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Essere single può essere una scelta, uno stile di vita che si confà al carattere e alle abitudini e chi lo vive in tal senso è sereno, appagato e non ha bisogno di altro.

Egli è in grado di comprendere e assecondare il suo bisogno di compagnia, e quando si fa sentire chiama gli amici, esce con loro, condivide una parte della sua vita in società.

Ci sono persone che invece vivono male tale condizione, anche inconsapevolmente, reduci da una storia travagliata e che ancora lascia strascichi di dolore e sofferenza.

Le persone che inconsapevolmente soffrono di solitudine non lo ammettono ma vivono eternamente nell’ansia e nel desiderio di avere qualcuno accanto.

Si illudono di stare bene ma in realtà non è così, passano quindi gli anni a mentire a se stessi senza affrontare realmente la loro condizione e le loro priorità.

Per loro diventa sempre più difficile entrare in contatto con gli altri perché sono chiusi a riccio ed hanno creato una corazza che non si può scalfire facilmente.

Ma soffrono, soffrono enormemente senza arrivare mai a capo della vera causa della loro sofferenza.

C’è poi chi soffre per solitudine perché è reduce da un amore infranto.

Questo tipo di persone sono diverse dai solitari inconsapevoli perché fino a prima di incontrare la persona sbagliata vivevano serenamente e pienamente, poi è arrivato il partner che li ha coinvolti e che ha creato in loro una dipendenza affettiva da cui non riescono a staccarsi.

Quando un partner è devastante emotivamente e dominante nella coppia crea sempre un legame torbido da cui è difficile separarsi e liberarsene, perché col suo ammaliare crea il senso di derivazione come se tutto il modo girasse intorno a lui e soltanto grazie a lui.

Questo sentimento di dipendenza viene creato rendendosi importanti e fondamentali per l’altro, unico centro e riferimento della loro attenzione e affetto, affinché quest’ultimo abbia la consapevolezza che non potrebbe esistere da solo il partner dominante opera una vera e propria manipolazione affettiva, agendo sui punti deboli della sua vittima, che sono insicurezza, paure, dubbi, ansie e non per ultima la convinzione che si è formata durante il periodo della coppia che ormai non può vivere senza la persona amata.

In tali casi si tratta però di un amore malato, che non ama veramente, che non è stimolo e fonte di crescita della coppia, ma tende a disintegrare la stima e la considerazione del partner più debole, lasciandolo solo e con la paura di non ritrovare più un amore tanto grande e onnipresente.

Per sconfiggere tali paure occorre prima di tutto capire dove nasce il bisogno dell’altro, e quale circostanza lo ha creato.

È un percorso interiore che solitamente si fa con l’iuto di un professionista che sappia mostrare al partner abbandonato che si può vivere anche senza l’oggetto del loro amore e da soli.

Anzi la ricerca del bello dell’essere single è proprio quello di amarsi a tal punto da bastarsi e da rendersi il solo indispensabile.

Questo comporta anche avere una buona dose di autostima e di positiva considerazione di se stessi, senza le quali non si potrebbe costruire una serenità interiore ed una completezza del sé.

Una volta capite le cause che creano la dipendenza affettiva si può percorrere la strada della loro liberazione al fine di ritrovare se stessi e la gioia di vivere.

La paura di rimanere da soli non avrà più il sopravvento nelle emozioni della giornata, ma diverrà un ricordo che è anche fonte di crescita interiore e aumento delle potenzialità di autodeterminazione delle proprie emozioni.

Tutto sta nel credere che tutti noi sappiamo vivere bene anche da soli e sappiamo amarci e considerarci nel giusto modo, un modo equo e perfettamente bilanciato col bisogno di socializzare, quando serve o ne abbiamo necessità o desiderio.

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