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La magia delle mani

Ieri sera approfittando della gratuità degli spettacoli teatrali sono andata a vedere una rappresentazione per sordomuti.

È il secondo spettacolo che la compagnia fa in Italia: il primo a Torino ed ieri sera a Montichiari.

La compagnia si chiama “I racconta storie” e portano sul palco due racconti tratti dalla Bibbia.

Mi aspettavo qualcosa di particolare, soprattutto mi aspettavo uno spettacolo adatto ai sordomuti piuttosto che agli udenti, ed infatti così è stato.

Il racconto biblico non è tra i miei preferiti, essendo atea non condivido l’uso ripetuto ad un Dio artefice della creazione, se così fosse dovrebbe essere artefice anche di tutto il resto, ma a quanto pare della distruzione siamo responsabili soltanto noi uomini.

E qui entra in gioco l’innegabile verità della capacità umana di distruggere tutto ciò che di bello la natura offre, e la tendenza distruttiva dell’essere umano verso i propri simili, sia nei contesti sociali ristretti che in quelli a lungo raggio.

E questi sono pensieri che condivido pienamente indipendentemente dal mio credo, o meglio dal mio non credo.

La seconda storia raccontava la forza della fede.

Non necessariamente deve essere una fede cristiana o di tipo religioso, la fede in qualcosa ci salva perché è il pensiero positivo che le cose possano andar meglio basta avere un po’ di fiducia.

Approvo anche questa seconda linea di pensiero, l’ottimismo, il credere che se si fa qualcosa alla fina si ottiene, che quel che semini poi raccogli, sono concetti che non solo condivido ma che si ritrovano nei fatti.

Mettere cuore ed anima in un progetto anche nelle peggiore delle ipotesi ti porterà a dei buoni risultati, che saranno sempre meglio del non far nulla e del non agire.

La fede in se stessi o in qualcosa di più grande ti rende più forte, ti sprona, ti da quella carica che diversamente non sentiresti, quindi ben venga sempre.

Queste due storie sono state raccontate con la semplicità di chi usa soltanto le mani e le espressioni del volto per comunicare.

Le due storie sono state raccontate seguendo metodiche lontane dal nostro quotidiano.

Gesti talmente lenti e rallentati che facevi fatica a seguire, così come era estremamente semplificata la sceneggiatura e gli elementi rappresentativi esposti sulla scena, poche distrazioni solo i concetti dovevano essere usati e percepiti.

Estremamente lunghi i tempi ed i ritmi delle scene realizzate quasi a rallentatore, scenografia essenziale per portare lo spettatore a concentrarsi sui pensieri e sulle emozioni, rese comprensibile dalle mani e dalle espressioni del viso. Null’altro.

Ciò che doveva essere comunicato, il messaggio, è arrivato senza fronzoli.

Si sono utilizzate due parabole per raccontare di come l’uomo sia arrivato sulla terra come una qualsiasi altra creatura ma abbia fatto della sue capacità e del suo potere sulle cose l’arma distruttiva soprattutto di se stesso.

L’uomo ha rivolto il suo odio verso gli altri uomini uccidendoli senza la ragione della sopravvivenza.

L’uomo infatti è l’unico essere vivente al mondo che uccide i suoi simili senza che vi sia il bisogno del cibo o dello spazio, uccide per il puro piacere di farlo, intento che non ha nessun altro animale in natura.

L’uomo con il suo potere sta anche distruggendo la terra e ciò che lo sostiene, stupidamente si sta dimenticando, pur di assecondare la sua sete distruttiva, di salvaguardare almeno le cose che gli sono da riparo e sostentamento, il suolo ed i suoi frutti, le sue case i suoi mezzi, ciò che coltiva e ciò che crea.

Ma c’è anche un’altra cosa che ho visto e che mi ha lasciato di stucco.

La magia delle mani.

Usiamo le parole quindi siamo poco abituati a gesticolare, ma chi la parola non la può usare parla con un sistema che non è soltanto una lingua è anche un linguaggio comune e comprensibile a qualunque sordomuto.

Noi abbiamo delle lingue locali, addirittura più ristrette della nostra nazione e delle regioni in cui viviamo, i sordomuti hanno un linguaggio che permette a tutti loro di comprendere e capire.

In questo sono palesemente superiori a noi normali.

In rare occasioni mi è capitato come ieri sera di notare il linguaggio dei segni, però vi era sempre un traduttore che permetteva di sentire senza badare ai gesti.

Invece ieri sera ci sono stati dei momenti di dialogo muto, soltanto gesticolato, dove notavi la magia delle mani nel parlare.

Mi son resa conto che poteva anche non essersi l’interprete perché i gesti non parlavano di sigle o monosillabi, parlavano di messaggi, emozioni, sensazioni, come se le mani potessero esprimere dei sentimenti  senza dover ricorrere alle parole.

Le mani erano su quel teatro meravigliose creature che descrivevano, ruotavano, scattavano e narravano.

Le mani hanno fatto la magia di diventare parole.

Grazie “Raccontastorie” perché mi avete emozionato senza ascoltare e mi avete comunicato con un modo che non ritenevo possibile di tanta emotività ed emozionalità, potente e leggero al tempo stesso.

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