La grafologia in aiuto nel campo sanitario

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La grafologia dovrebbe avere più rilevanza ed una posizione di riguardo, in collaborazione coi sanitari e clinici, per evidenziare determinate malattie o deficienze neurofunzionali o per valutare il percorso positivo di un eventuale trattamento medico prescritto, od ancora come terapia coadiuvante attraverso la gafoterapia e la rieducazione della scrittura.

Non dobbiamo dimenticarci che la funzione scrittoria dipende da una perfetta funzionalità di varie aree celebrali e soprattutto quella connessa con la capacità visuo-spaziale, nel momento in cui questa venga meno i primi sintomi si rilevano semplicemente osservando la scrittura del paziente.

In un mio articolo sulla grafologia clinica avevo elencato i vari usi nel campo medico in aiuto ai sanitari per rilevare anomalie che presuppongono delle deficienze di tipo neurologico ed altre patologie, per non parlare delle condizioni di disagio patologico come la depressione sino alla possibilità di prevenire anche le tendenza suicidarie di chi è affetto da una grave forma di depressione.

Parlando della grafologia clinica avevo esposto i vari campi di applicazione della grafologia per evidenziare eventuali anomalie sia psico-mentali che somatiche preesistenti, in potenza, in atto o nel possibile dischiudersi in futuri comportamenti manifesti attraverso l’osservazione di tutta una serie di segnali grafo-neuro-psichici celati nei tratti.

Specificatamente per quelle organiche, la grafologia scientifica è in grado di valutare, in sintonia con i principi epistemologici della psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI) il potenziale probabile di stress protratto, disturbo emotivo o psicosi instauratosi anche nel lontano remoto della vita della persona.

Il tracciato scrittorio impresso sul foglio di carta rappresenta infatti il cosiddetto ‘precipitato esistenziale materializzato’ di tutta la storiografia del soggetto e dal quale può evidenziarsi il quantum energetico e l’eventuale condizione di squilibrio bio-neuro-fisio-morfo-psicologico presente al momento dell’analisi compresi aspetti grafici probabilmente riferibili anche alle risposte endocrine ed immunitarie.

In tale prospettiva di utilizzo, possiamo dire che la grafologia è la scienza umanistica per eccellenza della prevenzione per le notevoli possibilità di suggerire alla persona analizzata comportamenti e stili di vita più integrati e consoni al fine di mantenere in equilibrio e rinforzare la propria congruità complessiva nel divenire della sua esistenza e nel necessario processo di adeguamento dinamico e flessibile nei confronti con il proprio mondo esperenziale.

È una disciplina patognomonica in quanto può ‘diagnosticare’ i rischi psico-organici, soprattutto nelle condizioni di stress neuro-fisio-emozionale protratto e nelle sue tendenze alla cronicizzazione.

È infine una scienza predittiva perché è in grado di ‘prognosticare’ cioè prevedere pericoli di evoluzione degenerativa organica derivanti dall’eventuale disagio esistenziale se non si interviene tempestivamente con la correzione dei modelli psico-comportamentali e di relazione inadeguati in atto e più in generale sugli stili di vita complessivi per interrompere e rendere reversibile il processo deviante.

La grafologia è infine anche riabilitativa con la proposta di un proprio specifico modello ‘curativo’ mediante l’esecuzione di esercizi grafomotori volti al recupero, in particolare, della naturale neurofisiologia dei micromovimenti della mano scrivente e più in generale della congruità dell’intera struttura psicorganica.

La collaborazione della medicina con la grafologia permetterebbe delle diagnosi più complete, veloci, a completamento di esami che non possono mettere in luce gli aspetti più intimi e profondi della persona, quindi sarebbe un valido supporto anche in via preventiva se non addirittura in sostegno di quello terapeutico e per attestare la validità ed efficacia del trattamento proposto dal medico specialista.

Nel mio articolo sulla neurofisiologia del tratto ero intervenuta sulla capacità della grafologia di rilevare immediatamente da uno scritto quei problemi connessi alla condizione di degenerazione neurologica, derivante dal malattie anche di tipo senile, da traumi o semplicemente dall’abuso, anche necessariamente prescritto per la salute del paziente, ma che alla lunga influiscono negativamente sull’efficienza funzionale dell’intero sistema neurologico e celebrale.

Col termine di neurofisiologia del tratto si intende la possibilità di rilevare dei danni neurologici attraverso la valutazione grafodiagnostica della grafia.

L’analisi grafologica di una scrittura permette di valutare il grado di invecchiamento celebrale e neurologico causato dall’età, dal mancato uso protratto per anni della lettura e della scrittura, il cosiddetto analfabetismo di ritorno, o l’esistenza di determinate patologie neurologiche.

Rilevare dei sintomi di degenerazione neurologica permette di segnalare la possibilità di una patologia clinica o una disfunzione demandando l’accertamento clinico ad un neurologo.

Il grafologo non si può mai sostituire ad un medico e le competenze che sono ad esso esclusive, ma la valutazione grafologica può far emergere il sospetto che vi possano essere delle condizioni allarmanti per cui risulta consigliabile un controllo sanitario al fine di escludere determinate patologie neurologiche o degenerative.

La compromissione delle funzioni collegate alla capacità di scrivere o di leggere possono derivare anche dall’età avanzata e dalla conseguente degenerazione delle cellule neuro-celebrali.

Come per tutte le funzionalità motorie, l’avanzamento dell’età compromette la fermezza del tratto in quanto la mano, il braccio e la spalla perdono di forza, vigore e mobilità che viene trasmessa inevitabilmente alla scrittura.

L’incapacità a redigere in maniera fluida, conseguente e lineare può anche derivare da una patologia clinica neurologica, una malattia che compromette la visualizzazione spaziale del foglio e destruttura lo scritto sino a deformarlo.

Controllare la nostra scrittura e la sua sanità è fare dunque della prevenzione anche rispetto a quei sintomi che possono segnalare che qualcosa nel nostro organismo o nelle nostre funzioni non va o che c’è la necessità di un controllo medico specialistico.

Mi auspico che in futuro la grafologia prenda quell’importanza che gli è dovuta come scienza, almeno per chi la esercita come tale e con lo scopo di farne ampio utilizzo, non solo in ambito giudiziario, perché diventi a tutti gli effetti una pratica utile non solo per la conoscenza personale del soggetto ma per la conoscenza delle sue condizioni psicofisiche in aiuto alla medicina, che dovrebbe cooperare coi vari professionisti per arrivare non solo alla sanità di coloro che sono malati ma al raggiungimento del benessere completo di cui ogni individuo merita e deve averne un’aspettativa positiva.

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