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Come gestire le bugie dei bambini
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Il racconto delle bugie da parte dei bambini rappresentano una tappa importante del loro sviluppo cognitivo e delle competenze che hanno acquisito, anche se devono imparare che è più corretto e rispettoso essere sinceri.

Ma essi sono veramente geniali in quest’arte del mentire tanto da superare qualunque adulto.

 

Gli esperimenti scientifici fatti sui piccoli mentitori

 

Uno degli esperimenti più noti è quello eseguito da Kang Lee, dell’Università di Toronto, esso di articolava in questo modo: veniva chiesto ad un bambino di indovinare il numero impresso su una carta, promettendogli un premio se indovinava la risposta.

Dopo aver detto raccontato del premio lo sperimentatore con una scusa si allontanava lasciando solo il bambino  con le carte e la tentazione di sbirciare per assicurarsi la ricompensa.

Le telecamere nascoste dimostrarono che a cedere ed a controllare il numero riprodotto sul foglietto furono addirittura il 90% dei bimbi, ma quanti poi rispondono positivamente alla domanda «hai sbirciato?» si rifiutavano di confessare con questa percentuale: il 30% dei bimbi aveva all’incirca  due anni di età, il 50% di quelli di tre anni, oltre l’80% dei quattrenni.

La quota dei bugiardi resta maggioritaria anche nei più grandicelli di oltre 4 anni in su.

Va precisato che l’esperimento è stato condotto su una campionatura di soggetti scelti tra le varie classi sociali e culturali, ed i risultati non hanno evidenziato una prevalenza dei bimbi bugiardi e truffaldini rispetto al ceto o cultura di provenienza o rispetto al loro sesso.

Altra particolarità è che i bambini sono molto più bravi degli adulti nel mentire, a differenza dei grandi infatti non si tradiscono ma mantengono costante la loro versione, non hanno esitazioni di sorta, non si mostrano nervosi, non abbassano lo sguardo ed hanno un’espressione del tutto neutrale.

Tutto l’inverso dell’adulto che quando mente mostra solitamente tutti i sintomi sopra indicati oltre a numerosi tic nervosi molto indicativi.

Pure le persone che sono a contatto coi bambini, non solo i genitori, ma educatori ed insegnanti, fanno molta fatica a distinguere un bambino che mente da quello che è sincero, questo sta a significare che essi lo fanno con una naturalezza molto spontanea e non hanno nessun senso di colpa o vergogna, ecco perché non ne sentono il peso in coscienza e consapevolezza.

Un altro studio più recente condotto da Jodi Quas, dell’Università della California a Davis, ha passato in rassegna tutti gli esperimenti di questo tipo (45 studi, che hanno coinvolto circa 10.000 persone).

La sua conclusione, pubblicata sulla rivista Law and Human Behavior, suona come una conferma: riusciamo a riconoscere le bugie infantili solo nel 47% dei casi.

Oltre alla valutazione dell’atteggiamento del corpo, che comunica in caso di menzogna un disagio interiore che deve essere mascherato, per avere una buona probabilità di indovinare chi mente possono essere utili anche delle strumentazioni che valutano le reazioni del cervello ed i tic facciali oppure monitorano il battito cardiaco ed il flusso sanguigno anche in corrispondenza del viso.

Per questo solitamente le cosiddette macchine della verità possono funzionare nella maggioranza dei casi ma non con chi è molto bravo a mantenere il controllo delle proprie emozioni e l’emotività.

Il naso, in particolare, si scalda mentendo, come hanno documentato Maria Serena Panasiti e Salvatore Maria Aglioti dell’università la Sapienza in uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

I bambini comunque rappresentano un caso speciale.

È vero che le loro storie sono spesso maldestre, per non dire assurde, ed è forse questo il segnale che maggiormente ci fa indovinare la bugia del bambino, ma i piccoli mentitori hanno un vantaggio: sono meno consapevoli del fatto che mentire rappresenta una violazione delle norme morali, quindi non devono sforzarsi di mascherare i segnali che potrebbero rivelare un conflitto interiore.

Se riescono a farla franca tanto spesso è perché non hanno l’aria colpevole.

Ian Leslie ha raccontato la traiettoria storica ed evolutiva tipica dei bambini nel libro «Bugiardi nati» (Bollati Boringhieri).

L’esplosione di bugie che si registra intorno ai 4 anni è dovuta allo sviluppo di alcune abilità fondamentali.

La prima è la consapevolezza che gli altri possono avere pensieri diversi dal proprio: se io so che tu non sai quello che ho fatto allora ti posso imbrogliare, ma per riuscirci servono agilità mentale e controllo emotivo.

Il bambino deve stabilire un obiettivo, capire come raggiungerlo dicendo il falso, farlo senza tradirsi con gesti o parole.

Poi durante gli anni della scuola le bugie di solito diminuiscono un po’, perché aumentano i condizionamenti sociali.

É solo a questo punto che mentire regolarmente diventa un sintomo di disagio psicologico.

Secondo la scienza un’educazione molto rigida, che punisca severamente le menzogne, può essere controproducente, perché rischia di far crescere bugiardi più abili e determinati anziché favorire la sincerità.

Meglio dunque un’educazione comunicativa anche se severa, che dia punizioni per le marachelle e le bugie dette, ma faccia soprattutto comprendere al bambino perché tali comportamenti sono sbagliati, questo li responsabilizza e li rende più consapevoli di fare una scelta, cioè se comportarsi bene ed avere l’approvazione dei genitori, o comportarsi scorrettamente ed avere una punizione ed un’altra ramanzina.

Con la maturità il bambino impara anche ad essere più maturo apprezzando anche il valore della verità e di altre cose importanti nella vita.

La maggioranza dei bambini crescendo non smette del tutto di dire bugie, piuttosto impara quando è lecito farlo.

Victoria Talwar, della McGill University a Montreal, ha illustrato questo processo in un articolo su International Review of Pragmatics.

Il suo gruppo ha mostrato a 87 soggetti dai 6 ai 12 anni delle scenette con pupazzi che mentivano con intenzioni diverse, per poi valutare il loro giudizio morale.

I più piccoli hanno una visione rigida di vero e falso, giusto e sbagliato. Intorno ai 10 anni però diventa chiaro che una falsa confessione fatta per proteggere un amico è moralmente più accettabile di una bugia egoistica. Mentre fare la spia non è necessariamente un bene, anche se si dice il vero.

Le bugie rappresentano per il bambino una fase evolutiva assolutamente normale, inevitabile e persino necessaria,  destinata, in genere, a risolversi con il procedere dello sviluppo.

Tutti i bambini e gli adolescenti prima o poi dicono qualche bugia.

Ponendo attenzione al contenuto delle bugie dei vostri figli potete capire molte cose del loro universo e del loro rapporto con voi.

Proprio come avviene per i sogni, le bugie sono infatti lo specchio fedele dei loro bisogni, dei loro desideri e delle loro paure.

Attraverso la bugia i bambini costruiscono un proprio spazio segreto, un mondo a metà strada tra la realtà e la fantasia, un mondo che può essere riservato a riporre sentimenti o emozioni che hanno paura di mostrarvi o di cui sono gelosi o si vergognano.

Per questo la mamme ed i papà non devono preoccuparsi o peggio sentirsi traditi e imbrogliati dalle piccole innocenti bugie, ma cercare, quando è possibile, il motivo che ha scatenato la bugia, il fatto da nascondere o il bisogno che non poteva essere detto, probabilmente perché vietato dai genitori ma desiderato a tal punto dal piccolo da mentire per ottenerlo.

Solo in questo modo si arriva ad una conoscenza profonda del bambino e del suo comportamento.

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