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Lo pseudonimo: il desiderio di ritagliarsi un’immagine

Lo pseudonimo è il soprannome, il nome d’arte, il nome diverso dall’anagrafica reale utilizzato per determinate espressioni o rappresentazioni artistiche.

Recentemente diversi siti su facebook hanno segnalato la notizia che darsi un nome falso è passibile di condanna come reato.

Parzialmente vero, ma vanno specificati i dettagli di quando è come usare uno psudonimo diventa una questione penalmente rilevante, per non spaventare il pubblico o farlo correre in falsi allarmismi.

Innanzi tutto facebook si è preoccupata più delle recenti condanne a suo carico per aver agevolato profili truffaldini e pedopornografici, più per opportunismo che per tutela degli utenti.

Facebook è famoso ormai per bloccare siti con immagini che sono tutt’altro che scabrose ed illegali per meri interessi commerciali, e per finalità che nulla hanno a che vedere con la tutela degli utenti.

Chiunque abbia un profilo riceve continuamente pubblicità di siti pornografici, certamente non gradite, con immagini che lasciano ben poco spazio alla fantasia, più o meno sponsorizzati, cioè dove la pubblicità è stata autorizzata e pagata a facebook stesso, ecco perché tali siti continuano a postare sui nostri profili nonostante i blocchi e le segnalazione, è sempre una questione di marketing molto remunerativo.

E tale forma di abuso del nostro privato o pubblico profilo non può essere fermata in alcun modo, a tutto vantaggio del proprietario Mark Zuckerberg (il più noto tra i fondatori di facebook) diventato multimilionario grazie a questo sistema (cioè quello della pubblicità).

Quello che invece è reato è utilizzare il nome di una persona approfittando della sua immagine ed affidabilità per truffare malcapitati, raggirare le persone per lucrare ed avvantaggiarsi della possibilità di non poter essere tastati di persona, così come è un reato truffare o raggirare utenti sia che si faccia tramite il web oppure diversamente.

In entrambi i casi c’è un intento illegale di vendere ciò che non esiste per ottenere dei guadagni, in tali casi, per aversi il reato, i truffatori vi hanno fatto spendere od acquistare beni inesistenti o diversi, guadagnando cifre astronomiche grazie alla moltiplicazione degli utenti fregati  permessa dai social come facebook.

Nulla a che fare con l’uso di uno pseudonimo, sempre legittimo quando non ha alcun scopo truffaldino.

Tra l’altro i social permettono l’attivazione di un account con una semplice richiesta attivabile con una mail, e chiunque sa che la mail si attiva inserendo dei dati personali, e il profilo personale può riportare anche un nome di fantasia o di pura invenzione.

Tutto legittimo e possibile senza cadere in nessuna illegalità e senza nessuna responsabilità penale.

Io stessa ho pubblicato anni or sono (2006 e 2007) due romanzi di letteratura e ripubblicato recentemente (2016) in formato ebook con lo psudonimo di Sara Cosmann, semplicemente per il desiderio, legittimo e sacrosanto, di esporre delle mie opere letterarie con un nome diverso dall’anagrafico.

Nella pagina delle mie pubblicazioni spiego anche il motivo della scelta di usare un nome diverso nella scrittura letteraria rispetto al nome vero utilizzato per la pubblicazione dei miei manuali di carattere tecnico-scientifico, perché ritengo opportuno separare e distinguere i lavori che hanno una finalità diversa e, pur coincidente nell’esprimere emozioni, hanno per me un significato ed un uso diverso.

Una delle mie pubblicazioni è stata recensita su una rivista Donna Moderna del 23 agosto 2006 da una nota scrittrice Cinzia Tani che mi ha regalato l’onore di un attimo di immensa gratificazione, tutto questo senza incorrere in nessuna violazione di legge o condizione contrattuale.

Pertanto sentitevi liberi e creativi nell’attivare account con nomi fantasiosi o per tutelare meglio la vostra privacy, perché in questo non c’è nessun reato e nessuno vi può condannare, certamente non facebook.

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