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In un mio precedente articolo ho spiegato cosa si intende per Genitori Elicottero, cioè quegli adulti genitori che assillano, intervengono, sono sempre presenti e pressanti sui figli, eseguono al posto loro i compiti che invece toccherebbero al piccolo, ossessionano talmente tanto i loro figli da non lasciarli fare nulla da soli, col rischio che tali bambini si trasformeranno presto in adolescenti e poi giovani adulti fobici, ansiosi ed incapaci di sostenere alcuna frustrazione, incapaci nell’arte del sapersi arrangiare e districare nelle varie difficoltà o problemi, incapaci a risolvere i loro problemi con le loro sole forze e capacità, perché non hanno mai sperimentato nulla da soli e quindi pensano di non saper far nulla senza i loro genitori accanto.

In tale modo si sviluppa la genitorialità eccessiva che altro non è che un’invadenza anormale, non educativa e non formativa del bambino.

Ma perché certi genitori non riescono a non essere invadenti ed eccessivi nei loro interventi e aiuti, perché si sentono tanto ansiosi e paurosi nei confronti del mondo esterno e di ciò che potrebbe accadere al loro figlio tanto da farlo vivere come se fosse in una bolla di vetro?

Cerchiamo di fornire alcune spiegazioni su tali comportamenti genitoriali eccessivi e che nel lungo tempo creano disturbi e psicosi nei figli.

 

 

Perché si vede il figlio come una proprietà materiale di gran valore.

 

Il fatto che le coppie hanno figli in età sempre più avanzata, il più delle volte soltanto un figlio solo, spesso dopo essersi sottoposti a diversi trattamenti di fertilità od averlo desiderato tanto o atteso anche per motivi economici e famigliari esterni, fa sì che questi bambini vengano considerati un bene molto prezioso che deve essere protetto a tutti i costi.

Così i bambini finiscono per essere posti su di un piedistallo, metaforicamente parlando, accentratori di ogni attenzione e preoccupazione, come se i genitori vivessero unicamente in funzione del figlio senza avere una vita propria separata da loro.

Questa simbiosi comporta un legame morboso, psicologico ed emotivo da cui nessuno delle parti riesce a staccarsi, il bambino per incapacità di avere tale carattere e per non deludere i suoi genitori che lo amano tanto, ed i genitori per paura di perdere il loro unico punto di riferimento, il loro grande amore ed il pensiero e lo stimolo che li sprona in ogni giornata, oltre ad un’ossessione immotivata che senza il loro aiuto e sostegno il figlio non possa arrangiarsi da solo ed imparare a cavarsela da solo.

 

Perché esiste una enorme pressione sociale.

 

Alcuni anni fa i genitori cercavano di compensare la mancanza di attenzione con dei doni, come se si potesse comprare l’affetto o la condivisione del tempo e delle cose fatte insieme, ma questo era dovuto alla massima concentrazione dei genitori nel lavoro ed in altre aspettative.

Questo fenomeno ha generato una forte campagna a livello sociale per condannare quei “genitori emotivamente distanti”, il fatto di non stare abbastanza coi figli è diventato anche uno strumento di guerra vincente nei Tribunali quando si tratta di separazione giudiziale, e forse questo parlarne ha fatto sentire molti genitori in colpa di non fare abbastanza per i loro figli e coi loro figli.

Così, come spesso succede, siamo caduti nella situazione opposta dove molte famiglie, soprattutto quelle formate da un numero esiguo di persone (uno o due figli al massimo) sono diventati eccessivamente gelosi dei loro piccoli, troppo presenti anche in quelle attività che dovrebbero svolgere da soli, vivendo unicamente con l’attenzione puntata nei loro confronti.

 

A causa dell’incertezza generata dalla crisi economica.

 

La crisi economica ha generato una forte preoccupazione per il futuro ed ovviamente per prima cosa per il futuro esistenziale e lavorativo dei figli, per l’impossibilità che essi hanno, quando veramente lo vorrebbero fare, di ritagliarsi una vita indipendente, con una casa propria, una vita separata e scollegata dai genitori, che possono sicuramente essere un buon sostegno ma fatto con le dovute distanze.

Questi sentimenti di insicurezza, inaffidabilità, diffidenza e precarietà, la mancanza di prospettive che garantiscono delle basi solide per farsi una vita, prima fra tutti un lavoro decoroso che permetta un sostegno adeguato, ha reso i figli, e questa volta non per una volontà dei genitori, dipendenti dagli stessi.

Vivono in famiglia condividono le spese e le necessità perché non si possono permettere diversamente.

Se da una parte si tratta di pura necessità pratica, dall’altra permette ancora ai genitori di prendersi cura del figlio come se fosse un adolescente, infatti lavano e stirano per lui, preparano i pasti, gli forniscono gli aiuti economici che gli servono per condurre una vita dignitosa (spesso i genitori di privano dell’essenziale per permettere al figli di avere il superfluo, impedendogli di sacrificarsi con loro nello stesso modo).

I figli diventano adulti, maturi, ma ciononostante continuano una convivenza con la famiglia come se il nucleo famigliare non si fosse mai sviluppato, cresciuto, separato e resosi indipendente.

Questa condizione non permette ai figli di maturare al punto da divenire persone veramente autonome, ed ai genitori non permette quella separazione emotiva necessaria per lasciar andare il figlio verso una personale e privata scelta di vita.

In pratica quel cordone ombelicale che lega tali consanguinei non viene mai metaforicamente a sciogliersi e rompersi del tutto.

 

A causa dell’aumento della competitività sociale.

 

Considero la competitività tra adulti il male peggiore e dominante nella nostra società moderna, che purtroppo i genitori estendono anche ai figli in quanto i bambini, per loro natura ed immaturità nel comprendere certe dinamiche umane adulte, sono naturalmente incapaci di provare competizione verso il loro coetanei o compagni di giuochi o di scuola.

Lo diventano invece grazie all’invadenza, all’insistenza ed alla pressione esercitata su di loro dai genitori, a tal proposito propongo la lettura del mio articolo la competizione nei bambini.

Negli ultimi anni la nostra società ha assunto un atteggiamento estremamente competitivo, lo si nota non solo tra la gente, nelle scuole, nelle palestre, ma addirittura nei programmi televisivi dove non basta più mettere in gara degli adulti ora da di moda mettere in competizione dei bambini facendo dei lavori da adulti, la cosa più abominevole ed antinaturale che si possa pensare, ma a quanto pare le esigenze di audience, di marketing e di guadagno non guardano in faccia nessuno, nemmeno alla delicata psiche di un bambino.

Se approdiamo nel mondo dello studio universitario o nell’ambito lavorativo la competizione si fa ancora più forte e dominante tanto da diventare una vera e propria forma di stress.

La paura dei genitori che i loro figli possano fallire e non riescano a soddisfare questi requisiti, li porta a farsi carico dei loro problemi, pensando di fare del bene impediscono al figlio di riconoscere il problema ed inquadrare la soluzione più opportuna per agire.

Questa è una capacità che se non coltivata da piccoli rimane latente, in forma embrionale e non si sviluppa né da modo al ragazzo cresciuto di poterla utilizzare.

Per sopperire alle tante difficoltà che il figlio deve sopportare, senza scordare il fatto che molte di tali difficoltà e problematicità sono create dagli stessi genitori, consapevolmente od inconsapevolmente, i genitori sempre più spesso lo costringono ad essere super impegnato in attività extrascolastiche in modo tale da potersi mettere, o mettere gli stessi genitori, su un piedistallo per le qualità espresse in una qualche attività o per la capacità di farne tante tutte contemporaneamente.

Poi questi genitori hanno anche il coraggio di non comprendere come mai il loro figlio è stressato, soffre di ansia da prestazione o non riesce a mantenere i ritmi che tali adulti gli hanno imposto, ritmi che gli stessi genitori, se vogliamo dirla tutta, non reggerebbero.

 

Conseguenze: Genitori esauriti, bambini incompetenti

 

Per i genitori, il desiderio di essere perfetti in ogni momento e avere a che fare con i problemi dei loro figli, diventa estremamente faticoso.

Infatti, uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Washington ha rivelato che chi assumeva uno stile genitoriale iperprotettivo era anche più esposto a depressione e stress, causati dal portare sulle spalle un fardello troppo pesante.

Inoltre, la presenza eccessiva dei genitori fa sì che i bambini siano insicuri, timorosi, incapaci di tollerare la frustrazione, prendere decisioni per se stessi e assumersi le proprie responsabilità.

Infatti, il problema principale è che questi bambini iperprotetti non hanno mai dovuto mettere alla prova la loro capacità di affrontare i problemi della vita, in questo modo non hanno mai sviluppato la necessaria fiducia in se stessi, così che in ultima analisi, sono loro stessi che finiscono per chiedere ai genitori che non li lascino soli.

Altre ricerche, condotte sempre presso l’Università di Washington, hanno analizzato 297 studenti delle scuole superiori i cui genitori potrebbero essere classificati come “genitori elicottero”, e hanno scoperto che questi giovani mostravano livelli più alti di depressione e ansia.

Secondo questi psicologi, l’origine di questi disturbi emotivi si incontrava nella “Teoria dell’Autodeterminazione”, secondo la quale, affinché una persona si senta felice e realizzata, deve soddisfare tre esigenze: sentirsi autonoma, competente e connessa con altre persone.

Ovviamente, la presenza eccessiva dei genitori non soddisfa nessuno di questi tre requisiti, al contrario, crea dei limiti.

Quindi, anche se i genitori possono avere le migliori intenzioni del mondo, in realtà finiscono per compromettere lo sviluppo emotivo, intellettuale e sociale dei loro figli.

 

La soluzione: Educare con amore e molto buon senso

 

In ogni fase dello sviluppo, le persone devono combattere le loro proprie battaglie.

I genitori non possono proteggere i loro figli per sempre, perché, prima o poi questi dovranno affrontare le proprie paure e fare i propri errori.

Il compito dei genitori è quello di guidare i figli e aiutarli ad affrontare i problemi, non risolverli al posto loro.

Se assumiamo tutto il peso della formazione dei figli sulle nostre spalle non otterremo delle persone preparate ad affrontare la vita, ma dei veri e propri “disabili” a livello emotivo.

Ci sono momenti in cui dobbiamo semplicemente tagliare il ramo e lasciare che i figli volino con le proprie ali.

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