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La scrittura che procede in maniera aderente al rigo, sia che esso sia tracciato che soltanto ideale, riesce in maniera rigida e costante, per tutta la scrittura a mantenere tale aderenza, tanto che nella scuola morettina viene definita “mantiene il rigo” in grado più o meno medio/forte a seconda della perfetta corrispondenza tra la parte bassa delle lettere ed il rigo di base.

Tale scrittura procede in maniera perfettamente orizzontale, in aderenza completa, senza stacco, se avviene il grado di intensità si attenua, ma se permane per tutta la scrittura l’eccesso di tale modalità, come in tutte le cose, determina una situazione maniacale che può cadere nel patologico.

Vediamo alcuni esempi di grafie perfettamente aderenti al rigo.

 

 

 

In entrambe le scritture sopra rappresentate si nota la rigida costanza mantenuta per tutto lo scritto, che solitamente si ritrova anche nella rigidità delle lettere che hanno tutte la stessa pendenza, il più delle volte perfettamente dritta o leggermente rovesciata verso sinistra, mentre la scrittura che segue si nota una aderenza meno inflessibile, anche se l’assenza di una riga di appoggio può determinare una lieve andamento anche se non ricercato.

 

Il significato psicologico della scrittura sempre aderente al rigo

 

Generalmente si sintetizza le varianti delle modalità di aderenza o distacco dal rigo nel seguente modo:

  • Chi segue la strada convenzionale, cioè il rigo orizzontale, si adegua alle richieste dell’ambiente e della società, della famiglia, del lavoro, insomma è un osservatore competente (scrittura aderente);
  • chi tende a salire seguendo una linea ascendente dimostra di aver fiducia in se stesso e di affrontare la realtà e l’ambiente con una certa aggressività, segue l’istinto e non ha paura di mettersi in gioco per sfidare le occasioni e realizzare i suoi progetti (scrittura ascendente);
  • chi invece tende a scendere aldi sotto del rigo può manifestare sfiducia in se stesso, umore negativo o pessimismo ed anche stato di depressivo, svilimento, scarsa stima e negatività (scrittura discendente).

La persona che mantiene una aderenza costante al rigo di base ha generalmente delle predisposizioni a seguire pedissequamente ciò che le è richiesto, senza discutere e senza contestare, è pertanto una persona affidabile negli incarichi a lui affidati.

Ma tale osservanza a qualunque tipo di regola deriva dal timore, spesso inconscio, di non essere in grado di poter affrontare il mondo diversamente per una scarsa stima in se stesso e nelle proprie capacità.

A livello affettivo e relazionale è un soggetto affidabile su cui si può contare, non avrà colpi di testa né ripensamenti perché la sua vita è condotta con rigidità e costanza, sempre osservante delle sue responsabilità che i suoi ruoli, di compagno, marito, lavoratore gli impongono.

Non è certo la persona che primeggia nel lavoro perché evita la competizione e teme ogni occasioni in cui deve competere o mettere in mostra, ma la sua affidabilità lo rendono un elemento essenziale all’interno dell’azienda.

Quindi si può dire che non tradirà mai le aspettative in lui riposte, il problema è capire fino a che punto tali aspettative corrispondono anche al soggetto in questione.

Una persona abituata ad eseguire gli ordini e le indicazioni date dagli altri, senza esprimere dissenso o contestazioni, non è una persona che sa esprimere il suo pensiero ed il suo modo di vedere le cose, pertanto se è affidabile perché incapace di ribellarsi capite che stimo parlando di un soggetto costretto, castrato e limitato nelle sue aspettative che probabilmente non sa nemmeno di avere.

La sua mentalità schematica ed osservante non gli consente di esprimersi pertanto anche se dovesse avere dei desideri li considera meri sogni che appartengono all’area delle illusioni, diversamente da un passionale che mette al primo posto le passioni che sente dentro indipendentemente da quello che gli altri si aspettano da lui.

Indica sicuramente fermezza, forza di carattere, volontà di fare le cose sino al loro completamento, pertanto da lui ci si può aspettare che porterà sicuramente a termine ogni incombenza affidatagli.

Il suo carattere è fermo e deciso nel modo di essere costanti ed osservanti, buoni esecutori, affidabili, operativi ma incapaci di sviluppare un Io diverso da quello voluto e creato dagli altri.

Chiaro è, quindi, che il segno mantiene il rigo indica una personalità con molte risorse e capacità messe a disposizione per riuscire al meglio nei compiti a lui assegnati o nei ruoli che si ritrova a ricoprire, facendo affidamento totale al fatto che se le regole sociali, famigliari lavorative esistono ci sono perché collaudate positivamente per il bene di tutti, quindi non si permetterebbe mai di rivoluzionare l’ordine precostituito creando caos e disordine nell’ambiente o nella sua mente.

Non dimentichiamo che le regole esterne sono la sua ancora, il suo pilastro, il suo credo su cui costruire la sua esistenza ed il suo modo di vivere.

Il rigo troppo rigido rappresenta una rigidità mentale ma anche di carattere, la fedeltà a determinate regole può portare il soggetto ad una osservanza passiva e incontestata indipendentemente da ciò che vorrebbe realmente o che sogna o desidera, una chiusura verso le novità, il nuovo, il cambiamento, incapacità di adattamento.

Tale chiusura comporta anche una mancanza di emotività e di capacità di lasciarsi andare, pertanto le sue relazioni saranno piuttosto settiche, poco espansive e di sicuro prive di passionalità e di ardore, ma è una persona fedele ed affidabile sempre.

Ma il rigo mantenuto rigidamente nasconde anche una altra predisposizione personale dello scrivente, la sua incapacità di staccarsi dagli affetti, dalle sue sicurezze, da quei fattori famigliari o di contorno che formano la sua stabilità e serenità.

La persona, che non solo ha una bassa stima di sé del suo valore delle sue capacità, teme di essere messa alla prova, teme di doversi arrangiare, teme di dover affrontare il mondo da sola e di prendere delle decisioni che comportano dei cambiamenti definitivi alla sua esistenza.

Ancorandosi al rigo è come se si ancorasse alle sue sicurezze, alle cose che orami conosce e che sa che su di esse può contare, siano esse delle persone ma anche un lavoro, non troppo impegnativo che con la sua ripetitività mantiene l’invariabilità di cui il soggetto ha bisogno.

Chi scrive in tal modo ha talmente paura del mondo e di ciò che sta al di fuori ed al di là della sua limitata esistenza che non osa nemmeno cambiare o fare delle scelte diverse, pur avendo come tutti dei sogni, solo che tale individuo li chiude ermeticamente in un cassetto mai provandoci o rischiando di poterli realizzare.

Quando poi le lettere sono mollemente appoggiate sul rigo, e non vi è uno sviluppo della scrittura verso l’alto e verso il basso, cioè c’è una concentrazione nella zona centrale che rappresenta l’io soggettivo, il soggetto vive una vita di ansia e terrore per il suo futuro, per la paura dei cambiamenti, è arrendevole ad ogni evento purché qualcuno gli prepari la strada entro la quale sentirsi comunque sicuro.

È una persona estremamente passiva e succube della decisione degli altri e degli eventi purché non stravolgano la sua esistenza in quanto diversamente cadrebbe in una crisi personale, depressione e stress emotivo che difficilmente riuscirebbe a smaltire.

Ecco perché per tali soggetti la costanza dell’esistenza ripetitiva diventa il meccanismo di protezione da qualunque frustrazione che potrebbe scombussolarli e mandarli in crisi. Crisi che ovviamente non saprebbero gestire da soli.

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