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Il sesso biologico è un dato cromosomico e naturale che indica una predisposizione al femminile o al maschile quando nasciamo, e viene fatta attraverso una mera visita esterna o genetica che nulla ha a che vedere con la personalità e la psicologia del soggetto.

Il genere invece è un dato soprattutto psicologico, che può coincidere o meno con quello biologico, e può divergere dal sesso biologico sia per valori altrettanto biologici che psicologici, oppure essere una condizione sviluppatasi come risposta ambientale rispetto all’ambiente in cui siamo cresciuti, come la nostra famiglia, il gruppo culturale e la società entro la quale si è formato ed adattato il pensiero.

Il termine “Gender” di origine anglosassone può essere tradotto in italiano col termine “genere” e che indica l’appartenenza delle persone all’uno o all’altro sesso (maschile e femminile) non tanto basandosi sulle differenze di natura biologica, che comunque possono anche influire, ma soprattutto derivante dalla condizione mentale e psicologica al quale il soggetto sente di appartenere, infatti nelle scienze sociali, il termine si riferisce quindi alla rappresentazione dell’identità.

Teoria gender: significato

L’identità sessuale di un individuo non viene stabilita dalla natura e dall’incontrovertibile dato biologico ma unicamente dalla soggettiva percezione di ciascuno, che sarà  libero di assegnarsi il genere percepito, sentito come naturale, “orientando” la propria sessualità secondo i propri istinti e le proprie mutevoli pulsioni.

È il genere che stabilisce, in ultima analisi, l’identità sessuale di un individuo.

Non si è uomini e donne perché nati con certe identità fisiche, ma lo si è solo se ci si riconosce come tali, non ci sono maschi e femmine ma ci sono semplicemente uomini e donne liberi di assegnarsi autonomamente il genere che percepiscono al di là del loro sesso naturale.

Le tradizionali categorie di maschi e femmine diventano così dei vecchi clichés, delle categorie mentali superate, inadatte a rappresentare la complessità sociale moderna che per questo vanno rimosse.

La parola chiave degli ideologi del gender è “decostruire”, ossia, cancellare la natura, tentando di smantellare pezzo per pezzo, un sistema di pensiero considerato obsoleto e oramai fuori tempo.

L’identità di genere è quindi costituita dall’insieme dei comportamenti che concorrono a definire l’appartenenza al genere maschile o femminile, anche in relazione alla percezione individuale del sé, al contesto socio-culturale, all’area geografica e al periodo storico di appartenenza.

Mentre il sesso è innato, il genere viene infatti creato quotidianamente, attraverso una serie di interazioni e rinforzi che tendono a definire le differenze tra uomini e donne.

In sostanza, parafrasando la famosa frase della scrittrice Simone de Beauvoir “Non si nasce donna: si diventa”, si può ben comprendere la differenza tra sesso e genere considerando che “maschi e femmine si nasce, mentre uomini e donne si diventa”.

Il rapporto tra sesso e genere varia tuttavia a seconda delle aree geografiche, dei periodi storici e delle culture di appartenenza, poiché ogni singola società definisce quali valori attribuire alle varie identità di genere e in cosa consiste essere uomo o donna.

Maschilità e femminilità vanno quindi considerati concetti relativi, per quanto distinti, sesso e genere vanno inoltre considerate come due realtà interdipendenti.

Sui caratteri biologici si innesca infatti il processo di produzione delle identità di genere: maschi e femmine, fin da bambini, vengono educati in maniera differente, valorizzando qualità diverse, incentivando ad esempio l’aggressività negli uni e la remissività nelle altre.

Da una trentina d’anni, il termine “gender” viene così comunemente associato ai “Gender Studies”, conosciuti in Italia come  “studi di genere”, ovvero ricerche atte ad individuare e spiegare i motivi per cui ad un dato genere (maschile o femminile) vengano attribuiti ruoli specifici, non strettamente legati alle caratteristiche sessuali.

Studiare il “gender” significa ad esempio studiare il motivo per cui, a parità di mansioni svolte, una donna (nel nostro Paese tradizionalmente associata all’angelo del focolare) guadagna meno di un uomo, oppure perché certi ruoli sociali vengono percepiti come specifici di un dato genere.

Gli studi di genere sono nati in Nord America a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, per poi diffondersi in Europa e configurarsi ad oggi come un approccio multidisciplinare e interdisciplinare allo studio dei significati socio-culturali della sessualità e dell’identità di genere.

Essendo dunque la nostra identità una realtà complessa e dinamica, composta dalle categorie di sesso, genere, orientamento sessuale e ruolo di genere, all’inizio degli anni ottanta, al termine “gender” si è associato quello di “transgenger”.

Il termine oggi è al centro di numerosi dibattiti ed ha acquisito diversi significati a seconda dei contesti d’uso, ma originariamente indicava il movimento politico e culturale atto a contestare la logica eterosessista e genderista secondo cui l’identità di genere di una persona debba necessariamente combaciare con il sesso biologico.

Il transgenderismo propone al contrario una visione dei sessi e dei generi fluida, rivendicando il diritto di riconoscersi in qualsiasi posizione intermedia fra gli estremi “maschio o femmina”, senza per questo dover subire discriminazione.

Oggi tuttavia il termine è comunemente usato per indicare le persone che, non sentendo coincidere il proprio sesso biologico con la propria identità di genere, intraprendono un percorso di trasformazione fisica affinché le due sfere del sé siano finalmente coincidenti.

Sui significati di “gender”, transgender”, “transessuale”, “indentità gender” e via dicendo permane tuttavia ancora una dilagante confusione, che porta pregiudizi e incomprensione.

Molto dibattuta è per esempio attualmente l’opportunità o meno di fare “educazione gender” nelle scuole. Una vera e propria bufera sollevatasi a causa della diffusa disinformazione che ha portato a confondere l’educazione diretta ad un’apertura mentale con qualcosa di deviante o devastante per la psiche del bambino.

Certamente sia l’educazione sessuale che l’educazione al gender ed alla sua accettazione fa fatta nel periodo in cui l’alunno ha raggiunto una certa maturità psicofisica ed emotiva adeguata da poter comprendere l’argomento ed essere in grado di vale le sue personali osservazioni e valutazioni.

D’altra parte non è passato poi così tanto tempo da quando la possibilità di indossare i pantaloni era preclusa a soggetti dotati di organi sessuali femminili, mentre ora è un fatto socialmente accettato e non desta più alcuno scandalo: “è stato più facile prendere la Bastiglia che impossessarsi definitivamente dei pantaloni” ha affermato la studiosa francese di gender studies Christine Bard.

Va anche detto che la scelta del genere spesso è sentita nell’individuo ancora in tenera età, quanto tutto assume una direzione costante e consapevole in un determinato genere anziché l’altro.

I figli, i ragazzi figli di altri devono essere accettati per quello che sono e soprattutto devono sentirsi liberi di esprimersi come meglio credono se il loro comportamento non genera fastidio, non insulta e non molesta nessuno.

Massimo rispetto da entrambe le parti ma non dobbiamo dimenticarci che le scelte private devono essere libere e che tali non saranno mai se ci facciamo condizionare dal giudizio degli altri, che spesso non comprendono, non capiscono  e non conoscono, però, nonostante le opinioni contrarie, non si possono dimenticare che rispettare è segno di intelligenza, civiltà e maturità.

Ho letto di recente una notizia che sicuramente farà discutere molti, e il discutere non è mai un problema perché porta sempre ad una crescita da parte di tutte le parti, l’importante che non ci siano accuse ne ingiuste od ingiustificate critiche che hanno come unico fine la malignità.

Quello a cui mi riferisco è il caso della figlia di Brad Pitt e Angelina Jolie che da sempre si è sentita un maschietto e che si è sempre atteggiata come tale, i genitori da persone intelligenti e generose hanno assecondato tale scelta.

Il figlio va amato per quello che è non per come noi lo vorremmo ed un figlio sereno e felice, che si sente amato per qualunque decisione o stile di vita o scelta di genere faccia è un futuro individuo che saprà integrarsi con gli altri e con il mondo in maniera sana e serena, senza turbe né disagi.

Secondo un notizia apparsa inizialmente sul quotidiano El Mundo, poi smentita, riferiva che  Shiloh Jolie Pitt, la prima figlia naturale della ex coppia, che ha sempre attirato l’attenzione per il suo aspetto mascolino, avrebbe iniziato il primo trattamento ormonale per fermare la sua maturazione femminile, seguendo la crescita biologica naturale del suo corpo.

Sembrerebbe che la piccola da sempre senta altre inclinazioni che vanno rispettate, perché, come già detto prima, è dai primi anni che un bambino percepisce il suo sentirsi maschio o femmine, il resto della vita spesso lo passa a nascondere tale sensazione o a tacerla per vergogna o incapacità a contrastare con l’ambiente esterno, peccato perché in tal modo si nega la possibilità ad una persona di essere se stessa e di sentirsi come meglio crede, ma soprattutto di essere felice ed accettata.

Brad Pitt e Angelina Jolie, da bravi genitori e con un atteggiamento che io approvo ed appoggio completamente, non hanno mai impedito a Shiloh di esprimere la sua vera natura, per questo di recente le avrebbero permesso di dare una svolta alla sua vita a soli 11 anni.

Il trattamento ormonale a quale si mormora si sarebbe sottoposta la bimba è capace di rallentare il processo biologico che avrebbe dovuto portarla a trasformarsi da bambina a donna adulta, in questo modo, Shiloh Jolie Pitt non diventerà mai una donna.

La 11enne, che fin da quando è piccola si fa chiamare con il soprannome John, non ha mai nascosto di preferire i capelli corti a quelli lunghi, abiti maschili piuttosto che vestitini colorati, ed i suoi genitori non le hanno mai impedito di mostrare la sua vera natura. “Io non forzerò mai nessuno dei miei figli a essere ciò che non è. Io e Brad la lasceremo sempre libera e rispetteremo le sue scelte“, aveva dichiarato Angelina alla première di “Unroken”, il primo evento a cui Shiloh si era presentata vestita da maschietto con giacca, cravatta e capelli corti.

La teoria Gender: la prima ad avere una formazione sociologica e non scientifica

Nessun scienziato o studioso ha teorizzato sulla teoria Gender che nel corso degli anni si è formata grazie alle lotte di chi ha combattuto discriminazioni e classificazioni permettendo che anche le leggi prendessero atto di una tutela che fosse dovuta anche contro le discriminazioni sessuali e sul genere.

Viene definitiva teoria gender, ma in realtà non esiste, non ci sono testi scientifici che ne parlino, ma ci sono state manifestazioni contro, difficile addirittura capire cos’è, abbiamo provato a farlo partendo dai termini utilizzati, questa volta sì tecnici proposti da chi si è occupato di studi di genere.

Direi che per la prima volta l’uomo ha deciso di rivoluzionare la storia e la mentalità senza aspettare che sul punto si pronunciassero gli esperti, e mi chiedo per quale motivo doveva essere diverso dato il fatto che gli esperti possono semmai essere meri osservatori e valutatori di un sistema che sta cambiando, e modificherà  il nostro modo di pensare ed agire.

Chi con forza si oppone non fa che cocciutamente pensare di fermare il tempo ed il progresso sociale ed evolutivo dell’uomo nella sua modernità, un’evoluzione che è già diventata una realtà che va soltanto accettata ed accolta oppure si può avere una diversa visione ma questo non cambierà il corso della storia.

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