La donna vincente e seduttrice: il complesso di Cleopatra

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La donna vincente e seduttrice: il complesso di Cleopatra

Il complesso di Cleopatra è la versione al femminile del complesso di Achille.

È la tendenza nelle donne ad essere eccessivamente ed oltremodo seduttive, in ogni occasione, spavalde, competitive all’eccesso, sensuali, spudoratamente sfacciate per attrarre l’attenzione su di sé, utilizzando la seduzione maniacale e l’eros del proprio corpo e dei propri atteggiamenti.

Cleopatra viene ricordata per essere la regina che di grande bellezza (così si narra nelle leggende ma non nella realtà) seppe fa innamorare re ed imperatori (fra tutti Giulio Cesare e poi suo figlio e Marco Antonio).

E non potrebbe che essere così, perché solo una donna bellissima ed avvenente è dato fare simili conquiste.

Eppure la realtà è ben diversa.

Cleopatra non era particolarmente bella, anzi, di fattura robusta, piuttosto banale e con un viso certamente non regolare (un bel nasone aquilino), non certo il concetto di bellezza a cui siamo abituati quando pensiamo alla bellissima Elizabet Taylor che la interpreta.

Ma Cleopatra non era bella ed affascinante quanto l’attrice che l’ha resa famosa, anzi, tutt’altro, eppure sapeva incantare chiunque con la sua intelligenza e la sua arte oratoria.

Il fascino dunque non sta nelle fattezze regolari e perfette ma nell’intelligenza della persona, nella sua ironia e nella sua capacità di rendersi affascinante ed irresistibile.

Questo conferma che per essere affascinanti non occorre essere anoressiche, rifatte e con canoni di bellezza ormai abusati, anche una donna non particolarmente piacente può essere estremamente affascinante, tutto sta nella sua intelligenza e nell’arte di ammaliare le persone con spirito e sagacia, in grado di conversare in diverse lingue senza l’aiuto di interpreti.

Cleopatra, vissuta in Egitto tra 69 ed il 31 a.C. è una delle poche donne a regnare come Faraone, che riuniva in un solo essere il sovrano ed un Dio, l’ultima regina tolemaica d’Egitto, era ambiziosa, arrivista e dominante.

Proprio per la sua capacità di dominare ed imporsi è stata riconosciuta da autori, un po’ maschilisti, come una prevaricatrice assetata di potere e di sesso, Dante la condanna all’inferno da lussuriosa “rapace, crudele e lasciva”, Shakespeare la demonizzata e la chiama “il serpente del Nilo”.

Gli uomini antichi erano parecchio restii a riconoscere le capacità regnanti di una donna.

Per l’archetipo psichico Cleopatra è tanto spavalda ed arrogante quanto fragile, la sicurezza del parlare, dei gesti e dell’atteggiamento cede nell’intimità, che è fatta di bugie, di ricatti, di infelicità perenne.

Viziata e capricciosa, era vanagloriosa, tronfia e dominata da smisurata  passione per il potere, narcisista ed  astuta utilizzava il suo sex appeal per ottenere dagli uomini ciò che voleva.

Avida di potere non ne era mai sazia e pronta a qualunque cosa pur di ottenerlo, anche di mentire, incline agli intrighi il suo egocentrismo aveva bisogno di continue adulazioni e gratificazioni, era tale da succhiare la linfa vitale di chi le stava intorno portandolo alla follia, alla perdizione ed alla distruzione.

Con lei gli uomini più forti perdevano il controllo ma anche le loro mire politiche perdendosi nell’oblio del piacere.

Dominante ed eccessiva sino alla morte, che sceglie teatrale, per mezzo di un serpente, attorniata dalle sue ancelle che raccolte intorno al suo capezzale si straziavano e piangevano per lei.

Anche nella morte doveva apparire l’unica, l’amata e la regina di cuori, anche se ormai il fato le si era rivoltato contro.

Questo vuole la leggenda, in realtà diversi studiosi ritengono che nemmeno la sua morte, così come ci è stata raccontata, corrisponde a verità.

Si ritiene impossibile la morte causata dal morso di un aspide o di un cobra egiziano.

Lo storico dell’ antichità Christoph Schaefer e il tossicologo Dietrich Mebs ritengono che tale tipo di uccisione avrebbe procurato nella regina una lunga morte di atroci sofferenze, in cui si sarebbe abbruttita e contratta, mentre Cleopatra voleva essere ricordata come la regina più bella.

Si ritiene dunque che sia stata una mistura velenosa e micidiale a darle una morte veloce ed indolore, un misto di oppio e cicuta.

Bugiarda sino all’ultimo pur di essere ricordata in eterno come la più bella, la più amata e la più venerata.

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