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Le ragioni del masochismo
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Si chiama masochismo la tendenza della persona a provare piacere nell’essere umiliata, punita e percossa.

Il termine deriva dal romanziere austriaco ottocentesco Leopold von Sacher-Masoch, i cui personaggi provano eccitazione sessuale quando sono ridotti nella condizione di vittime, subiscono maltrattamenti e sofferenze fisiche.

Esso indica una perversione sessuale rientrante nelle cosiddette Parafilie in cui il soggetto trae godimento dalla sofferenza, umiliazioni sottomissione che riceve dall’altro.

L’aggettivo ‘masochista’ sta ad indicare il carattere di quelle persone che si procurano maltrattamenti, umiliazioni e sofferenze, il termine fu introdotto da Kraft-Ebing che lo derivò dal nome di Leopold von Sacher Masoch, un romanziere austriaco, i cui personaggi traevano piacere erotico da maltrattamenti e umiliazioni.

Oggi l’APA (2000) definisce il sadismo sessuale come un insieme di fantasie e comportamenti che si convertono in azioni reali, in cui la sofferenza fisica o psicologica, inclusa l’umiliazione della vittima, è sessualmente eccitante per il soggetto che la prova.

Mentre il masochismo sessuale viene descritto come fantasie e comportamenti che si realizzano nell’umiliazione del masochista, che può essere picchiato, legato o fatto soffrire in qualunque altro modo.

Esiste una relazione complementare e simmetrica fra sadismo e masochismo, che sono in pratica due facce della stessa medaglia, i due versanti della stessa perversione, le cui forme attive e passive si incontrano nello stesso individuo: l’uno infligge e l’altro subisce.

Sigmund Freud vede questa correlazione addirittura più stretta.

Diceva Freud: “Chi prova piacere ad infliggere dolore agli altri in relazioni sessuali è anche capace di godere il dolore come un piacere che da queste può derivare, un sadico è allo stesso tempo un masochista, sebbene l’aspetto attivo e quello passivo della perversione possa essere in lui più fortemente sviluppato e costituire la sua attività sessuale prevalente”.

Ma non è sempre così anche se la coesistenza di entrambi gli aspetti può verificarsi.

La soddisfazione del sadico nel vedere soffrire la sua vittima si spiega, in senso psicodinamico classico, con la sua identificazione con la vittima: il sadico quindi gode nel far soffrire sé stesso.

La coppia sadismo-masochismo è considerata da Freud come una delle grandi polarità che caratterizzano la vita sessuale, reperibile nelle coppie attività-passività, maschile- femminile, fallico- castrato.

I dati epidemiologici ci dicono che il sadomasochismo oggi è prevalentemente maschile e che c’è una prevalenza di masochisti rispetto ai sadici.

In una ricerca condotta in Finlandia, attraverso l’intervista tramite questionario a 164 uomini di età compresa fra i 21 ed i 51 anni, frequentatori di locali sado-maso (Sandnabba et al.- 1999) si è visto che l’88% di loro praticava sesso tradizionale prima di dedicarsi ad attività sado-masochista. L’età media in cui avevamo preso consapevolezza di questi desideri era intorno ai 18-20 anni, la prima esperienza intorno ai 21-25 anni, nella maggioranza dei casi valutata come un’esperienza positiva.

Impressiona la giovane età dei praticanti.

La preferenza sadica o masochista può cambiare nel corso della vita: in genere passando dal masochismo al sadismo, più raramente si verificano le condizioni inverse.

Dal punto di vista clinico il quadro più grave è quello del sadismo sessuale associato a Disturbo Antisociale di Personalità, perché in questo caso il soggetto potrebbe cercare partners non consenzienti e provare piacere nel controllo della vittima, terrorizzata dall’atto sadico imminente senza averne richiesto il consenso e la concessione a procedere con pratiche perverse che vengono applicate anche contro la volontà della persona che le subisce.

In tale caso si supera la libertà espressiva di ognuno e si entra nel penalmente perseguibile come reato.

In un altro studio (Nordling e coll. 2000), sempre condotto in Finlandia presso club sado-maso sono stati intervistati 186 uomini e donne di età media fra i 30 ed i 35 anni, 18 di loro hanno dichiarato di essere stati sessualmente abusati; di questi soggetti abusati, in particolare le donne, erano più coinvolte in atti masochistici delle donne non abusate.

Le interpretazioni moderne ricalcano più o meno quelle classiche freudiane, cioè che vi sia un’identificazione del sadico con la sua vittima, per cui punendo l’altro punisce in realtà sé stesso.

Il masochismo potrebbe invece essere un bisogno di arrendersi di fronte alle richieste sociali di prese di posizione e di responsabilità (si dice infatti che siano spesso gli uomini potenti a cercare questa forma di soddisfazione ‘atipica’), oppure una dimostrazione di forza nel riuscire a sopportare il dolore, da parte di chi ha bisogno di avere questo tipo di conferme per la sua autostima.

C’è anche un altro aspetto da considerare appagante per il masochista: la pratica, con le sue caratteristiche meno note di ostilità, distruttività, vendicatività, spinta ad ottenere dal partner reazioni sadiche, assicura una potente gratificazione narcisistica perché permette di raggiungere il trionfo pur attraversando la via tortuosa della sofferenza.

Questo particolare aspetto può essere frequentemente visto all’interno delle relazioni di coppia in cui la donna sceglie un partner “dannato” che lei decide e si impone di “salvare e redimere” anche a costo delle propria infelicità.

Si tratta di solito di partner freddi, anaffettivi, fedifraghi e con modalità relazionali irrispettose che tendono a schiacciare ed umiliare la donna nella sua vitalità ed espressività.

Ma la donna masochista resiste: si lascia maltrattare psicologicamente, e spesso anche fisicamente, si adatta al basso livello umano del proprio uomo, accetta e perdona i tradimenti, adducendosi la colpa intima delle trasgressioni del proprio lui, diventa sempre più premurosa e attenta ed incrementa le proprie richieste di affetto che, nella maggior parte dei casi, provocano nel partner una reazione negativa di crescente distacco.

A chi le chiede come mai permette ad un uomo di trattarla in siffatta maniera, la donna masochista risponderà che non è colpa sua se si trova a che far con uomini sempre dello stesso tipo,dimenticando che siamo noi inconsciamente a ricercare un partner adatto ai nostri gusti, e non viceversa perché la scelta sentimentale non è mai subita ma ricercata consapevolmente.

La donna masochista intimamente prova una rabbia viscerale e cova un profondo desiderio di vendetta nei confronti di quel partner che ama e odia con la stessa intensità, quell’uomo di cui vorrebbe liberarsi, perché diventa il suo “carceriere”, ma che di fatto non farà mai dal momento che è perfettamente “soddisfatta” da quel tipo di rapporto, avendo essa una stima di sé talmente bassa da mettersi in balia di qualunque  approfittatore.

A lungo andare, l’aggressività e la rabbia represse conducono la donna ad un atteggiamento vittimistico generalizzato e possono comparire ansie, depressioni, disturbi psicosomatici e disagi esistenziali.

 Oltre al masochismo maschile e femminile esiste un’altra tipologia, il masochismo morale.

Freud ha chiamato il masochismo morale quello che si sviluppa quando l’abbandono del masochismo primario erogeno – quello legato ai piaceri forniti dalla madre – risulta incompleto, tal incompletezza non fa che riproporsi costantemente nei rapporti sentimentali da adulto.

E allora abbiamo storie che non decollano mai veramente: iniziano, sembrano promettenti ma s’incagliano contro uno scoglio fantasma e restano in secca anche per anni.

Morale sta appunto nel indicare un amore mai concretizzato, mai vissuto apertamente ed in maniera matura, un dare avere reciproco senza condizioni o limiti.

Come asserisce Freud, la non elaborazione del masochismo erogeno, simbiotico, fa mancare il passaggio strutturante e umanizzante al masochismo fondamentale che da quei piaceri primitivi prevede la separazione.

Pur essendoci anche dei masochisti morali d’eccellenza – come Dostoevskij per Freud, che guarisce dall’epilessia solo quando è deportato in Siberia; oppure Marx secondo Lacan il quale ritiene che un grande ideale morale spesso si connetta a una vita di sacrificio nella vita sessuale o sentimentale – i masochisti morali ordinari, quelli che incontriamo nella vita quotidiana, sono soggetti impossibilitati a scegliere una donna, un atro essere con cui condividere la propria esistenza, e dimostrano questa impossibilità o avendone molte, è il caso del dongiovanni che volendone troppe rimane da solo, o non avendone nessuna, non riuscendo a costruire alcun rapporto sentimentale.

Nei masochisti morali è quasi sempre presente una forma di impotenza, perché la potenza sta tutta dalla parte dell’Altro materno, l’essere che ha originato il rapporto simbiotico castrante o inadeguato.

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