Le scale della maturità del bambino secondo Ajuriaguerra

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La maturità del bambino non segue gli stessi parametri, tempi e modalità per tutti i soggetti, allo stesso modo la scrittura può subire le medesime variazioni se non intervengono problematiche connesse a determinati deficit o patologie.

Dagli inizi dell’apprendimento, che può incominciare anche prima della scuola primaria per coloro che apprendono tali nozioni anticipatamente, la scrittura continua a modificarsi a causa di numerosi fattori tra i quali citiamo l’età, il sesso, le condizioni socio-familiari, la motivazione, la  motricità fine.

I cambiamenti più significativi si notano tra 6 e 10 anni: diminuzione della dimensione, superamento delle principali difficoltà grafomotorie, aumento della precisione, della regolarità del gesto e della continuità nel movimento e soprattutto il cambiamento nella strategia del controllo motorio: dalla prevalenza dell’utilizzazione delle informazioni visive e tattilo-cinestetiche (definita comunemente controllo occhio-mano) alla rappresentazione interna del movimento, con la messa a punto di programmi motori che vengono attivati per l’esecuzione delle lettere e delle parole (Zesiger, 1995).

Dopo i 10-12 anni aumenta l’efficienza, con maggiore fluidità, correttezza, omogeneità dello scritto e la ricerca di una scrittura più personale, i segni grafologici dell’individuo cominciano a formarsi anche se vanno valutati e stimati in base all’età del bambino.

Secondo Ajuriaguerra e i suoi collaboratori (1971) l’evoluzione della scrittura passa attraverso tre grandi tappe:

– nella fase precalligrafica (fino a circa 8 anni) vengono superate le principali difficoltà grafomotorie (interruzioni di tracciato, deviazionie torsioni);

– nella fase calligrafica (9 anni circa) il ragazzo raggiunge una maggiore precisione perché ha superato le principali difficoltà grafomotorie;

– nella preadolescenza ha inizio la fase postcalligrafica, con la graduale acquisizione di una scrittura personale.

  1. Saudek (1978) osserva che nelle prime fasi di apprendimento della scrittura l’unità di esecuzione è la lettera o una parte di essa (from stroke-impulse to letter impulse), per cui il ragazzo tende a fermarsi dopo aver eseguito ogni tratto; in seguito diventa la parola (word impulse) e nell’età adulta la frase intera, con presenza di legamenti aerei e continuità nel movimento della penna che prosegue nella sua traiettoria anche negli spazi che separano le parole pur senza toccare la superficie della carta.

Negli anni 1991-97 l’Istituto di Grafologia dell’età evolutiva, sorto presso la Scuola di Studi Grafologici dell’Università degli Studi di Urbino, ha condotto una ricerca sul significato dei segni grafologici e sull’evoluzione della scrittura da 6 a 19 anni (Lena, 1998-99).

Presentiamo alcuni risultati relativi all’evoluzione della scrittura da 6 a 19 anni.

Essi sono stati pubblicati sulla rivista Scrittura e nel volume L’attività grafica in età evolutiva:

– aumento della flessibilità nei tratti curvilinei;

– diminuzione dell’intensità della pressione dopo la prima elementare;

– aumento delle variazioni ritmiche della pressione: con diminuzione nei tratti ascendenti e aumento in quelli discendenti;

– aumento della nettezza e della precisione del tratto;

– diminuzione della dimensione della scrittura da 6 a 9 anni;

– progressivo aumento della rapidità;

– aumento della regolarità del rigo di base;

– aumento della presenza delle aste concave a sinistra e delle torsioni pubertarie (aste con concavità accentuata a sinistra) nel periodo che va dai 9 ai 12 anni;

– aumento del numero e della precisione dei collegamenti;

– passaggio dal collegamento ad arcata (come si nota nella lettera “n”) a quello a ghirlanda (come la “u”) o all’alternarsi tra arcata e ghirlanda;

– aumento dell’accuratezza e della precisione della grafia;

– aumento della regolarità nell’uso dello spazio grafico;

– progressiva personalizzazione della scrittura;

– aumento dell’abilità grafomotoria.

Facciamo presente che, in base ai dati della ricerca, il numero dei soggetti caratterizzati dalla presenza di difficoltà grafomotorie, definite comunemente disgrafie, non diminuisce con l’età: questo significa che nella maggioranza dei casi i disturbi permangono o addirittura si aggravano con il passare del tempo.

Si rende quindi necessario un tempestivo intervento di rieducazione della scrittura per superare le difficoltà e permettere al bambino acquisire maggiore scioltezza nel gesto e la personalizzazione della grafia.

Ajuriaguerra approfondendo la disgrafia ha individuato tre fenomeni tipici che si osservano nelle scritture dei bambini:

-La mancanza di organizzazione della pagina;

-La “maldestrezza”;

-Gli errori di forma e proporzioni (Auzias, 1991).

L’autore ha descritto cinque tipi di disgrafia evolutiva:

1)I tonici;

2)I molli;

3)Gli impulsivi;

4)I maldestri;

5)I lenti e precisi (Boille, 1988).

I tonici o rigidi sono bambini che hanno un eccesso di pressione e tensione, con aumento e rigidità del tono posturale, mentre i molli sono il loro contrario.

Gli impulsivi, nell’illusione di controllare meglio il grafismo aumentano la velocità dello scrivere.

I maldestri non riescono a costruire una buona forma poiché non riescono a selezionare i movimenti delle dita necessari al movimento attivo e a produrre tensione diffusa sia negli agonisti che negli antagonisti.

I lenti e precisi sanno scrivere bene, ma a scapito del tempo, con estrema lentezza.

Va da sé che in ogni caso si rilevassero delle difficoltà del bambino ad eseguire dei compiti grafici, non solo nella scuola primaria ma anche alla scuola materna con le difficoltà di precisione dei disegni.

I deficit dell’apprendimento solitamente vengono sollecitati e diagnosticati nel secondo anno delle scuole primarie, in quanto si ritiene che il periodo anteriore vi possano essere delle difficoltà fisiologiche che quindi incidono sulla scrittura in quanto il compito non è perfettamente acquisito e quindi non può originare delle forme perfette.

Eppure i deficit da DSA, disgrafia e dislessia, possono essere rilevati ancora prima dell’inizio della scuola dell’obbligo, la facilità di una scoperta precoce non solo comporta meno disagi per il bambino e la risoluzione di problemi che comunque si ripresenteranno negli anni scolastici a seguire, ma permette una risoluzione di essi più efficaci.

Va detto che il deficit da DSA è genetico quindi neanche con una riabilitazione si recupera del tutto, ma un trattamento rieducativo della grafia, con una grafoterapia adeguata, consente un recupero maggiore rispetto alla sua applicazione negli anni a venire o peggio ancora quando si deve affrontare la scuola secondaria e le maggiori difficoltà di esercizio richiesti al ragazzo come da programma.

In caso di dubbio è sempre meglio consultare una grafo terapista che possa intervenire tempestivamente ed arginare la difficoltà derivante dal deficit con una risposta sicuramente positiva e migliorativa rispetto ad un intervento tardivo.

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