La “mano guidata” e la non volontarietà dello scritto.

Le bugie hanno le gambe corte
23/11/2016
Dalla natura tutto ciò di cui abbiamo bisogno
24/11/2016

La “mano guidata” e la non volontarietà dello scritto.

In grafologia il termine “mano guidata” viene usato per negare la volontarietà dello scritto o della firma nonostante vi sia la riconoscibilità dell’autore.

Lo scritto o la firma appartengono realmente alla persona di cui si tratta però manca la sua volontà dell’intento.

Scrivere o firmare è un atto che esprime volontà e consenso in ciò si sta redigendo, se manca tale compartecipazione e volontarietà la scrittura viene deformata, artefatta dando origine ad una mano guidata,costretta dalla volontà altrui, che risulta essere distante e diversa dal solito modo di scrivere o firmare del soggetto in questione.

Non è facile riconoscere una grafia o firma con mano guidata e costretta, ma la rilevanza di determinati segni grafologici ed il confronto con altre precedenti o successive grafie e sottoscrizioni può dimostrare la diversità dell’atto e dell’atteggiamento nel momento in cui è stata fatta la scrittura incriminata.

I segni grafologici della menzogna possono essere rilevati dalla scrittura.

La grafia del testo o della firma risultano contratte, il consueto procedere verso destra viene frenato e la grafia retrocede a sinistra deformando le figure delle lettere così come l’autore è solito redigerle.

La tensione del tratto esprime nervosismo, difficoltà a riconoscerlo come proprio, a prenderne la paternità.

Il ritorno verso la parte sinistra è la necessità della mente di tornare ad un momento precedente, al passato ed al tempo in cui c’era la libertà del pensiero.

Il fluire dello scritto inoltre appare diverso, non originale ed insolito.

Gli spazi tra le parole si allungano come a cercare ossigeno vitale, le dimensioni del carattere risultano schiacciati dalla volontà di altri che si impone alla nostra.

La mano si ferma sulla punteggiatura, imprimendosi nel foglio soprattutto nei puntini, che rappresentano l’orgoglio ed il bisogno della verità.

I casi grafologici della mano guidata si verificano più spesso di quello che temiamo.

Pensiamo a quei contratti contrattuali in cui uno dei due contraenti subisce l’imposizione dell’altro, in cui la parte più forte approfitta della debolezza o dello stato di necessità dell’altra parte in modo illecito e  disonesto.

Il disagio di subire un sopruso ed un abuso di potere corrisponde alla consapevolezza che in situazioni diverse ed a condizioni diverse non avremmo mai soscritto il contratto o lo avremmo fatto con condizioni contrattuali ben diverse.

Tale consapevolezza dell’iniquità e la non volontarietà di ciò che stiamo sottoscrivendo passano dalla nostra mente alla mano imprimendosi sul foglio.

Se la nostre scrittura è il risultato immediato, diretto della nostra mente che sa valutare ciò che è vero da ciò che non lo è, la scrittura è la fotografia, la rappresentazione grafica di tale cognizione.

Quando diciamo una bugia il nostro corpo ha delle reazioni involontarie ed incontrollabili, dei tic, delle contratture che corrispondono alla coscienza di mentire.

Allo stesso modo si verifica quando scriviamo o firmiamo.

Le parole possono essere menzoniere perché sono il frutto di un ragionamento, di un pensiero e di una realtà che abbiamo costruito, la scrittura invece è il prodotto immediato dei nostri pensieri e delle nostre emozioni che stiamo vivendo nel momento stesso in cui scriviamo, senza l’intermediazione delle parole perché è un atto meramente neurologico e psichico.

Nei momenti di tensione o di stanchezza, anche solo mentale, la nostra grafia si contrae e si contorce, ci appare irriconoscibile e più brutta, indecifrabile, più tesa e meno fluida di come scriviamo solitamente.

La tensione dello scritto nasce dalla tensione mentale dell’artifizio e della consapevolezza che ciò che stiamo scrivendo non corrisponde al vero.

Allo stesso modo si verifica quando firmiamo un contratto che ci viene imposto alle cui condizioni non ci lasciano alternative.

Pensiamo ai tanti contratti bancari, assicurativi o commerciali che firmiamo perché obbligati dalle circostanze per cui non abbiamo alternative o scampo.

Basta navigare via web per constatare come la realtà e la storia di ogni giorno ci da costanti riprove e conferme di tali abusi, soprattutto da parte di coloro che sono tutelati dall’assenza o l’inapplicabilità della legge.

Un esempio chiarificatore di tale abuso sono gli innumerevoli contratti bancari o postali che siamo costretti a firmare per l’acquisto anche soltanto di un elettrodomestico.

Noi intendiamo comprare una lavatrice, non intendiamo creare un vincolo pluriennale con la banca, eppure siamo costretti a sottoscrivere l’impegno fatto di pagine e pagine di questioni e vincoli mai spiegati né dettagliati.

I contraenti bancari forti conoscono l’illegittimità del loro modo di operare, per anni favorito da un legislatore assente e da una magistratura che per prassi e comodità è solita soprassedere, così i contratti vincolanti sono diventati sempre più illeggibili ed incomprensibili con il rimando a condizioni definite col solo rimando a direttive, decreti ministeriali  e circolari che voi non avete mai letto e approvato.

 E per approvare delle condizioni contrattuali si devono prima di tutto leggere e vedere scritte, poi condividere ed approvare, circostanze che nei famigerati contratti bancari che sottoscriviamo continuamente mancano del tutto.

Difendersi dalle banche è possibile, di fatto però i costi, gli oneri e i tempi della giustizia, solitamente incerta e zoppicante, rendono tali denunce percorribili da chi se lo può permettere, cioè coloro che non hanno subito le malversazioni di questo tipo, o non ancora e pur di non rischiare fanno finta di nulla.

Una Legge del 2012, approvata dopo decenni di denunce e richieste di intervento, ha previsto anche il fallimento familiare per i casi in cui la famiglia, non solo l’azienda, non è più in grado di sostenere la posizione debitoria verso i creditori (che guarda caso sono tutti istituti di credito!), ma di fatto raramente risulta applicata quindi efficace.

Tornando alla vincolabilità della sottoscrizione, la nostra firma ci appartiene dunque ma non la disponibilità piena ed incondizionata dell’impegno.

Pensiamo ad un testamento (olografo o comunque sottoscritto), ad un lascito estorto abusando della condizione di malattia o di incapacità anche momentanea della persona di disporne consapevolmente, o peggio ancora imposto da chi non ne aveva diritto per essere magicamente usato nel momento più opportuno.

Indurre in falsa realtà, raggirare sui reali intenti ed utilizzi è piuttosto facile soprattutto se la persona viene astutamente manovrata, di solito la condizione di malattia o di avanzata età aiutano in tali mire, e quando viene utilizzato il testamento la persona che lo ha redatto non è più interpellabile, purtroppo, e non può confermare o meno le sue volontà.

La sola verifica della paternità della firma del testatore non basta, perché firmare, come sopra ho spiegato, è un semplice atto che non basta ad esprimere la volontà e la consapevolezza di esso.

L’autenticità della sottoscrizione è la semplice riconducibilità all’autore ritenuto tale, la volontà va cercata con un’esamina valutativa e comparativa che comporta una valutazione più approfondita, più dettagliata e soprattutto storica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *