La Sindrome da Alienazione Genitoriale – PAS

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La Sindrome da Alienazione Genitoriale – PAS

La sindrome si verifica quando un genitore (definito genitore alienante) con atteggiamenti ed espressioni ripetute distrugge, destabilizza, aliena il ruolo e la funzione genitoriale del coniuge o compagno (genitore alienato).

Il rancore, l’odio e la rabbia nei confronti del partner viene sfogata attraverso la creazione di un odio corrispondente nel figlio o nei figli, in modo tale da allearseli contro.

Si tratta di una guerra quotidiana ma costante per anni diretta a distruggere la figura, la considerazione ed il rispetto dell’altro coniuge, in modo da creare un allontanamento dei figli e una distruzione dell’immagine, tanto che il rancore ed il discredito provato dall’adulto corrispondono al giudizio dei figli.

Tale atteggiamento è tipico delle separazioni matrimoniali controverse, dove un genitore si crea nei figli un sostegno non solo morale ma anche fatto di pensieri, ricordi ed emozioni di discredito.

Il figlio si costruisce un’immagine negativa del genitore perché subisce un imprinting formativo in tale direzione fatto di ripetuti commenti negativi, osservazioni sull’incapacità, sull’inettitudine e sulla colpevolizzazione di situazioni ed eventi causati dal genitore alienato, che viene pertanto allontanato, meno considerato e sminuito, oltre a divenire la ragione di tutti gli eventi negativi della famiglia.

Le ragioni degli adulti non dovrebbero mai coinvolgere i figli, i motivi delle separazioni non dovrebbero costringere i bambini ad allearsi con un genitore contro l’altro o preferire forzatamente uno dei due.

Indirettamente con tali costanti e ripetuti atteggiamenti si vuole ledere la figura ed il ruolo dell’altro genitore, di fatto chi ne patisce un trauma sono i figli che non solo non possono godere di uno dei due genitori ma sono costretti anche a partecipare ad una guerra che non li dovrebbe riguardare.

Se due adulti non riescono più a convivere o sostenere il matrimonio o comunque a mantenere una relazione  essi non smettono mai di essere genitori.

Il bambino è dunque costretto ad andare contro il desiderio di essere amato ed accudito da tutti e due, dovendo far una scelta che non può che lasciare delle tracce devastanti non solo per la privazione ma anche per il senso di colpa per la guerra ed il discredito attuato.

La sindrome dell’Alienazione Genitoriale è stata classificata per la prima volta dallo psichiatra americano Richard A. Gardner l’ha definita come il “disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli. In questo disturbo, un genitore (alienatore) attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore (genitore alienato).

Tuttavia, questa non è una semplice questione di “lavaggio del cervello” o “programmazione”, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo alla campagna di denigrazione. È proprio questa combinazione di fattori che legittima una diagnosi di PAS. In presenza di reali abusi o trascuratezza, la diagnosi di PAS non è applicabile»

Secondo Gardner, e la moderna psicologia, l’alienazione è il prodotto di una “programmazione” mentale dei figli da parte di un genitore patologico: un lavaggio del cervello che porta i figli a perdere il contatto con la realtà degli affetti, e ad esibire astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l’altro genitore.

La “programmazione” arriva a distruggere la relazione fra figli e genitore alienato: nei casi gravi i bambini arrivano a rifiutare qualunque contatto, anche solamente telefonico, con il genitore alienato.

I bambini più facilmente condizionabili e plasmabili sono i figli unici o comunque privi di altre figure importanti capaci di stemperare le tensioni e disperdere le negatività dell’alienazione, con scarsa autonomia e autostima; il bimbo è poco condizionabile fino ai 2 anni, poi la sua plasmabilità aumenta fino ai 7-8 anni per rimanere stazionaria fino ai 15.

Tale abuso, perché di questo si tratta, è stato recentemente riconosciuto e dichiarato punibile penalmente dalla giurisprudenza della Suprema Corte della Cassazione, che con una sentenza la n. 26810/2011, ha statuito che “integra reato il comportamento del coniuge affidatario che strumentalizza il rifiuto del bambino di vedere l’altro genitore, non favorendo le visite stabilite dal giudice.

Il caso riguardava una denuncia nei confronti di una madre per mancata esecuzione delle prescrizioni imposte dal Giudice Civile nella sentenza di separazione giudiziale che con condotte ed atteggiamenti aveva ripetutamente impedito il diritto di visita del padre e minato il desiderio del figlio di coltivare ed avere un sano e sereno rapporto col padre.

Le separazioni sono sempre traumatiche, lo sono di più per chi non le sceglie ma le subisce.

Tutti i bambini hanno diritto di godere di entrambi i genitori, se tale rapporto non è veramente una minaccia per il minore, perché avere un padre ed una madre non è un lusso che ci si può permettere per sempre, quindi finché è possibile i figli devono sentirsi di essere amati e voluti dai genitori e nulla deve compromettere tale idea, nemmeno per convenienze di causa o di separazione.

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