L’importanza della valutazione ambientale

Un po’ di sano narcisismo fa bene
29/10/2020

Prima di ogni valutazione, sia essa in sede di grafoterapia o di educazione del gesto grafico o ancora meglio del counseling il setting ambientale è il metodo che fornisce tutti i dettagli ed i particolari per operare con criterio, coerenza ed efficacia.

Il setting stesso è fonte di informazione, sulle persone coinvolte e sul contesto di convivenza tali che non si possono acquisire diversamente.

Il racconto delle parti coinvolte non sempre è completo ed adeguato, non per volontà mendace, ma perché l’operatore sa cosa deve valutare e quali informazioni abbisogna per fare una prima contestualizzazione.

Tale contestualizzazione sarà il punto di partenza per un percorso di evoluzione, ma soprattutto l’acquisizione delle informazioni che sono necessarie per comprendere il problema ed arrivare ad una sua risoluzione.

Mi è capitato che il più delle volte le cose non sono come i clienti propongono.

Faccio un esempio: nel caso di intervento per l’educazione e la correzione del gesto grafico su di un bambino, che non ha ricevuto una diagnosi medica, quindi la sua valutazione è stata affidata ad un preventivo riscontro da parte degli insegnanti o da genitori attenti ed informati, ed ha problemi connessi ad una disgrafia, la disgrafia stessa non fosse quel deficit inizialmente dedotto.

In pratica genitori ed insegnanti lamentavano di una possibile disgrafia quando invece il problema era tutt’altro.

Riportandomi ad esempi pratici in un caso si trattava di una pessima postura che causava dolori alla schiena ed insofferenza del ragazzo ormai undicenne, e che pertanto non amava stare fermo al tavolo per eseguire i compiti.

In un altro caso si trattava di un ragazzino iperattivo e quindi poco invogliato alle lunghe permanenze.

In un altro caso si trattava di ricerca dell’attenzione del genitore che per motivi lavorativi stava molto lontano dalla famiglia ed era molto assente, la cosa è stata chiara quando ho visto che padre e figlio scrivevano nello stesso identico modo e con la stessa grafia.

Innegabile il fatto che tale forma di devianza dal rigore grafico era la pura e semplice ricerca invece dell’attenzione del genitore assente.

In un altro caso la disgrafia era comparsa a seguito di bullismo subito a scuola.

Da questi esempi si deduce che non sempre la disgrafia è un sintomo dei DSA, deficit specifici dell’apprendimento, ma di disagi interiori manifestati attraverso la scrittura.

L’intervento di rieducazione deve essere necessariamente quello adatto a risolvere i problemi che stanno alla base del comportamento inadeguato o delle modalità scrittorie non consone.

Dal che se ne deduce che il primo incontro andrebbe sempre fatto, se ciò è fattibile, presso l’abitazione ed alla presenza di entrambi i genitori che forniscono la versione della loro consapevolezza del problema oppure la negazione dello stesso.

Inoltre, il bambino visitato e valutato a casa sua sarà sicuramente più a suo agio e meglio disposto ad essere collaborativo e partecipativo.

DA queste premesse si estraggono più informazioni che da un colloquio fatto soltanto con un genitore.

L’esperienza infine darà le giuste informazioni su come procedere per risolvere quanto prima il disturbo lamentato.

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