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Quando la firma è composta dalla sola sigla

Solitamente la firma consistente in una sigla viene eseguita per rapidità e comodità quando, per forme contrattuali o per una migliore visibilità della sottoscrizione, non è prescritto che il documento venga sottoscritto con il nome ed il cognome redatto per esteso ed in forma comprensibile e leggibile.

In tali occasioni tutti quanti sigliamo per praticità, ma vi sono persona la cui firma fatta soltanto con una sigla costituisce la norma, essa viene regolarmente fatta con una forma ridotta all’essenza e ridimensionata e consistente nella maggioranza dei casi della iniziale del nome e spesso anche del cognome.

Chi firma in questo modo guadagna non solo in rapidità ma preserva la sua parte intima, i suoi caratteri personali, la sua privacy, cercando di esporsi il meno possibile.

Il siglatore dunque sceglie volontariamente di dissociarsi dal suo inserimento sociale e dalla visibilità pubblica, questa particolare originalità indica il desiderio di apparire anonimo e di auto dissociarsi dalla comunità o dal gruppo a cui sente di non appartenere del tutto se non addirittura ostile e contrario a se stesso.

La stessa voglia di riservatezza è utilizzata da chi firma in piccolo, ma la differenza dal sigliatore è sostanziale: chi firma in piccolo cela se stesso per paura di mostrarsi e di rendersi visibile essendo consapevole di non reggere il confronto con gli altri.

Chi sigla volontariamente sceglie di evitare gli altri, ha una tal forza interiore ed una determinazione, oltre che esuberanza di carattere che si concede agli altri il meno possibile, solo l’essenziale e se potesse eviterebbe pure quello.

La sua dissociazione è quindi desiderata, cercata e voluta, non è soltanto una questione di praticità o di velocità della formalità espressa nel firmare, c’è qualcosa di più: tal persona lo fa per una forma di asocialità o dissociazione dal prossimo, dagli altri, o da un gruppo esponenziale particolare,.

Egli od essa ritiene che il suo privato ed il suo essere interiore sia qualcosa di sacro, di personale, inviolabile, non passibile di esposizione esterna e quindi da tutelare contro qualunque forma di ingerenza esterna sempre mal tollerata.

La sigla potrebbe essere definita come l’”essenza della firma”, l’espressione più sintetica del suo tracciato grafico, una definizione della personalità “in nuce”.

In essa confluiscono elementi espressivi, simbolici e convenzionali che si intrecciano in una sintesi ideografica spesso essenziale, ma comunque rappresentativa dell’espressione biologica e psichica dello scrivente.

La necessità di sintetizzare la propria firma induce l’autore a condensare nella sigla la  propria avvertita identità esaltando la carica espressiva dei segni fino quasi a farli diventare simboli.

La sigla, quindi, riesce a mantenere nonostante la struttura portante ridotta i connotati fisiopsichici più profondi e inconsci di chi la produce.

Il consulente grafologo che debba analizzare una sigla, per verificarne l’autenticità, dovrà necessariamente prestare attenzione a quei caratteri che, anche in questa espressione sintetica dell’io, vengono riprodotti.

Tra tutti gli elementi grafologici più significativi, sotto questo profilo, troviamo: la pressione (intensità, localizzazione) e il gesto fuggitivo (contrassegni particolari), che nella sigla risultano particolarmente automatizzati e spontanei.

Risulta, inoltre, di particolare rilevanza l’utilizzo dello spazio: infatti, spesso le sigle prodotte dallo stesso scrivente, pur presentando una variabilità grafica, rispettano gli stessi limiti spaziali.

In altre parole può risultare determinante, ai fini dell’accertamento di autenticità, verificare i punti spaziali di riferimento entro cui lo scrivente produce il tracciato grafico.

Tale elemento, pare evidente, è il prodotto di un’esigenza inconscia di riprodurre determinate modalità di auto-rappresentazione e, come tale, va considerato come un elemento grafico spontaneo e naturale.

Di seguito una sigla redatta in modo molto creativo, bello ed armonico, chi ha firmato in tal senso non solo voleva mantenere misteriosa la parte più intima di sé ma senza trascurare accuratezza, eleganza e bellezza della forma. [1]

 

 

Dalla forma, dal movimento e dall’inclinazione verso l’alto si può comunque affermare il desiderio vanitoso del siglatore, intellettualmente molto dotato e quindi consapevole delle sue doti e capacità, inoltre l’andamento verso l’alto denotano una grande ambizione, celata per riserbo e discrezione, ma diretta a realizzare progetti e mete cercando di raggiungere lo scopo senza troppe formalità e compromessi inutili: il suo motto potrebbe essere “sempre dritto alla meta senza deviazioni”.

La sigla non è soltanto desiderio di celarsi per non concedersi, potrebbe essere anche una forma protettiva del soggetto instaurata con questa forma regressiva del suo Io pubblico, egli, per traumi o vissuti di disagio, si nasconde e si cela verso una forma embrionale del suo nome che non avendo preso possesso di una certa maturità e crescita o sviluppo adeguato del soggetto, a causa del vissuto o per problemi patiti durante l’infanzia tende a proteggere la sua intimità ed il suo interiore con tale modalità che non permette di vedere nulla.

Di seguito riporto la firma siglata di Adolf Hitler con osservazioni dello studioso David Irving . [2]

 

 

La particolarità di queste sigle sono la forte pendenza e la direzione delle lettere verso il basso, questo denota che il dittatore si faceva spesso dominare, nel privato (in quanto il personaggio pubblico era totalmente diverso, sicuro di sé e grande osannatore delle folle, ma sappiamo anche che il personaggio prima di entrare in scena abusava di grandi dosaggi di stupefacenti)  al morboso al suo bisogno di associare la propria personalità con quella altrui, e dove prova simpatia, attaccamento, usa forme insistenti, pesanti, di intromissione, di servizievolezza, di accoglienza, che prendono apparentemente le forme dell’altruismo, mentre non tendono che a soddisfare le pretese del sentimento affettivo orientato al languore.

È abile nel manifestare accoglienza verso gli altri finché sono presenti e sono manipolabili affettivamente, per poi stroncarli appena si allontanano.

La personalità, in questo continuo gioco di ricerca della rispondenza affettiva, è dominata dall’esigenza di considerazione, di essere riconosciuta, di avere sempre intorno gente con cui rapportarsi, ed è dominata anche da sentimenti di simpatia e antipatia personale e di generosità verso coloro che non lo contraddicono.

Dove ha simpatia, si attacca con una costanza e una forza straordinaria, ed è la costanza dell’affettività che pretende la propria soddisfazione.

La scrittura, inoltre, è spiccatamente angolosa (Acuta), quindi il soggetto è dominato da un sentimento reattivo esacerbato, che trascende nella sottigliezza e nell’acutezza per difendere se stesso e per assalire gli altri.

Da un punto di vista intellettivo David Irving [3] dà ”la tendenza a sottilizzare oggettivamente e sottilizzare sofisticamente quando interviene la puntura dell’invidia.”

L’intelligenza acuta che lo caratterizza a causa dell’elevato grado di angolosità grafica, procede per mezzo di assaggi, contraddicendo, arguendo, polemizzando, imbarazzando, con la capacità di usufruire del risultato delle discussioni e delle polemiche, che immagazzina nella memoria.

Risulta essere un uomo molto ambizioso, ma non per superiorità intellettiva, quanto piuttosto per la forza della spinta a mettere in campo tutte quelle ricercatezze che consentono di dare all’Io privato il trionfo dell’idea che si è prefissato.

Per questo il soggetto ha a sua disposizione un’interiorità reattiva ed aggressiva, che porta alla contraddizione e al gusto della contraddizione, quindi abilità per l’oratoria basata sulla polemica e sulla recriminazione, sostenuta da fermezza e inflessibilità.

Grafologicamente considerato, il campione grafico presentato da Irving sostiene l’immagine di un uomo diventato un dittatore perché perfettamente rispondente all’uomo giusto al momento giusto in una fase storica in cui si aveva un forte bisogno di un personaggio che promanasse convinzione, sicurezza, certezza del risultato e riuscisse ad aizzare le folle sugli ideali tipici tedeschi.


[1] Immagine tratta dal sito: http://www.analisiperitali.it/materia_peritale.html#

[2] Tratta dal sito: http://www.grafologiamorettiana.it/sociologia/grandi/adolf_hitler/irving

[3] Tratto dal libro di Irving: “La guerra di Hitler” (Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2001)

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