Il ruolo della grafologia nella selezione del personale
21/07/2019
Potenziamento della comunicazione col pensiero dinamico
31/12/2019

Il conflitto è per definizione uno stato di incapacità a gestire le situazioni problematiche che inducono stress, rabbia, incomprensione, rancorosità ed ansia.

La non predisposizione verso l’altro porta inevitabilmente alla mancanza di quiete, serenità e comunicazione attiva, a situazioni di instabilità, di contrasto e di negazione della posizione o dell’idea dell’altro.

Ogni situazione è diversa da un’altra perché diverse sono le persone, diverse le situazioni in cui si sviluppano e le interferenze che influiscono, pertanto ogni caso deve essere valutato tenendo conto della sua particolarità e della sua specificità.

Ci sono conflitti che sono interni al soggetto per risolvere i quali occorre partire proprio da lui e dal suo modo di vedersi e di valutarsi.

Far prendere consapevolezza al cliente che il danno o l’ostacolo è autoindotto è la cosa più difficile, perché è più facile scaricare le colpe sugli altri che pensare di esserne responsabili e perché altrimenti mineremmo ulteriormente la nostra autostima, che probabilmente già è poco solida.

 

 

L’autoconflitto

 

 

Pertanto il soggetto, piuttosto che affrontare il conflitto e farsi una buona autocritica, si mette in opposizione ed in contrasto verso gli altri, scaricando su di loro le responsabilità e le colpe di quello che non funziona, in modo da sentirsi più sollevato, meno in colpa e con un’arma in più di ricatto che però non porta a nulla di buono: il conflitto con tali modalità tenderà ad aggravarsi e a rendere sempre più critico il rapporto gestionale e comunicativo col prossimo, sino a diventare insofferenza, rabbia, odio ed alla fine una vera e propria incapacità di sopportazione.

Tutti gli altri, con tali presupposti, diventano dei nemici di cui non ci si può fidare, da sconfiggere, delle persone che lavorano alle spalle e che non permettono una serena convivenza.

Questo caso è tipico degli adolescenti o dei preadolescenti (la maturità dei giovani oggi si sviluppa in certi settori molto velocemente ma non da adeguati strumenti per superarla da qui i diversi disagi e disturbi patiti dai giovani).

Essi non trovano aiuto e sostegno nella famiglia, né in altri adulti con dei valori e capaci di essere dei buoni educatori.

Questi adolescenti in crisi finiscono così col rivolgersi ai coetanei, a loro volta poco esperti della vita e della gestione dei problemi, facendo diventare il disagio di uno il disagio generalizzato del gruppo, che spesso porta alla creazione di un gruppo con poca capacità di socializzazione e tanta rabbia repressa che sfogano in malo modo, spesso commettendo le azioni più stupide, come entrare in forme di dipendenza nociva o commettere piccoli reati per noia.

 

 

Il conflitto di coppia

 

 

Ci sono casi invece in cui il conflitto è l’espressione di una coppia o più persone che non vogliono parlarsi, non vogliono comunicare e condividere, quindi il conflitto è la scusa per evitare di cercare una soluzione.

Tipico di queste situazioni è la crisi di coppia, dove ormai il rapporto è incrinato, deviato e se non ripristinato diretto alla distruzione del rapporto.

Incontrare una coppia in crisi significa dover affrontare una situazione che ha già patito un percorso di sofferenza, di incomunicabilità e di incapacità di trovare da soli un a soluzione, anche per le circostanze più banali.

Ogni fatto, decisione, azione diventa l’input per scatenare la crisi e far uscire la rabbia che nonostante i vari sfoghi anziché ridursi si autoalimenta.

In tal caso va valutato attentamente il tipo di rapporto e come viene gestito e come sino ad allora sono state le abitudini del rapporto e come si sono superati i vari problemi, e soprattutto occorre capire cosa è cambiato e cosa ha indotto il cambiamento.

La crisi non nasce senza un motivo scatenante, il problema è che non sempre i partner sono a conoscenza di tale circostanza, spesso la subiscono senza comprendere il motivo della sua origine aggiungendo alla rabbia anche la frustrazione del fallimento nella risoluzione di ciò che non va.

Per poter risolvere la crisi è opportuno che entrambi i coniugi siano consapevoli delle loro rispettive responsabilità, le accettino e cerchino di porvi rimedio.

Quando la famiglia è non solo di coppia ma comprende anche dei figli è opportuno impostare un , affinché anche i figli abbiano il riconoscimento del loro ruolo e la comprensioni dei loro doveri.

 

 

Il conflitto di gruppo

 

 

Per conflitto di gruppo si intende quella situazione negativa e di stallo che si forma all’interno di un gruppo, sia esso un gruppo amicale, lavorativo o hobbistico.

La soluzione di tale problematica va risolta come quella della coppia con una differenza che consta nel tener conto del fine del gruppo, della meta che si è posto e delle persone che vi fanno parte.

Non esistono complicazioni sentimentali ma il numero dei partecipanti al conflitto di fatto rende comunque difficile raggiungere il vero motivo se tutti non sono disposti a mettersi a nudo e parlare sinceramente, in modo tale da non creare segreti che possano essere la barriera insuperabile per combattere l’incompatibilità.

Ognuno di loro va ascoltato e messo su un piano paritetico di fronte agli altri, anche se può risultare difficile per la sua maggiore ostilità, ma dare una collocazione egualitaria comporta il riconoscimento dell’individualità di ognuno e dell’obbligo di tutti di fare quanto gli altri per risolvere il problema, così il più rancoroso viene anche tenuto a bada in quanto si assume la responsabilità, come tutti gli altri, del buon andamento o meno della risoluzione della problematica.

Esiste anche una situazione che solitamente insorge dopo il decesso di un parente ed al momento della spartizione del patrimonio del defunto, tale forma di crisi individuale che però è comune a tutti i partecipanti viene definita la sindrome rancorosa del beneficiario.

Per affrontare tale questione occorre avere delle buone basi di conoscenza del diritto di successione in modo tale da garantire ad ogni erede ciò che gli spetta per legge o ciò a cui non ha diritto proprio per la sua diversa posizione nell’asse ereditario.

Per dare dunque buoni consigli in tale situazione è meglio, se non si conosce la legge, farsi affiancare da un legale o da un esperto giurista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *