L’uomo duro e vincente ma fragile. Il complesso di Achille.
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Il blog counseling
18/11/2016

L’arte dell’ospitalità

Essere ospitali significa accogliere nella propria casa ed accettare alla propria tavola una persona estranea alla famiglia e all’ambiente per abitudine ed opportunità.

Essere ospitali non significa soltanto dare accoglienza ed offrire un pasto, significa accogliere prima di tutto una persona ed accettarla nel gesto più famigliare, farla sedere insieme a noi per condividere del cibo e delle emozioni, dei pensieri e delle opportunità

Sedere a tavola e mangiare è una circostanza che va ben oltre al puro gesto del mangiare e coinvolge aspetti emotivi e sensitivi di un’altra persona, dei suoi diversi modi di fare e dei suoi meccanismi di adeguamento e di difesa che sono strettamente personali a noi poco conosciuti e pertanto occorre avere un particolare riguardo.

Ospitare è un gesto altruistico e di cordialità e non può essere l’espressione di egoismo ed ostentazione.

Non deve essere l’opportunità di esporsi o mostrare i propri averi, gli ultimi acquisiti e i lussi che vi siete concessi e non può essere nemmeno l’occasione per dare sfogo alla vostra vanità e superbia, e se questo si verifica non siete stati per nulla ospitali ma avete semplicemente dato sfogo alle vostre debolezze ed alla vostra maleducazione.

Se volete veramente colpire l’ospite e farvi ricordare due sono le cose essenziali che non possono mancare: la qualità del cibo e l’ambiente favorevole.

Non c’è bisogno di spendere molto per fare una cena da gourmet, ma la qualità dei prodotti che offrite deve essere ottima.

Niente pasti del giorno prima riciclati, niente cibo comprato al discount, pochi prodotti ma buoni e soprattutto sani.

Non c’è bisogno di optare per il pesce di pregio, che se non è comprato in pescheria fate pure la figura di quello che vuole apparire senza poterselo permettere e senza avere alcuna conoscenza nella scelta dei cibi.

Mettere in tavola un prodotto di scarsa qualità vi identifica con esso e come tale vi classifica.

Optate per la semplicità dei prodotti, naturali e soprattutto freschi, col risparmio avrete anche tanta bontà nel vostro piatto.

Per trovare la qualità nel cibo non c’è bisogno di spendere tanto ma saper spendere bene.

Il cibo di qualità non è sinonimo di prezzo elevato o di acquisto complicato, lo si trova ovunque ed è alla portata di tutti, vi fa risparmiare e vi fa fare bella figura, e ci guadagna anche il vostro organismo e la vostra salute, ed anche quella del vostro ospite.

Non puntate a piatti elaborati se non sapete cucinare e non cercate di utilizzare la vostra famiglia ed il vostro ospite come delle cavie umane, se non siete sicuri della buona riuscita del piatto o non avete destrezza con la complicata preparazione di esso, puntate sulla semplicità.

Lo stesso vale per l’allestimento della tavola e dell’ambiente.

L’ospite deve sentirsi come a casa propria, confortato ed accolto, ostentare articoli luccicanti e colorati non solo può risultare stonato ma addirittura rendere l’ambiente fittizio, artificioso, innaturale e non conviviale.

L’ostentazione è l’espressione di ciò che non ci si può permettere e ciò che non ci è naturale e consono, quindi esula dal nostro essere quotidiano, mostrare a tutti i costi è la riprova di una nostra condizione di inadeguatezza e di disarmo, una nostra debolezza che cerchiamo di coprire esibendo più del dovuto o in maniera eccessiva.

Meglio essere spontanei, semplici e poco pretenziosi sia nel nostro atteggiamento sia in quello che offriamo.

Altro elemento che non deve essere sottovalutato è l’ambiente in cui ospitiamo l’estraneo, che deve essere accogliente, confortevole, piacevole e tranquillizzante.

Non preoccupiamoci di arredare la stanza diversamente dal solito, la casa è il nostro biglietto da visita ci parla di come siamo attraverso gli elementi che ci circondano, così come li usiamo solitamente, non modifichiamo ciò in cui noi viviamo abitualmente perché finiremmo per sentirci a disagio noi stessi prima dell’ospite ed a sentire estraneo, avulso da noi il luogo in cui ci apriamo all’ospitalità, questo ci penalizza e ci limita, mentre invece dovremmo dare il meglio.

Oltre alla nostra quotidianità non dobbiamo dimenticare anche le esigenze del nostro ospite.

Egli deve godere del nostro invito, non deve patirne le conseguenze.

Se l’invito è fatto d’inverno riscaldate la stanza, anche se voi siete abituati alle temperature gelide probabilmente non lo gradisce l’estraneo che avete accolto e non aiuta la buona digestione.

Invitare una persona senza riscaldare l’ambiente è costringere il nostro invitato ad una condizione inadeguata, non tollerabile e di sicuro poco intelligente.

Se il clima è torrido evitate le ore più calde della giornata e preferite gli ambienti più freschi, forse non sarà la sala più bella ma l’afa ed il caldo asfissiante non sono una buona compagnia né a tavola né altrove.

Altra cosa sicuramente da evitare è quello di ricordare all’ospite quanto vi è costato quello che avete messo nel piatto o sulla tavola.

Se l’intento è di ospitare e condividere non deve essere un peso economico o il motivo per rinfacciare quanto avete speso, non è educato e non è nemmeno intelligente ed il vostro ospite vi ricorderà come una persona taccagna, maleducata ed incapace di offrire un pasto decente perché non se lo può permettere.

Se non riuscite a fare a meno di pensare quanto avete speso forse è il caso di non aggiungere un’altra bocca in più da sfamare al vostro tavolo, è inutile e controproducente, piuttosto invitate per un caffè e non azzardate oltre.

Ma anche il caffè deve essere un buon caffè, perché come diceva il grande attore Nino Manfredi nella famosa pubblicità: “il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è?”.

Se quindi non potete permettervi che la marca più economica del supermercato forse è il caso di non invitare degli estranei a condividere tale bevande, allo stesso modo se volete offrire del buon the che sia veramente un the e non un intruglio di dubbia provenienza.

Meglio fare pochi inviti, quelli adeguati alla nostra disponibilità, pochi ma degni di essere tali.

Per quanto riguarda l’allestimento della tavola e dell’ambiente la scelta vincente, sempre ed in assoluto, è la semplicità.

Vi assicuro che l’ostentazione di quanto più ricco avete in casa o avete acquistato all’ultimo momento è di cattivissimo gusto e denota una vostra scarsa propensione alla cordialità ed alla socialità.

Con la discrezione invece permettere al vostro ospite di gradire quando gli sta intorno, di apprezzare il contesto in maniera spontanea e naturale.

Vi assicuro che le cose intorno a noi si notano meglio e più volentieri di quando siamo obbligati a prestarvi attenzione per le esigenze di chi ci accoglie.

Fate accomodare il vostro ospite come se fosse di casa e fatelo sedere dove preferisce.

Se non avete organizzato una cerimonia in casa la vostra imposizione verrà percepita come una costrizione non solo della libertà di movimento ma anche di pensiero.

Con maggiore naturalezza percepiamo l’ambiente e più ci esprimiamo al meglio, emotivamente e psichicamente.

Il vostro ospite si sentirà più a suo agio, apprezzerà di più la cordialità del vostro gesto e vi lusingherà successivamente.

Non offrite continuamente il cibo all’ospite, non conoscete la capienza del suo stomaco né se gradisce il vostro piatto o come lo avete preparato, meglio lasciare che il servizio sia di cortesia sì ma non eccessivo.

Ricordiamoci sempre che dobbiamo far sentire l’ospite come uno di casa e non come un estraneo invadente né dobbiamo esserlo noi.

Oltre al cibo ed all’ambiente ospitale c’è un ultimo aspetto importante ed è quello degli argomenti della conversazione.

Non sommergete il vostro ospite di parole ed argomenti noiosi e non interessanti, non c’è peggior cosa che trovarsi costretti ad un tavolo ad ascoltare le litanie del padrone di casa.

Lasciate che sia la conversazione a fornire gli spunti per gli approfondimenti, se notate che il vostro ospite cambia continuamente argomento probabilmente lo state annoiando a morte o non gradisce quello di cui state parlando.

Ricordatevi che non lo avete invitato per fare un monologo e per compiacervi delle vostre auto lusinghe.

L’ospite non deve sopportare i vostri pregi e le vostre virtù o le vostre prodezze in famiglia o al lavoro, se veramente lo sono lasciate che siano gli altri a lodarvi, se lo fate voi stessi significa che nessuno si è espresso in tal modo.

Se avete invitato l’ospite per motivi di lavoro lasciate tale argomento per ultimo, dopo il dessert o il caffè, il vostro invito non deve essere una ritorsione professionale.

Non esponete i vostri problemi o disagi personali o famigliari, non è un consulente pagato per ascoltarvi e non è nemmeno tenuto ad esprimere compiacimento ed approvazione, né a ripagarvi emotivamente per avergli offerto un pasto.

Se durante la cena avete dei dubbi sul fatto di esservi comportati al meglio ed in modo ammanierato ed educato, provate a mettervi nei panni del vostro invitato e valutare come gradireste o meno la circostanza.

Ma soprattutto fate attenzione ai messaggi che col corpo e con l’atteggiamento il vostro conoscente vi comunica.

Se il suo atteggiamento è di chiusura o di ritrosia significa che si sente a disagio o è infastidito da qualcosa, se invece partecipa attivamente e gioiosamente vuol dire che siete stati dei perfetti padroni di casa.

Ospitare è un’arte che si impara con la predisposizione all’altro ed all’ascolto attivo di esso, e ci aiuta ad essere migliori anche in situazioni diverse, più socievoli ed attenti alle esigenze di chi ci sta attorno e condivide con noi spazi e luoghi di frequentazione.

Migliorare il nostro rapporto sociale e conviviale può aiutarci anche nel lavoro e nel futuro perché amplia la nostra percezione e migliora i nostri rapporti relazionali, di qualunque tipo essi siano.

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