L’incapacità di agire ed il complesso di Amleto

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L’incapacità di agire ed il complesso di Amleto

Amleto è una delle tragedie shakespeariane più conosciute e più citate, scritta probabilmente tra il 1600 e l’estate del 1602.

In questa tragedia Shakespeare descrive il tema della vendetta, attraverso una finta follia personificata da Amleto, principe di Danimarca, contro lo zio reo di avergli ucciso il padre, del quale ha usurpato il regno e presa in moglie la madre.

Secondo la visione di Sigmund Freud la misteriosa “coscienza” di Amleto potrebbe dunque spiegarsi con il senso di colpa, dovuto all’inaccettabile desiderio personale di uccidere il padre per poter possedere la madre che inconsciamente amava, il cosiddetto complesso edipico.

I suoi scrupoli sarebbero riconducibili alla consapevolezza di non essere un uomo migliore di colui che ha avvelenato il nuovo re, dato che entrambi avevano desiderato non solo la stessa donna ma voluto lo stresso crimine contro il vecchio re reggente.

Da questo punto di vista, il destino del Principe di morire avvelenato, nello stesso modo in cui è stato ucciso il padre, può essere interpretato come una forma estrema di autopunizione.

Oltre a non aver superato il complesso Edipico patisce anche un’altra inefficienza.

Per Freud Amleto rappresenta l’immagine di un uomo della non-azione, dell’inattività, di colui che pur chiedendo vendetta e condanna non farà proprio nulla di tutto questo.

Egli, nonostante avesse promesso al fantasma del proprio padre, re di Danimarca, avvelenato dal fratello e dalla moglie Gertrude, di vendicarlo, non riuscì a portare a compimento la promessa, anche se alla fine sarà la sorte a fare in modo che l’assassinio trovi la sua vendetta: morirà lo stesso Amleto!

La psicologia ha elaborato diverse motivazioni ma sempre riconducibili agli stessi desideri latenti sul perché Amleto non agisca contro lo zio e la madre, nonostante ripeta più volte l’intento di volerlo fare.

Per ben due volte addirittura, nel corso della tragedia, non si risparmiò di uccidere, eppure non lo fece nel caso di pura vendetta, come se fosse l’azione stessa del vendicarsi a renderlo titubante.

Uccidere un estraneo è non coinvolgersi dai suoi sentimenti o dal suo senso di desiderio e di colpa per il desiderio provato (contro il padre e verso la madre), agire contro gli interessati significa prendere finalmente una posizione decisa di ciò che desidera, passando dalle tante parole ad un fatto concreto.

Goethe, intellettuale tedesco, definì il principe danese come colui che “rappresenta il tipo d’uomo la cui vigorosa forza di agire è paralizzata dallo sviluppo opprimente dell’attività mentale”.

Anche per Goethe, l’incapacità di agire di Amleto sarebbe dovuta all’eccessivo riflettere, un cruccio che è diventato imperituro.

Freud diede una risposta più sofisticata ritenendo che Amleto manifestasse un complesso edipico non portato a concretizzazione, che era presente inconsciamente in Shakespeare stesso.

Il poeta avrebbe scritto l’Amleto proprio nell’anno successivo alla morte del proprio padre, nel 1601, la perdita del genitore avrebbe riportato in luce un sentimento sopito nell’inconscio del poeta inglese, il quale lo avrebbe a sua volta manifestato, inconsapevolmente, nel suo protagonista, Amleto, il quale, un po’ come il suo creatore, non riuscì ad agire appieno.

A detta di Freud, inoltre, Amleto non agisce perché in realtà non si riterrebbe migliore di colui che lui stesso dovrebbe punire per il delitto, il pensiero amletico di non essere migliore dello zio gli impedisce di vendicare la morte del padre, che in realtà odierebbe profondamente.

Freud dipinse quindi uno degli eroi più criptici della letteratura inglese come un novello “anti-eroe greco”, figlio di una delle tragedie più sanguinose e raccapriccianti per l’etica antica e dal nome altisonante ed eterno di Edipo.

La psicologia moderna applica tale complesso anche nelle ipotesi moderne ed attuali delle famiglie allargate, a causa della separazione o divorzio del primo nucleo famigliare che però si sviluppa in altre unioni dando origine ad una famiglia multipla e più complessa e del disagio patito dai figli che provano verso il nuovo genitore subentrante un sentimento di odio impossibile da realizzare per l’affetto e per serenità rappresentata da una famiglia allargata e più felice in quanto a superato i dissapori ed i disagi che hanno condotto la coppia alla separazione.

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