Neurofisiologia della Dislessia Evolutiva

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Neurofisiologia della Dislessia Evolutiva

In uno specifico articolo ho spiegato che cos’è la Dislessia Evolutiva, in questo spiegherò invece la neurofisiologia del disturbo.

I disturbi specifici delle Dislessia Evolutiva tendono ad essere ricorrenti nelle famiglie in cui si è già manifestato il disturbo nei genitori o negli avi, da qui la considerazione che tale deficit abbia sopratutto una base biologica e genetica.

Il figlio di una persona dislessica ha il 40% delle possibilità di manifestare il problema, tale percentuale aumenta notevolmente quando entrambi i genitori presentano lo stesso tipo di deficit da DSA – Disturbo Specifico dell’Apprendimento.

Maggiormente colpiti sono i maschi rispetto alle femmine. Esiste un fattore di concordanza nei gemelli monozigoti (nati da un solo ovulo e quindi con una base genetica praticamente identica), cioè la possibilità che entrambi i gemelli possono patire lo stesso deficit di DSA o il deficit con diverse specificità.

Si ritiene che possa incidere nella formazione del deficit neurologico la sofferenza cerebrale patita dal feto durante la gravidanza a causa di stress o malattie di tipo virale della madre.

Dall’abuso da parte di quest’ultima di sostanze tossiche (farmaci, alcol, fumo o droghe), o le sofferenze patite dal nascituro durante il parto (complicazioni alla nascita), o abbia patito una rianimazione neonatale (con mancata ossigenazione del cervello anche se per pochi minuti).

Infine si ritiene che incida marcatamente, su tutto il sistema cognitivo del neonato, bambino e poi adulto, il mancato sostegno di cure ed assistenza genitoriale durante i primi anni di vita.[1]

Tutti questi fattori, seppur estranei nei geni, hanno grande rilevanza sullo sviluppo del cervello e delle funzioni di connessione-collaborazione cerebrale.

Dal che deriva che una gravidanza normale, una nascita ed uno sviluppo adeguato, portano il cervello ed il sistema nervoso a svilupparsi in modo completo ed efficiente.

L’inabilità della Dislessia Evolutiva è cronica e non può risolversi attraverso un trattamento farmacologico o chirurgico, perciò l’anomalia cerebrale e la difficoltà intrinseca permane per il resto della vita.

Una cura farmacologica può intervenire sull’ansia e ridurre lo stato di tensione che si crea quanto si esegue il compito a scuola o di fronte ad altre persone, sulla depressione e sul senso di inadeguatezza che tale condizione comporta, ma non risolve il problema né sistema il deficit.

In riferimento alla neurologia, si ritiene che la Dislessia Evolutiva consista in una disfunzionalità tra le se aree cerebrali che sono specificatamente preposte alla funzione della lettura, cioè il vedere e riconoscere lo scritto, associato mediante dei feedback cognitivi richiamati attraverso la memoria acquisita, riprendendo il comportamento o la procedura che abbiamo imparato e memorizzato attraverso l’esperienza.

Dalla nostra memoria si ricava non solo il modo di codificare una parola, il suo significato letterale ma anche la pronuncia e l’utilizzo che se ne può fare quando vogliano esprimere concetti o pensieri.

Le regioni cerebrali della memoria lavorano con le aree preposte al linguaggio.

Quando emerge la difficoltà della Dislessia significa che tale perfetto meccanismo di correlazione e connessione fra le varie sezioni cerebrali in alcune sezioni si è interrotto o presenta delle lacune, tale per cui un determinato compito non viene svolto correttamente.

L’incapacità a svolgere il compito di lettura in modo sciolto e scorrevole non necessariamente è collegato ad un punto del cervello in cui si forma il linguaggio (detta area di Broca) o nell’apparato boccale, ma può riguardare anche la parte del cervello che immagazzina il significato delle parole e le richiama alla memoria al bisogno.

Studi di imaging funzionale (che danno una visione delle parti del cervello che vengono attivate o che elaborano) hanno sistematicamente riportato anomalie dell’attività cerebrale.

Rispetto ai soggetti di controllo (che non hanno alcun deficit) gli individui con dislessia mostrano una riduzione dell’attività delle regioni posteriori di sinistra del cervello. ….. Anomalie sono anche riscontrate nella regione teporoparietale che è collegata agli aspetti fonologici del linguaggio (elaborazione dei fonemi).“. [2]

Cesare Cornoldi nel suo studio specifico sui DSA evidenzia la posizione teorica sul fattore scatenante i Disturbi dell’Apprendimento, tra cui anche la Dislessia.

L’autore separa le teorie degli “Innatisti” che “sostengono che la causa dei DSA vada attribuita ad un difetto genetico, il quale determinerebbe, a livello neurobiologico, un deficit specifico in un circuito corticale circoscritto, e che, quindi, la neuroplasticità (deficit neurologico) sarebbe unicamente una risposta al danno cerebrale.”

Dall’altra parte l’autore pone gli “empiristi” che diversamente ritengono che le cause siano da ricercarsi nei “fattori ambientali, i quali determinerebbero un generico deficit cerebrale e la neuroplasticità sarebbe unicamente una risposta passiva ad una scarsa stimolazione ambientale“. [3]

Il diverso fattore scatenante determinerebbe il tipo diverso di intervento che sarebbe, nel primo casa, rivolto sopratutto al soggetto dislessico, mentre nel secondo cercherebbe di eliminare i contesti famigliari e sociali di influenza negativa.

L’abilità della lettura è, dunque, una funzione cerebrale complessa che coinvolge una serie di aree cerebrali diverse ma interconnesse, regioni posizionate nelle aree anteriori e posteriori dell’emisfero sinistro del cervello.

Alcuni autori [4] ritengono che l’imput iniziale, che porta a svolgere il compito della lettura, ha origine nella parte del cervello Occipitotemporale che si occupa dell’acquisizione e memorizzazione dei grafemi, cioè le lettere, e le loro caratteristiche generali, cioè linee, curve e forme.

Successivamente viene attivata l’area denominata di Wernicke che ha il compito di convertire i grafemi in fonemi, cioè suoni corrispondenti, infine segue la funzione dell’articolazione delle parole attraverso l’apparato della bocca e della lingua gestito dall’area cerebrale detta di Broca.

Tutte le aree cerebrali sopra descritte sono interconnesse da fasci di neuroni che lavorano ed operano congiuntamente, col risultato che la lettura di un testo viene svolta immediatamente e contemporaneamente alla visione dello scritto.

L’esistenza di un deficit in una di queste aree o nella loro connessione e collegamento tra esse comporta l’incapacità o l’inabilità perfetta di eseguire il compito di buona e scorrevole lettura.

Perché possa parlarsi di Dislessia va escluso che il problema sia meramente psicologico, connesso a delle difficoltà derivanti da un ambiente culturalmente inadeguato e con un’educazione alla comunicazione ed all’uso del linguaggio carente, perché tali condizioni, purtroppo, sopratutto se fortemente deficitarie, comportano il mancato sviluppo dell’abilità comunicativa e linguistica.

Qualora si riscontra la Dislessia Evolutiva la scuola e la famiglia possono attuare delle modalità di istruzione tali da compensare le difficoltà dello scolaro nel gestire i compiti di lettura, attenzione e concentrazione degli scritti e buona elaborazione del linguaggio vergato.

Certo, il deficit non si cura, ed il soggetto avrà sempre una certa difficoltà a leggere dei lunghi testi ad alta voce, ma tale modalità buon ben essere sostituita da diversi espedienti ed aiutata dalla moderna tecnologia.

Il semplice deficit di Dislessia non è di per sé limitante ad una buona ed appagante carriera professionale ed una perfetta socializzazione.

Diversamente, un ambiente scolastico deficitario, uno standard di analfabetismo lacunoso, e problemi socio-culturali e famigliari compromettenti porteranno ad un soggetto con disturbi non solo linguistici e di lettura, consoni al deficit di base, ma svilupperà problemi cognitivi e comportamentali e di disadattamento sociale, col rischio di sviluppare problemi emotivi come la depressione, l’ansia, ed altri disturbi psichici.

[1] Marcelli Daniel e Cohen David, ibidem, pag. 123.

[2] Dal manuale di Breedlove S. Marc, Rosenzweig Marc R. e Watson Neil V., ibidem, pag. 583-584.

[3] Cornoldi Cesare, ibidem, pag. 54.

[4] Studio tratto di De Lima Riccardo F., Salgado Cintia A. e Ciasca Sylvia M.,  Dislessia Evolutiva – aspetti neurobiologici ed educazionali, pubblicato sul sito: http://www.neuroscienze.net/public/pdfart/

1672.pdf

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