La forza vitale nella scrittura – prima parte

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La forza vitale nella scrittura – prima parte

 

Ogni scrittura è diversa perché ogni individuo è un essere unico ed irripetibile.

Ogni scrittura è inoltre la rappresentazione della personalità vista in un dato preciso momento, tenendo conto della sua storia, dello stato d’animo e degli umori nel momento in cui viene redatto lo scritto.

Questo significa non solo che la nostra scrittura cambia nel corso della nostra vita, ma può cambiare anche nell’arco di una giornata, di poche ore.

Tutto dipende da come ci sentiamo, da quello che percepiamo e da quello che sentiamo.

La scrittura è l’espressione principale del nostro IO, del nostro sentire e del nostro modo di porci, verso gli altri, verso il prossimo anche sconosciuto, verso il mondo e gli eventi.

La grafodiagnosi di uno scritto è la raffigurazione di detta personalità cristallizzata in quell’attimo nato da una combinazione magnetica di pensieri, umori ed emozioni.

Per questo motivo, nonostante la nostra grafia sia personale, varia in continuazione, mutando da un momento all’altro e nel corso del tempo.

Riconosciamo la nostra grafia personale, ma se confrontiamo degli appunti presi anche nel corso di una giornata ci accorgiamo di quante differenze possono essere riscontrate.

Per esempio al mattino, quando siamo riposati e non ancora stressati dagli impegni quotidiani o dalle notizie, produciamo una grafia molto più rilassata e distesa, col sopraggiungere di una cattiva notizia o di un imprevisto, per fare un esempio, essa si contrae e si contorce, dando origine a delle contratture che spesso sono visibili anche ad occhio nudo.

Qualunque tipo di grafia rappresenta, comunque, un particolare modo di essere vitale e vivace.

La grafologia usa termini diversi per descrivere i diversi caratteri e tratti della scrittura, in qualunque modo si definiscano rappresentano ciò che sente e manifesta lo scrivente.

Nel mio manuale “scrittura e devianza” (2016) cito Ludwig Klages, padre fondatore  della scuola grafologica tedesca, il quale definiva il Formniveau come la caratteristica che contraddistingueva una ritmo ed una forza vitale che emergeva dalla grafia: “il moto scrivente è azionato da due principi opposti operanti nell’uomo: lo spirito e la vita. La vita spinge l’uomo al godimento anche aggressivo delle proprie energie e sensibilità; lo spirito impone al soggetto limitazioni, coartazioni, discipline inibitrici, agendo contro la vita. Il dinamismo scrivente è quindi nel dominio di questi due principi.” [1]

Seguendo questa linea di pensiero un’altra grande studiosa, Roda Wieser, definirà tale ritmo vitale come il “filo rosso“, o ritmo cosmico, senza il quale non esisterebbe e non si distinguerebbe la persona stessa, contraddistinta naturalmente da impulsi psichici e resistenze, consce ed inconsce, nella eterna lotta tra il raziocinio e l’istintività, ma che attraverso una consapevole scelta del convivere umano e civile, propende verso atteggiamenti e comportamenti che si adeguano alle regole collettività, della società e della moralità.

Gli elementi che contraddistinguono l’emergere del filo rosso sono la qualità del tracciato, la conduzione del tratto, la pressione, la flessibilità, le piccole disuguaglianze ed il calore e vivacità che nel contesto emergono dalla visione generale della scrittura.

Contestuale alla Wieser fu lo studio di Cesare Lombroso sulle caratteristiche dell'”uomo delinquente” formulate anche attraverso l’uso della grafologia, oltre che della frenologia e della fisiognomica.

La scuola italiana con padre Moretti impone delle misurazioni nel riscontrare i segni grafologici che non lasciano spazio alle sensazioni percepite dalla scrittura che non sia la corrispondenza a determinati criteri caratteristici del segno.

Lo studio della grafologia moderna, sopratutto in Italia, patisce le difficoltà e la mancanza di audacia nel volersi separare da dei criteri valutativi meramente misurativi, che a parere dello scrivente, costringono il grafologo ad essere un mero tecnico e non uno scienziato, trascinando la grafologia ad essere un mero strumento processuale per disconoscere o riconoscere la paternità delle scritture nei processi civili.

Approfondirò l’esamina della vitalità della scrittura secondo la moderna grafologia nella seconda parte.

[1] Presentazione del manuale di Ludwig Klages La scrittura e il carattere ad opera di Rolando Marchesan (figlio di Marco Marchesan fondatore della scuola marchesana italiana), Ludwig Klages, La scrittura e il carattere. Principi e elementi di grafologia, Milano, Gruppo Mursia editore, 1956, pag. 6.

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