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Quando si parla di grafologia applicata all’età evolutiva si intende riferirsi al settore grafologico che segue il linguaggio scritto dei bambini che inizialmente è formato dallo scarabocchio, poi dai disegni ed infine, quando si avvia alla scuola primaria, alla scrittura nella sua forma più rudimentale ma comunque elemento che può essere oggetto di valutazione.

Ovviamente non si può paragonare lo scritto di un adulto con quello di un bambino in quanto il primo può essere oggetto del test grafologico senza alcun problema, per quanto riguarda i primi scritti dei bambini occorre tenere in considerazione determinati fattori.

Innanzitutto le prime forme grafiche sono forzate e dirette dall’insegnante che tenta di far acquisire la capacità di realizzare i grafemi che sono i componenti grafici del nostro linguaggio scritto.

Pertanto col miglioramento della creazione delle forme delle lettere isolate o combinate tra loro la scrittura si evolve e si trasforma, pertanto questo cambiamento in itinere è fonte di profondi cambiamenti nella scrittura dei piccoli.

Pertanto la grafologia, quando lo scritto non è ancora pienamente acquisito con padronanza si fa aiutare dagli scarabocchi e dai disegni, elementi grafici di più facile realizzazione per il piccolo ma sempre pregni di ampi significati psicologici che possono essere facilmente dedotti.

Per il grafologo è inoltre importante avere una chiara anamnesi delle condizioni attuali e del vissuto sia personale che familiare, ma anche sociale e culturale, del bambino per poterne tenere conto nella valutazione.

Non dimentichiamo che noi siamo il prodotto del nostro vissuto che l’adulto riesce ad esprimere facilmente attraverso il linguaggio verbale e scritto, mentre il piccolo si esprime solo attraverso gli strumenti sino ad allora appresi che in base all’età, come già precisato, saranno per prima soltanto scarabocchi fatti malamente in quanto non vi è ancora destrezza nel maneggiare lo strumento della matita, ma poi diventano dei disegni in forma embrionale sempre più complessi e pregni di significati.

In qualunque età, ed io aggiungerei anche quella adulta, il disegno è un ulteriore test di comprensione e decodifica della personalità dell’artista.

Nelle prime forme di scrittura si possono verificare eventuali disgrafie che portano il bambino anche a problematiche comportamentali e di apprendimento, non sempre si tratta di disgrafie nel senso del deficit di DSA vero e proprio ma difficoltà di apprendimento del sistema grafico che col tempo e l’aiuto di una grafo terapeuta può essere facilmente superato.

Lo stesso vale se il piccolo è mal lateralizzato, cioè non utilizza la mano che più sente a lui confacente ma segue le indicazioni di genitori ed insegnanti che hanno una predilezione per la mano destra, dimenticando che il mancinismo non è un metodo scorretto o sbagliato, è semplicemente quello personale del bambino e se con la sinistra si sente più sicuro e scrive meglio evitiamo di sforzarlo a tutti i costi aggravando la situazioni e portando il bambino a dei sentimenti di inadeguatezza o disagio che devono essere evitati.

 

Come nasce la grafologia dell’età evolutiva

 

La prima grafologa che dedico il suo studio all’analisi degli scritti dei bambini alle prime armi con tale difficile compito della scrittura è stata Hélène De Gobineau la quale in modo particolare iniziò il percorso sulla grafia dei dislessici.

Fu poi lo psichiatra Ajuriaguerra a portare avanti gli studi della De Gobineau e fu lui a creare la così detta “scala di Ajuriaguerra” nella quale si possono trovare gli items tipici dell’età che va dai 5/6 agli 11 anni e che forniscono informazioni relative allo sviluppo motorio, psichico e affettivo del bambino.

Egli classificò tre fasi nella vita di una persona prima di arrivare ad avere una vera scrittura che possa definirsi personale ed a lui specificatamente appartenente:

la prima si definisce fase precalligrafica e ricopre l’età compresa dai 5/6 anni agli 8/9 anni.

La seconda fase è definita fase calligrafica e va dagli 8/9 anni agli 11/12 anni.

L’ultima è definita postcalligrafica e parte dai 12 anni in poi.

Dunque sino all’età circa dei 12 anni, indice variabile in base a diverse condizioni di maturità e capacità di apprendimento del bambino che possono far anticipare la capacità di ben scrivere oppure tardarla, senza che si parli di alcuna patologia ma semplice maturità spontanea e genetica del piccolo che matura coi suoi tempi e modo che vanno sempre rispettati e tenuti in considerazione.

Il grafologo per poter osservare ed analizzare la scrittura ed i disegni del bambino farà riferimento a determinati elementi che sono:

  • la pressione
  • la dimensione
  • l’inclinazione
  • l’impostazione
  • la direzione
  • la continuità
  • la velocità
  • la forma.

Tutti questi elementi aiuteranno a capire le condizioni psicologiche del piccolo che si sta analizzando.

Avrete notato che una delle cose più evidenti di quando i bambini scrivono è la pressione.

Normalmente, soprattutto nei primi anni scolastici, la loro pressione è forte e questo rientra nel fatto che per scrivere egli deve concentrare impegno e forza nel dominare il gesto sino a quando diventa parte di sé e quindi acquisito, sino ad allora la pressione sarà sempre maggiore rispetto allo scritto che avrà qualche anno dopo.

È ovvio che la pressione non indica esclusivamente l’impegno impresso nel gesto, ma anche la vitalità e vivacità del bambino che lasciano la traccia sul foglio inevitabilmente, così come i sui disegni risulteranno, nel caso di bambini molto vivaci, ricchi, pieni di colori che spesso fatica a controllare (uscendo facilmente dai bordi del disegno o del figlio) e con molo movimento all’interno.

Come sappiamo tutti, la scuola italiana insegna a scrivere di base già con dimensioni abbastanza grandi anche per far sì che i bambini riescano a fare bene le lettere senza essere “costretti” nella dimensione più piccola e più difficile da realizzare.

La dimensione delle lettere quindi, come la dimensione, sono da considerare fattori normali della fase acquisitiva.

L’eccezione, cioè una scrittura piccola in una fase d’età e di formazione che richiede normalmente forme grafiche più grandi, può essere un fattore da valutare con attenzione.

Quando scrivono piccolo bisogna riuscire a comprendere il motivo di tale restringimento che è segno di chiusura e di riserbo, per protezione o per mancanza di stima, elementi che quindi sottintendono un disagio che deve essere valutato e compreso.

Può capitare anche che siano soltanto determinate parole ad essere scritte in modo più piccolo rispetto al resto del testo, tali parole allora diventeranno il segnale e l’indizio di quello che non va.

Per tali motivi e per una migliore comprensione delle condizioni psicologiche del bambino, dei suoi eventuali disagi o forme di disadattamento si preferisce, oltre alla scrittura, ricorrere ai disegni, soprattutto a quelli specificatamente indicati per la situazione da analizzare, in modo da poter fare un confronto e trovare la fonte del disagio, dell’ansia o della situazione che porta stress e paure in modo tale da risolverla.

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