Mi piego ma non mi spezzo perché sono resiliente
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Dopo il mio articolo sulla resilienza e sulla capacità di piegarsi agli eventi senza lasciarsi spezzare, vorrei qui spiegare il concetto di resistenza psicologica o robustezza psicologica definito anche Hardiness.

Con Hardiness s’intende una caratteristica soggettiva che descrive il vigore psicologico, il coraggio esistenziale, la capacità di fronteggiare e oltrepassare situazioni difficili, essa si basa su concetti quali: il controllo della situazione, l’impegno, la resistenza mentale ed emotiva, la capacità di far fronte alle sfide senza demoralizzarsi e di riconoscere la propria responsabilità sugli eventi.

Il controllo è la convinzione o la consapevolezza di poter controllare l’ambiente circostante, riuscendo a gestire quelle risorse sia umane che oggettive che sono utili per affrontare determinate situazioni.

L’impegno è la costanza nel progetto, la dedizione ad esso e la concentrazione sull’ideale senza farsi fuorviare da altre distrazioni, in questo modo si ha una chiara visione dell’insieme degli obiettivi da raggiungere che verranno attuati nel minor tempo possibile, vista la dedizione, inoltre evitare le disattenzioni o le negligenze permette di pianificare l’azione senza interruzioni e sviamenti dagli scopi finali.

La sfida è la capacità di affrontare le avversità, sentendosi sempre più forti e capaci man mano si superano le varie difficoltà, pertanto i problemi vengono visti più come uno stimolo a fare di più e meglio più che come una intimidazione o una destabilizzazione delle proprie sicurezze.

l termine Hardiness significa quindi invulnerabilità psicologica e personalità resistente, inalterabile, capace di contrastare le condizioni di stress e di crisi arrivando a delle soluzioni risolutive.

La resistenza e le resilienza sono delle qualità personali di cui un soggetto è già ampiamente dotato, ma negli altri tali doti possono essere ancora in uno stadio embrionali, inesplorate o sottostimate a tal punto da non prenderle in considerazione.

Eppure tutti possiamo diventare resilienti o resistenti in senso psicologico ed emotivo, quindi tutti possiamo acquisire od implementare ed aumentare la capacità definita Hardiness attraverso un percorso di Counseling.

Quanto sopravvengono eventi particolarmente critici, stressanti e demoralizzanti, la prima fase che si incontra, che è fatta di paura, di dubbio, di timore di non potercela cavare con le sole proprie forze, ed il primo pensiero, negli stati preliminari di panico, che sono destinati a scomparire con un po’ di concentrazione, è quello di rivolgersi ad un medico, perché possa con delle prescrizioni farmacologiche risolvere quei problemi che possiamo affrontare da soli.

Sono fortemente contraria a tale soluzione perché il farmaco intontisce momentaneamente ma non risolve il problema che sta a monte né la causa che ha procurato stress, panico e disagio.

Inoltre l’abuso di determinati farmaci antidepressivi non solo è dannoso per la salute e tossico per l’organismo ma creano una dipendenza mentale al pari di una qualsiasi altra dipendenza tossicomane da alcol o sostanze psicotrope o allucinogeni.

Quindi è meglio evitare farmaci se non nei casi strettamente necessari, ed i momenti di crisi non rientrano certamente tra questi.

Dovete trovare il coraggio di affrontare da soli la soluzione non solo perché risolverà la soluzione veramente, e non attraverso una pura illusione creata dagli psicofarmaci, ma in più vi darà la consapevolezza di avere le capacità, le qualità e la forza per superare qualunque avversità, sia attuale che futura.

Per fare un esempio pratico di come la capacità di Hardiness possa essere utile anche nella sfera lavorativa, non solo quindi personale e famigliare, posso confermare che la vita manageriale di un imprenditore o di un professionista è pesantemente influenzata dall’hardiness e della capacità di resilienza.

Solo coloro che sono in possesso di elevati livelli invulnerabilità psicologica e di resistenza della personalità riescono più facilmente a influenzare in modo positivo eventi negativi che però si dimostrano determinanti sia in ambito personale sia professionale, a risolvere le questioni lavorative e gestionali ed avere successo nell’attività e nella carriera manageriale.

Il filosofo Khalil Gibran ha scritto: “Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.”

La morte di un caro, la perdita del lavoro, una malattia grave sono esperienze di vita che mettono a dura prova l’equilibrio psicologico della persona: emozioni forti e in senso di profonda inquietudine ed incertezza prendono il sopravvento e la persona potrebbe sentirsi come un puzzle che va in frantumi e di cui non riesce a recuperare tutti i pezzi.

La resilienza, termine derivato dalla scienza dei materiali e indicante la proprietà che alcuni materiali hanno di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione, in psicologia connota proprio la capacità delle persone di far fronte agli eventi stressanti o traumatici e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà, ritornando alla forma primaria, cioè allo stato preesistente.

La resistenza psicologica non è quindi solo capacità di resistere, ma anche di “ricostruire”la propria dimensione, il proprio percorso di vita, trovando una nuova chiave di lettura di sé, degli altri e del mondo, scoprendo una nuova forza per superare le avversità.

Si tratta di un processo dunque individuale, ovvero che si costruisce nella persona in base alla personalità, ai modelli di attaccamento e agli eventi di vita e pertanto si verifica in modo differente in ognuno di noi.

Molto spesso, infatti può capitare che, quando una persona che conosciamo si trova ad affrontare un evento particolarmente stressante, pensiamo “Io al suo posto non sarei riuscita a sopportarlo!”, tuttavia, come detto, questo dipende dalle nostre esperienze, dai nostri apprendimenti, dalla nostra personalità e pertanto filtriamo ed elaboriamo gli eventi e loro significati in modo differente, reagendovi e integrandoli nella memoria in modo altrettanto differente.

E non è detto che in quella medesima situazione avremmo anche noi fatto del nostro meglio.

Le persone con un alto livello di resilienza dunque,  riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

L’esposizione alle avversità sembra rafforzarle piuttosto che indebolirle.

Esse tendenzialmente sono ottimiste, flessibili e creative; sanno lavorare in gruppo e fanno facilmente tesoro delle proprie e delle altrui esperienze.

Ma cosa fa si che un individuo sia più o meno resiliente?

A determinare un alto livello di resilienza contribuiscono diversi fattori, primo fra tutti la presenza all’interno come all’esterno della famiglia di relazioni con persone premurose e solidali.

Questo tipo di relazioni crea un clima di amore e di fiducia, e fornisce incoraggiamento e rassicurazione favorendo, così, l’accrescimento del livello di resilienza.

Gli altri fattori coinvolti sono:

  • OTTIMISMO: è la disposizione a cogliere il lato buono delle cose, la tendenza ad aspettarsi un futuro ricco di occasioni positive, la propensione a sminuire le difficoltà della vita, cercando sempre di trovare la soluzione ai problemi.
  • AUTOSTIMA: una elevata autostima protegge da sentimenti di ansia e depressione e influenza positivamente lo stato di salute fisica. Si riferisce ad una visione positiva di sé.
  • HARDINESS: tratto di personalità che comprende tre dimensioni:
  1.  CONTROLLO: convinzione di essere in grado di controllare l’ambiente circostante e l’esito degli eventi, mettendo in atto tutte le risorse per affrontare le difficoltà.
  2.  IMPEGNO: definizione e perseguimento di obiettivi.
  3. SFIDA: visione dei cambiamenti come incentivi e opportunità di crescita.
  • EMOZIONI POSITIVE: capacità di sostituire gemiti e lamenti con emozioni positive.
  • SUPPORTO SOCIALE: capacità di costruire relazioni eterogenee e molteplici che possano sostenere l’individuo nei momenti difficili.

Le strade che possono portare le persone ad accrescere il proprio livello di resilienza sono numerose.

Nella ricerca della strategia più idonea per migliorare il proprio livello di resilienza può essere d’aiuto focalizzare l’attenzione sulle esperienze del passato cercando di individuare le risorse che rappresentano i punti di forza personali.

Un sistema che facilita l’individuazione delle risorse personali è quello di cercare di fornire risposte a queste semplici domande:

  • quali eventi sono risultati particolarmente stressanti per me?
  • in che maniera questi eventi mi hanno condizionato?
  • nei momenti difficili ho trovato utile rivolgermi a persone per me significative?
  • nei momenti difficili quanto ho appreso di me stesso e del mio modo d’interagire con gli altri?
  • è risultato utile per me fornire assistenza a qualcuno che stava attraversando momenti difficili come quelli da me sperimentati?
  • sono stato capace di superare le difficoltà ed, eventualmente, in che modo?
  • che cosa mi ha consentito di guardare con maggiore fiducia al mio futuro?

La “resilienza” può quindi essere appresa, sviluppando l’autostima, l’autoefficacia, l’abilità di tollerare le frustrazioni della vita senza lamentarsi, la capacità di risolvere i problemi e di produrre cambiamenti, la speranza, la tenacia, il senso dell’umorismo.

La resilienza non è dunque una caratteristica che è presente o assente in un individuo; essa presuppone invece comportamenti, pensieri ed azioni che possono essere appresi da chiunque in qualunque circostanza.

Si può imparare ad essere resilienti e resistenti emotivamente.

Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le difficoltà o gli stress della vita, avere un alto livello di resilienza non significa essere infallibili ma è resiliente chi è disposto al cambiamento quando necessario, chi è  disposto a pensare di poter sbagliare, ma anche chi si dà la possibilità di poter correggere la rotta.

La sofferenza è la medesima ma nel resistente non crea un limite o una barriera insormontabile perché egli sa che può superarla e cambiare in meglio la situazione che crea problematicità.

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