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La tricofagia o sindrome di Raperonzolo

In una delle fiabe dei fratelli Grimm e nei cartoon della Walt Disney la storia di Raperonzolo narra di una fanciulla rinchiusa in una torre che riuscirà a farsi salvare dal principe usando la sua lunga chioma come fosse una scala e consentendo al suo salvatore di scalare sino alla sua finestra.

Per l’allusione ai lunghi capelli la medicina ha coniato il termine della Sindrome di Raperonzolo, detta anche Tricofagia, cioè la mania di mettersi in bocca i capelli e di ingerirli inconsciamente.

Essendo lunghi e fatti di cheratina, i capelli non vengono smaltiti come le altre sostanze di cui ci cibiamo, ma si attorcigliano nei tratti dello stomaco o dell’intestino dando luogo ad un bolo, una palla di peli denominata Tricobezoario.

Il gomitolo di capelli se di modiche dimensioni può essere sciolto chimicamente altrimenti è necessario un intervento chirurgico.

Negli Stati Uniti è stata pubblicata sulla rivista BMJ Case Reports la notizia riguardante il caso di una donna di 38 anni a cui sono stati asportati dal suo stomaco e dall’intestino tenue due palle di addirittura 15x10cm e l’altra di 4×3 cm.

I capelli non vengono ingoiati contemporaneamente ma un po’ per volta, per questo motivo i pazienti non adducono al fatto la giusta importanza, lamentano invece dolori addominali, nausea, vomito ed inappetenza.

 Nella maggior parte dei casi (circa il 70%) patiscono tale disturbo le donne con meno di 20 anni, le quali portano appunto dei lunghi capelli.

La tricofagia viene diagnosticata attraverso altre due sindromi specifiche, che sono la Tricotillomania e la Pica.

Le persone che soffrono di Tricotillomania, anche in forma momentanea, non riescono a resistere all’impulso di strapparsi i capelli, solitamente nello stesso punto, lasciando sulla cuoio capelluto vistose aree di alopecia.

Con questi capelli poi, inconsapevolmente giocherellano per ore infilandoseli in bocca fino ad ingoiarli.

Un gesto di tensione diretto a scaricare una forte dose di stress, che comporta però, col tempo, ai dei rischi seri per la salute.

I capelli ingeriti, infatti, non sono assimilati dagli organi come il cibo, ed uno dopo l’altro, per la loro lunghezza e sostanza, si arricciano e si raggomitolano tra loro formando una palla che ostruisce il passaggio degli altri alimenti.

Il Pica fa riferimento ad un uccellino, gazza, che ha delle insolite abitudini come quello di cibarsi di sostanze non nutritive come la terra, l’argilla, sassi e rametti.

Se compiuto in tenera età tale comportamento può essere scambiato con l’abitudine degli infanti di tastare e conoscere ogni cosa intorno a loro mettendosela in bocca, ma spesso nasconde ben altro.

La sindrome denominata Pica non fa riferimento ad una curiosità soddisfatta con l’unico modo conosciuto dai bambini attraverso la bocca, ma alla necessità del soggetto di ingerire sostanze anomale come la sabbia, il sale, il sapone, leccando per terra o mangiando prodotti non commestibili.

Solitamente si verificano nei bambini molto piccoli od incapaci di comunicare il bisogno da soddisfare determinati bisogni, oppure nelle donne in gravidanza che patiscono delle anomali “voglie”.

In tali casi vi è il bisogno clinico di soddisfare una carenza organica di una sostanza, una vitamina od una proteina, come ad esempio un carenza di ferro.

Di per sé la carenza vitaminica o proteica non da sintomi specifici, ma il nostro organismo compensa la necessità creando il bisogno mentale di assorbire determinate sostanze.

Molto comunemente possiamo verificare tale condizione quando siamo disidratati, per il caldo o per gli ambienti molto secchi, ed il nostro organismo suggerisce la voglia di cibi salati, il sale infatti tende a trattenere il liquidi compensando la nostra condizione momentanea di disidratazione.

In tutti i casi in cui il gesto non è singolare ma appartiene ad un comportamento reiterato e protratto nel tempo esso può nascondere un disagio psichico che causa forte stress e nervosismo, scaricato e smaltito dal soggetto con tali ripetuti gesti quotidiani spesso inconsapevoli ed inconsci.

L’unico modo di togliere la palla di capelli è l’intervento chirurgico, ma per eliminare il disturbo che l’ha creato occorre un’indagine valutativa fatta da uno psicologo.

La ricerca del motivo che scatena la causa dello stress è fondamentale per risolvere il problema ed il disagio che esso esprime.

I nostri gesti inconsapevoli sono la risposta della nostra mente ai disagi psichici, risolverli è essenziale per risolvere altre patologie o comportamenti inadeguati o anomali che sono semplicemente la conseguenza e la risposta al problema della nostra psiche.

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