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Cosa sia e come agisce sul mostro sistema psichico ed emotivo Il sentimento della tristezza è ben spiegato in un mio precedente articolo, visionabile al link indicato, in cui si parla generalmente della tristezza, degli effetti che essa produce sul nostro sistema e di come si possano convogliare in senso positivo, oltre ad indicare i segni grafologici che la individuano nella scrittura.

Tutte le informazioni sono state date partendo dal presupposto che essa colpisca una persona matura.

La tristezza degli adulti è causata da una perdita, che può riferirsi ad una persona in caso di lutto od abbandono, o può riferirsi ad una condizione social, ad una meta quando riguarda il fallimento professionale o il mancato raggiungimento delle aspettative e delle mete ambite.

Nel bambino la tristezza oltre alla mancanza di una persona per lutto, dipende anche dalla mancanza  in senso affettivo e come disponibilità delle persone care al piccolo, come i genitori, o una forma di disinteressamento dei suoi bisogni, delle sue necessità o del suo bisogno di sentirsi amato e coccolato, considerato e ben voluto.

Ma molte sono le situazioni in cui ad essere triste è un bambino, che sicuramente ha meno strumenti e meno capacità, data la tenera età e la mancanza di esperienza, di uscirne da solo, quindi il più delle volte la tristezza si trasforma in qualcosa di persistente, costante e quindi patologico.

Essa dipende nella maggioranza dei casi da cattiva cura, stati di abbandono e mancanza di affetto e di atteggiamenti protettivi e benevoli da parte dei genitori o anche da parte di uno soltanto di essi.

Per carenza di affetto s’intende la privazione dell’amore e dell’attenzione da parte dei genitori, soprattutto della madre, nei confronti dei figli, può realizzarsi in mille modo e con modalità diverse, ma tutte danno il risultato di far sentire il bambino solo, incompreso e non amato in maniera adeguata.

Si manifesta attraverso diversi fattori, con l’assenza fisica o emotiva per maltrattamento, negligenza, rifiuto, abbandono, rotture all’interno della famiglia, per la morte o un lungo ricovero in ospedale del figlio o di un genitore.

L’unico modo per leggere la tristezza di un bambino, la sua frustrazione ed il suo disagio è leggere i suoi disegni, perché i bambini si esprimono meglio con essi e coi quali possono, senza sentimenti di colpa esprimere anche sensazioni di odio, rancore, vendetta, di disagio, situazioni che se narrate li farebbero sentire diversi, vili e privi di ogni sistema difensivo.

Il disegno li protegge invece da tutto ciò che l’esterno può provocarli, in più consente loro di tirar fuori tutte quelle sensazione che a voce, e men che meno scritte, riuscirebbero a raccontare.

 

 

La mancanza di affetto

 

 

Chi nell’infanzia ha subito, con diverse modalità, la mancanza del calore familiare e dell’amore infinito dei genitori o ha percepito di non essere amato abbastanza, potrebbe soffrire di carenze affettive, ciò può portare in età adolescenziale ed adulta a sviluppare schemi di attaccamento malsani e comportamenti autodistruttivi.

La privazione dell’affetto può scatenare la sindrome della carenza affettiva, questa è una grave mancanza di stimolazione affettiva che interrompe la crescita cognitiva, fisica, emotiva e sociale, causando disturbi comportamentali e sociali.

In questi articoli trovate la spiegazione di cosa siano le sindromi da dipendenza affettiva e cos’è la paura dell’abbandono.

Genitori egocentrici ed egoisti, narcisisti o troppo presi dalla competizione che impongono al loro figlio per compensare degli stati fallimentari personali sono tutte condizioni che influiscono negativamente sulla crescita sana e salutare del piccolo oltre al suo benessere interiore di cui ha bisogno per poter diventare un adulto forte, responsabile ed indipendente.

Vi rimando al mio articolo sulla competizione dei bambini per comprendere quando questa influenza genitoriale possa essere deleteria per lo sviluppo sano del bambino.

Sono innumerevoli i mali che una persona può sviluppare se cresce in una casa senza amoreed i disturbi o le psicosi che può sviluppare per la paura di vivere, per l’incapacità di gestire una crescita adulta e consapevole.

Un bambino senza affetto in età adulta tenderà a mostrare immaturità emotiva. Sarà una persona egoista, senza empatia, con dipendenze emotive, insicurezza nelle relazioni, disturbi depressivi, fobie e tendenza al vizio.

 

 

Alla continua ricerca di affetto

 

 

Per compensare al vuoto che un piccolo ed un adolescente poi, ma anche un adulto che non è riuscito a superare né a dimenticare le privazioni affettive sono molte le modalità che un bambino, adolescente o adulto adotta per non sentire il dolore che il vuoto ed il bisogno crea indelebile nella mente.

Chi cresce con carenze di affetto nell’infanzia andrà per il mondo con avidità alla continua ricerca di affetto, di qualunque forma affettiva gli possa confermare anche in maniera anomala, disturbata e non veritiera che vi sia dell’amore e della considerazione per lui, infatti sono facile prede di approfittatori che tendono ad usare tale fragilità per manipolarla per i loro fini.

Piccolo o grande che sia tenderà a cercare riconoscimento e accettazione a tutti i costi in altre persone e a riporre il proprio valore nell’opinione altrui.

Secondo gli studiosi di tali situazioni i bambini con sindrome da carenza affettiva presentano maggiormente problemi di linguaggio e uno scarso rendimento scolastico, inoltre sviluppano il linguaggio con ritardo e hanno poche abilità sociali, inoltre non avendo mai appreso l’affetto e le modalità con cui può essere espresso possono vedere negativamente le espressioni di affetto perché le temono e le fraintendono, non sono affettuosi con chi li circonda e censurano le loro emozioni.

Diversi studi hanno dimostrato che i bambini con carenze di affetto sono tendono più spesso ad ammalarsi, rispetto ad altri bambini con un vissuto normale, ad avere comportamenti inadeguati se non addirittura critici o disturbati, a non sviluppare un modo sano di relazionarsi con gli altri e col mondo esterno.

Le profonde carenze di affetto nell’infanzia, se non curate o superate, generano una sensazione di vuoto e sfiducia che mina le relazioni e la loro capacità di vivere serenamente.

La paura dell’abbandono è parte degli schemi che il bambino ha acquisito e dai quali faticherà a staccarsi, la dipendenza emotiva, la bassa autostima e l’isolamento saranno segni della mancanza di amore nell’infanzia.

 

 

Le considerazioni di Spiegel

 

 

Una delle condizioni che più incidono negativamente sul benessere dei minori è un ambiente triste o decisamente depresso”, R. SPIEGEL [1] nel suo trattato specifico descrive così i vissuti di una persona depressa: “L’immaginazione si arresta, il flusso delle idee rallenta, le emozioni si appiattiscono. Vi è limitata trasmissione e ricezione di comunicazioni. Sembra che l’impulso a comunicare sia perduto.

Egli continua precisando che come per le piante è fondamentale la luce dei raggi del sole, per un bambino sono essenziali, tanto da non poterne fare a meno, il sorriso e la gioia di chi vive insieme a loro o incontra frequentemente nella sua vita.

L’essere umano, alla nascita, possiede geneticamente un grande potenziale positivo, fatto di innata vitalità, ottimismo, gioia e dinamismo.

Queste potenzialità permettono al bambino di affrontare meglio e superare brillantemente molte vicissitudini della vita.

Tuttavia, quando attorno a lui l’ambiente è frequentemente, se non costantemente, saturo di malinconia, tristezza e scoraggiamento, anche questo genetico, potenziale ottimismo, questa innata luce e gioia interiore, gradualmente si affievoliscono e rischiano di spegnersi.

Non è affatto facile vivere con dei genitori che hanno difficoltà a godere dei piccoli piaceri della vita. Allo stesso modo è difficile per un bambino vivere con una mamma o con un papà che si sentono interiormente spenti, svuotati, chiusi e soli nelle loro malinconie.

E’ penoso vivere accanto a persone che hanno perduto la luce della speranza, che non riescono a godere il presente, mentre hanno scarse prospettive e mille incognite per il futuro.

E’ angoscioso, per degli esseri umani in formazione, rilevare nel loro ambiente di vita una costante tristezza e malinconia, o avvertire negli adulti che li curano, i segnali di un costante senso di frustrazione e sfiducia negli altri e nel mondo, provocato anche da cose di poco conto.

Poiché i bambini hanno bisogno di mille cure, stimoli al dialogo e sollecitazioni positive, questi sono difficili da offrire quando nell’animo dei genitori prevale l’apatia e l’apparente distacco nei confronti dei bisogni e delle necessità, sia degli stessi figli sia della famiglia.

Inoltre, i bambini, specie se piccoli, hanno necessità di giocare, scoprire, correre, saltare, insieme ai genitori.

Ciò è impossibile quando questi ultimi sono in preda all’apatia, al distacco o predominano nel loro animo costanti sentimenti depressivi.

Questi genitori che non hanno alcuna voglia di partecipare alle sollecitazioni e ai giochi dei figli, come non hanno alcuna voglia di gite, piccoli piaceri o divertimenti spengono anche nei figli l’entusiasmo, la gioia e le iniziative.

Se da una parte la comunicazione diminuisce in quantità, anche gli oggetti della comunicazione sono particolari in questi genitori: essi non hanno desiderio di comunicare se non le loro malinconie e pene.

Nei casi più gravi, poiché ogni attività richiede per i depressi sforzi immani, a causa dei ridotti stimoli interiori e del notevole stato di indecisione, anche il semplice provvedere all’alimentazione e alla pulizia del neonato o del bambino, diventa un compito improbo, se non impossibile.

Il motivo va ricercato non solo nell’apatia e nell’astenia ma anche nel fatto di non trarre alcun piacere e gratificazione da ogni loro atto.

Le madri affette da grave depressione, se riescono ad alzarsi dal letto, si aggirano per la casa disperate, in quanto non sanno cosa fare e come provvedere anche ai bisogni essenziali dei loro figli.

I padri con la stessa patologia (perché anche loro ne possono essere coinvolti) si ritrovano sprofondati in un divano con una birra in una mano ed il telecomando nell’altra, senza aver voglia di fare nulla, ma anche incolpandosi di questa loro inattività e scarsa disponibilità a darsi da fare per la famiglia e per i figli. Frequenti sono quindi, nei depressi, i sentimenti di auto-svalutazione e colpevolizzazione che accentuano il loro già grave disagio.

Questi sentimenti negativi, nei casi estremi, possono provocare in loro una tale disperazione da spingerli ad effettuare gesti inconsulti, come liberarsi dei bambini o tentare il suicidio.

D’altra parte un figlio che avverte i genitori con questo tipo di problematiche, ha difficoltà ad aprirsi per avere conforto e sicurezza.

Egli, infatti, da una parte ritiene impossibile che questo tipo di genitore risponda ai suoi bisogni, dall’altra sa che con le sue richieste di aiuto e supporto peggiorerebbe lo status psichico del papà o della mamma.


[1] R. SPIEGEL, La comunicazione nei disturbi psichiatrici, in S. ARIETI (a cura di), Manuale di psichiatria, Boringhieri, Torino, 1970, p 2136.

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