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Non ci facciamo caso eppure per la psicologia e per la grafologia il fatto che lo scrivente prefersca mettere nella sua firma prima il nome o il cognome ha un significato non solo simbolico ma profondamente psicologico, che ovviamente va analizzato nel contesto dell’insieme della sottroscrzione e della redazione del testo.

Ma vediamo ora nel dettaglio quali possono essere i significati di far precedere il nome o il congnome quando facciamo la nostra firma ( senza che vi sia una esplicità richiesta per la compilazione di un modulo prestampato di dare la precdenza al cognome, pe motivi di archiviazione e classificazione dei dati che nulla hanno a che vedere con la personalità dello scrivente)

Nome e Cognome –  quando si scrive prima l’uno o l’altro

Scolasticamente e storicamente è sempre stato insegnato che la forma più elegante ed adeguata per firmare è far precedere nella firma il nome seguito poi dal cognome, ma al di fuori degli atti formali dove tali indicazioni vengono richieste più per esigenze di documentazione ed archiviazione, ognuno è libero di esprimere la propria firma nel modo e con le forma che vuole.

Questi formalismi non sono più così rigidi ed ognuno è libero di firmare come meglio crede, e questa libertà non riguarda solo l’espressione di un gesto grafico che ci rappresenta e ci identifica, ma diventa un forte indicatore della personalità dello scrivente.

Una scelta di far precedere l’uno o l’altra che è fondamentale per la grafologia che in tale preferenza vi scorge dei significati psicologici ben precisi e determinanti per valutare l’identità pubblica o sociale del soggetto.

Così c’è chi segue pedissequamente le indicazioni scolastiche perché ama l’ordine, il seguire le regole ed attenersi ai formalismi, questo induce a classificare la persone che attua tale scelta un soggetto le cui impostazioni e regole sociali hanno una certa importanza tanto quanto l’osservazione di esse.

Chi invece appare più “allergico” alle imposizioni cercherà sicuramente di dare anche alla firma un’impronta più personale ed anche particolare rendendola creativa.

Ma non dobbiamo dimenticare che far precedere il nome od il cognome ha un’importanza psicologica anche in un ambito diverso dall’adeguamento o meno delle regole.

Nome e cognome hanno sopratutto un significato simbolico, il nome identifica una tal persona, l’individuo il soggetto con le sue caratteristiche personali, il cognome invece rappresenta la famiglia, le proprie origini, la provenienza, la cultura di appartenenza, la genealogia, la storia legata al cognome.

Preferire l’uno o l’altro nella prima posizione significa dar maggior valore all’individuo o al gruppo famigliare di appartenenza.

Quando queste due rappresentazioni della realtà personale, il nome, e sociale, il cognome, sono situate vicine o addirittura collegate tanto che l’uno è la prosecuzione dell’altro significa che per lo scrivente, nonostante una scelta prioritaria, non ritiene che l’uno possa sopravvivere separatamente dall’altro.

Questo può significare che l’individuo desidera autonomia ed indipendenza ma sa ritiene di non potersi mai separare dalle proprie origini, indipendentemente dalle motivazioni che possono essere meramente affettive ma anche economiche o della necessità di legarsi al prestigio famigliare per godere della considerazione che esso rappresenta nella società e cosa comporta.

Se invece nome e cognome vengono redatte separatamente con un netto distacco o addirittura scritte in modo diseguale questo significa che il soggetto vuol mantenere una certa distanza e distinzione da sé e dalla propria famiglia.

C’è chi si firma soltanto con il nome o soltanto con il cognome accentrando nella scelta dell’essere se stessi o nell’appartenere uno stile di vita ed un modo di valutarsi.

C’è chi questa scelta la attua in maniera non così drastica, lasciando la traccia della sigla del nome o della sigla del cognome agganciato al resto della firma.

È importante anche notare le dimensioni che vengono assegnate alle varie lettere e le tante combinazioni che ne possono nascere, così ad esempio l’iniziale del nome può essere maggiore di quella del cognome o addirittura possono essere vergate soltanto le iniziali seguite da un schiribizzo o schizzo che non rappresenta in maniera definitiva una serie di lettere ben formate ma più riduzione delle stesse all’essenziale, come a far soccombere il resto del nome o del cognome davanti al portale, al sostegno , al palo rappresentato dall’unica lettera leggibile.

Avrò modo di spiegare i vari significati riportando delle immagini esplicative.

Per esempio analizziamo la grafia ma soprattutto la firma di Immanuel Kant attraverso un’analisi grafologica fatta da Angelo Vigliotti, neuropsichiatra e grafologo, sulla rivista di Neuroscenze.net .[1]

La rigidità delle forme, che corrisponde alla rigidità mentale dello scrittore, è espressa in questa scrittura sono diversi aspetti, la prima che balza immediatamente all’occhio è l’invadenza dello spazio che non lascia accesso al bianco con una dominanza eccessiva del nero.

In grafologia il bianco è rappresentato dal pensiero esterno, dalla capacità quindi di assorbire le influenze dell’ambiente e di saperle selezionare, quando il nero è eccessivo la scrittura è soffocata, non lascia respiro, non lascia spazio agli altri ed ogni idea è difesa da una fortezza che si erige intorno.

La rigidità inoltre è visibile anche dal parallelismo della pendenza della scrittura verso destra, il che denota la dipendenza verso l’ambiente che è tanto temuto, se così non fosse lo scrittore avrebbe una grafia più arieggiata.

Infine la rigidità, anche se non è possibile fare un ingrandimento dei particolari, è data dagli allunghi e dalle aste che imperiosamente sostengono una parola dietro l’altra, rigo dopo rigo, ma anche su tali dimensioni manca lo spazio necessario per dare armoniosità alla grafia.

Di seguito l’analisi fatta dallo studioso sulla grafia di Giuseppe Verdi.

Nelle scritture limbiche prevale invece il movimento e la fluidità del gesto, che riesce ad armonizzarsi con l’ambiente esterno con uno scambio equilibrato che è sentito come arricchimento non solo interiore, per le influenze positive che sono ben accette, ma anche per la grande possibilità che ciò permette nell’espressione e nella valorizzazione della persona.

Le oscillazioni sono le evoluzione di una mente attiva e creativa, lasciata libera di ondeggiare sulle onde del pensiero mentale ed emotivo, in cui si lascia trasportare

La grafia è più spigliata, più dinamica, con presenza di ricci, di paraffi. Comunque non rigida. Quando il nero prevale sul bianco si controlla a fatica la nostra emotività. C’è inquietudine e agitazione.

Viceversa quando il bianco prevale sul nero si ha più capacità di ascolto e c’è più distacco dalle situazioni reali quotidiane con maggiore autonomia e indipendenza

Verdi era pura creatività, estroversione di pensiero, sempre in costante elaborazione, talmente concentrato sulle idee da dimenticare come tenere la regolarità delle linee di un rigo anche solo ipotetico e delle forme delle lettere che paiono comporsi come un suono, il foglio diventa così uno spartito musicale.

La firma di Mozart, vista in confronto con la grafia del testo

 

Il cognome davanti al nome indica come per Mozart fosse importante la paternità, o per meglio dire era importante la sua provenienza ed estrazione (il padre era anch’esso musicista) con un ruolo ben definito alla corte della nobiltà, senza il suo cognome, cioè il suo legame famigliare, neanche la persona  Wolfgang Amadeus sarebbe esistita, questo è quello che pensa il genio musicale e che teme più di ogni altra cosa.

I suoi timori più profondi dunque si ritrovano nella firma, nella rappresentazione dell’Io sociale e pubblico, cioè la parte esposta della persona alla pubblica osservazione, ammirazione ma anche critica e giudizio.

Le sottolineature, che però’ si trovano solo sotto al nome, suggeriscono il grande desiderio probabilmente frustrato di affermare se stesso come individuo, come persona, come l’individuo che realmente era, ben lontano dal personaggio pubblico che appariva nella società’.

La “m” con la prima gamba più’ alta indica ambizione, desiderio di essere ammirato, ma anche lealtà’, la “m” prende avvio con un angolo quasi chiuso rivolto a sinistra (la parte che rappresenta il passato, la famiglia, le origini ma anche il desiderio di ritornare alla spensieratezza dell’infanzia, probabilmente vissuta poco per gli impegni musicali) quest’angolo tenta di trattene qualcosa, un’affettività mancata, che rappresenta comunque dolore e angoscia (ricordi dolorosi, traumi) infatti vi è un angolo ben appuntito che indica tale direzione.

Il tratto della “t”, che inizia dalla fine della lettera e viene portato in alto, terminando con un riccio, rivela il temperamento artistico, creatività che si ritrova anche nei paraffi che abbelliscono la firma e creano delle evoluzioni molto fantasiose.


[1] Articolo tratto dalla Rivista di neuroscienze psicologia e scienze cognitive, Neuroscienze.net, dal sito: http://www.neuroscienze.net/wp-content/uploads/2017/04/I-3-cervelli-in-grafologia.pdf

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