dell’umore e disforia, ansia, disturbi del sonno possono essere dei campanelli d’allarme. Altri indicatori importanti sono:

  • Bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione;
    • Marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet;
    • Sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell’uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, classici sintomi astinenziali;
    • Necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all’intenzione iniziale;
    • Impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l’uso di Internet;
    • Dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete.

L’astinenza si manifesta con rabbia, frustrazione e depressione quando si è in assenza di accesso alla rete, mentre l’assuefazione consiste nel desiderare, oltre a una permanenza sempre più lunga davanti al pc, software e hardware sempre più performanti.

 

I fattori di rischio

 

Possiamo individuare almeno 4 fattori di rischio che possono favorire l’insorgere di psicopatologie legate all’uso di intenet:

1.Psicopatologie preesistenti.

In più del 50% dei casi la dipendenza da internet può essere indotta da alcuni tipi di disturbi psichici preesistenti. I fattori di rischio includono una storia di dipendenza (nell’86% dei casi la dipendenza da internet è associata anche ad altre forme di dipendenza), condizioni psicopatologiche (come depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo bipolare, compulsione sessuale, gioco d’azzardo patologico, o fattori situazionali, contrasto coniugale o abuso infantile.)

2.Condotte a rischio.

Eccessivo “consumo” di internet, riduzione delle esperienze di vita e relazione “reali”, chiudersi in casa, emarginarsi dalla società, diventare socio fobici ed asociali, divenire incapaci di instaurare un semplice rapporto relazionale con amici o con l’altro sesso;

3.Eventi di vita sfavorevoli.

Problemi lavorativi, familiari, scolastici, delusioni amorose, ecc.. internet diventa una vera e propria “valvola di sfogo” che allontana il ricordo penoso e doloroso per portare il soggetto in una realtà fatta di puro divertimento;

4.Potenzialità psicopatologiche proprie della rete.

Ossia la capacità della rete di rispondere (o illudere di rispondere) a molti bisogni umani, consentendo di sperimentare dei vissuti importanti per la costruzione del Sé e di vivere delle emozioni sentendosi, al contempo, protetti: anonimato e sentimenti di onnipotenza, che a lungo andare possono degenerare in pedofilia, sesso virtuale, creazione di false identità, gioco d’azzardo.

 

I danni fisici

 

Per quanto riguarda i danni fisici, si è riscontrato che stare molto tempo davanti al pc, ma anche dinanzi alla tv, può creare problemi alla vista, in particolare irritazioni e bruciori agli occhi.

Per tal motivo secondo gli esperti, è necessario che i bambini:

  • Stiano davanti al pc per non più di 1 ora al giorno
  • Abbiano una stanza non avente fonti di luce da dietro lo schermo
  • Stiano ad una distanza di 40-60 cm dal video
  • Abbiano il monitor a 90° dalle finestre

Un’altra parte del corpo che potrebbe essere colpita dall’uso prolungato del computer è la schiena e la postura.

Inoltre si possono riscontrare anche problematiche inerenti la costituzione fisica: spesso questi bambini sono sedentari, in sovrappeso, mangiano cibi non sempre genuini e consumano bevande zuccherate o con coloranti.

Stare troppo tempo al PC o alla TV può provocare anche disturbi alla comunicazione e alla concentrazione: se i bambini passano troppo tempo davanti alla tv o al pc si muovono poco, non socializzano fra loro e si isolano.

 

Come risolvere il problema

 

Una delle cose da fare per evitare di peggiorare la situazione e far aumentare ulteriormente le distanze all’interno della famiglia, è quella di consultare qualcuno che possa aiutarci ad individuare la fonte del problema qualora ne venisse diagnosticata l’esistenza.

In tal caso un counselor esperto in tali problematicheè l’ideale, pertanto se avete il minimo dubbio che qualcosa non va nella vita di vostro figlio o figlia non perdete tempo e contattatemi.

Come in tutte le dipendenze, infatti, esiste certamente un disturbo sottostante, una patologia precedente o anche semplicemente una difficoltà di relazionarsi con i coetanei (cosa molto comune in adolescenza), di cui quello della dipendenza da internet non è che un semplice sintomo: un rifugio per non affrontare la difficoltà.

Il passo più difficile è spesso quello di convincersi ad un confronto con uno specialista, ma in buona parte dei casi questi incontri hanno un esito positivo.

È fondamentale che a voler intraprendere questo percorso sia direttamente la persona che sta attraversando questo momento di difficoltà, per cui, se la persona non ha ancora maturato la gravità del problema, sarà necessario lavorare con familiari o conviventi per far nascere una domanda di cura nella persona interessata.

La terapia per la cura di questo disturbo si basa sul recupero della comunicazione interpersonale non mediata dalla rete che va esclusa totalmente almeno nella fase iniziale.

Questa è la chiave per cercare di ristabilire le giuste priorità rispetto ad internet: un percorso fondato sul recupero della comunicazione quotidiana che favorisca il ritorno alla vita fuori dalla rete e che, da questo punto di vista, sappia utilizzare internet al meglio, proprio per coglierne le opportunità di apertura verso gli altri e verso il mondo che ci circonda.

Possiamo distinguere due tipologie di pazienti computer-dipendenti:

  • persone (per la grande maggioranza uomini) con un’età compresa tra i 25 e i 40 anni circa, molto spesso consapevoli del loro problema, ma che non riescono ad uscirne. Sono soprattutto attratti dal gioco d’azzardo, giochi di ruolo e sesso online e ne diventano dipendenti;
  • ragazzi dai 13 ai 20 anni (adolescenti “nativi digitali”) che hanno sempre avuto accesso alla rete e che non sono consapevoli della loro dipendenza. Si recano da un consulente raramente spontaneamente, più spesso accompagnati dai genitori preoccupati.

I sintomi più frequenti della dipendenza sono quelli di una dissociazione prolungata dalla realtà, accompagnata da una diminuzione del rendimento scolastico e della vita di relazione reale proprio perché si identificano in una realtà creata sul web completamente distorta.

Alla luce di queste due tipologie di pazienti, il percorso dovrebbe essere distinto per adulti e ragazzi. Il percorso dovrebbe iniziare con un colloquio iniziale teso ad evidenziare se ci troviamo in presenza di una patologia sottostante.

In seguito, per quanto riguarda i ragazzi, andrebbe strutturato un tipo di intervento che coinvolga anche i genitori, ma che segua due strade distinte: mentre il ragazzo viene seguito da un terapeuta, allo scopo di capire quali problemi possano esserci a prescindere da internet, i suoi genitori seguono un gruppo composto da altri genitori, che li renda più consapevoli anche di quello che è il mondo della rete e, di conseguenza, dei propri figli.

Potersi confrontare in gruppo è una parte fondamentale della terapia, quindi anche il ragazzo, come i genitori, farà parte di un gruppo di coetanei dove, a differenza di quello dei genitori, si parlerà poco di computer e molto di tutto il resto, allo scopo di recuperare quelle forme di comunicazione che sembrano essere state accantonate, non ultime quelle legate al nostro corpo, che spesso viene solo rappresentato in modo idealizzato nel mondo virtuale del computer.

Il recupero della comunicazione interpersonale non mediata dalla rete è una delle chiavi per cercare di stabilire le giuste priorità rispetto ad internet.

Gli adolescenti, però, seppur più vulnerabili, non sono gli unici ad essere coinvolti in rischi di questo tipo.

Molto spesso anche persone decisamente più adulte ed apparentemente più strutturate incappano in questo tipo di eccesso, con gravi interferenze rispetto agli impegni che stanno portando avanti nella loro vita.

 

Prevenire è meglio che curare

 

Anche in questo caso, prevenire è sempre molto meglio che curare e prevenire questo tipo di disturbo potrebbe essere molto più semplice di quello che immaginiamo.

Se, come abbiamo detto, queste dipendenze influiscono sulla sfera relazionale, è chiaro che sarà proprio su questa che dovremo intervenire, stimolando la costruzione di una rete di relazioni reale e concreta rispetto al facile e sicuro “rifugio” di quella virtuale.

Regola generale per i bambini e per gli adulti: per prevenire l’insorgere dell’internet dipendenza è bene cercare di usare il buon senso, e ogni tanto fare a meno della vita di relazioni digitali.

A 12 anni un ragazzino non possiede ancora la maturità per discernere il bene dal male rispetto alle esperienze che gli vengono offerte. E’ come un bambino in un negozio di caramelle; resta stordito e confuso, esaltato.

Desidera tutto e lo vuole subito. Non sa ancora se il gusto di tutte quelle caramelle gli piacerà ma intanto le prende. Il compito di un genitore è quello di guidare i figli ed aiutarli a crescere. Inutile dire che siamo noi adulti a dover fungere da modello e a dover dare delle regole discusse e condivise in famiglia affinché i ragazzi le rispettino.

Avranno una relativa libertà d’azione, ma non senza dimostrare responsabilità verso di loro e verso gli altri. Non si tratta di far crescere i ragazzi fuori dal mondo, ma solo di far vivere loro la vita per tappe, consapevoli delle priorità, di ciò che è più importante.

Non dobbiamo imporre le nostre scelte ai ragazzi, ma fornire loro i giusti mezzi per scegliere da persone consapevoli.

Internet e le amicizie coltivate in rete sono fittizie, allontanano dal contatto, dal mettersi in gioco, dal provare emozioni, offrono uno scudo facile e modelli di comunicazione distorti causando spesso dipendenza e sottraendo tempo prezioso alla vita vera.

Il risultato è che si formano ragazzi profondamente soli che non hanno lottato per ottenere le loro conquiste e che non le hanno neanche percepite come tali; si buttano nel mondo, nella società del divertimento a tutti i costi anche quando non c’è troppo da ridere.

Non ci sono delle regole universali che devono essere seguite alla lettera, ma che è sempre bene stabilirne alcune tramite il buonsenso, un dialogo che non deve mai mancare in casa e l’attenzione dei genitori sui bisogni e disagi dei figli.

La contrattazione e dei compromessi in molti casi sono uno strumento efficace, perché permette a voi e a vostro figlio di arrivare ad una soluzione discussa e condivisa che vi ha permesso di conoscervi di più e venirvi incontro sulla base dell’esternazione di pensieri e punti di vista personali.

 

Un consiglio generale per i genitori

 

Invitate maggiormente i vostri figli a partecipare ad attività extrascolastiche che li aiutino a coltivare relazioni vere.

L’ideale sarebbe un’attività sportiva di squadra (che fa anche bene alla salute!), ma anche un’attività culturale (come teatro, danza…) è sicuramente molto indicata, se il ragazzo si sente più portato.

Molte scuole attivano anche corsi pomeridiani di questo tipo. È facile, però, che una proposta del genere non venga subito accolta ed accettata dai ragazzi di oggi, nativi digitali.

Chiaramente il ragazzo dovrebbe scegliere l’attività extrascolastica in base alle sue preferenze ed abilità.

Trenta, quarant’anni fa bastava scendere nel parco o nella strada sotto casa per riunirsi con gli amici e giocare a pallone, oggi questo purtroppo non è più possibile, perché le nostre città non sono sempre così sicure ed un genitore (comprensibilmente!) non si fida.

Ecco perché praticare un’attività extrascolastica in un ambiente “protetto” può essere l’alternativa più valida: non basta che escano di casa, devono uscire per fare qualcosa e non tanto per andare in giro.

Per qualunque consiglio, confronto od esigenza di chiarimento sono a vostra disposizione, ma non rimandate a domani una problematica che oggi può essere solo una cattiva abitudine ma domani potrebbe innescare qualcosa di patologicamente insano e anormale e richiedere un intervento terapeutico più impegnativo.

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